26 novembre 2013

Avrò cura di te







DEDICATO A SAMU (12)
LA CURA (Franco Battiato)

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore,
dalle ossessioni delle tue manie.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce
per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
ed io, avrò cura di te.
Vagavo per i campi del Tennessee
(come vi ero arrivato, chissà).
Non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni
attraversano il mare.

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza.
Percorreremo assieme le vie che portano all'essenza.
I profumi d'amore inebrieranno i nostri corpi,
la bonaccia d'agosto non calmerà i nostri sensi.
Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto.
Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
TI salverò da ogni malinconia,
perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te...
io sì, che avrò cura di te

12 luglio 2013

Dodic anni fa.




Entra, appoggia una scatoletta sulla mia scrivania e sorride. Ha le labbra tese, di solito non sorride così, sta trattenendo qualcosa. E poi, cos’è questo pacchetto? Non è il mio compleanno, non ci sono date particolari … almeno, credo … oddio, mi sarò mica dimenticato che è qualche anniversario!? Di colpo sbianco, comincio a sudare, passo in rassegna i nostri ultimi quattro anni, compleanni, fidanzamento, matrimonio, onomastico (ma se non l’abbiamo mai festeggiato!). Oddio sarò mica San valentino!? … no quello è a febbraio … ossantateresa, sarà mica la festa della donna (in quel caso che c’entrerebbe il regalo per me …). Esito ancora un secondo.
“Beh, non lo apri?!”.
“Sì sì, è che stavo cercando di capire”.
“Aprilo, … scemo …”.
Apro il pacchetto … un paio di scarpine da neonato. Omioddio, un groppo alla gola. Penso: ma non si fanno queste imboscate!! non in ufficio, non mentre sono seduto alla scrivania e non posso nemmeno alzarmi ad esultare, non posso urlare, non posso nemmeno abbracciarti che sei li, aldilà della mia scrivania, non posso nemmeno piangere che poi mi vedono tutti.
Una voce dentro mi dice: “Fai qualcosa, dì qualcosa, dai un segno di tutto quello che ti sta scoppiando dentro, emetti un suono, hai appena saputo che aspetti un bimbo, una bimba, chissà. Dì qualcosa a tua moglie, dille che sei felice, non fare il solito uomo che non mostra le emozioni, esplodi, esplodi con lei, esplodi verso di lei, abbracciala, baciala, piangi, ridi, fai qualcosa di giusto, fai qualcosa di insolito, ma anche qualcosa di sbagliato che te frega, oppure salta, urla, alza le mani al cielo, canta, chiedile se è vero, chiedile se è felice, chiedile come l’ha saputo, quando, chiedile cosa desidera, un piccolino o una piccolina?, chiedile quando lo diremo ai nonni, agli amici, a tutto il mondo, apri la finestra e urlalo a tutti in strada, oppure taci che magari non vuole farlo sapere di là, prega, ringrazia, dì che lo sapevi, che te lo aspettavi, che è il regalo più bello che hai mai ricevuto (non le scarpine, s’intende), che non vedi l’ora di andare insieme a comprare le cose per lui\lei, che farai tutto tu, che lei non deve preoccuparsi, che lei deve riguardarsi, che lei non deve andare più in moto, che da domani deve fare mille controlli e stare attenta a ciò che mangia, che alle ecografie ci vorrai sempre essere, che sarai in sala parto che andrà tutto bene, che vorrai essere un padre meraviglioso, che sarai un padre meraviglioso, che cercherai di essere un padre meraviglioso”.

Pare che, malgrado questa voce avesse dato tutte queste indicazioni, io sia solo riuscito ad appoggiare il viso sulle mani, sia scoppiato a piangere e sia riuscito a dire con un filo di voce: “Sono felice”. Ma quello che è più incredibile è che questa pietosa prestazione sia passata alle storie familiari con il seguente commento di mia moglie: “Quando gli ho detto che aspettavamo un figlio, lui è stato meraviglioso”.

11 giugno 2013

Amore, ecco l'amore.


Ecco, amore mio. Eccoti arrivato alle soglie dell'amore. Ecco i tuoi primi giochi, i tuoi primi sospiri, i tuoi primi passi nel mondo del cuore, nel mondo dei sogni, nel tuo mondo da regalare, nel mondo di un'altra persona, di una bambina, di una femmina, di una donna, da ricevere in dono.
Ecco, amore mio, da oggi tu non sarai più solo dentro di te, dentro di noi, dentro la tua casa, dentro i nostri discorsi, dentro le nostre cose, le nostre frasi, le nostre regole, le nostre idee. Da oggi, amore mio, sarai anche altrove, perché non c'è nulla che porti altrove quanto l'amore. Non è dove si vive, dove si mangia, dove si dorme, che si è.  Si è dove c'è il nostro cuore.
Ed io sono qui, di fronte alla tua vita che si dischiude di fronte all'amore e mi chiedo se sono capace di spiegarti che cosa sia l'amore. E mi sento inquieto perché non sono sicuro nemmeno se so dirti se l'ho mai conosciuto l'amore, o se invece non ho vissuto d'altro, se sono stato bravo a viverlo, a capirlo, a raccoglierlo, oppure l'ho gettato alle ortiche, se l'ho onorato o maltrattato. Non lo so. Vorrei essere un monolito senza crepe e poterti dire solo cose certe, chiare, sicure, forti, serene, ma non è così.
Chissà se l'ho capito questo Amore, se l'ho sentito, vissuto, amato, bevuto, mangiato, divorato, masticato, sputato. Chissà.

Dopo tanti anni, dopo tanti errori, cadute, risalite, sogni, incubi, feste, sorrisi, baci, corse e pianti, obiettivi raggiunti, pericoli scampati, scelte, perdoni, impegno, distrazioni, fatiche e stanchezze, ci si sente così strapazzati da non sentire la certezza di saper spiegare al proprio figlio cos'è l'amore.

Che se mi svegliassi nel sonno e me lo chiedessi ti direi che l'amore vero, quello puro, quello per cui metterei la mano sul fuoco, la mia vita davanti a tutto, per cui il mio cuore non ha mai esitato è stato quello per te, quello di padre, quello di papà.
Che se me lo chiedi stasera che ripenso ai tuoi messaggi d'amore puro che hai scritto (e mi hai voluto mostrare) inventando tenerezze che nemmeno credevo fossero fiorite dentro di te, ti dico che l'amore vero, quello puro, è proprio quello che stai per conoscere, che stai per incontrare, che sta sbocciando dentro di te ed intorno a te, il primo.

Ecco si, forse l'amore dà il meglio di sé  e ci fa i doni migliori quando abbiamo lo sguardo che scruta l'infinito come fai tu oppure quando possiamo guardare la vita della nostra vita che fiorisce come sto facendo adesso io con te.
Quello che c'è in mezzo è lotta, speranza, intreccio su se stessi, intreccio con altri e non si sa mai se si ama se stessi, se si ama l'amore, se si ama l'altro o se amare sia tutte e tre le cose.

Ma per questo avrai tempo, amore mio.



 


04 aprile 2013

Il papà aquila


Il papà-aquila, la sera torna a casa, con l'energia e la voglia che solo chi sa di avere molto da fare può avere. Ha tre cuccioli che lo attendono, che stanno contando le ore e i minuti per sapere quand'è che torna papà, e nemmeno capiscono tanto bene cosa ci sia poi di così importante da farlo stare lontano da loro tutto questo tempo, tutte queste ore.
Il papà-aquila, la sera, torna a casa e sa che non può prevedere che cosa lo attenderà, perchè non sa e non può sapere, quale strategia si sarà inventato ognuno di quei tre piccoli cuccioli per vincere la gara per arraffare più coccole degli altri due, oppure per arraffare almeno le prime.
Il papà-aquila appoggia il dito sul campanello ma si ferma un attimo per far mente locale e per prepararsi.
Il piccolo (2) potrebbe correre ad aprire la porta urlado "Apro me, apro me" e guai a chi si permette di aprire la porta al posto suo. Potrebbe lanciarsi a tutta velocità in un abbraccio appassionato, noncurante del fatto di essere alto proprio come alcune parti del corpo del papà-aquila che purtroppo non sono di ferro. Ma il papà-aquila sa sorridere e sa fare le feste anche se non ha più fiato e per di più ha anche imparato alcune mosse preventive per evitare proprio il peggio.
Il medio (8) potrebbe invece rispolverare il suo grande classico della finta arrabbiatura, che consiste nel avvicinarsi alla porta e non appena lo sguardo del papà-aquila ha incrociato il suo far scattare un gesto di stizza, che so, il lancio di un oggetto, un calcio ad un divano, un tuffo a terra che assomiglia ad una straccionata, in modo che il papà-aquila, attento e vigile gli rivolga subito un'attenzione, una domanda di preoccupazione, una parola di conforto.
Il grande (11) invece potrebbe sfoderare l'esperta mossa del giusto, mettendosi in scia al piccino (ed approfittando del papà-aquila piegato in due), potrebbe allungargli un bel bacino e cominciare ad enunciare la lunga lista delle cose giudiziosamente fatte, come compiti, ordine in camera, apparecchiamento tavola, così da comprarsi l'attenzione ammirata.
Il papà-aquila sta di nuovo per suonare ma esita ancora perchè è abbastanza esperto per sapere che potrebbe invece essere tutto diverso e lui deve essere pronto.
Il piccolo potrebbe aver fatto dannare la tata sparando pappa dappertutto e strappando l'abum delle figu del medio, il medio potrebbe aver sclerato gettandosi nell'angolo del divano con dito lercio in bocca malgrado i suoi 8 anni, dimenticando ad arte di fare quei quattro compiti in croce che aveva promesso di fare, il grande potrebbe essere davanti alla play station con volume a palla, incurante del fatto che sta occupando la TV per i suoi comodacci e gioca litigando col medio senza badare alle lamentele della tata che con quel rumore non riesce a far mangiare il piccolo.
Ora che il papà aquila è pronto suona.
E' pronto a entrare e a veder la gioia ma è anche pronto a veder crollare in un attimo tutti i sogni fatti in quel breve viaggio di rientro dall'ufficio nel quale ha immaginato il meglio ma che potrebbe invece averlo condotto verso il peggio.
Perchè il papà-aquila quando i suoi cuccioli sono vicini deve essere pronto a volare alto per dare la direzione del cammino (che a volte la direzione va data stando lontano), ma deve essere anche pronto a scendere a terra (che a volte il suo volo forte e sicuro non basta per farsi sentire, per dare sicurezza, ma serve il calore delle sue piume, la protezione delle sue ali). E poi il papà-aquila sa che per ogni cucciolo occorrerà un linguaggio, perchè ogni cuccciolo ha occhi diversi, orecchie diverse, umore diverso, sensibilità diversa e quello che è efficace per uno può essere impreciso con l'altro e sbagliatissimo con l'altro ancora, e sa pure - il papà-aquila - che quello che a 11 anni si capisce, a 8 anni si ha bisogno di sentirlo dire e a 2 anni si ha bisogno di sentirlo sulla pelle.
E così ci sarà bisogno di sguardi, di parole e di mani, ci sarà bisogno di intesa, di spiegazioni e di coccole. Ci sarà bisogno di un papà-aquila che dall'alto cerchi di vedere tutto questo e che poi scenda per cercare di dare e prendere tutto ciò che sembra necessario.  
Ci sarà bisogno di energia, di attenzione, di occhi che vedono, di testa sgombra, di forza, di coraggio, di pazienza.
Insomma ci sarà bisogno di un miracolo. Un miracolo che non sempre avviene, perchè ci sono sere in cui il papà-aquila, quando suona alla porta, crede di essere pronto per tutto questo, ma non lo è.

Allora, quella sera, quando tutti dormono, il papà-aquila scende dal cielo ed appoggia il viso su ciascuno dei suoi cuccioli ed ascoltando il respiro del loro sonno tranquillo, chiude gli occhi e confessa.
Confessa di averli visti quegli sguardi di richiesta di attenzioni, di averli capiti quei gesti che desideravano solo attirare l'attenzione, di averla sentita quella calda necessità di coccole nascosta dietro il capriccio, ma di non aver avuto la capacità, l'energia e la forza per raccoglierli per restituire il gesto d'amore che sarebbe servito.

Ecco amori miei, adesso il papà-aquila è sceso, adesso è qui, speriamo che valga, speriamo che si senta, spreriamo che mi sentiate. Buonanotte.

27 marzo 2013

Coccodrilli e baci


Ci sono cose che un figlio non deve sapere.
Che mica tutto quello che decidono i genitori deve essere spiegato! Eccheccavolo, vabbè la trasparenza, vabbè l'educazione condivisa, vabbè la pariteticità, vabbè tutto, ma certe cose no. Certe cose vanno lasciate lì, a mezz'asta, dette e non dette, che mica abbiamo sempre voglia di far passare al setaccio tutti i motivi delle nostre decisioni.
Così stamattina, mentre mi facevo la barba, ho atteso come un coccodrillo che Samu (11) commettesse un errore, il più banale, per sentenziare: "Stasera dal nonno non ci vai".
"Non me ne importa niente che quando c'è una partita "è un rito" andare dal nonno, e neppure che te l'ha promesso e gliel'hai promesso. Il fatto è che non si parla così alla mamma appena svegli e anche se ci si sveglia con l'umore inverso non è bello che in casa ci sia uno di noi che tratta male gli altri di prima mattina.
Già ieri sera con la questione della valigia da fare per il week end a sciare invitato dal tuo amichetto mi hai fatto inversare l'umore, che sembra tutto dovuto, che ti comporti come un principino, che fai tanto lo sbruffone ma poi quando c'è da dimostrare di essere indipendente, sei li a lamentarti che non trovi tutto fatto".
"Fede, che c'hai stamattina?" (moglie).
"Non ho niente". ... che certe cose nemmeno alle mogli vanno dette, sennò poi scoprono i tuoi nuovi punti deboli e sei fritto.

Ho che questa settimana lavorerò tanto e tornerò tardi la sera e vedrò i miei piccoli troppo poco. Ho che oggi è già Martedì e se domani pomeriggio Samu parte e sta via per tutto il fine settimana, io non lo vedo per un sacco di giorni. Ho che se almeno stasera non ce l'ho vicino mentre mi guardo la partita, e non me lo posso un po' coccolare, e non posso un po' sentire i suoi commenti appassionati su Balotelli ed El Sharawy e non posso vederlo sorridere raggiante ad ogni azione dell'Italia, so già che mi mancherà l'aria per tanti giorni. Ho che se stasera non faccio la scorta di Samu, io sento che mi mancherà troppo. Ho che quindi stasera a calcio lo vado a prendere io, come un innamorato che vuole vedere ad ogni costo il suo amore e mendica ogni istante della sua presenza. Ho che ho voglia di vedermelo arrivare incontro per portarmelo a casa e pregherò che arrivi su dalle scalette del campo con un sorriso e non con il broncetto incavolato perchè gli ho fatto saltare il programma col nonno. Perchè stasera ho bisogno del suo sorriso, dei suoi sorrisi, dei suoi occhi da cerbiattino, dei suoi capelli a spazzoletta perchè devo farne scorta, che poi lui parte e ogni volta che lo fa già mi fa capire che lo rifarà, e lo rifarà sempre più spesso, perchè sta diventando grande e diventerà sempre più grande, ed io non sono pronto, non mi sento pronto, forse non lo sarò mai.

Ecco cos'è che un figlio non deve sapere. Perchè quando un figlio parte bisogna che senta lo slancio dell'incoraggiamento e non la malinconia dell'assenza.
Magari quella la vede, la capisce, la sente, ma la tiene per sè, ... che certe cose un papà non le deve sapere.

20 marzo 2013

Sorrido al mondo


A volte io mi fermo / qualsiasi cosa faccia / un piccolo pensiero si stacca da me / lo vedi trasparente / alzarsi sopra i tetti / sfruttare le correnti / per raggiungere te / e non ha bisogno di sapere / dove andare

Io faccio / la vita / di sempre / ma in ogni gesto metto il tuo ricordo / sorrido al mondo / aspettando un giorno / di riaverti accanto / e parlo / con te / ogni sera / e ti racconto che qui è primavera / che ho molta cura di me stesso / e quel che mi hai dato tu

Spesso mi fermo al mare / c'è ancora poca gente / non faccio quasi niente / mi siedo e resto lì / ma nel segreto di un silenzio / ti sto chiamando

Io guardo lontano / più forte / da qualche parte so che mi risponde / un tuo saluto / e il tuo ricordo si fa spina nel fianco / e parlo / con te / ogni sera / di piccoli progetti senza fretta / spalanco il cielo / è luna piena / e stasera vengo da te

18 marzo 2013

La nonna americana




Lo so, avrò nostalgia di questi giorni, di questi anni, di questa mia età, di questa vostra età.
Dopo giornate come queste, dopo week end come questi, dove vi ho avuti addosso, a letto, di fronte a mangiare, di fianco a fare i compiti, sopra a fare la lotta, sotto a tagliare i capelli con la macchinetta, nella stanza a fianco a far troppo rumore perchè io potessi riposare, o a fare ridicolamente piano per permettermi di finire una telefonata, ma invece eravate rumorosissimi e scemissi a ridere urlandovi sottovoce "Shhhhhhhhhh piano che papà è al telefono", dopo che ho preso acqua e freddo per guardare una zuffa tra bimbi che avrebbe dovuto sembrare una partita di rugby under 10 e dopo che ho preso altrettanta acqua e altrettanto freddo per assistere ad una zuffa tra genitori che avrebbe voluto assomigliare ad una partita di calcio under 12, dopo che ho fatto una doccetta con shampoo e balsamo a un cinghialetto sgusciante, con phon e pulizia orecchie che è sembrata una lotta per poi ritrovare il suddetto cinghialetto felice di nuovo sotto la doccia con i fratelli grandi a ridere dello scherzo che mi aveva fatto. Dopo tutto questo e molto altro ancora, mi resta addosso una felicità mista a malinconia che sembra la somma della gioia di avere avuto tutta questa meraviglia da vivere e avere la sensazione che sta passando e presto sarà un ricordo e forse un giorno sarà uno di quei ricordi che mi aiuterà a vivere sorridendo.
Ora che dormite, nelle vostre camerette ripulite da tutti i giocattoli rotti, da tutti i vestiti piccoli tolti dai cassetti, dalle centinaia di oggetti strampalati nascosti con attenzione negli angoli più nascosti dell'armadio "Così mio fratello non me li prende", e dopo mille contrattazioni per capire se davvero l'oggetto rinvenuto era di un qualche valore affettivo o se non fosse una "rumenta" dimenticata e quindi cestinabile, mi ascolto questa canzoncina assurda ma felice che mi avete trionfalmente presentato sul ipad di casa e penso che mi ricorderà per sempre la vostra gioia, la vostra acerba freschezza, la mia vita felice, la nostra vita felice.
Ora che dormite, posso finalmente scrollarmi di dosso la rabbia per quello che mi ha disubbidito, per quell'altro che mi ha risposto o per quall'altro ancora che sta diventando un bel caratterino e ad ogni "no" fa volare la prima cosa che gli passa per le mani. Ora che dormite, posso togliermi il cappello da papà che deve tenere il punto, e mi lascio pervadere da questa gioia malinconica che mi fa sentire come quelle nonne americane vestite di celeste che passano le sere a piangere guardando le foto dei figli attaccate alle pareti.

Sdolcinato e languido, così senza ritegno. Ma si, che me frega ... tanto il mio blog ancora non lo leggete.

Ora che dormite e mi avete regalato, senza saperlo, un altro mattoncino da mettere nella mia vita felice, sto qui a sentire e risentire questa canzoncina fresca e gioiosa per cercare di fissare nella mente e nella memoria tutta questa felicità che siete e mi date, per non ritrovarmi un giorno a pensare di non aver capito fino in fondo l'immensità di tutto questo, per non aver vissuto fino in fondo questi momenti unici, per non aver capito, che la vita è adesso.
........ ecco, ci mancava Baglioni. Toccato il fondo, posso andarmene a letto, va.