29 dicembre 2011

Il papà invisibile



A volte mi domando se un papà possa piangere.
Se sia previsto, intendo.
Un papà non piange, perchè papà è la solidità, è il capo squadra che indica la strada, che sa qual è la strada, perchè ha ben capito qual era la sua strada e quindi sa camminare sicuro sulla strada che ha scelto e sa indicare a tutti quale sia la strada da percorrere. Un po' di cammino si farà sulla sua strada e poi, poco a poco, piano piano, solo se lui lo dirà, ci si potrà staccare, si potrà azzardare a prendere qualche traversa, qualche via nuova, si potrà provare, esplorare, azzardare; e se poi la traversa sarà buia, se la via nuova farà paura, se l'eplorazione farà scoprire orrori, se l'azzardo sarà eccessivo, si potrà tornare indietro, accanto a lui che cammina sicuro, sulla sua strada, sulla strada che conosce,sulla strada che sa lui.
E come può mai piangere un papà che deve fare tutto questo? Come può mai piangere un papà che ha capito la strada, che ha scelto la sua strada e che cammina sicuro? E come mai può piangere il papà che deve indicare la strada e che deve serenamnte lasciare che vengano azzardate vie traverse e che deve saper accogliere chi ne ritorna spaventato, attonito, incerto?
E poi perchè mai dovrebbe piangere un papà? Forse ha sbagliato strada? Forse non è poi così sicuro di essere sulla strada giusta? Oppure guardando lontano non vede più quell'orizzonte che lo aveva convinto? O forse ha qualche dubbio sulla strada da consigliare? O forse ancora non riesce a sopportare di vedere imboccare strade traverse che portano all'orrore? O sarà mica che non è poi così sicuro che sia giusto vedere tornare indietro da quelle esplorazioni?
E come può mai piangere un papà senza sembrare tutto questo? Come mai potrebbe giocarsi tutto quello che ha e tutto quello che deve dare con una lacrima o un momento di sconforto?
Eppure i papà hanno paura. Magari hanno sbagliato strada o non la sentono più sicura, oppure guardando lontano non vedono più l'orizzonte ed il loro passo si fa incerto, il timbro della loro voce insicuro quando devono consigliare un passo, lo sguardo più ansioso quando vedono imboccare una traversa buia e la loro mano più disperata quando riabbracciano chi ritorna attonito.
Ma le lacrime no. Quelle non possono scendere. Quelle vanno trattenute, ingoiate, vanno ricacciate dentro perchè un papà non piange.
E allora, la sera, .. questa sera .. che tutti dormono, sicuri, caldi, sereni, un papà si prende l'incarico di far scendere tutte le lacrime del mondo, tutte le lacrime dei papà che non possono avere paura ma ce l'hanno, di tutti i papà che non possono deludere, ma hanno paura di farlo, di tutti i papà che hanno paura che la loro voce tremi, che il loro sguardo implori o la loro mano stringa troppo, oppure che la loro strada non sia quella giusta.
Questa sera è la sera del papà che sa che ogni sua lacrima resterà invisibile.

12 dicembre 2011

Materia grezza da forgiare


Oggi abbiamo passato la giornata a fare i compiti. Ne venivamo da 5 giorni di vacanza e c'erano da recuperare tante materie.
Samu (10) come al suo solito si è messo di buona lena, responsabile com'è, giudizioso com'è. Un ometto che sa quello che deve fare, ma soprattutto che sa che lo deve fare. La sua testolina bionda china sul quaderno, le sue dita in bocca mentre cerca di fare i conti al volo, la sua scrittura già veloce, le sue gambe agitate sotto il tavolo, a giocherellare col pallone, così, tanto per coccolarsi un po', per darsi conforto, sono un'immagine che potrei portarmi nella mente tutta la vita per ricordarmi di lui da piccino.
Ale (7) come al suo solito si è messo di buona lena per escogitare qualsiasi modo per evitare questo supplizio dei compiti. Mascalzone com'è, furbetto com'è, scaltro com'è. Uno scugnizzo che sa perfettamente quello che deve fare ma non ne ha voglia. Con una strategia del tutto antieconomica ha rallentato lo svolgimento dei compiti accusando nell'ordine: mal di testa, mal di pancia, scatti improvvisi giù dalla sedia per soccorrere il fratellino piccolo (Francesco 1) in serio pericolo di vita, o per raccogliergli la palla, per rilanciargliela, per andare a bere, per andare a fare la punta alla matita, per fare una pausetta, per riposarsi che stanotte non ha dormito niente (svegliato alle 11 n.d.r.). Materia grezza allo stato puro, materia ancora da scolpire, da forgiare, resistente a qualsiasi tipo di attrezzo, a qualsiasi metodo di convincimento basato sull'orgoglio, sulla stima, sulla fiducia, sulle promesse, sui biechi ricatti, sul "ti lascio qui e domani a scuola senza compiti ci vai tu", sul "la scuola è tua e dovresti essere tu a volere essere bravo". Niente, ogni colpo inferto, ogni stratagemma educativo utilizzato, ogni tecnica applicata, si scioglieva davanti ad un sorrisino svogliato, ad un sorrisino furbo, ad una parola scritta apposta sbagliata, sulla riga sbagliata, col colore sbagliato. Ed noi li massicci e monolitici a tenere il punto che se cedi sei davvero finito. "eh no caro mio, col cavolo che te lo detto io il pensierino, adesso stiamo qui tutta la giornata fino a che non ti decidi".
A questo punto generalmente, passata l'ora e mezza si accettano scommesse. A che salterà prima il tappo? A me o a mia moglie? Oggi è partito a mia moglie, che ha sfoderato un discorso col quale forse avrebbe vinto anche le elezioni in USA e con una cattiveria e determinazione che avrebbe fatto tacere anche il peggior Vittorio Sgarbi.
Da li tutto in discesa, e cioè "solo" altre 2 orette sui quaderni a finire tutto quello che c'era da fare, con una buona collaborazione del Mascalzone, che - una volta scollinata la voglia di fare i capricci - si dimostra sempre maledettamente bravo e veloce (il che accresce la rabbia del padre docente). Ma come!! stamattina mi hai fatto diventare scemo per fare 15-7, con scena madre perchè ti ho sequestrato la calcolatrice che sei andato furtivamente a prendere accusando un attacco di dissenteria gravissima, ed ora mi dici "8 e 7, 15, vero Pà!?" come il più incallito giocatore di cirulla!!!
Come diceva mio nonno: "Tegnime che l'amassu" (Tenetemi sennò l'ammazzo n.d.r.)

Finito il martirio con Alino, mi ricordo di Samu, il giudizioso, il soldatino mio. Vado in camera sua e lo spio un attimo sperando di trovarlo che gioca al DS di nascosto e invece è sempre li, con la testina bionda china sui libri che lavora di buona lena, perchè sostanzialmente gli piace. Come lo saluto, cambia atteggiamento. Diventa polemico.
Ecco .... tutto il pomeriggio solo qui a fare sti cacchio di compiti e nessuno che mi aiuta.
Amore, cos'è che non riesci a fare?
Niente! non riesco a fare niente!
Ma Samu, amore, ma se hai finito tutto!?
Ehhh si, finito tutto, finito tutto un cavolo, guarda qui, devo ancora fare l'Umbria.
(Ripetiamo l'Umbria, la sa a memoria.)
Samu, la sai benissimo. Sei bravissimo.
Siiii bravissimo, bravissimo un cavolo, e comunque se sono bravissimo allora adesso ci facciamo partita rivincita e bella alla Play, che tutto il giorno che sei con Ale e non con me.
Si amore, io tengo l'Ajax e tu il Real.
Mezz'oretta di Papi anche per il Soldatino mio, che anche lui è fatto di materia grezza ancora da forgiare e quando c'è da ratrellare amore, non guarda in faccia nessuno e qualunque tecnica è consentita ...... che lo ha capito benissimo, lui, che giocare alla Play o fare i compiti poco cambia, sempre di coccole si tratta, e adesso è venuto il suo turno.

10 ottobre 2011

A nanna col dubbio


Week end tra uomini, che mia moglie ha lavorato quasi tutto il tempo e ho dovuto gestirmi i bimbi (10, 7, 1) e tutti i loro mille impegni sportivi.
Ora che tutti dormono, finalmente solo, posso ripensare ai sorrisi d'amore, agli urli e le sgridate, ai litigi tra loro, ai dispetti innocenti, alle gelosie maligne, alle risate, ai baci, agli abbracci, ai contatti cercati, agli scontri involontari, alle mediazioni per decidere, ai capricci per affermarsi, alle esultanze per le vittorie, ai bronci per le sconfitte, ai loro esperimenti di autonomia, ai loro stratagemmi di amicizia. E ai miei errori.

Passare 48 ore con tre cuccioli, immersi nel loro mondo di amicizie e frequentazioni, è come essere travolti da un uragano di emozioni che, come tutti gli uragani, mentre passa ti fa chiudere gli occhi, trattenere il respiro e abbassare la testa per sopravvivere, ma poi, una volta che è passato, ti lascia addosso tutto quello che ha sollevato. Felicità di averli guardati vivere, stanchezza di averli dovuti sopportare nel loro ancora grezzo equilibrio, preoccupazione di essere riuscito a sotterrare, celare, mascherare la rabbia che tutto questo uragano spesso ti scatena.
Cosa sarà rimasto di me oggi? Avranno fatto più effetto i mille tentativi di essere affettuoso, comprensivo, didattico, educativo, oppure avrò rovinato tutto con quelle tre sbottate che mi sono sfuggite con tono troppo iroso quando alla quarta volta che lo chiamavo per fare i compiti, Alino (7) non si era ancora schiodato dal divano, oppure quando Samuele (10) malgrado le raccomandazioni di stare attento e non giocare a pallone nel posteggio si è fatto cadere il pallone in mezzo alla strada o quando il Francesco (detto Piti 1), nel suo continuo esplorare, stava per bersi tutto il liquidino anti-zanzare attaccato alla presa elettrica?

Ecco, stasera che sono esausto e felice per aver passato due meravigliosi giorni con i miei cuccioli, sono sicuro di aver ricevuto gioia ed energia sufficiente per poter affrontare i prossimi giorni di ufficio e di rotture, ma mi piacerebbe sapere se il bilancio anche per loro è così positivo.
Dubbi di padre, dubbi di genitore che mi terrò e con i quali andrò a dormire.

Forse però, anche loro, alla fine della giornata qualche dubbio ce l'hanno. Soprattutto Alino (7) che mentre lo baciavo per la buona notte mi ha chiesto: "Papus, ma oggi sono stato bravo o cattivo?".
"Sei stato una meraviglia amore mio".
"Ma una meraviglia vuol dire bravo?"
"Vuol dire molto di più, vuol dire bambino stupendo".
"Ah!"

01 agosto 2011

stasera che sono solo

Stasera, che sono solo per la terza sera in questa casa vuota, perchè ho moglie e piccoli in vacanza, sento una nostalgia che mi morde la gola. Mi chiedo se poi avevo davvero bisogno di restare solo per riposarmi un po', mi chiedo se abbia un senso che i miei bimbi vadano a letto senza un mio bacio, senza una mia carezza, senza la mia voce, senza una mia sgridata, senza che abbia faticato come un dannato per fargli mettere il pigiamino ed avere battagliato contro l'ennesimo capriccio. Tutte queste fatiche, questi eventi disturbanti, stasera che sono solo e lontano, nemmeno le considero. Stasera che mi mancano da morire tutti quanti, ricordo solo i loro odori, le loro voci, i loro scherzi e i loro sorrisi, le loro liti di poco conto,i loro movimenti, i vizi, le dita in bocca e nel naso, i broncetti tira-baci e sorrisi tira-baci, le marachelle da perdonare e quelle da sgridare, i contatti d'amore e i contatti di gioco.
Stasera, che sono lontano ho solo voglia di loro, e non ho un posto dove sedermi perchè il mio posto di solito è quello che loro lasciano libero o è vicino a chi me lo chiede e se devo scegliere non lo so fare. Stasera che potrei inventarmi qualche piccola abitudine tutta mia non ho voglia di farlo, perchè non serve che mi abitui alla loro assenza, perchè non la voglio la loro assenza e non la voglio imparare. Stasera che sono solo voglio essere provvisorio, voglio restare provvisorio, seduto a caso dove capita, anche se sto scomodo, perchè l'unica comodità è avere loro addosso.
Stasera, che sono lontano e solo, lo so che vedo solo l'amore, il bello, la gioia, perchè quando si è lontani dalle cose che si amano si ricordano solo le cose importanti, le cose belle e tutto sembra più chiaro, più puro, più netto. La fatica, la rabbia, le liti e i capricci sono piccoli distrubi che offuscano il presente, ma basta allontanarsi un po' per capirlo. Sembra quasi di amare di più da lontano, sembra quasi di amare di più quando una cosa non la puoi avere vicina, sembra quasi di sentirlo meglio l'amore da lontano. Sembra quasi di capirlo meglio. Ecco a cosa serve il silenzio della solitudine e l'impotenza della lontananza.
A sentire meglio, a capire meglio, a capirsi meglio.

15 gennaio 2011

a Franceschinobbello

Ti ha portato il vento
anima mia
che fiamme solleva
e ha sollevato me
che troppo spesso volo
e ho piedi in cielo
e viso a terra

Portati via il vento
anima mia
che la fiamma si fermi
e non mi sollevi
si fermi presto il volo
i piedi siano a terra
e il viso al cielo

Portami insieme al vento
anima mia
voliamo insieme con le mani tese
il viso tuo nel sole
ed io con te

31 ottobre 2010

l'utopia di San Furbino

Ancora pochi giorni è poi comincerà la carnevalata del Natale.
Orde di persone che si riverseranno per i negozi a fare improbabili regali a parenti ed amici anch'essi improbabili.
Orde di persone costrette a sorbirsi migliaia di spot pubblicitari con i soliti babbinatali improbabili, migliaia di code insopportabili e centinania di migliaia di addobbi natalizi che renderanno le città come un enorme parco giochi (e questa è forse la cosa più carina del Natale).
Il punto non è quello della trasformazione dell'atmosfera cittadina o televisiva, perchè - ripeto - a me piace e non è neppure nella collezione di babbinatali di mia moglie che non ho tenuto d'occhio ed ora ha preso dimensioni patologiche; il punto sta nei regali.
Eh si, perchè i regali si dividono in due grandi categorie: quelli che devi fare per forza e\o a persone delle quali ti importa poco e ppoi ci sono quelli che devi\vuoi fare alle persone che ami di più.
i primi sono un supplizio i secondi - spesso - un problema, perchè essere originali e azzeccarla non è facile.

Passato il Capodanno poi, secondo giro.
Orde di persone che si riversano nei negozi per cambiare i regali sbagliati dalle pro-zie e per farsi rodere il fegato vedendo che nei saldi, il regalo comperato per la moglie o la fidanzata costa la metà.

Praticamente impossibile non sentirsi dei fessi, vittime di questo gran galà del regalo che abbiamo fatto diventare il Natale.

Beh ma allora perchè non ci facciamo venire in mente una soluzione più intelligente?
lasciamo il Natale come festa d'amore, nella quale volersi tanto bene, ricongiungersi con i famigliari, gli amici più cari, durate il quale fare delle belle feste, magari andare pure a Messa oppure fare dei bei pranzi allargati dove invitare anche la vecchia zia che è un po' sola e rivedere il cugino che abita fuori e "se non ci vediamo a Natale non ci vediamo più". Con l'occasione ci si può anche scambiare un piccolo pensiero con la regola che non deve superare i 10€.
Poi, fatto questo, isituiamo la Festività pagana di SAN FURBINO, che si deve festeggiare il 25 Gennaio, giorno in cui ci si rivedrà per una bella cena di famiglia, con i parenti più stretti ed intimi, dopo la quale ci si scambieranno ricchi regali acquistati rigorosamente nei saldi.
Spenderemmo tutti la stessa cifra ma ci regaleremmo tutti il doppio delle cose.

Lo so smontare l'impianto consumista del Natale è un'utopia, ma all'interno di qualche famiglia - magari con un po' di sana ironia - questo potrebbe diventare un metodo intelligente per non buttare via i soldi.

27 settembre 2010

cronaca di una partita di calcio - (pubblicato sulla rivista KIDS di Agosto)

Papà mi iscrivi alla Scuola Calcio? Guardo mia moglie con occhi sconsolati.
Speravo di non sentirmelo mai chiedere.
Ho giocato 30 anni a calcio ma è da molto tempo che non amo più questo mondo, ma soprattutto diffido dell’ambiente delle scuole calcio. L’unico modo è verificare quindi decido di andare a vedere una partita di campionato dei ragazzini della squadra del nostro quartiere per capire se ho ragione o torto.
Le maglie sono bellissime, tutte uguali, colorate, il campo bellissimo, l’arbitro in divisa, gli allenatori in panchina molto compresi nel loro ruolo, un bel po’ di pubblico formato da genitori, fratellini, fratelloni, qualche nonno e qualche zio. Insomma, sembra una festa dello sport in piena regola.
I miei occhi cominciano a scrutare, analizzare, osservare; non sono lì mica per passare il tempo ma per valutare e scegliere un gruppo di persone, si spera di professionisti, ai quali delegare una buona parte dell’educazione di mio figlio.
Chiedo notizie sul “Mister”. Uno mi dice: “E’ in gamba, abbiamo già vinto tre partite su quattro!”. Penso: “Ma che c’entra questo con l’educazione”. Provo ad ascoltare che cosa questo “allenatore vincente” dice ai ragazzi, che parole usa, come li sprona. “Dai ragazzi, cattivi eh!!!!”. Penso: “Mmmh, cominciamo male …”
La partita inizia, i bimbi sono stupendi, ordinati, si vede già che hanno imparato a non correre tutti insieme dietro alla palla ma si passano il pallone e mantengono la loro posizione, sono proprio dei piccoli calciatori. Se poi prendono un calcio la scena a terra è d’obbligo. Che ridicoli, imitano i calciatori veri .
Le azioni si susseguono incalzanti, gli avversari sono più bravi, parte un tiro a palombella, il portierino bassetto può soltanto guardare la palla che entra in porta. Sento un urlaccio animalesco, non faccio in tempo a voltarmi che un padre della squadra ospite mi sfreccia davanti, col viso paonazzo e si attacca alle griglie per esultare. Lui sgrana una sequenza di complimenti misti a imprecazioni liberatorie e poi girandosi verso gli altri genitori abbaia: “E’ così che devono giocare, con cinismo, con rabbia”… Penso: “Questo è matto”. Tra il pubblico nessuno sguardo incredulo. Deve essere una scena usuale per loro.
Tra il pubblico di casa comincia le lamentele. Chi ce l’ha con l’allenatore che sbaglia a tenere in panchina il tale, chi apostrofa il figlio: “se è per impegnarsi così poco allora è meglio starsene a casa” chi attacca l’arbitro che “è mezz’ora che fischia a favore degli altri”.
Secondo goal, gli avversari raddoppiano, sono proprio bravi. Il solito matto esulta di nuovo. Puntuale arriva il rimbrotto di un genitore della squadretta di casa. Volano parole, altri si aggiungono, due spinte, un piccolo tafferuglio, poi gli animi – a fatica - si calmano. La partita dei bimbi continua imperterrita con i genitori che si azzuffano. Penso di essere in mezzo ai matti.
Finisce la partita.
Dagli spalti qualcuno impreca ancora contro l’arbitro. Il famoso Mister si dirige verso lo spogliatoio con passo veloce e nervoso. Mi allontano per non rimanere in mezzo ai quei due genitori che hanno ripreso a insultarsi e per allontanarmi da un ambiente veramente pesante.
Non mi sembra di essere stato ad una festa dello sport e non mi sembra nemmeno di aver conosciuto un ambiente educativo al quale io possa pensare di affidare mio figlio affinchè diventi un uomo.
Torno a casa sconsolato. Guardo mia moglie e Le dico: “Ci aspettano tempi duri, tempi di scelte pesanti”.

19 maggio 2010

un papà da applausi

(ripubblico un vecchio post "intramontabile")Tutte le mattine faccio il fil rouge.
Mi sembra di vedere Giochi Senza Frontiere di 20 anni fà.
Alle 6.30 il piccolo mugugna, vuole un bibe di latte. Mi rigiro nel letto sperando che si riaddormenti. Quando il mugugno comincia a somigliare ad un urletto mi alzo. Rigorosamente a occhi chiusi scendo in cucina, apro il frigo, prendo pentolino, accendo fuoco, apro biberon, aspetto 3 minuti, travaso latte nel bibe, avvito e risalgo. Dal baby-control che sta in cucina, cerco di capire se l’urlo cresce. Cresce!

Mi affretto. scale veloci corridoio, entro in camera, non accendo la luce mi chino e trovo due manine tese che mi aspettano. Sono felice.
Lo tiro fuori lo “intubo” poi sulla spalla ruttino veloce e di nuovo a nanna.
Torno in “busta” sono le 6.50 ho le chiappe fredde, mia moglie si attacca per scaldarmi, grata. (e te credo …).

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10 maggio 2010

Tango, una storia d'amore

Chi non ha mai avuto la fortuna di partecipare ad una "prima lezione" di Tango non può conoscere quella sottile euforia che si vede scorrere sugli sguardi di dame e cavalieri non appena il maestro declina quello che è il concetto base di questo favoloso ballo: il cavaliere conduce e la dama segue, che , detto in termini più espliciti vuol dire che l'uomo comanda e la donna fa quello che dice lui.

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invito di Gran Gala

da oggi sono ospite del Blog di DONNA MODERNA. Accorrete tutti a darmi man forte. baci baci.

19 aprile 2010

sindrome del lunedì

è stato un week end favoloso. nessun programma, sole, i bimbi vestiti da calcio per andare ai giardini nemmeno avessero da giocare la finale di coppa dei campioni. il grande che crede di giocarla ogni volta che vede un pallone, il piccolo che lo imita ma che del calcio per ora non gliene importa niente.
e io dov'ero?
ero con loro ma sono stato intontito per due giorni, stralunato dall'allergia e da due notti consecutive di buon sonno che però mi hanno tiratro fuori la stanchezza di una stagione.
ho giocato con loro, sono stato con loro, "papì facciamo due palleggi?" "papus guarda che bomba che tiro con queste scarpa azzurre" poi il bagnetto poi la partita dal nonno, poi il gelato con quegli abbinamenti di gusto impossibili tipo nocciola e fragola, pistacchio e limone, poi qualche strillata per farli dormire, tutto bello, tutto tranquillo, però ........ però stamattina mi sono svegliato e ho avuto la sensazione di non aver vissuto questi due giorni. di essere stato assente, indolente. sarà stata l'allergia, il sonno, il rilassamento, vallo a capire, fattostà che stamattina avrei voglia di stare coi miei figli invece che andare in ufficio.

all'asilo Alino (5,5) piange.
"non voglio andare all'asilo, voglio stare con te". "Amore, non si può, papus va in ufficio"
"Ma una volta l'avevi fatto che anche se c'era l'ufficio mi avevi tenuto con te" Penso: Amore mio!!!! è vero, l'avevo fatto ed eri stato bravissimo e tu non sai quanto ti vorrei con me, per me, quanto vorrei togliermi sta cravatta e andare sulla spiaggia a tirare i sassi...).
"amore oggi non si può".
la maestra arriva in soccorso "Alessandro che succede?" lo prende in braccio e mi sussurra, è la sindrome del lunedì, succede.
io annuisco, mi ricordo che basta uscire rapidi dall'asilo e il pianto finisce.

mando un bacio, mi volto rapido, esco, col cuore piccolo.
scendo le scale e penso alla frase della maestra.

"sindrome del lunedì" ..... parlava di mio figlio o di me?

29 marzo 2010

equatore

le gare di nuoto per bambini le ha inventate un sadico.
ore 8.30 tutti pronti per il riscaldamento. 8.30? ma è domenica! e c'è pure l'ora legale. praticamente mi devo svegliare alle 6!!!!

lo facciamo per il bambino, mica per noi, non fare storie!!!
vabbè.

ore 8.35 riscaldamento. riscaldamento? ma la sua gara è alle 11.10 cosa cavolo si riscalda ora che alle 11.10 è già bello freddo, anzi congelato che è stato 2 ore fermo con la testa bagnata!!!!. boh.

i genitori si accomodino sugli spalti. 500 persone, sconvolte dal sonno oppure eletrizzate dall'evento, un caldo equatoriale, borse borsine borsette, 2 caschi, 2 giacche, che negli spogliatoi rubano.

ripeto dentro di me: lo faccio per mio figlio che amo moltissimo.

cosa cacchio faccio fino alle 11.10? semplice guardo mio figlio, vedo cosa fa, come si compoprta con gli istruttori con gli amici, con i ragazzini che non conosce... semplice.
allora, vediamo dov'è. cuffietta bianca-rossa e blu e costumino azzurro ... semplice ...... ci sono solo 600 bambini.
spetta che ora lo trovo eh .....

dov'è?

oddio non lo vedo.

ah aspetta che là c'è la maestra ..... o cavolo ...... hanno regalato a tutti la cuffietta bianca della squadra. uguale per tutti e sono 57. evviva.
aspetta che lo cerco bene ....... costumino azzurro ...... belin ce l'hanno in 18.......... e stanno tutti seduti che non si riconosce nessuno.

vabbè, ora passeranno di qui per andare a far riscaldamento e lo riconoscerò.

ah eccolo .......... ora non lo perdo più di vista.

ciao Samu, mi vedi sono qui, Samuuuuuuuuu eccomi. che almeno mi veda e tragga beneficio dalla presenza paterna visto che io traggo solo sofferenza dalla presenza mia in piscina. Samu mi vedi, sono un papà presente, eccomi, sorridente e fiero del suo bambino, guardami bene così da grande non vai dallo psicologo!!!!

mi metto tranquillo ma è una rottura di palle terribile. non è come essere a una partita di calcio o di tennis o di bocce, che mentre aspetti il turno del tuo amato ti guardi la partita priam, li non c'è niente da guardare perchè nel nuoto non c'è nulla da guardare. soprattutto nel nuoto dei bimbi. dovrebbero vietare l'accesso ai parenti così i parenti ringrazierebbero e i bimbi non crescerebbero coi complessi dei genitori assenti.

vabbè arrivano le 11.10, lui fa un'eccellente vasca a dorso mi guarda e gli faccio ok con il pollice. lui sorride.

alle 11.50 miracolosamente tocca di nuovo a lui e fa una bella vasca a stile finisce mi guarda e gli faccio ok con il pollice e tre con le dita per dirgli che è arrivato terzo. lui scuote la testa e fa due con le dita. è arrivato secondo. annuisco poco convinto.

esce felice, e sono felice anch'io. andiamo nello spogliatoio e finalmente siamo di nuovo insieme a ridere, scherzare, a fare il rito della doccia, i commenti sul compagnetto grassottello che però nuota come una spia, e su quell'altro che ha fatto tutta la vasca con gli occhiali in bocca.

usciamo, c'è il sole. si va a giocare a pallone.
è una domenica stupenda.

25 marzo 2010

chi mi ama mi segua

se vi volete far girare le balle vorticosamente leggete il libro Strategia Oceano Blu. E' un libro che parla di come riuscire a trovare una strategia per la vostra attività, evitando inutili lotte con i concorrenti ed avere un gran successo.
Dopo poche pagine ti viene la sensazione di essere come un uomo in crisi con la propria moglie che legge il "MANUALE PER RICONQUISTARLA" e ci trova dentro consigli tipo:
"ehi, non ti abbattere, basta che diventi magro, alto, ricco, intelligente e sensibile e vedrai che tua moglie ti amerà di nuovo, ma - credimi - per essere sicuro di non fallire tutto ciò potrebbe non bastare perchè essere soltanto magro, alto, ricco, intelligente e sensibile ti farebbe navigare in un oceano pieno zeppo di squali pronti a competere con te e a sbranarti a sangue, un OCEANO ROSSO appunto. quindi caro sfigato, ascolta questo mio ultimo ma fondamentale consiglio, sottraiti alla inutile lotta, tu non puoi immaginarti quanti Squali magri, alti, ricchi, intelligenti e sensibili ci sono (tua moglie forse si ndr.), fuggi dall'OCEANO ROSSO, cerca il tuo OCEANO BLU.
come puoi trovare il tuo OCEANO BLU dove navigare e vivere in serenità, senza competitors assetati di sangue? ah ah ah ah ..... semplice caro il mio cogli*** …. devi semplicemente essere diverso dagli altri, particolare, innovativo, imprevedibilmente nuovo. Hai presente Johnny Deep. Ecco, devi essere come lui! Che diamine!!!!
Fico, non bello;
Zingaro e un po' succido, non leccato;
Muscoloso, non palestrato
"

se prendete la mia copia di Strategia Oceano Blu, trovate tracce dei miei ultimi segni a matita, a pagina 13 (di 254 totali).


Driiinnn,
"buongiorno sono del ****** senta, ho avuto una segnalazione del vostro sito ed ho visto la Vostra iniziativa dei Corsi per neo-papà. L’ho trovata davvero interessante. Ma lo sa che credo che sia una cosa unica in Italia!! Sa cosa ho pensato quando l’ho vista? Ha presente il libro Strategia Oceano Blu? Ho pensato che lei l'ha proprio trovata! Sembra incredibile ma a volte le cose più semplici, naturali, intuitive, sono le più sorprendentemente nuove, innovative, particolari"

Ah...... grazie! Si l’ho letto il libro, ....... bellissimo (!!!)

Senta, quand’è che ci vediamo che vorrei fare un articolo sul Vostro corso?

La ringrazio!! Ci vediamo quando vuole, Lei mi chiama quando può e ci vediamo in redazione da Lei. Grazie, arrivederci.


Appoggio il telefono e penso: forse per riconquistare una moglie non bisogna fare nulla se non aspettare che cambi gusti e cominci a stravedere per quelli con la panza, la faccia da assicuratore, vestiti normali, qualche mutuo sul groppone e che adori la sigla di Novantesimo Minuto come un bimbo ama la voce della mamma.
io sto oceano blu manco l'ho cercato e dicono che l'ho trovato.
boh ....... sono forti le donne!


Il giorno della Festa del Papà (quale data migliore?!) è nato il mio sito e anche la pagina su facebook.

Vi aspetto tutti. Crociera imperiale nell'Oceano Blu.

Chi mi ama mi segua :-)

26 febbraio 2010

Dai Pà!!

guardo mio figlio grande (Samu, 8)fare i compiti.
è bravo e ordinato.
usa la penna cancellabile ed è severissimo con se stesso; basta una lettera scritta male per cancellarla e riscriverla.
dentro di me - con amore - penso "capaci tutti!!" ad ogni errore una cancellatina e il quaderno è una meraviglia.
Samu continua, scrive, cancella, sbaglia e sorride, cancellatina e via. Che meraviglia! per lui la scuola è un gioco e ogni giorno spero che non venga mai il giorno della noia, dell'odio per i libri, che io ho avuto e - tutto sommato non gli auguro.
lo guardo e penso a me, ex scolaro monello e svogliato, di colpo diventato maestro di vita inflessibile ed esigente.
che brivido!
se i nostri figli sapessero da che pulpito arrivano le prediche e le regole, se sapessero da quali cuori pavidi arrivano le sicure indicazioni e le rotte da seguire, se solo intuissero da quali animi in tempesta provengono le richieste di ordine, applicazione, diligenza, ..... se solo lo intuissero il castello crollerebbe, i loro passi diverrebbero incerti, i loro occhi non saprebbero più chi guardare, dove guardare, quando guardare.

guardo mio figlio cancellare i suoi errori col dietro della penna e mi rendo conto che crescere un figlio è come scrivere a penna, penna bic, non cancellabile, di quelle che oltre al segno di inchiostro sul foglio lasciano anche un bel solco, che nemmeno il tempo potrà sbiadire. ogni segno fatto, è fatto. e i suoi occhi sono li, pronti, avidi, impazienti, a leggerlo decifrarlo, incamerarlo come una bibbia, come la voce della verità, come la spiegazione del mondo. indiscutibile, incontestabile (per ora).

sono giorni - questi di vacanza in montagna - di grandi pensieri relativi al mio progetto chiamiamolo così "Pedagogico". ho fogli sul tavolo che parlano dei corsi per neopapà che vorrò fare, con scalette, argomenti, materiale necessario, libri da leggere; e poi sono pieno di altri fogli sui quali cerco di razionalizzare il sito che farò, dove vorrò parlare di paternità, di genitorialità, di neopapà, di giàpapà, di separazione.
non vedo l'ora che tutti smammino a dormire per metterci gli occhi ed i pensieri sopra e concentrarmi sul progetto.
ahhhhhhhh finalmente solo con i miei pensieri, e fanculo a tutti i sensi di colpa verso il mio lavoro, al quale temo di sottrarre energie.
e fanculo anche a tutte le menate che mi faccio quando penso all'effetto che potrebbe fare ai miei figli se dovessero pensare mai che faccio "un altro lavoro".
a volte mi chiedo, sarebbe giusto?, che immagine di me darei loro? di incertezza? di instabilità? di disordine? di insicurezza?
a volte ripenso a che cosa accadrebbe se sapessero quanto poco solido e stabile è il loro papà, che loro immaginano come una colonna indistruttibile.

vabbè.

questi sono stati giorni dedicati a tempo pieno a loro. mai sono riuscito ad avere uno scambio di idee con mia moglie sul nuovo progetto.
ce lo eravamo promesso ma ogni discorso purtroppo è naufragato sul nascere, perchè interrotto da una domanda, un capriccio, un'esigenza.
"Papiiiiiii guarda che gol che ho fatto con Boriello sul DS" (il suo Nintendo malefico)
"Paaaaaaaappppppuuuuuuuuuusssssssss, vuoi colorare con me il drago di vioooola?"
niente. non c'è modo di parlare un po' di sto programma. e io friggo, ma è bello anche così.

ieri, tra un compito e l'altro, un capriccio e un tentativo di rissa tra i due babanetti, è arrivato un sms.
lo leggo a mia moglie "Ciao F., sulla mail troverai bozza del tuo sito".
dico, quasi tra me e me: "wow, non vedo l'ora di vederlo".

il piccolo (5) che sembrava occupatissimo a giocare, sbuca fuori e dice: "cosa Papuuuuuuusss? mi fai vedere anche a me?"
ed io strofinandogli il naso: "ma tu cosa ti impicci? cosa vuoi sapere delle mie cose?"
"guarda che lo so, è quella cosa per i papà"

guardo mia moglie attonito, poi chiedo al piccolo ridacchiando "e tu cosa ne sai?!"
"dai Pà, è il tuo lavoro, no?!"
rido (e tremo).
"Ale scusa, che lavoro fa papà?"
"Ahhh si, fai l'ufficio, ma anche questo vero?!".

Samuuuuuuuuu, mi passi la gommina per cancellareeeeeeee???

08 febbraio 2010

fiocco rosa

E' costituita a norma dell'art. 36 del Codice Civile, l'associazione denominata: PROFESSIONE PAPA’

Art 2- Scopi
L'Associazione è apolitica, indipendente, non ha fini di lucro e ha come scopo lo studio, la promozione e la realizzazione di ogni iniziativa formativa, organizzativa e assistenziale relativa al mondo familiare con particolare attenzione ai seguenti ambiti:
1. consulenza e formazione per futuri papà che vogliano avvicinarsi all’esperienza della nascita di un figlio acquisendo le informazioni e le capacità pratiche necessarie.
2. consulenza e formazione per papà per la soluzione di problematiche inerenti l’esperienza genitoriale o relative a problemi educativi o formativi dei figli.
3. consulenza e formazione per i papà che si trovino ad affrontare un percorso di riorganizzazione familiare a seguito di separazione dal coniuge.
4. attività di Mediazione Familiare qualora ambedue i coniugi che hanno deciso di affrontare una separazione, desiderino riorganizzare la propria famiglia seguendo un iter stragiudiziale.
(...)

04 febbraio 2010

sarà bellissimo

se c'è una cosa che mi sta sulle balle è il sentir dire: "ahhhhhhh come mi sarebbe piaciuto, ahhhhh è sempre stato il mio sogno".
e la cosa mi irrita ancora di più se si tratta di una cosa che la persona che parla, avrebbe potuto fare. capisco una cosa irrealizzabile, ma se la cosa è fattibile allora è chiaro che questa persona ci sta raccontando una grande balla, oppure è una di quelle che preferisce crogiolarsi nel rimpianto anzichè provare a fare.

non parliamo poi se queste parole le sento uscire dalla mia bocca. e, l'altro giorno, le ho sentite.
ero proprio io quello che ha detto testualmente, parlando di un amico, "ho incontrato quel mio amico, quello che fa il pedagogista, che è sempre stato il mio sogno".

eh no eh!!!! questo è troppo.

meno male che sono dentro me stesso così non si è visto quanti scappellotti mi sono tirato sul coppino, quanto mi sono deriso, preso per il culo, guardato con disprezzo.
forse qualche passante mi ha sentito dire a voce alta: "sfigato", ma non avrà certo capito che me lo stavo dicendo da solo.

quando un amico intimo, così intimo che è dentro te stesso, ti deride, ti insulta, ti dà delle sfigato, hai solo due chances. o incassi, abbassi le orecchie e te ne stai, oppure reagisci.

ancora col coppino arrossato dagli scappellotti ho fatto un rapido ragionamento: "hai deciso di prendere una laurea in Pedagogia a 40 anni solo per passione, hai seguito un corso di Mediazione Familiare di 2 anni solo per passione e ora che fai? lasci perdere? abbandoni il progetto? per poi, però, perdere le bave quando il tuo amico ti racconta che fa il Pedagogista e fa il _Mediatore Familiare?"

bum, giù un altro coppino.

"Fai qualcosa senno questo coppino te lo faccio diventare bordeaux."

quindi eccomi a dire che ok, ho deciso. vado avanti col mio progetto. prendo il coraggio a quattro mani e attuo il progetto che avevo in mente quando ho cominciato questa avventura parallela al mio lavoro (faccio l'assicuratore) e apro, fondo, creo un'associazione che si occuperà di Papà.
si chiamerà Professione Papà (logico no?!).

il suo scopo sarà quello di promuovere, ideare e fornire assistenza e formazione relativa a tutte le problematiche inerenti la paternità.

corsi per neo papà (tempo fa ho anche scritto qui sul blog il programma di un corso del genere)
assistenza ai papà che si separano e hanno bisogno di assistenza per riorganizzare la loro vita coi figli
mediazione familiare per i papà che, con la mamma dei loro figli dalla quale si stanno separando, vogliono riorganizzare la vita familiare in maniera meno traumatica possibile per i loro bambini.

sarà il mio hobby, la mia estensione intellettuale, il mio arricchimento personale, il mio impegno per il tempo libero.

allora dai, forza, avanti con lo statuto, l'oggetto sociale, la partita iva, l'ideazione del corso per neo papà, la sua organizzazione, la sua promozione, ma soprattutto dai, che la sera si ricomincia a studiare un po', che imparare è una delle cose per cui vale la pena vivere.


auguri a me.
sarà bellissimo poter dire: mi piaceva, era un mio sogno, ho provato a realizzarlo.





post scritto ascoltando Andrés Segovia - Le più belle interpretazioni

26 gennaio 2010

tuo, Pisel.

chissà se Caropallo era felice?
me lo sono sempre chiesto. da quando ho cominciato a confrontarmi con lui, da uomo, intendo.
chissà se dietro tutto quel parlare, scherzare, interpretare la parte che più gli piaceva, quella dell'ironia, della battuta pronta, dell'ascolto pronto alla ribattuta, c'era spazio per sentirsi davvero felice.
chissà se la sera, solo, era contento di aver portato a termine il suo più grande progetto, di aver evitato la cosa che più lo preoccupava e cioè non instaurare rapporti di profondo amore con chicchessia senza però restare solo.
chissà se riusciva davvero a vivere in equilibrio fra i molti amici che aveva e i pochi amori ai quali si concedeva.
chissà se - poi - tutto questo scappare dall'amore, responsabile di avergli fatto perdere il padre, stroncato dal dolore per la perdita della madre, lo ha davvero tutelato, difeso, reso immune dal dolore o addirittura reso felice.
per mille mercoledì sera - da piccolo - ho atteso che arrivasse a cena da noi, come si aspetta che si aprano le tendine del teatrino, ho ascoltato a bocca aperta i suoi racconti di fidanzate scelte per i menù cucinati, per i colletti stirati e per la capacità di dileguarsi una volta terminata la serata.
per anni ho ascoltato le superscazzole inventate per prenderci in giro, per farci ridere, per mischiare il serio col ridicolo, ed ho imparato a conoscere punti di confine tra l'educazione e l'ironia, tra la forma e la sostanza, tra il raccontabile e l'indicibile, tra la franchezza e l'incoffessabile.
Caropallo scappava dall'amore, ma il mercoledì sera, per anni, veniva a fare il pieno d'amore a casa nostra, a respirare l'aria della vita che aveva deciso di non vivere, dalla quale aveva deciso di scappare.
eravamo i figli che non aveva voluto ma che poteva amare lo stesso senza controindicazioni, la moglie che forse sognava e che poteva ammirare senza paura di trovarsela davanti a casa con le valigie, l'amico che non lo giudicava per le giacche improbabili o le scarpe della Postalmarket, presso il quale poteva rifugiarsi con serenità.
Entrava in casa e mia madre lo coccolava e lo abbracciava: "Ciao caro Paolo". Fu un attimo sentirsi chiamare Caropallo da due cucciolotti innamorati e ammirati quali eravamo io e mia sorella.
Da lì il suo nome non cambiò più. Addirittura un giorno una letterina d'amore di mia sorella - forse una lettera dall'estero - cominciò con "Carissimo Caropallo". Fu bellissimo, anche per lui. L'amore l'aveva raggiunto.
Caropallo non sapeva far coccole, nè baciare, e forse neppure fare regali. non gli si poteva saltare in braccio, arruffare i capelli e nemmeno era gradito fare chiasso o chiedere di giocare.
Caropallo si doveva solo ascoltare, ma con attenzione, perchè la suprescazzola e lo scherzo erano dietro all'angolo e caderci era un attimo.
Caropallo raccontava di mille amanti, più o meno una per ogni giorno della settimana, ma nessuna più di un giorno, organizzava feste a casa sua piene di gente, faceva sport ed era sempre il centro organizzativo di tutto e poi c'era l'organizzazione della sua solitudine, fatta di freezer riempiti dalle sue "fantesche" o da qualche nuova conquista in cerca del suo punto debole.

Caropallo non parlava mai d'amore.

Poi siamo diventati grandi e del gioco e degli scherzi è rimasta solo una lieve traccia, sempre richiamata, sempre rievocata, come punto di convergenza delle nostre vite, ma è subentrato l'ascolto.
Caropallo sapeva ascoltare, sapeva connettersi alla tua vita con l'intensità che solo chi conosce ogni virgola della tua vita può fare, e solo chi ha studiato per anni ogni tuo battito di palebra può essere in grado di fare.
In tutti quegli anni passati a parlare solo lui, aveva tenuto gli occhi aperti, le orecchie tese, il cuore pronto e quando è stato il momento delle scelte adulte, i suoi mercoledì sera - più radi - sono diventati un momento in cui era possibile "consegnare" ad un testimone della nostra crescita, lo scorrere della nostra vita.
e i commenti erano caldi, attenti, arguti, fini, perchè Caropallo, che non era un papà, non era un fratello, non era un zio, per noi - solo per noi - aveva aperto una porticina della sua fortezza e aveva lasciato che un po' di amore si intrufolasse.
e una sera, a noi - solo a noi - di fronte alle nostre famiglie e a nessun altro, raccontò di suo padre e di sua madre, facendo finta di raccontare una cosa casuale. non c'era niente di casuale.
quella sera Caropallo ci ha voluto proprio dire perchè non ha avuto il coraggio di scegliere l'amore come tuttti noi stavamo facendo ed avevamo fatto. quella sera - solo a noi - ha fatto capire che tutte le parole d'amore sentite in casa nostra, le aveva capite benissimo e se ne era cibato.
quella sera ho avuto la conferma di quanto nel fondo del mio cuore ho sempre saputo e cioè che tutte le battute, le superscazzole, gli scherzi, le paste portate in numero sbagliato, i pomeriggi allo stadio a vedere il Genoa, gli aperitivi della casa bevuti a casa sua a raccontargli la mia vita, il suo perseverare a chiamarmi Pisel come a 6 anni, anche se ne avevo 43, erano le sue parole d'amore e io non me ne sono mai persa una.

ciao Caropallo, stasera ho il cuore piccolo piccolo, ..... si il cuore, quello che non nominavi mai se non perchè ti costringeva ad andare in cyclette; .... no, non quello rossoblù che tifava Genoa,........ dai ora puoi dirmelo, quello con cui ci amavi, mi amavi, quello che ti ha tenuto stretto a noi per tutta la vita.

ora, almeno, so per certo che sei felice.

ciao Caropallo. tuo, Pisel.

20 dicembre 2009

buona vita

Matti è mio nipote, io sono lo zio. che figata!
quando sei lo zio puoi dirle veramente tutte, tanto non devi educare, non devi essere coerente, non "devi" niente. se poi sei anche lo zio lontano, nei brevi momenti di frequentazione non ti resta che lo spazio per pochi "aforismi" con i quali puoi davvero divertirti a fare la sintesi del senso della vita sperando di diventare un mito indimenticato e indimenticabile. la butti lì, sperando di passare alla storia e va a finire che semmai, con una frase incisiva lasci più segno di miliardi di parole e insegnamenti che i genitori si sono sfiniti a fare e rifare ad ogni occasione.

Matti ha gli occhi vivi e inquieti dei 13 anni, ha la curiosità dell'adolescenza e l'ansia della vita che bussa alle porte e comincia a fargli delle domande.
cosa vuoi fare da grande?
che liceo farai?
Matti ormai lo sa che non può dare l'unica risposta che verrebbe da dare e cioè un bel urlo che dice: CHE CAZZO NE SO. Sa che deve fare sul serio, quindi si guarda dentro per cercare di scovare qualche passione latente, qualche indizio che gli suggerisca se lui per caso non sia - che so - un artista, un musicista, un medico, un avvocato. chissà cosa vede, cosa sente. magari niente. cosa ne sa dell'architettura, della medicina, dell'ingegneria.
Che cazzo ne sa Matti di come si deve sentire un 13enne per sapere se sarà questo e quest'altro? si però sarebbe meglio - gli diranno - avere già un'idea di massima così il liceo lo scegli già "di un certo tipo".

beh sapete cosa direi a Matti se fossi seduto con lui sul molo di Camogli a leccare un gelato con le gambe a penzoloni?
gli direi: evita ciò che già detesti, perchè quello - se ora lo detesti - andando avanti lo odierai.
poi gli consegnerei queste poche regole che ho rastrellato sul mio cammino ed ho sempre tenuto a mente per i semplice fatto che quando me ne sono allontanato o me ne allontano NON SONO STATO FELICE.

1. bisogna essere felici/:
e di conseguenza fai attenzione a concetti come bisogna produrre, non devi deludere, devi aver successo, devi essere ricco, devi essere migliore di non so chi ...... etc etc.

2. bisogna avere la testa dove si è:
tutte le volte che si è a scuola ma si vorrebbe essere fuori, si è con una persona ma si vorrebbe essere con un'altra, quando si fa una cosa ma si passa il tempo a desiderarne un'altra, si è infelici. tutto quello che ti permetterà di avere la testa dove sei è da tenere in grande considerazione e priorità per la tua vita. una cosa che interessa e appassiona ha una marcia in più rispetto al resto. poi tutte le scuole come tutti i lavori sapranno annoiarti e stancarti, ma quello che ti interessa ed appassiona per lo meno, ti ha interessato ed appassionato (eccheccazzo!!).

3. dai soldi bisogna pretendere una sola cosa: non dover pensare a loro, nè perchè sono troppo pochi nè perchè sono troppo tanti.
quindi attenzione alle scelte troppo "filosofiche" e poco pratiche perchè alla lunga ti lasciano miscio (povero) ed attenzione alle carriere divoranti che ti possono fare ricco ma ti svuotano la vita.

4. le tre cose per cui vale davvero la pena vivere sono: amare, imparare e vedere crescere i prorpi figli.
tutto il resto viene DOPO e ti consiglierei di soffermarti a lungo sulla parola DOPO. Se per caso anche tu condividerai che il resto debba venire DOPO queste tre perle della vita, ecco che ti capiterà di fare grandi pensieri su quanto TEMPO ti occorrerà per goderti quello che deve venire PRIMA. le riflessioni sul TEMPO saranno immense e profonde. ti troverai a ragionare sul fatto, per esempio, se sia più ricco chi guadagna uno stipendio discreto ma tutte le sere mangia con sua moglie ed i suoi bambini e li mette a letto o chi stra-guadagna ma non sa nemmeno se al figlio sono cresciuti i dentini o se uno di loro ha preso un certo voto a scuola. oppure ti domanderai se è più felice un manager al top della carriera, senza famiglia e senza una casa, o un uomo che riesce ad avere una donna al fianco con la quale condividere le gioie della vita. infine ti auguro di riuscire a darti presto una risposta relativa alla differenza che c'è tra il divertimento inteso come cazzeggio vuoto e l'imparare inteso come passione piena. imparare è un'avventura che si compie dentro se stessi insostituibile. imparare a giocare a calcio (lo uso come esempio perchè so che non ci giochi) oppure imparare a progettare un ponte non vuol dire solo diventare bravi a farlo, ma vuol dire insegnare a se stessi e misurare se stessi con una disciplina fatta di regole, avversari, compagni, difficoltà, differenze, ingiustizie, confronti, paure, insuccessi, successi.
sul crescere i propri figli non dico niente perchè credo che sia una cosa così "animale" e personale da non poter essere commentata.
un'ultima cosa: tutte le volte che ho amato o cercato di amare, imparato o cercato di imparare, cresciuto i miei figli cercando di farlo bene, ho sempre sbagliato molto, faticato molto e mi sono ritrovato felice.
tutte le volte che ho cazzeggiato o cazzeggio, fatico poco però mi annoio e mi sento infelice.

buoa vita Matti, ci vediamo sul molo di Camogli.

18 novembre 2009

L'Ape dei sogni

“Filate a letto che Papus vi fa un gioco”.
“siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii”. “che gioco ci fai?”
“Facciamo il gioco dell’Ape”.

Finalmente ho trovato il coraggio di fare il gioco che il giorno dopo che è bruciata la nostra casa, mi ero ripromesso di fare ai miei cuccioli (8 e 5).
Solo che un gioco, per essere un gioco deve far ridere, divertire, pensare, sognare. E un papi giocoliere se vuole far ridere, divertire, pensare, sognare i propri cuccioli deve avere gli occhi che ridono, che si divertono, che pensano e sognano. Non può avere gli occhi che piangono.
Stasera, così, d’istinto, senza pensarci, quasi stupendomi di avere il coraggio di farlo, ho fatto l’annuncio ed ho sentito dentro di me quella serenità che mi diceva “vai che è il momento giusto, non usciranno lacrime ma sogni”.

Il piccolo: “Cos’è il gioco dell’Ape, Papus?”.
“E’ il gioco di noi che siamo dentro un’Ape e vediamo con i suoi occhi le cose sopra le quali vola”.
Il grande con un accento genovese sconfortante: “Eh si!!! E dove vola?”
“Stasera vola nella nostra casa di Genova”.
Il piccolo: “quale casa, Pà?”
“La nostra quella di Viale C****”
Il piccolo “Ma che dici Pà, è bruciata quella casa lì”.
“Si ma stasera facciamo il gioco dell’ape che volava nella nostra casa bruciata prima che bruciasse”.

Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz, permesso. Che bella casa! Posso entrare?
Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz, mhm accidenti ma cos’è questo bel tavolo che vedo qui?
I cuccioli in coro, contenti di indovinare: “e’ il tavolo da pranzo neroooooo”.
Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz, che belle sedie ma a cosa vi servono così tante sedie.
“servono per le feste di Natale e compleanno che vengono i nonni”
Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz, e quel tavolino piccino in fondo.
Il grande: “è dove disegna Alino”. Il piccolo: “e’ il miooooooo!”
Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz, belli sti divani blu.
“Ma sono verdi!!!!!!!!!! Ahahahahhah che dici Ape?”
Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz, mmmmmmhhh bello sto quadro qui davanti.
“Ma è la TV!!!!!!!! non la vedi?”
Il piccolo a bassa voce nell’orecchio “Papus, quest’Ape è rimbambita!”
Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz, non sono rimbambita, vi faccio dei trabocchetti. Ora giro in questa porta a vetri e vado a fare la cacca.
“nooooooo, quella è la cucina!!!”
Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz, allora faccio la cacca in frigo.
“nooooooooo, li ci sono i miei succhi, ahahahahahah”
Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz, vabbè, dov’è il bagno?
il grande, con finta sopportazione: “è la porta dopo”
Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz, mi sono stufata, ora mi infilo in questa bella cameretta piena di giochi. Posso entrare?
“siiiiiiiiiiiii”.
Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz, e questi due puzzoni in questa foto chi sono?
PAM, mi arriva un pattone dal piccolo.
“siamo noi due, Ape! Guarda che ti spiaccico!”.
Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz, chi l’avrebbe mai detto, mi sembravano due puzzoni.
PAM, PAM.
Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz, e quel lettino di legno coi disegni di Gigi (nostro amico pittore) di chi è?
“miooooooooooo”, fa il piccolo.
Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz, e il tuo amico dove dorme?
“non è mio amico, è mio fratello dorme li sopra, sul ripiano d’ardesia.
Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz, figo!
Il grande un po’ triste: “Li vedi i miei libri?”.
Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz, ah si, eccoli lì, quanti! Che belli! E vedo anche un mobiletto pieno di giochi. Che bel calciobalilla.
Il grande, finto rassegnato, ma sogghignando: “no quello è scassato”.
Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz, mi sembra una camera bellissima, ma papà e mamma dove dormono?
Il piccolo: “nella camera dopo, quella gialla, quella col lettone, dove vado tutte le mattine, hihihihihi”.
Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz, che puzzzzzzzzzzzzzzzaaaaaaaaaaaaaaa, ma cosa c’è dietro quella porticina???????????
Ridono come matti.
Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz, oddio mi sento morire, che puzzzzzzzzzzaaaaaaaa terribile…… ma che c’è???
Il grande sghignazzando: “scommetto che dici la scarpiera”. Il piccolo: “ahahahahah ora l’ape muore stecchita”.
Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz, oddio ………… ma di chi sono queste scarpette rosse che sanno di formaggetta???????
Il grande: “ahahahahh sono di Alino”. Il piccolo offeso: “nooooo! Sono di Samu!!! Sei tu un puzzone, Ape pungigli il pipo e fagli la cacca in testa”.
Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz, vabbè mi sembra che la casa ve la ricordiate bene. Ora basta. L’ape va a dormire e anche voi due cucciolotti.
Buona notte amori miei.

Quella che mi era sembrata una tragedia, che temevo potesse essere una tragedia, che mi sono accorto non essere assolutamente una tragedia, siamo riusciti a farla diventare un gioco, un pensiero presente ed accessibile nei nostri discorsi, una cosa di cui si può parlare e non un buco nero, buio e triste, da nascondere e tenere lontano.
Ogni tanto arriverà l’Ape a giocare con i ricordi, i cuoricini e i sogni dei miei bimbi.
Chiudo la porta, guardo mia moglie.
Ha sentito tutto, ha gli occhi lucidi. Ci capiamo al volo con un sorriso: missione compiuta.




Post scritto ascoltando: Declaration of Dependance – KINGS OF CONVENIENCE

26 maggio 2009

ruggine e ferro

Ruggine e ferro
eravate e siete
ed io
che vedevo e so
sorrido
perchè di ruggine e ferro
vivo

25 maggio 2009

Papà e amico*

Papà, siediti e ascolta la mia canzone
E se te la senti canta anche tu
No, non c’è niente che ti voglio dire che non ti ho già detto prima
Ma, per usare parole tue, non puoi mai essere troppo sicuro

Vedi, nonostante non lo dimostri sempre
Sono contento che tu sia qui
Ho detto che sono contento che tu sia qui

Figliolo, è così strano sentire e vedere
Che qualcuno così diverso è un’anima affine alla mia
Può darsi che tu sia andato a destra dove io sarei andato a sinistra
Ma figlio mio, va bene. Avrò sempre il tuo appoggio.
Vedi, nonostante non lo dimostri sempre
Sono orgoglioso di te, figlio mio.

Giorni andati e in ognuno di quelli nuovi la voglia di essere come te

Ogni volta che ti guardo, vedo me stesso. Sono così orgoglioso di te.
Perché tu mi aiuti ad essere ciò che sono,
un uomo migliore.
Sono semplicemente così orgoglioso di te.

Alain: Papà, le tue opinioni sulla vita.. dimmi come si sono formate.
Be’, vedi, non conoscevo mio padre come tu conosci me.
Dane: Figlio mio, la vita è troppo breve perché io e te non restiamo in contatto.
Questo è il motivo per cui ti voglio dire che ti voglio tanto bene
Anche se non lo dimostro sempre, tu lo sai
E voglio che tu lo sappia

Ogni volta che ti guardo, vedo me stesso. Sono così orgoglioso di te.
Perché tu mi aiuti ad essere ciò che sono,
un uomo migliore.
Sono semplicemente così orgoglioso di te.

Sono qui e sarò, se posso, un padre ed un amico.

Ogni volta che ti guardo.

Ogni volta che ti guardo, vedo me stesso. Sono così orgoglioso di te.
Perché tu mi aiuti ad essere ciò che sono,
un uomo migliore.
Sono semplicemente così orgoglioso di te.

Sai che un giorno sarò anch’io nei tuoi panni
Sì e so che te la caverai perché sei figlio mio
Hey, papà, dimmi cos’hai imparato
Così non mi metterò nei guai
Figlio mio, te ne renderai conto vivendo, farai i tuoi sbagli
Ma andrà bene così, si impara vivendo
Si impara vivendo.


*Father and Friend - Alain Clark

20 maggio 2009

Federico*

Dedicata a chi mi ama.

Lungo il prato, dove un tempo pascolavano le mucche, c'era un vecchio muro.
Fra le pietre del muro, vicino al granaio, cinque allegri topi di campagna avevano costruito la loro casa.
Ma quando i contadini avevano abbandonato la fattoria, il granaio era rimasto vuoto.
l'inverno si avvicinava e i topolini dovettero pensare alle scorte.
Giorno e notte si davano da fare a raccogliere grano e noci, fieno e bacche. Lavoravano tutti. Tutti tranne Federico.
~Federico, perchè non lavori?~ chiesero.
~Come non lavoro~, rispose Federico un po' offeso.
~Sto raccogliendo i raggi del sole per i gelidi giorni d'inverno~
E quando videro Federico seduto su una grossa pietra, gli occhi fissi sul prato, domandarono: ~E ora, Federico, che cosa fai?~
~Raccolgo i colori~ rispose Federico con semplicità.
~L'inverno è grigio~
Un'altra volta ancora, Federico se ne stava accoccolato all'ombra di una pianta.
~Stai sognando, Federico~, gli chiesero con tono di rimprovero.
Federico rispose: ~Oh no! Raccolgo parole. Le giornate d'inverno sono tante e lunghe. Rimarremo senza nulla da dirci~.
Venne l'inverno e quando cadde la prima neve, i topolini si rifugiarono nella tana tra le pietre.
In principio si rimpinzarono allegramente e si divertirono a raccontarsi storie di gatti sciocchi e volpi rimbambite.
Ma, a poco a poco, consumarono gran parte delle noci e delle bacche, il fieno finì e il grano era solo un lontano ricordo.
Nella tana si gelava e nessuno aveva più voglia di chiacchierare.
Improvvisamente, si ricordarono ciò che Federico aveva detto del sole, dei colori e delle parole.
~E le tue provviste, Federico~ chiesero.
~Chiudete gli occhi~ disse Federico, mentre si arrampicava sopra un grosso sasso.
~Ecco, ora vi mando i raggi del sole. Caldi e vibranti come oro fuso~ E mentre Federico parlava, i quattro topolini cominciarono a sentirsi più caldi. Era la voce di Federico? Era magia?
~E i colori~ chiesero ansiosamente.
~Chiudete ancora gli occhi~, disse Federico. E quando parlò del blu dei fiordalisi, dei papaveri rossi nel frumento giallo, delle foglioline verdi dell'edera, videro i colori come se avessero tante piccole tavolozze nella testa.
~E le parole, Federico~
Federico si schiarì la gola, aspettò un momento, e poi, come da un palcoscenico, disse:

CHI FA LA NEVE, IL PRATO, IL RUSCELLO?
CHI FA IL TEMPO BRUTTO OPPURE BELLO?
CHE DA' IL COLORE ALLE ROSE ALLE VIOLE?
CHI ACCENDE LA LUNA IL SOLE?

QUATTRO TOPINI, AZZURRI DI PELO,
CHE STANNO LASSU' A GUARDARCI DAL CIELO.

UNO FA IL SOLE E L'ARIA LEGGERA
E SI CHIAMA TOPINO DI PRIMAVERA.
BOUQUETS PROFUMATI .. SERENATE,
CE LI REGALA IL TOPINO D'ESTATE.
IL TOPINO D'AUTUNNO FA SCIALLI E RICAMI
CON FOGLIE DORATE STRAPPATE DAI RAMI.
IL TOPINO D'INVERNO, PURTROPPO SI SA,
CI DA' QUESTA FAME ... E IL FREDDO CHE FA.

LE STAGIONI SONO QUATTRO. MA A VOLTE VORREI
CHE FOSSERO SETTE, O CINQUE O SEI.

Quando Federico ebbe finito, i topolini scoppiarono in un caloroso applauso.
~Ma Federico~, dissero, ~tu sei un poeta! Ti faremo una corona d'alloro!~
Federico arrossì, abbassò gli occhi confuso e timidamente rispose:
~Non voglio applausi, non merito alloro. Ognuno in fondo, fa il proprio lavoro~.






*di Leo Lionni / Babalibri

18 aprile 2009

non togliermi il sorriso

ho avuto un professore di pedagogia generale che mi ha affascinato e influenzato in maniera indelebile.
la metafora più limpida che utilizzava per discutere sulla educazione e sulla formazione dell'uomo era quella del "centro" secondo la quale l'uomo stava appunto al centro di un cerchio che diventava via via più ampio tanto più aumentava la sua capacità di rapportarsi in maniera fattiva con il prossimo (e quindi "educarsi") e tanto più era capace di elaborare e far sedimentare dentro di se tutto il materiale frutto di questa interazione, del proprio studio, del proprio pensiero (e quindi di "formarsi").
la metafora poi si arricchiva quando si parlava della fertile tensione che si sviluppa nell' uomo in formazione il quale - malgrado sia istintivamente proteso a rafforzarsi verso il proprio centro - subisce forze che lo allontanano da questo tutte le volte in cui entra in contatto con altri mondi, con altre persone, con altre possibilità formative.
l'uomo in formazione vive quindi una dimensione di continua instabilità che, se da una parte gli fa percepire l'angoscia della perdita frequente del proprio centro, dall'altra gli permette di percorrere una traiettoria formativa ricca, appagante, di infinita crescita - per tornare alla metafora - di ampliamento del proprio cerchio.

ecco, quello che sta accadendo a me, penso possa riferirsi a questo processo formativo che faticosamente cerco e affannosamente provo a realizzare.

parlare sul mio blog - quindi pubblicamente - della sberla data a mio figlio piccolo e cercarne le motivazioni è un tentativo - forse inconscio - di ampliare il mio mondo di padre, di mettere in discussione ciò che dentro me sento stonare, di mettermi in discussione come uomo e come padre.

la rabbia che mi hanno suscitato gli interventi da parte degli amici di nontogliermiilsorriso.org è senz'altro il grido di dolore che si sente quando qualcosa, qualcuno ti porta fuori dal tuo centro.
"ma come?!" - mi sono detto e ho detto a mia moglie - "ma come possono delle persone che nemmeno mi conoscono e nemmeno hanno letto il mio blog, dire che io picchio mio figlio?"

mi sono offeso, per i modi, per il tono, per i paragoni usati, per l'allusione a fatti che non ho commesso ne commetto, per l'invasione smodata, per l'assenza di domande chiarificatrici, per essere stato classificato violento, per mille altre cose.
ho perfino fatto un copia\incolla di tutte le frasi alle quali avrei voluto rispondere a tono.

poi mi sono fermato.
eh si, perchè io funziono così. mi conosco. so che quando una cosa mi fa arrabbiare moltissimo vuol dire che è giunto il momento di passarci attraverso e non di girarle le spalle.
allora ho riletto ogni singola parola che mi è stata scritta. senza pregiudizio, senza rabbia, senza giudizio.
ho semplicemente ascoltato.
finalmente, senza rabbia, ho sentito.

forse questa invasione è stata un dono. forse posso fare un giro dentro me stesso e rivedere qualcosa.
io non picchio i miei figli. lo so io e lo sanno loro. ma quel poco o tanto che può essere una (rarissima) sganassa porta comunque con se, dietro di se, dentro di se, un mondo che ho bisogno di visitare, perchè - ammetto e mi costa farlo con me stesso - non lo conosco.

sono un nuovo iscritto di nontogliermiilsorriso.org

sono momentaneamente fuori dal mio centro, ma il mio cerchio si allargherà.

09 aprile 2009

i mondi

mi sto domandando se davvero il mondo delle persone che sanno quello che fanno coi loro figli si divida in due: quelli che per scelta consapevole non sfiorano nemmeno con un dito i loro figli (per esempio mia sorella) oppure quelli che per scelta consapevole utilizzano le "sganasse" per dare determinati segnali (mia moglie ed io).

dicesi "sganassa" il vecchio caro "manrovescio" della nonnna Gina, cioè la sberlotta carica di significato simbolico e completamente priva di "contenuti" fisici. in sostanza il buffetto che fa capire che le parole e la pazienza sono finite, che la misura è colma, che si sta esagerando, che è giunto il momento di smetterla, che non si può più continuare su quella frequenza, insomma il gesto che mortifica momentaneamente ma non fa male. non deve fare male.

il post precedente - che mi ha fatto sentire il gestore di un forum vivo e interessante e mi ha ripagato della fatica con cui ho costantemente centellinato i post per cercare di scrivere solo quando avevo qualcosa di mio da raccontare che nel contempo "dicesse qualcosa" a tutti - cerca di parlare proprio del problema che investe tutti i genitori nel momento in cui "somministrano" gesti educativi ai loro figli e faticano ad trovarne la misura giusta, nel disperato tentativo di raggiungere il miglior risultato, facendosi largo tra mal di testa, frustrazioni, malumori, stanchezza, fatica, voglia di essere alle maldive, voglia di cambiare lavoro, voglia di far fuori un collega, problemi coi condomini, mal di schiena e altre amenità. il racconto è la fotografia dello stato d'animo di chi sa cosa è bene per i suoi figli, ma non rinuncia a monitorare se stesso ad ogni gesto, ad ogni incrocio, ad ogni sovrapposizione della propria vita con quella dei propri figli; è il racconto di chi, in questo continuo vigilare scorge nel prorpio operato errori di apprensione, errori di irruenza, errori di stanchezza, errori di distrazione, errori che non vorrebbe mai commettere ma ahimé .....

letti i numerosi commenti al post precedente - che come mai prima d'oggi mi hanno fatto essere fiero di scrivere in sta pagina blu che credevo muta - mi sono rafforzato nella convinzione che il mondo non debba essere diviso fra quelli che "danno sberle" (anzi botte) e quindi sbagliano e quelli che invece non toccano i figli (anzi non li picchiano) e quindi sono buoni educatori.
il mondo dei genitori si divide in chi è consapevole di ciò che fa con e per i propri figli e chi non lo è.

chi dà botte non è persona consapevole di ciò che fa con e ai propri figli.

la consapevolezza è la conoscenza dei gesti educativi necessari al proprio figlio del quale si conosce meglio di chiunque altro la storia formativa, unita alla conoscenza delle capacità ricettive che il figlio ha di tali gesti.
ogni gesto educativo è fatto da un codice di emissione del segno (nel genitore) e da un codice ricettivo (nel figlio). sta al genitore la responsabilità di valutare tutti e due.

se è come dico, allora forse si può fare una valutazione di tutto il percorso educativo nel suo insieme, valutando le infinite componenti che la compongono e che - tutte insieme - ne decretano il suo successo.
educare è il frutto di un infinito insieme di segni che ciascuna coppia di genitori trasmette consapevolmente e da un altrettanto vasto insieme di segni che trasmette inconsapevolmente.
la sganassa data o non data, o meglio utilizzata o non utilizzata, diventa uno dei mille tasselli che strutturano questo percorso, non IL TASSELLO fondamentale. sono sicuro che negli stili che non la utilizzano ci sarà qualcosa di equivalente che ne so un urlo, una punizione, un "non parlarsi", un distacco emotivo, ma il risultato sarà sempre lo stesso.

quindi, cari amici, forti di queste mille incertezze, mettiamoci al lavoro, che c'è un sacco da fare e soprattutto restiamo in contatto che il confronto è un gran educatore.

03 aprile 2009

Tuning

mezzanotte, vado a nanna. prima però il saluto ai cuccioli. carezzo il viso di samu, con lo stesso gesto delicato con cui lo sveglio tutte le mattine. mugugna un po' e si gira.
poi vado dal piccolo, nel suo lettone alto ikea, appoggio il viso sul cuscino, a fianco al suo e sto lì di fronte al suo musetto ad ascoltare il suo respiro, ad annusarlo.
guardo la sua guancetta, è ancora rossa. ci appoggio le labbra, è caldina. mi sento morire, povero piccino, la sberlotta che gli ho ammollato questa sera è ancora tutta lì.
lo guardo e mi sento stringere il cuore. vorrei che una formula matematica mi dicesse se sommando la validità - in cui credo - di uno schiaffo che interrompe le parole ragionevoli e stabilisce uno sbarramento invalicabile e sottraendo quel malsano carico di stanchezza è poca pazienza che ha fatto scattare lo schiaffo un po' troppo presto e un po' troppo forte, il risultato è stato positivo o negativo.

vorrei svegliare il piccolo per dirgli che gli voglio bene e che queste cose i papà e le mamme le fanno non per stizza o per nervosismo ma perchè dietro c'è un disegno, un progetto che vuole farli diventare degli ometti in gamba.
vorrei svegliarlo e scusarmi perchè, ora che sono più sereno e più calmo, mi viene il sospetto che quella sganassa rifilata durante il capriccio del lavaggio dentini non è partita da quel progetto ma da una fitta fortissima alla tempia che il suo urlo mi ha fatto venire sommandosi al mio malditesta.
vorrei svegliarlo e scambiare con lui qualche bacio per confermare a lui e a me stesso che anche se tutti e due sappiamo che quella sberla era sacrosanta e andava data, a tutti e due è sembrata anche un po' sbagliata e allora ci vorrebbe una approfondita sessione di baci per azzerarne gli effetti negativi e salvare solo quelli positivi e dirci ancora una volta - la milionesima - "ciao bel papà" "ciao bello amore".

avvicino le labbra al suo nasino glielo stringo un po'. lui si stropiccia, si caccia il ditino in bocca e comincia a ciucciare.

rovisto nella memoria e mi ricordo che c'era un tale che diceva che i bambini non hanno bisogno di papà e mamme perfette ma di papà e mamme che sbaglino e poi correggano i loro comportamenti e che è in questo lavoro continuo di sintonizzazione che si costruisce il valore del rapporto genitori\figli.

vabbè vado a letto va..... aggiusto le copertine .... do ancora un'annusatina .... domani si riparte.

18 febbraio 2009

il mio 59° Sanremo 2009

Afterhours 5,5
bella musica, pezzo così così, per sanremo ci vuole qualcosa di più immediato
3^serata spareggio: bella musica, bella energia, ma lui stona in continuazione. 5,0

Al Bano 5,0
solito schema, due urli, qualche luogo comune.
2^ serata: gran voce ma roba davvero datata. quasi da balera.
3^serata spareggio: …. Dai …però è simpatico. Perfetto per la comunione del figlio di Giggèdalessio. 5,5
5^ serata (finale): e tutti là a nuova york a piangere di malinconia per la bella italia. il suo vibrato mi fa venir voglia di sgozzarlo.

Alexia Lavezzi 5,0
lei bravissima meriterebbe un progetto artistico vincente. Lavezzi farebbe meglio a stare giù dal palco.
2^ serata: alexia un po' più brava, lavezzi un po' peggio ... se possibile.
5^ serata (finale): pezzo bello. vi prego, potete per favore trovare qualcuno che lanci questa bravissima alexia!!!!???? mi piacerebbe sentire un disco suo prodotto e scritto da Gatto Panceri tipo "thelma e luise" della pirma Giorgia. un capolavoro.

Carta 5,0
gli farei fare un corso di dizione. Canzone ultracommerciale. Vabbè
2^ serata: emozionato. Canzonetta tipica di Sanremo. Sono queste le canzoni che lo squalificano. Bisognerebbe resistere….
5^ serata (finale): con questo refrain avranno fatto 200 canzoni. tutte scontate, tutte che non valgono niente. però è giovane, è bello, anche lui lo avremo tra le palle per almeno un anno.

Davinci 4,0
il solito tributo che Sanremo deve pagare al Gigidalessiopensiero. Smascherato alla terza nota.
2^ serata: insopportabile alla seconda nota.
3^serata spareggio: è inutile, lo detesto. 3,0
5^ serata (finale): questo non ce lo toglieremo dalle balle più, festivalbar, domenica in, e tutte le radio negli stabilimenti. almeno sentendolo alla radio non vedremo sta faccia da c***.

Dolcenera 6,0
bel look, discreta canzone. Lei sempre brava.
2^ serata: ha cantato meglio. Canzone con tanta energia, bella e bella interpretazione. 7,0

Gemelli Diversi 6,0
un po' di impegno non guasta. in questo genere sempre uguale a se stesso semra conti solo il testo. Per un festival …… sembra un po' poco.
2^ serata: risentita è più piacevole. gli do 7,0

Leali 4,0
ma basta!
2^ serata: dopo 4 parole viene voglia di cambiare canale. Un testo così sotterra tutto il resto, che comunque non c’è. 3,0
5^ serata (finale): il testo è una roba di un livello infimo. nemmeno i boy scout in chiesa cantano roba così scontata. le foto dei bambini sullo sfondo che sembrano i suoi nipoti e non i figli della canzone. poi lui, se non urla, stecca tutto. che roba ....

Masini 6,0
prova un testo impegnato , un po' rabbioso. Non sembra tanto credibile. Pezzo bruttino.
2^ serata: non è vero, pezzo discreto. vabbè 6,5.
5^ serata (finale): quando vedo Masini mi sembra di essere in quelle feste di famiglia dove arriva il cugino alternativo che arriva vestito a capocchia, che parla male ma nessuno gli dice niente perchè in fondo tutti gli vogliono bene.

Nicolai Di Battista 9,0
pezzo "solare", lei - meravigliosa - lo rende eccezionale. Il marito fa il resto.
2^ serata: a risentirla è ancora più bella anche se nicky canta meno bene, più imprecisa. voto confermato.
3^serata spareggio: bravissimi ma dovessi dire, l’avrei fatta cantare a Irene Grandi. Nicky è troppo sofisticata/snob anche se ci prova un po’ di più. Ci voleva una matta. 8,0

Patty Pravo 7,5
pezzo stupendo, lei purtroppo non ci arriva bene con la voce. Le prossime sere canterà meglio.
2^ serata: eh si, proprio non ci arriva più. canzone bellissima.
5^ serata (finale): ora che mi hanno tolto i miei vincitori (Nicky Nicolai e Iva Zanicchi) tifo per lei. Stasera ha cantato divinamente.

Povia 6,0
pezzo coraggioso, tipo filastrocca, come sempre. Racconta "una" storia non l'omossessualità. Non capisco le polemiche.
2^ serata: beh, un po' meglio. la canzone regge. 7,0.
5^ serata (finale): mi sembra solido. non è un genere che amo e mi piacerebbe che la smettesse di fare canzoni spot o canzoni "cartello". Che diventi un artista e non solo un personaggio di rottura.

Pupo Belli ‘Ndour 4,0
gruppo assortito malissimo. Canzone orrenda con una buona idea sotto.
2^ serata: terribili. peccato per 'ndour.... grande artista.
5^ serata (finale): a parte che non mi piacciono, ma la voce di pupo nasale e metallica, vicino a quella calda di belli non c'entra davvero niente. e poi esce 'ndour che da questo mischione di toni risulta qualsi ridicolo. ma vaaaaa .....

Renga 6,0
da riascoltare. Sembra un esercizio vocale. Vedremo se ai prossimi ascolti si capisce meglio il valore del pezzo.
2^ serata: a risentirlo pezzo difficilissimo e bello. voto 7,0. lo voglio vedere a cantarlo ad ogni concerto ... bravo.
5^ serata (finale): e lui è il mio secondo. Sempre preciso e originale. Grande qualità.

Tricarico 4,0
questo raglia e c'è ancora chi dice che è bravo. Al massimo è intelligente, forse.
3^serata spareggio: finalmente canta bene o meglio raglia meno e si capisce che il pezzo è bello. 6,0

Zanicchi 7,5
pezzo stupendo e lei bravissima e sobria.
3^serata spareggio: l’avesse cantata Mina sarebbero impazziti tutti. Giro di chitarra favoloso. Canzone bellissima. 8,0

GIOVANI

Perbellini 6,5
acerbo ma con una voce e una personalità eccezionale per i suoi 18 anni. Pezzo discreto. Look imbarazzante: uguale al suo mentore.
2^ serata: Cocciante è Cocciante e ispira molto anche il giovane-sosia. Per lui meno emozione, per noi più calore. 7,0.
Performance singola di Cocciante: superba.
4^ serata performance corta: sempre meglio come era pensabile. è un talento sicuramente.

Molinari 7,0
voce favolosa, ottima interpretazione. Pezzo scolastico.
2^ serata: divertentissima, dotatissima. Benino con la Vanoni che però non le aggiunge niente. 7,5
Performance singola di O.Vanoni: stupenda.
4^ serata performance corta: un altro talento in una manifestazione che dovrebbe avere solo nuove proposte.

Irene 7,5
bel pezzo, bella voce, ottima presenza scenica
2^ serata: si presenta con un’armata di Big. Pezzo che trasuda zucchero da tutti i pori. Anche questa merita la vittoria.
Performance singola dei Big: una bella festa. Lei ricanta … non so se sia corretto … ma è una bomba. Bravissima. 8,5
4^ serata performance corta: sembra già una big affermata. già un gigante.

Malika 6,5
un po' imbastita. Timbro di voce interessante. Si muove come un orso. Da risentire
2^ serata: canta un po’ meglio, fa il verso a un paio di sue celebri colleghe. Paoli fa il coretto e basta. Piacerebbe sentire altro. 7,0
Performance singola di Paoli: il solito svogliato magico Paoli, con Malika che ricanta (!!) bene.
4^ serata performance corta: finalmente si capisce il suo valore. speriamo che smetta di fare certi gorgoglii.

Silvia Aprile 7,0
Brano che non decolla mai. Bella voce
2^ serata: brano soft, più atmosfera della prima serata. La voce di Pino Daniele ci sarebbe stata bene. 7,0
Performance singola di Pino Daniele: stupenda.
4^ serata performance corta: la canzone è bella ma forse lei non ha la stoffa della fuoriclasse.

Chiara Canzian 7,5
Voce interessante, vibrata e forte. Pezzo discreto che le impone urli inutili. Brava e sicura.
2^ serata: continuo a pensare che il pezzo la faccia strillare inutilmente. E’ brava e sicura. Vecchioni non aggiunge molto. 7,0
Performance singola di Vecchioni. Bellissima la scelta del pezzo .
4^ serata performance corta: appena la faranno smettere di strillare saranno gioie.

Karima 8,0
Pezzo sofisticato per una voce sofisticata. Finalmente un po’ di classe e un po’ di emozione, anche se con qualche imprecisione.
2^ serata: se non vince questa meraviglia ….. Classe in lei, in Biondi, in Bacarach. 8,5
Performance singola di Burt Bacarach: nessuna emozione, un piccolo revival di un grande artista.
4^ serata performance breve: non esageriamo, ma è l'unica che ha fatto ricordare il trasalimento che ci aveva preso quando era comparsa Giorgia.

Iskra 6,5
Voce con un’estensione pazzesca. Ha cantato malino un pezzo non adatto a lei, ma bello. Forse bloccata dall’emozione. Lei bruttissima … vabbè.
2^ serata: canta un po’ meglio ma sembra sguaiata. Dalla non migliora le sorti.
Performance singola di Dalla: un pazzo.
4^ serata performance breve: finalmente rilassata canta meglio e si capisce che il pezzo è un Dalla D.O.C.

Barbara Gilbo 6,5
Gran grinta. Pezzo aspro. Doti vocali medie. Aspirante loredana bertè politicamente corretta. Mah….!
2^ serata: a risentirla ….. che brutta. Ranieri non c’entrava veramente niente. 5,0
Performance singola di Ranieri: che bella canzone! Immortale.
4^ serata performance breve: niente, non mi piace, e lei ha poco .... solo la minigonna. non la rivedremo a lungo.

Arisa 4,0
Canta come si veste e come scende le scale. Un disastro. Pezzo scritto probabilmente dalla sua maestra dell’asilo. Ha proprio fatto cadere le palle.
2^ serata: un pezzo degli anni trenta, cantato da un clown. Ieri credevo fosse uno scherzo. Stasera ha pure cantato meglio … sta cagata orrenda. Penso agli esclusi che la vedono e rosicano. 3,0
Performance singola di Luttazzi: sofisticato.
4^ serata performance breve: che dire. nemmeno un errore ma un pezzo che ci riporta a Nilla Pizzi. lei è un personaggio assurdo. aspettavo che uscisse il cartello "siete su scherzi a parte", invece ha vinto lei. sembra che abbiano premiato il caso umano. dietro a lei dei futuri giganti. farà la fine dei Jalisse.

Anja 8,0
vincitrice di sanremo web conferma che le nuove proposte sono state il valore di questo sanremo. autrice e interprete di un bel pezzo, buona personalità, bella voce. speriamo abbia buone occasioni.

23 gennaio 2009

che piacere sentirti

suonano alla porta e poi bussano anche, e poi risuonano. sono sicuramente le cuginette che vivono nella casa che ha la porta sul nostro stesso ballatoio.
entra linda (5 anni), blaterando come una peperetta. si accomoda sul divano a guardare il cartone di alino (4 anni). samu (7) al tavolo con i suoi compiti li ignora. lui è grande.
la porta rimane aperta e dopo poco si muove leggermente e compare un barattolino di 1,5 anni. anita. l'amore mio detto arrostino data la tornitura di ganasce e gambe.
samu le va incontro, delicatissimo la fa entrare e chiude la porta.
penso: "con una sorellina sarebbe stupendo".
torna al tavolo a fare i compiti con me. gli dico nell'orecchio "la vorresti una sorellina?".
lui distratto continuando a colorare "si".
"davvero amore?!".
"si però mi devi dire come fate a farla"
penso: "ecco, è giunto il fatidico momento. ci sono passati tutti. dai, dì qualcosa di genitorialmente, paternalmente, pedagogicamente valido".

ferma il pennarello, mi guarda e con un po' di cantilena "daaiii, dimmelooo".
penso: ok, parti, dai non ti agitare.

"papà nel pisello ha un liquidino" (oh santo cielo!!! .... aiutooooooo) "... e se vuole fare un bimbo deve fare entrare questo liquidino nella patatina della mamma...."
"come lo fai entrare?"
"mi metto vicino vicino" (..... mi sono infilato in un tunnel e mi sovviene il famoso detto che dice: quando finisci in un vicolo cieco, arredalo!).
"nel liquidino di papà ci sono dei piccoli animaletti piccoli come microbini con la coda (ma come ho potuto tirar fuori st'idea del liquidino!!!!!!!!) la mamma, invece, (ora ti voglio !!!) nella patatina ha delle cosine microscopiche che sembrano degli ovetti"
"sono dei batteri?"
"no, ma sono piccolissimi come i batteri (che ne sa lui dei batteri!!)"
"beh, se un animaletto del liquidino di papi entra in un ovetto della mamma, da li comincia a nascere un bimbo"
mi guarda, interessato, abbassa gli occhi e si rimette a disegnare. ma rimuggina, lo vedo.
penso: "tesoro, mi sto sentendo un coglione, potresti per favore non farmi altre domande che già a queste ho risposto in una maniera così idiota che vorrei girarmi verso la panchina e chiedere la sostituzione con un padre più dignitoso?"

lui continua a colorare. taci che forse gli è bastato. mi dico: dai che ho limitato i danni. con un paio di anni di analisi verso i 18 anni ne uscirà ....
alza gli occhi, si ferma, riflette un attimo con la faccia di quello che se n'è accorto che non gli hai detto proprio tutto.
"e il liquidino come fai a farlo uscire"

driiiiiiiiiinnnnn
"pronto!, ..... Gemma!!!!!(mia suocera) ... che piacere sentirti ......

12 gennaio 2009

incredibile

suona la sveglia. 7.04.
mi rotolo un po' nel letto poi mi alzo, sveglio samu, colazione, moto, tutti a scuola; torno a casa, caffè con marci finisco di preparare alino, cappottino, casco e a scuola anche lui.
sono le 9.00 ho due ore libere. la spesa la fa sempre il mio socio, che è il cuoco del nostro ristorante.
faccio due commissioni in banca e posta poi me ne vado in palestra. un'oretta e mezza al club, nel più completo relax, poca gente, saunetta e sono pronto a partire.
alle 11.00 arrivo al ristorante, controllo le prenotazioni, faccio gli ordini per vino, cibo ed altro materiale incontro un rappresentante e comincio a preparare le tavole. prima delle 12.45 non arriva nessuno.

ecco i primi, due chiacchiere e si comincia, concentrato sui clienti, sui tempi della cucina, sui tempi dei clienti che nell'intervallo corrono, sui conti e le fatture da fare. faccio le solite peripezie col cliente sgarbato, i soliti salamelecchi con quello formale, due battute accennate a quello simpatico.

sono le 14.00 arrivano due tira tardi. li accogliamo lo stesso. accidenti a loro.
finito il giro, un'occhio al menù della sera, alle prenotazioni e alle scorte; la pulizia delle cucine la cura il socio.

sono le 16.00 ci si rivede alle 18. vado a prendere i bimbi a scuola e porto samu a tennis, lo lascio lì per portare alino a nuoto. poi riporto tutti a casa. sono le 18.00 il ristorante è sotto casa e devo andare.

alle 19.45 i primi affamati, poi uno dietro l'altro fino alle 22.45 quando arrivano quelli del dopo cinema.
è l'una sono sfinito. chiudo tutto e corro a casa. mia moglie stasera non mi ha aspettato e la trovo già nel letto. chissà se i piccoli hanno preso sonno bene o hanno fatto i matti.
chissà che favola hanno voluto sentire. glielo chiederò dommattina.

driiiiiiiiiinnnn, sono le 7.04 apro gli occhi... che nottata agitata ... ho sognato di cambiare lavoro e aprire un ristorante col mio amico cuoco gestore di ristoranti.

penso: chissà che vita sarebbe? chissà se mi porterebbe nella direzione giusta della ricerca della felicità? chissà dov'è questa direzione?

mi alzo, apro le finestre.
incredibile! oggi a genova c'è nebbia, non si vede a un metro.
ecco, appunto!

10 dicembre 2008

contatto

sono fermo al semaforo, in auto e sento bussare.
toc toc!
mi guardo intorno, nessuno.
toc toc!
ma da dove bussano? sono sul tetto? mi innervosisco.
toc toc!
mi agito, apro gli occhi, mi giro verso la sveglia: le 3.42

toc toc!
sbiascico a mia moglie: "ma chi cacchio bussa?"
"è Alino" fa lei ridacchiando.
"ALINO!?"
"si, vuole che vai di là".
"e te come lo sai che vuole me e non te" penso io .... vabbè.

toc toc!

insiste!!! è pazzesco, siamo passati dal frigno di quando era piccolo, al mugugno lamentoso con chiamata finale "paaaaaapiiiii" dei tre anni, alla convocazione con alfabeto morse dei 4 anni. toc-toc = vieni-qui (papà non lo ha detto però .... vabbè).
è proprio un fenomeno questo nanetto qui.

vado a prenderlo, lui come mi intravede si alza sulle ginocchia e si tuffa, che se non sono pronto si sfracella al suolo. nel breve tempo in cui raggiungo la sua stanza ha già fatto una accuratissima cernita dei peluches da trasferta. nanna bianca in mano sinistra, con pollice in bocca, pippo piccolo sotto il braccio, pecorella ricciola sdrucita nella mano destra ma con due dita libere per il contatto. dicesi contatto la pinzatura soffice che mi fa con pollice e indice sul lobo dell'orecchio appena mi salta in braccio.

"vieni rompino che ti porto nel lettone".
"è vero che in macchina sono io che mi posso sedere in mezzo e non la linda?" (la cuginetta che va all'asilo con lui al mattino)
"amore è notte nottissima, dormi e non fare questioni"

lo metto a letto, mi pinza ancora un po' il lobo e ridorme.

sono fermo al semaforo, col finestrino aperto, c'è gente intorno all'auto.
sdengggg. qualcuno m'ammolla un ceffone.
mi giro di scatto.
nessuno.
mi distraggo un attimo a guardare dall'altra parte.
sdengggg.
un'altra sberla, stavolta sul naso.
m'incazzo, mi volto di scatto, apro gli occhi. le 6.52 e mentre capisco che la mia notte è finita vedo una mano grassottella che percorre la mia guancia, la perlustra, trova il lobo e comincia a accarezzarmelo.

un altro contatto d'amore.
è stata un buona nottata.

23 novembre 2008

il ravanello

Sarà stata l'estate del 1971. Giurai di ricordarmi per tutta la vita che quello che avevo vissuto quel giorno, non avrei mai voluto riviverlo e non lo avrei mai augurato a nessuno.
Il problema era che non mi si "apriva" il pisello e data l'importanza del fatto era stata convocata la pediatra per provvedere, controllare, visitare.
Sapevo già che mi avrebbe fatto male perchè c'erano stati già dei conciliaboli familiari con tentativi annessi. Il dramma ormai era condominiale viste e sentite le urla che emettevo a tutti i tentativi. Tutti falliti.
La pediatra-orco (che le pediatre non sono mai dolci e belle, ma sempre brutte e grezze - si veda un mio vecchio posto relativo a quella dei miei bambini), dicevo, l'orco pettinato da pediatra entro, afferrò, scappucciò il povero pisello, io urlai come Mina, lei sentenzio che l'operazione andava ripetuta tutti i giorni magari con l'aiuto di vaselina, che io chiamai subito piselcera, cioè cera per il pisello.
Vabbè. (fux e gni ... lo so che ridete).

Ieri mia moglie entrando a letto mi sussurra "mi sa che ho fatto un casino". "cioè?" dico io. "Asciugando il pisellino di Alino (4 anni fra poco) mi sa che ho tirato troppo e lui ha urlato come un'aquila".
"TIRATO???, amore ma da quando per asciugare un micro-pisello si tira???, vabbè domani ci do un'occhiata".

Avete presente un ravanello maturo?
Spoglio Alino e gli dico "Amore vieni che papà ti controlla il pipo".
Urli immediati.
O santateresadigallura!
Il "pipo" in questione, roseo all'esterno ma particolarmente gonfietto, nascondeva al suo interno una roba rosso fuoco. Bastava aprire la puntina che usciva una roba orribile.
Dico sereno: "Alino, ci pensa papà".
Urli, contorsioni, suppliche, scalciamenti.
Penso: "Belin, ma quanto ha tirato???"
Capisco presto che non ha tirato niente, ma ha solo asciugato un pisello già infiammato per i fatti suoi.
Ripasso la storia pediatrica degli ultimi 7 anni e sentenzio a voce alta: "Acqua Borica!!!"
Urli, contorsioni, suppliche, scalciamenti.

Recupero il bottiglino, recupero Alino che nel frattempo è fuggito in dispensa e imposto la voce.
Parto gentile-rassicurante, poi divento tenero-supplichevole, viro verso un affettuoso-preoccupato ma al terzo calcio nelle palle e al secondo cartone in faccia ricevuti, passo al rugby.
Lo placco, lo immobilizzo, mi ci sdraio sopra, con una mano afferro il micro pirillo, con l'altra l'acqua borica aperta a sguazzo, ma mentre sto per agire mi viene un dubbio atroce.
Sarà acqua borica?.
No, perchè posso pensare di fare qualunque errore, ma di dare una secchiata, che so, di collutorio alla menta piperita sul pirillo in fiamme di mio figlio è fra le cose che non mi perdonerei mai.... figuratevi lui.
Lo annuso. Inodore. La breve pausa mi costa un altro calcio, ho allentato la presa!. Vabbè.
Non mi basta, non mi fido, magari è qualcos'altro ...... l'assaggio. Che schifo. Deve essere proprio acqua borica.
Ri-placco il satanasso ormai cianotico, afferro il ravanello bordeaux, lo scappuccio con velocità e ci svuoto mezzo bottiglino di acqua borica sopra.
Alino strepita, urla "voglio la mamma".Ormai è oltre la rabbia. In 8 secondi gli ho già dato tutti i motivi per uccidermi, farmi a pezzi e infilarmi nel frigo, diventare un naziskin, non finire le scuole medie e andare a fare il punkbestia ad amsterdam.

Lo libero, sfinito.
Guarirà bene, sentenzio soddisfatto. Lo coccolo un po' e lo metto a letto.
Ancora gli trema il pancino dal pianto. Lo sbaciucchio, gli spiego che papà lo sa come si cura un pipo infiammato. Lui mi dice "sei cattivissimo", però si fa baciare.

Esausto decido di andare a dormire anch'io, ripenso alla scena, "avrò esagerato?". di colpo mi ricordo della mia pediatra-orco..... Mi viene un colpo ..... avevo giurato a me stesso ...... accidenti.

Mi infilo a letto e sussurro a mia moglie: "mi sa che ho fatto un casino". "cioè, dice lei?". "il pipo di Ale ..... mi sa che ho tirato troppo anch'io...".

22 novembre 2008

dilemmi di lealtà

mi dico: "bentornato a casa".
l'azzurro del mio blog, il silenzio totale che mi serve per scrivere, lo stato d'animo che cerco per farlo, costituiscono un luogo del mondo nel quale vivo bene.
eccomi di nuovo qui.
ne sono felice.
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durante gli anni di studi pedagogici e di mediazione familiare (soprattutto quelli) ho sempre sentito dire, ripetere, quasi fino all'autoconvinzione che la separazione non è la fine della famiglia, non è una catastrofe, e che le parti coinvolte sanno trovare la via per riorganizzarsi.
credo di averlo detto, pensato e scritto anche io, ma confesso di aver sempre pensato mentre lo sentivo o lo dicevo "sarà poi vero?".
in effetti lo è. ci si riorganizza, ci si abitua, si riparte.
ma il punto non è quello, il punto sta nei costi pagati da tutti. è lì che si misura l'entità dell'eventuale danno.
il traguardo di ricominciare a parlare cordialmente, frequentarsi più o meno assiduamente anche se alternandosi, permettere a tutti di avere rapporti frequenti con i familiari non può essere il punto di arrivo o di sodisfazione ma deve essere il primo step di un lavoro molto più profondo e ampio che miri a ristrutturare il "disegno del mondo" che costituisce l'universo affettivo e formativo dei bimbi coinvolti.

detto questo, quando sento il mio caro amico, che si è separato da un anno, che mi dice con una certa dose di rasserenamento che suo figlio si è finalmente abituato e ha trovato il modo di stare con lui e di stare con la sua ex-moglie, dentro di me penso che la sua strada sia appena iniziata e sia molto in salita.
lo penso perchè mi sembra non gli salti agli occhi il dato più preoccupante .
non si accorge, cioè, che il bimbo quando è con lui non parla della mamma e quando è con la mamma mente non raccontando nulla del papà.
non si accorge che il pericolo per la formazione del suo cucciolo non sta nell'avere due case e due lettini, ma è avere un papà e una mamma che si screditano a parole, fatti, gesti, silenzi, creando dentro di lui una tempesta incontrollata ed incomprensibile di dubbi, di mancanza di punti di riferimento, con conseguente carenza di appoggi, di sicurezze, di conferme.
la soluzione dei disagi pratici (due case, due lettini) che insorgono quando i genitori si separano è una cosa che a certi bimbi riesce facile ed in certi casi divertente, perchè offre loro spazi ed occasioni per rapporti più esclusivi e profondi.
quello che invece è più complesso per loro è preservare intatto ed unito il loro universo formativo, fatto di scambi, incroci, conferme, miscugli continui fra ciò che ricevono da uno e dall'altro genitore.
l'interruzione di questo enorme flusso di informazioni li porta a dubitare ogni giorno di ciò che hanno imparato il girono prima, li porta a non riuscire più a riconoscere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e avere forti dilemmi di lealtà nei confronti di due persone con le quali vorrebbero essere solidali ma che impongono loro due linee differenti.
i danni provocati da queste dianmiche sono i veri problemi della separazione con figli ed io credo che, se il divorzio è stato giustamente accettato socialmente come una conquista per l'affermazione della libertà personale, il prossimo obiettivo che la nostra cultura deve porsi per progredire e quello di insegnare ai futuri genitori a essere consapevoli di come - eventualmente - ci si separa.

consiglio:
Galli Kluzer - Separati ma genitori - Ed. San Paolo
Oliverio Ferraris - Dai figli non si divorzia - Ed. Bur

stasera l'ho presa sul serio .....

23 settembre 2008

mi fai le coccole, tantissimissimissime?

quando vedo le due testine dei miei cuccioli appoggiate sul cuscino e sento le loro vocine che mi dicono "papi mi fai le coccole?" capisco che forse il nostro messaggio d'amore è passato.
il piccolo Alino - quasi 4 anni - è senza ritegno: "papi mi fai le coccole, tantissimissimissime?" e non c'è sera che non me ne vada senza che lui mi dica "no, non andare via, ancora un po' di coccole". samu - 7 anni spaccati - invece è più silenzioso, lui è grande, ma se le cucca che è un piacere, con anche qualche richiesta un po' più raffinata:"nella schiena papi", oppure mi prende la mano e ci appoggia la sua guancia sopra e me a tiene stretta perchè non la tolga.

ok, mi dico, missione compiuta!.
non potete fare a meno dell'amore, del calore, del contatto, conoscete il linguaggio della tenerezza, sapete chiedere, avete fiducia di ricevere, vuol dire che le vostre sinapsi affettive sono aperte, libere, attive, ingorde.
saprete amare.

quando ero ancora un ragazzo, ricordo di aver pensato spesso che i casini più grossi li avevo trovati nelle persone che non erano state amate.
ricordo di aver stilato e ideato uno dei classici dogmi che si poducono verso i 18 - 20 anni, quando cioè si comincia a capire qualcosa ma non si è ancora capito niente (ma a volte si azzecca). dicevo: "un genitore può fare tutti gli errori del mondo e sono quasi tutti perdonabili ma ce n'è uno imperdonabile, quello di non dare amore ai propri figli".

ebbene mi prendo la responsabilità di dire che almeno la seconda parte dell'aforisma è esatto.

poi possiamo spendere cento milioni di parole per disquisire sul significato vero del "dare amore".
mi limiterei a dire che non è sufficiente "amare" ma occorre "dare amore", cioè conoscerne i linguaggi, diversi per ogni età e per ogni tipo di bambino, utilizzarli ed insegnarli.
amare e basta invece, è qualcosa di muto, di interiore per chi ama, poco fruibile per chi desidera essere amato.

insegnare il linguaggio dell'amore è ciò che crea nei bambini la meraviglia del "saper chiedere" e l'incanto dell'"avere fiducia di ricevere", la serenità cioè nel mostrare la parte fragile di se che ha bisogno di conforto, e la certezza interiore che ogni richiesta troverà una risposta.
insegnare il linguaggio dell'amore è l'unica missione che un genitore non deve fallire ed imparare a farlo non è poi così difficile. basta provarci, riprovarci e riprovarci ancora, tutti i giorni, tutti i momenti, tutti gli istanti, tutta la vita.
alla fine questo fiume d'amore che abbiamo dentro sicuramente una via per liberarsi e inondare il mondo la troverà.