26 maggio 2009

ruggine e ferro

Ruggine e ferro
eravate e siete
ed io
che vedevo e so
sorrido
perchè di ruggine e ferro
vivo

25 maggio 2009

Papà e amico*

Papà, siediti e ascolta la mia canzone
E se te la senti canta anche tu
No, non c’è niente che ti voglio dire che non ti ho già detto prima
Ma, per usare parole tue, non puoi mai essere troppo sicuro

Vedi, nonostante non lo dimostri sempre
Sono contento che tu sia qui
Ho detto che sono contento che tu sia qui

Figliolo, è così strano sentire e vedere
Che qualcuno così diverso è un’anima affine alla mia
Può darsi che tu sia andato a destra dove io sarei andato a sinistra
Ma figlio mio, va bene. Avrò sempre il tuo appoggio.
Vedi, nonostante non lo dimostri sempre
Sono orgoglioso di te, figlio mio.

Giorni andati e in ognuno di quelli nuovi la voglia di essere come te

Ogni volta che ti guardo, vedo me stesso. Sono così orgoglioso di te.
Perché tu mi aiuti ad essere ciò che sono,
un uomo migliore.
Sono semplicemente così orgoglioso di te.

Alain: Papà, le tue opinioni sulla vita.. dimmi come si sono formate.
Be’, vedi, non conoscevo mio padre come tu conosci me.
Dane: Figlio mio, la vita è troppo breve perché io e te non restiamo in contatto.
Questo è il motivo per cui ti voglio dire che ti voglio tanto bene
Anche se non lo dimostro sempre, tu lo sai
E voglio che tu lo sappia

Ogni volta che ti guardo, vedo me stesso. Sono così orgoglioso di te.
Perché tu mi aiuti ad essere ciò che sono,
un uomo migliore.
Sono semplicemente così orgoglioso di te.

Sono qui e sarò, se posso, un padre ed un amico.

Ogni volta che ti guardo.

Ogni volta che ti guardo, vedo me stesso. Sono così orgoglioso di te.
Perché tu mi aiuti ad essere ciò che sono,
un uomo migliore.
Sono semplicemente così orgoglioso di te.

Sai che un giorno sarò anch’io nei tuoi panni
Sì e so che te la caverai perché sei figlio mio
Hey, papà, dimmi cos’hai imparato
Così non mi metterò nei guai
Figlio mio, te ne renderai conto vivendo, farai i tuoi sbagli
Ma andrà bene così, si impara vivendo
Si impara vivendo.


*Father and Friend - Alain Clark

20 maggio 2009

Federico*

Dedicata a chi mi ama.

Lungo il prato, dove un tempo pascolavano le mucche, c'era un vecchio muro.
Fra le pietre del muro, vicino al granaio, cinque allegri topi di campagna avevano costruito la loro casa.
Ma quando i contadini avevano abbandonato la fattoria, il granaio era rimasto vuoto.
l'inverno si avvicinava e i topolini dovettero pensare alle scorte.
Giorno e notte si davano da fare a raccogliere grano e noci, fieno e bacche. Lavoravano tutti. Tutti tranne Federico.
~Federico, perchè non lavori?~ chiesero.
~Come non lavoro~, rispose Federico un po' offeso.
~Sto raccogliendo i raggi del sole per i gelidi giorni d'inverno~
E quando videro Federico seduto su una grossa pietra, gli occhi fissi sul prato, domandarono: ~E ora, Federico, che cosa fai?~
~Raccolgo i colori~ rispose Federico con semplicità.
~L'inverno è grigio~
Un'altra volta ancora, Federico se ne stava accoccolato all'ombra di una pianta.
~Stai sognando, Federico~, gli chiesero con tono di rimprovero.
Federico rispose: ~Oh no! Raccolgo parole. Le giornate d'inverno sono tante e lunghe. Rimarremo senza nulla da dirci~.
Venne l'inverno e quando cadde la prima neve, i topolini si rifugiarono nella tana tra le pietre.
In principio si rimpinzarono allegramente e si divertirono a raccontarsi storie di gatti sciocchi e volpi rimbambite.
Ma, a poco a poco, consumarono gran parte delle noci e delle bacche, il fieno finì e il grano era solo un lontano ricordo.
Nella tana si gelava e nessuno aveva più voglia di chiacchierare.
Improvvisamente, si ricordarono ciò che Federico aveva detto del sole, dei colori e delle parole.
~E le tue provviste, Federico~ chiesero.
~Chiudete gli occhi~ disse Federico, mentre si arrampicava sopra un grosso sasso.
~Ecco, ora vi mando i raggi del sole. Caldi e vibranti come oro fuso~ E mentre Federico parlava, i quattro topolini cominciarono a sentirsi più caldi. Era la voce di Federico? Era magia?
~E i colori~ chiesero ansiosamente.
~Chiudete ancora gli occhi~, disse Federico. E quando parlò del blu dei fiordalisi, dei papaveri rossi nel frumento giallo, delle foglioline verdi dell'edera, videro i colori come se avessero tante piccole tavolozze nella testa.
~E le parole, Federico~
Federico si schiarì la gola, aspettò un momento, e poi, come da un palcoscenico, disse:

CHI FA LA NEVE, IL PRATO, IL RUSCELLO?
CHI FA IL TEMPO BRUTTO OPPURE BELLO?
CHE DA' IL COLORE ALLE ROSE ALLE VIOLE?
CHI ACCENDE LA LUNA IL SOLE?

QUATTRO TOPINI, AZZURRI DI PELO,
CHE STANNO LASSU' A GUARDARCI DAL CIELO.

UNO FA IL SOLE E L'ARIA LEGGERA
E SI CHIAMA TOPINO DI PRIMAVERA.
BOUQUETS PROFUMATI .. SERENATE,
CE LI REGALA IL TOPINO D'ESTATE.
IL TOPINO D'AUTUNNO FA SCIALLI E RICAMI
CON FOGLIE DORATE STRAPPATE DAI RAMI.
IL TOPINO D'INVERNO, PURTROPPO SI SA,
CI DA' QUESTA FAME ... E IL FREDDO CHE FA.

LE STAGIONI SONO QUATTRO. MA A VOLTE VORREI
CHE FOSSERO SETTE, O CINQUE O SEI.

Quando Federico ebbe finito, i topolini scoppiarono in un caloroso applauso.
~Ma Federico~, dissero, ~tu sei un poeta! Ti faremo una corona d'alloro!~
Federico arrossì, abbassò gli occhi confuso e timidamente rispose:
~Non voglio applausi, non merito alloro. Ognuno in fondo, fa il proprio lavoro~.






*di Leo Lionni / Babalibri

18 aprile 2009

non togliermi il sorriso

ho avuto un professore di pedagogia generale che mi ha affascinato e influenzato in maniera indelebile.
la metafora più limpida che utilizzava per discutere sulla educazione e sulla formazione dell'uomo era quella del "centro" secondo la quale l'uomo stava appunto al centro di un cerchio che diventava via via più ampio tanto più aumentava la sua capacità di rapportarsi in maniera fattiva con il prossimo (e quindi "educarsi") e tanto più era capace di elaborare e far sedimentare dentro di se tutto il materiale frutto di questa interazione, del proprio studio, del proprio pensiero (e quindi di "formarsi").
la metafora poi si arricchiva quando si parlava della fertile tensione che si sviluppa nell' uomo in formazione il quale - malgrado sia istintivamente proteso a rafforzarsi verso il proprio centro - subisce forze che lo allontanano da questo tutte le volte in cui entra in contatto con altri mondi, con altre persone, con altre possibilità formative.
l'uomo in formazione vive quindi una dimensione di continua instabilità che, se da una parte gli fa percepire l'angoscia della perdita frequente del proprio centro, dall'altra gli permette di percorrere una traiettoria formativa ricca, appagante, di infinita crescita - per tornare alla metafora - di ampliamento del proprio cerchio.

ecco, quello che sta accadendo a me, penso possa riferirsi a questo processo formativo che faticosamente cerco e affannosamente provo a realizzare.

parlare sul mio blog - quindi pubblicamente - della sberla data a mio figlio piccolo e cercarne le motivazioni è un tentativo - forse inconscio - di ampliare il mio mondo di padre, di mettere in discussione ciò che dentro me sento stonare, di mettermi in discussione come uomo e come padre.

la rabbia che mi hanno suscitato gli interventi da parte degli amici di nontogliermiilsorriso.org è senz'altro il grido di dolore che si sente quando qualcosa, qualcuno ti porta fuori dal tuo centro.
"ma come?!" - mi sono detto e ho detto a mia moglie - "ma come possono delle persone che nemmeno mi conoscono e nemmeno hanno letto il mio blog, dire che io picchio mio figlio?"

mi sono offeso, per i modi, per il tono, per i paragoni usati, per l'allusione a fatti che non ho commesso ne commetto, per l'invasione smodata, per l'assenza di domande chiarificatrici, per essere stato classificato violento, per mille altre cose.
ho perfino fatto un copia\incolla di tutte le frasi alle quali avrei voluto rispondere a tono.

poi mi sono fermato.
eh si, perchè io funziono così. mi conosco. so che quando una cosa mi fa arrabbiare moltissimo vuol dire che è giunto il momento di passarci attraverso e non di girarle le spalle.
allora ho riletto ogni singola parola che mi è stata scritta. senza pregiudizio, senza rabbia, senza giudizio.
ho semplicemente ascoltato.
finalmente, senza rabbia, ho sentito.

forse questa invasione è stata un dono. forse posso fare un giro dentro me stesso e rivedere qualcosa.
io non picchio i miei figli. lo so io e lo sanno loro. ma quel poco o tanto che può essere una (rarissima) sganassa porta comunque con se, dietro di se, dentro di se, un mondo che ho bisogno di visitare, perchè - ammetto e mi costa farlo con me stesso - non lo conosco.

sono un nuovo iscritto di nontogliermiilsorriso.org

sono momentaneamente fuori dal mio centro, ma il mio cerchio si allargherà.

09 aprile 2009

i mondi

mi sto domandando se davvero il mondo delle persone che sanno quello che fanno coi loro figli si divida in due: quelli che per scelta consapevole non sfiorano nemmeno con un dito i loro figli (per esempio mia sorella) oppure quelli che per scelta consapevole utilizzano le "sganasse" per dare determinati segnali (mia moglie ed io).

dicesi "sganassa" il vecchio caro "manrovescio" della nonnna Gina, cioè la sberlotta carica di significato simbolico e completamente priva di "contenuti" fisici. in sostanza il buffetto che fa capire che le parole e la pazienza sono finite, che la misura è colma, che si sta esagerando, che è giunto il momento di smetterla, che non si può più continuare su quella frequenza, insomma il gesto che mortifica momentaneamente ma non fa male. non deve fare male.

il post precedente - che mi ha fatto sentire il gestore di un forum vivo e interessante e mi ha ripagato della fatica con cui ho costantemente centellinato i post per cercare di scrivere solo quando avevo qualcosa di mio da raccontare che nel contempo "dicesse qualcosa" a tutti - cerca di parlare proprio del problema che investe tutti i genitori nel momento in cui "somministrano" gesti educativi ai loro figli e faticano ad trovarne la misura giusta, nel disperato tentativo di raggiungere il miglior risultato, facendosi largo tra mal di testa, frustrazioni, malumori, stanchezza, fatica, voglia di essere alle maldive, voglia di cambiare lavoro, voglia di far fuori un collega, problemi coi condomini, mal di schiena e altre amenità. il racconto è la fotografia dello stato d'animo di chi sa cosa è bene per i suoi figli, ma non rinuncia a monitorare se stesso ad ogni gesto, ad ogni incrocio, ad ogni sovrapposizione della propria vita con quella dei propri figli; è il racconto di chi, in questo continuo vigilare scorge nel prorpio operato errori di apprensione, errori di irruenza, errori di stanchezza, errori di distrazione, errori che non vorrebbe mai commettere ma ahimé .....

letti i numerosi commenti al post precedente - che come mai prima d'oggi mi hanno fatto essere fiero di scrivere in sta pagina blu che credevo muta - mi sono rafforzato nella convinzione che il mondo non debba essere diviso fra quelli che "danno sberle" (anzi botte) e quindi sbagliano e quelli che invece non toccano i figli (anzi non li picchiano) e quindi sono buoni educatori.
il mondo dei genitori si divide in chi è consapevole di ciò che fa con e per i propri figli e chi non lo è.

chi dà botte non è persona consapevole di ciò che fa con e ai propri figli.

la consapevolezza è la conoscenza dei gesti educativi necessari al proprio figlio del quale si conosce meglio di chiunque altro la storia formativa, unita alla conoscenza delle capacità ricettive che il figlio ha di tali gesti.
ogni gesto educativo è fatto da un codice di emissione del segno (nel genitore) e da un codice ricettivo (nel figlio). sta al genitore la responsabilità di valutare tutti e due.

se è come dico, allora forse si può fare una valutazione di tutto il percorso educativo nel suo insieme, valutando le infinite componenti che la compongono e che - tutte insieme - ne decretano il suo successo.
educare è il frutto di un infinito insieme di segni che ciascuna coppia di genitori trasmette consapevolmente e da un altrettanto vasto insieme di segni che trasmette inconsapevolmente.
la sganassa data o non data, o meglio utilizzata o non utilizzata, diventa uno dei mille tasselli che strutturano questo percorso, non IL TASSELLO fondamentale. sono sicuro che negli stili che non la utilizzano ci sarà qualcosa di equivalente che ne so un urlo, una punizione, un "non parlarsi", un distacco emotivo, ma il risultato sarà sempre lo stesso.

quindi, cari amici, forti di queste mille incertezze, mettiamoci al lavoro, che c'è un sacco da fare e soprattutto restiamo in contatto che il confronto è un gran educatore.

03 aprile 2009

Tuning

mezzanotte, vado a nanna. prima però il saluto ai cuccioli. carezzo il viso di samu, con lo stesso gesto delicato con cui lo sveglio tutte le mattine. mugugna un po' e si gira.
poi vado dal piccolo, nel suo lettone alto ikea, appoggio il viso sul cuscino, a fianco al suo e sto lì di fronte al suo musetto ad ascoltare il suo respiro, ad annusarlo.
guardo la sua guancetta, è ancora rossa. ci appoggio le labbra, è caldina. mi sento morire, povero piccino, la sberlotta che gli ho ammollato questa sera è ancora tutta lì.
lo guardo e mi sento stringere il cuore. vorrei che una formula matematica mi dicesse se sommando la validità - in cui credo - di uno schiaffo che interrompe le parole ragionevoli e stabilisce uno sbarramento invalicabile e sottraendo quel malsano carico di stanchezza è poca pazienza che ha fatto scattare lo schiaffo un po' troppo presto e un po' troppo forte, il risultato è stato positivo o negativo.

vorrei svegliare il piccolo per dirgli che gli voglio bene e che queste cose i papà e le mamme le fanno non per stizza o per nervosismo ma perchè dietro c'è un disegno, un progetto che vuole farli diventare degli ometti in gamba.
vorrei svegliarlo e scusarmi perchè, ora che sono più sereno e più calmo, mi viene il sospetto che quella sganassa rifilata durante il capriccio del lavaggio dentini non è partita da quel progetto ma da una fitta fortissima alla tempia che il suo urlo mi ha fatto venire sommandosi al mio malditesta.
vorrei svegliarlo e scambiare con lui qualche bacio per confermare a lui e a me stesso che anche se tutti e due sappiamo che quella sberla era sacrosanta e andava data, a tutti e due è sembrata anche un po' sbagliata e allora ci vorrebbe una approfondita sessione di baci per azzerarne gli effetti negativi e salvare solo quelli positivi e dirci ancora una volta - la milionesima - "ciao bel papà" "ciao bello amore".

avvicino le labbra al suo nasino glielo stringo un po'. lui si stropiccia, si caccia il ditino in bocca e comincia a ciucciare.

rovisto nella memoria e mi ricordo che c'era un tale che diceva che i bambini non hanno bisogno di papà e mamme perfette ma di papà e mamme che sbaglino e poi correggano i loro comportamenti e che è in questo lavoro continuo di sintonizzazione che si costruisce il valore del rapporto genitori\figli.

vabbè vado a letto va..... aggiusto le copertine .... do ancora un'annusatina .... domani si riparte.

18 febbraio 2009

il mio 59° Sanremo 2009

Afterhours 5,5
bella musica, pezzo così così, per sanremo ci vuole qualcosa di più immediato
3^serata spareggio: bella musica, bella energia, ma lui stona in continuazione. 5,0

Al Bano 5,0
solito schema, due urli, qualche luogo comune.
2^ serata: gran voce ma roba davvero datata. quasi da balera.
3^serata spareggio: …. Dai …però è simpatico. Perfetto per la comunione del figlio di Giggèdalessio. 5,5
5^ serata (finale): e tutti là a nuova york a piangere di malinconia per la bella italia. il suo vibrato mi fa venir voglia di sgozzarlo.

Alexia Lavezzi 5,0
lei bravissima meriterebbe un progetto artistico vincente. Lavezzi farebbe meglio a stare giù dal palco.
2^ serata: alexia un po' più brava, lavezzi un po' peggio ... se possibile.
5^ serata (finale): pezzo bello. vi prego, potete per favore trovare qualcuno che lanci questa bravissima alexia!!!!???? mi piacerebbe sentire un disco suo prodotto e scritto da Gatto Panceri tipo "thelma e luise" della pirma Giorgia. un capolavoro.

Carta 5,0
gli farei fare un corso di dizione. Canzone ultracommerciale. Vabbè
2^ serata: emozionato. Canzonetta tipica di Sanremo. Sono queste le canzoni che lo squalificano. Bisognerebbe resistere….
5^ serata (finale): con questo refrain avranno fatto 200 canzoni. tutte scontate, tutte che non valgono niente. però è giovane, è bello, anche lui lo avremo tra le palle per almeno un anno.

Davinci 4,0
il solito tributo che Sanremo deve pagare al Gigidalessiopensiero. Smascherato alla terza nota.
2^ serata: insopportabile alla seconda nota.
3^serata spareggio: è inutile, lo detesto. 3,0
5^ serata (finale): questo non ce lo toglieremo dalle balle più, festivalbar, domenica in, e tutte le radio negli stabilimenti. almeno sentendolo alla radio non vedremo sta faccia da c***.

Dolcenera 6,0
bel look, discreta canzone. Lei sempre brava.
2^ serata: ha cantato meglio. Canzone con tanta energia, bella e bella interpretazione. 7,0

Gemelli Diversi 6,0
un po' di impegno non guasta. in questo genere sempre uguale a se stesso semra conti solo il testo. Per un festival …… sembra un po' poco.
2^ serata: risentita è più piacevole. gli do 7,0

Leali 4,0
ma basta!
2^ serata: dopo 4 parole viene voglia di cambiare canale. Un testo così sotterra tutto il resto, che comunque non c’è. 3,0
5^ serata (finale): il testo è una roba di un livello infimo. nemmeno i boy scout in chiesa cantano roba così scontata. le foto dei bambini sullo sfondo che sembrano i suoi nipoti e non i figli della canzone. poi lui, se non urla, stecca tutto. che roba ....

Masini 6,0
prova un testo impegnato , un po' rabbioso. Non sembra tanto credibile. Pezzo bruttino.
2^ serata: non è vero, pezzo discreto. vabbè 6,5.
5^ serata (finale): quando vedo Masini mi sembra di essere in quelle feste di famiglia dove arriva il cugino alternativo che arriva vestito a capocchia, che parla male ma nessuno gli dice niente perchè in fondo tutti gli vogliono bene.

Nicolai Di Battista 9,0
pezzo "solare", lei - meravigliosa - lo rende eccezionale. Il marito fa il resto.
2^ serata: a risentirla è ancora più bella anche se nicky canta meno bene, più imprecisa. voto confermato.
3^serata spareggio: bravissimi ma dovessi dire, l’avrei fatta cantare a Irene Grandi. Nicky è troppo sofisticata/snob anche se ci prova un po’ di più. Ci voleva una matta. 8,0

Patty Pravo 7,5
pezzo stupendo, lei purtroppo non ci arriva bene con la voce. Le prossime sere canterà meglio.
2^ serata: eh si, proprio non ci arriva più. canzone bellissima.
5^ serata (finale): ora che mi hanno tolto i miei vincitori (Nicky Nicolai e Iva Zanicchi) tifo per lei. Stasera ha cantato divinamente.

Povia 6,0
pezzo coraggioso, tipo filastrocca, come sempre. Racconta "una" storia non l'omossessualità. Non capisco le polemiche.
2^ serata: beh, un po' meglio. la canzone regge. 7,0.
5^ serata (finale): mi sembra solido. non è un genere che amo e mi piacerebbe che la smettesse di fare canzoni spot o canzoni "cartello". Che diventi un artista e non solo un personaggio di rottura.

Pupo Belli ‘Ndour 4,0
gruppo assortito malissimo. Canzone orrenda con una buona idea sotto.
2^ serata: terribili. peccato per 'ndour.... grande artista.
5^ serata (finale): a parte che non mi piacciono, ma la voce di pupo nasale e metallica, vicino a quella calda di belli non c'entra davvero niente. e poi esce 'ndour che da questo mischione di toni risulta qualsi ridicolo. ma vaaaaa .....

Renga 6,0
da riascoltare. Sembra un esercizio vocale. Vedremo se ai prossimi ascolti si capisce meglio il valore del pezzo.
2^ serata: a risentirlo pezzo difficilissimo e bello. voto 7,0. lo voglio vedere a cantarlo ad ogni concerto ... bravo.
5^ serata (finale): e lui è il mio secondo. Sempre preciso e originale. Grande qualità.

Tricarico 4,0
questo raglia e c'è ancora chi dice che è bravo. Al massimo è intelligente, forse.
3^serata spareggio: finalmente canta bene o meglio raglia meno e si capisce che il pezzo è bello. 6,0

Zanicchi 7,5
pezzo stupendo e lei bravissima e sobria.
3^serata spareggio: l’avesse cantata Mina sarebbero impazziti tutti. Giro di chitarra favoloso. Canzone bellissima. 8,0

GIOVANI

Perbellini 6,5
acerbo ma con una voce e una personalità eccezionale per i suoi 18 anni. Pezzo discreto. Look imbarazzante: uguale al suo mentore.
2^ serata: Cocciante è Cocciante e ispira molto anche il giovane-sosia. Per lui meno emozione, per noi più calore. 7,0.
Performance singola di Cocciante: superba.
4^ serata performance corta: sempre meglio come era pensabile. è un talento sicuramente.

Molinari 7,0
voce favolosa, ottima interpretazione. Pezzo scolastico.
2^ serata: divertentissima, dotatissima. Benino con la Vanoni che però non le aggiunge niente. 7,5
Performance singola di O.Vanoni: stupenda.
4^ serata performance corta: un altro talento in una manifestazione che dovrebbe avere solo nuove proposte.

Irene 7,5
bel pezzo, bella voce, ottima presenza scenica
2^ serata: si presenta con un’armata di Big. Pezzo che trasuda zucchero da tutti i pori. Anche questa merita la vittoria.
Performance singola dei Big: una bella festa. Lei ricanta … non so se sia corretto … ma è una bomba. Bravissima. 8,5
4^ serata performance corta: sembra già una big affermata. già un gigante.

Malika 6,5
un po' imbastita. Timbro di voce interessante. Si muove come un orso. Da risentire
2^ serata: canta un po’ meglio, fa il verso a un paio di sue celebri colleghe. Paoli fa il coretto e basta. Piacerebbe sentire altro. 7,0
Performance singola di Paoli: il solito svogliato magico Paoli, con Malika che ricanta (!!) bene.
4^ serata performance corta: finalmente si capisce il suo valore. speriamo che smetta di fare certi gorgoglii.

Silvia Aprile 7,0
Brano che non decolla mai. Bella voce
2^ serata: brano soft, più atmosfera della prima serata. La voce di Pino Daniele ci sarebbe stata bene. 7,0
Performance singola di Pino Daniele: stupenda.
4^ serata performance corta: la canzone è bella ma forse lei non ha la stoffa della fuoriclasse.

Chiara Canzian 7,5
Voce interessante, vibrata e forte. Pezzo discreto che le impone urli inutili. Brava e sicura.
2^ serata: continuo a pensare che il pezzo la faccia strillare inutilmente. E’ brava e sicura. Vecchioni non aggiunge molto. 7,0
Performance singola di Vecchioni. Bellissima la scelta del pezzo .
4^ serata performance corta: appena la faranno smettere di strillare saranno gioie.

Karima 8,0
Pezzo sofisticato per una voce sofisticata. Finalmente un po’ di classe e un po’ di emozione, anche se con qualche imprecisione.
2^ serata: se non vince questa meraviglia ….. Classe in lei, in Biondi, in Bacarach. 8,5
Performance singola di Burt Bacarach: nessuna emozione, un piccolo revival di un grande artista.
4^ serata performance breve: non esageriamo, ma è l'unica che ha fatto ricordare il trasalimento che ci aveva preso quando era comparsa Giorgia.

Iskra 6,5
Voce con un’estensione pazzesca. Ha cantato malino un pezzo non adatto a lei, ma bello. Forse bloccata dall’emozione. Lei bruttissima … vabbè.
2^ serata: canta un po’ meglio ma sembra sguaiata. Dalla non migliora le sorti.
Performance singola di Dalla: un pazzo.
4^ serata performance breve: finalmente rilassata canta meglio e si capisce che il pezzo è un Dalla D.O.C.

Barbara Gilbo 6,5
Gran grinta. Pezzo aspro. Doti vocali medie. Aspirante loredana bertè politicamente corretta. Mah….!
2^ serata: a risentirla ….. che brutta. Ranieri non c’entrava veramente niente. 5,0
Performance singola di Ranieri: che bella canzone! Immortale.
4^ serata performance breve: niente, non mi piace, e lei ha poco .... solo la minigonna. non la rivedremo a lungo.

Arisa 4,0
Canta come si veste e come scende le scale. Un disastro. Pezzo scritto probabilmente dalla sua maestra dell’asilo. Ha proprio fatto cadere le palle.
2^ serata: un pezzo degli anni trenta, cantato da un clown. Ieri credevo fosse uno scherzo. Stasera ha pure cantato meglio … sta cagata orrenda. Penso agli esclusi che la vedono e rosicano. 3,0
Performance singola di Luttazzi: sofisticato.
4^ serata performance breve: che dire. nemmeno un errore ma un pezzo che ci riporta a Nilla Pizzi. lei è un personaggio assurdo. aspettavo che uscisse il cartello "siete su scherzi a parte", invece ha vinto lei. sembra che abbiano premiato il caso umano. dietro a lei dei futuri giganti. farà la fine dei Jalisse.

Anja 8,0
vincitrice di sanremo web conferma che le nuove proposte sono state il valore di questo sanremo. autrice e interprete di un bel pezzo, buona personalità, bella voce. speriamo abbia buone occasioni.

23 gennaio 2009

che piacere sentirti

suonano alla porta e poi bussano anche, e poi risuonano. sono sicuramente le cuginette che vivono nella casa che ha la porta sul nostro stesso ballatoio.
entra linda (5 anni), blaterando come una peperetta. si accomoda sul divano a guardare il cartone di alino (4 anni). samu (7) al tavolo con i suoi compiti li ignora. lui è grande.
la porta rimane aperta e dopo poco si muove leggermente e compare un barattolino di 1,5 anni. anita. l'amore mio detto arrostino data la tornitura di ganasce e gambe.
samu le va incontro, delicatissimo la fa entrare e chiude la porta.
penso: "con una sorellina sarebbe stupendo".
torna al tavolo a fare i compiti con me. gli dico nell'orecchio "la vorresti una sorellina?".
lui distratto continuando a colorare "si".
"davvero amore?!".
"si però mi devi dire come fate a farla"
penso: "ecco, è giunto il fatidico momento. ci sono passati tutti. dai, dì qualcosa di genitorialmente, paternalmente, pedagogicamente valido".

ferma il pennarello, mi guarda e con un po' di cantilena "daaiii, dimmelooo".
penso: ok, parti, dai non ti agitare.

"papà nel pisello ha un liquidino" (oh santo cielo!!! .... aiutooooooo) "... e se vuole fare un bimbo deve fare entrare questo liquidino nella patatina della mamma...."
"come lo fai entrare?"
"mi metto vicino vicino" (..... mi sono infilato in un tunnel e mi sovviene il famoso detto che dice: quando finisci in un vicolo cieco, arredalo!).
"nel liquidino di papà ci sono dei piccoli animaletti piccoli come microbini con la coda (ma come ho potuto tirar fuori st'idea del liquidino!!!!!!!!) la mamma, invece, (ora ti voglio !!!) nella patatina ha delle cosine microscopiche che sembrano degli ovetti"
"sono dei batteri?"
"no, ma sono piccolissimi come i batteri (che ne sa lui dei batteri!!)"
"beh, se un animaletto del liquidino di papi entra in un ovetto della mamma, da li comincia a nascere un bimbo"
mi guarda, interessato, abbassa gli occhi e si rimette a disegnare. ma rimuggina, lo vedo.
penso: "tesoro, mi sto sentendo un coglione, potresti per favore non farmi altre domande che già a queste ho risposto in una maniera così idiota che vorrei girarmi verso la panchina e chiedere la sostituzione con un padre più dignitoso?"

lui continua a colorare. taci che forse gli è bastato. mi dico: dai che ho limitato i danni. con un paio di anni di analisi verso i 18 anni ne uscirà ....
alza gli occhi, si ferma, riflette un attimo con la faccia di quello che se n'è accorto che non gli hai detto proprio tutto.
"e il liquidino come fai a farlo uscire"

driiiiiiiiiinnnnn
"pronto!, ..... Gemma!!!!!(mia suocera) ... che piacere sentirti ......

12 gennaio 2009

incredibile

suona la sveglia. 7.04.
mi rotolo un po' nel letto poi mi alzo, sveglio samu, colazione, moto, tutti a scuola; torno a casa, caffè con marci finisco di preparare alino, cappottino, casco e a scuola anche lui.
sono le 9.00 ho due ore libere. la spesa la fa sempre il mio socio, che è il cuoco del nostro ristorante.
faccio due commissioni in banca e posta poi me ne vado in palestra. un'oretta e mezza al club, nel più completo relax, poca gente, saunetta e sono pronto a partire.
alle 11.00 arrivo al ristorante, controllo le prenotazioni, faccio gli ordini per vino, cibo ed altro materiale incontro un rappresentante e comincio a preparare le tavole. prima delle 12.45 non arriva nessuno.

ecco i primi, due chiacchiere e si comincia, concentrato sui clienti, sui tempi della cucina, sui tempi dei clienti che nell'intervallo corrono, sui conti e le fatture da fare. faccio le solite peripezie col cliente sgarbato, i soliti salamelecchi con quello formale, due battute accennate a quello simpatico.

sono le 14.00 arrivano due tira tardi. li accogliamo lo stesso. accidenti a loro.
finito il giro, un'occhio al menù della sera, alle prenotazioni e alle scorte; la pulizia delle cucine la cura il socio.

sono le 16.00 ci si rivede alle 18. vado a prendere i bimbi a scuola e porto samu a tennis, lo lascio lì per portare alino a nuoto. poi riporto tutti a casa. sono le 18.00 il ristorante è sotto casa e devo andare.

alle 19.45 i primi affamati, poi uno dietro l'altro fino alle 22.45 quando arrivano quelli del dopo cinema.
è l'una sono sfinito. chiudo tutto e corro a casa. mia moglie stasera non mi ha aspettato e la trovo già nel letto. chissà se i piccoli hanno preso sonno bene o hanno fatto i matti.
chissà che favola hanno voluto sentire. glielo chiederò dommattina.

driiiiiiiiiinnnn, sono le 7.04 apro gli occhi... che nottata agitata ... ho sognato di cambiare lavoro e aprire un ristorante col mio amico cuoco gestore di ristoranti.

penso: chissà che vita sarebbe? chissà se mi porterebbe nella direzione giusta della ricerca della felicità? chissà dov'è questa direzione?

mi alzo, apro le finestre.
incredibile! oggi a genova c'è nebbia, non si vede a un metro.
ecco, appunto!

10 dicembre 2008

contatto

sono fermo al semaforo, in auto e sento bussare.
toc toc!
mi guardo intorno, nessuno.
toc toc!
ma da dove bussano? sono sul tetto? mi innervosisco.
toc toc!
mi agito, apro gli occhi, mi giro verso la sveglia: le 3.42

toc toc!
sbiascico a mia moglie: "ma chi cacchio bussa?"
"è Alino" fa lei ridacchiando.
"ALINO!?"
"si, vuole che vai di là".
"e te come lo sai che vuole me e non te" penso io .... vabbè.

toc toc!

insiste!!! è pazzesco, siamo passati dal frigno di quando era piccolo, al mugugno lamentoso con chiamata finale "paaaaaapiiiii" dei tre anni, alla convocazione con alfabeto morse dei 4 anni. toc-toc = vieni-qui (papà non lo ha detto però .... vabbè).
è proprio un fenomeno questo nanetto qui.

vado a prenderlo, lui come mi intravede si alza sulle ginocchia e si tuffa, che se non sono pronto si sfracella al suolo. nel breve tempo in cui raggiungo la sua stanza ha già fatto una accuratissima cernita dei peluches da trasferta. nanna bianca in mano sinistra, con pollice in bocca, pippo piccolo sotto il braccio, pecorella ricciola sdrucita nella mano destra ma con due dita libere per il contatto. dicesi contatto la pinzatura soffice che mi fa con pollice e indice sul lobo dell'orecchio appena mi salta in braccio.

"vieni rompino che ti porto nel lettone".
"è vero che in macchina sono io che mi posso sedere in mezzo e non la linda?" (la cuginetta che va all'asilo con lui al mattino)
"amore è notte nottissima, dormi e non fare questioni"

lo metto a letto, mi pinza ancora un po' il lobo e ridorme.

sono fermo al semaforo, col finestrino aperto, c'è gente intorno all'auto.
sdengggg. qualcuno m'ammolla un ceffone.
mi giro di scatto.
nessuno.
mi distraggo un attimo a guardare dall'altra parte.
sdengggg.
un'altra sberla, stavolta sul naso.
m'incazzo, mi volto di scatto, apro gli occhi. le 6.52 e mentre capisco che la mia notte è finita vedo una mano grassottella che percorre la mia guancia, la perlustra, trova il lobo e comincia a accarezzarmelo.

un altro contatto d'amore.
è stata un buona nottata.

23 novembre 2008

il ravanello

Sarà stata l'estate del 1971. Giurai di ricordarmi per tutta la vita che quello che avevo vissuto quel giorno, non avrei mai voluto riviverlo e non lo avrei mai augurato a nessuno.
Il problema era che non mi si "apriva" il pisello e data l'importanza del fatto era stata convocata la pediatra per provvedere, controllare, visitare.
Sapevo già che mi avrebbe fatto male perchè c'erano stati già dei conciliaboli familiari con tentativi annessi. Il dramma ormai era condominiale viste e sentite le urla che emettevo a tutti i tentativi. Tutti falliti.
La pediatra-orco (che le pediatre non sono mai dolci e belle, ma sempre brutte e grezze - si veda un mio vecchio posto relativo a quella dei miei bambini), dicevo, l'orco pettinato da pediatra entro, afferrò, scappucciò il povero pisello, io urlai come Mina, lei sentenzio che l'operazione andava ripetuta tutti i giorni magari con l'aiuto di vaselina, che io chiamai subito piselcera, cioè cera per il pisello.
Vabbè. (fux e gni ... lo so che ridete).

Ieri mia moglie entrando a letto mi sussurra "mi sa che ho fatto un casino". "cioè?" dico io. "Asciugando il pisellino di Alino (4 anni fra poco) mi sa che ho tirato troppo e lui ha urlato come un'aquila".
"TIRATO???, amore ma da quando per asciugare un micro-pisello si tira???, vabbè domani ci do un'occhiata".

Avete presente un ravanello maturo?
Spoglio Alino e gli dico "Amore vieni che papà ti controlla il pipo".
Urli immediati.
O santateresadigallura!
Il "pipo" in questione, roseo all'esterno ma particolarmente gonfietto, nascondeva al suo interno una roba rosso fuoco. Bastava aprire la puntina che usciva una roba orribile.
Dico sereno: "Alino, ci pensa papà".
Urli, contorsioni, suppliche, scalciamenti.
Penso: "Belin, ma quanto ha tirato???"
Capisco presto che non ha tirato niente, ma ha solo asciugato un pisello già infiammato per i fatti suoi.
Ripasso la storia pediatrica degli ultimi 7 anni e sentenzio a voce alta: "Acqua Borica!!!"
Urli, contorsioni, suppliche, scalciamenti.

Recupero il bottiglino, recupero Alino che nel frattempo è fuggito in dispensa e imposto la voce.
Parto gentile-rassicurante, poi divento tenero-supplichevole, viro verso un affettuoso-preoccupato ma al terzo calcio nelle palle e al secondo cartone in faccia ricevuti, passo al rugby.
Lo placco, lo immobilizzo, mi ci sdraio sopra, con una mano afferro il micro pirillo, con l'altra l'acqua borica aperta a sguazzo, ma mentre sto per agire mi viene un dubbio atroce.
Sarà acqua borica?.
No, perchè posso pensare di fare qualunque errore, ma di dare una secchiata, che so, di collutorio alla menta piperita sul pirillo in fiamme di mio figlio è fra le cose che non mi perdonerei mai.... figuratevi lui.
Lo annuso. Inodore. La breve pausa mi costa un altro calcio, ho allentato la presa!. Vabbè.
Non mi basta, non mi fido, magari è qualcos'altro ...... l'assaggio. Che schifo. Deve essere proprio acqua borica.
Ri-placco il satanasso ormai cianotico, afferro il ravanello bordeaux, lo scappuccio con velocità e ci svuoto mezzo bottiglino di acqua borica sopra.
Alino strepita, urla "voglio la mamma".Ormai è oltre la rabbia. In 8 secondi gli ho già dato tutti i motivi per uccidermi, farmi a pezzi e infilarmi nel frigo, diventare un naziskin, non finire le scuole medie e andare a fare il punkbestia ad amsterdam.

Lo libero, sfinito.
Guarirà bene, sentenzio soddisfatto. Lo coccolo un po' e lo metto a letto.
Ancora gli trema il pancino dal pianto. Lo sbaciucchio, gli spiego che papà lo sa come si cura un pipo infiammato. Lui mi dice "sei cattivissimo", però si fa baciare.

Esausto decido di andare a dormire anch'io, ripenso alla scena, "avrò esagerato?". di colpo mi ricordo della mia pediatra-orco..... Mi viene un colpo ..... avevo giurato a me stesso ...... accidenti.

Mi infilo a letto e sussurro a mia moglie: "mi sa che ho fatto un casino". "cioè, dice lei?". "il pipo di Ale ..... mi sa che ho tirato troppo anch'io...".

22 novembre 2008

dilemmi di lealtà

mi dico: "bentornato a casa".
l'azzurro del mio blog, il silenzio totale che mi serve per scrivere, lo stato d'animo che cerco per farlo, costituiscono un luogo del mondo nel quale vivo bene.
eccomi di nuovo qui.
ne sono felice.
------------------------------------------------------------------------------

durante gli anni di studi pedagogici e di mediazione familiare (soprattutto quelli) ho sempre sentito dire, ripetere, quasi fino all'autoconvinzione che la separazione non è la fine della famiglia, non è una catastrofe, e che le parti coinvolte sanno trovare la via per riorganizzarsi.
credo di averlo detto, pensato e scritto anche io, ma confesso di aver sempre pensato mentre lo sentivo o lo dicevo "sarà poi vero?".
in effetti lo è. ci si riorganizza, ci si abitua, si riparte.
ma il punto non è quello, il punto sta nei costi pagati da tutti. è lì che si misura l'entità dell'eventuale danno.
il traguardo di ricominciare a parlare cordialmente, frequentarsi più o meno assiduamente anche se alternandosi, permettere a tutti di avere rapporti frequenti con i familiari non può essere il punto di arrivo o di sodisfazione ma deve essere il primo step di un lavoro molto più profondo e ampio che miri a ristrutturare il "disegno del mondo" che costituisce l'universo affettivo e formativo dei bimbi coinvolti.

detto questo, quando sento il mio caro amico, che si è separato da un anno, che mi dice con una certa dose di rasserenamento che suo figlio si è finalmente abituato e ha trovato il modo di stare con lui e di stare con la sua ex-moglie, dentro di me penso che la sua strada sia appena iniziata e sia molto in salita.
lo penso perchè mi sembra non gli salti agli occhi il dato più preoccupante .
non si accorge, cioè, che il bimbo quando è con lui non parla della mamma e quando è con la mamma mente non raccontando nulla del papà.
non si accorge che il pericolo per la formazione del suo cucciolo non sta nell'avere due case e due lettini, ma è avere un papà e una mamma che si screditano a parole, fatti, gesti, silenzi, creando dentro di lui una tempesta incontrollata ed incomprensibile di dubbi, di mancanza di punti di riferimento, con conseguente carenza di appoggi, di sicurezze, di conferme.
la soluzione dei disagi pratici (due case, due lettini) che insorgono quando i genitori si separano è una cosa che a certi bimbi riesce facile ed in certi casi divertente, perchè offre loro spazi ed occasioni per rapporti più esclusivi e profondi.
quello che invece è più complesso per loro è preservare intatto ed unito il loro universo formativo, fatto di scambi, incroci, conferme, miscugli continui fra ciò che ricevono da uno e dall'altro genitore.
l'interruzione di questo enorme flusso di informazioni li porta a dubitare ogni giorno di ciò che hanno imparato il girono prima, li porta a non riuscire più a riconoscere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e avere forti dilemmi di lealtà nei confronti di due persone con le quali vorrebbero essere solidali ma che impongono loro due linee differenti.
i danni provocati da queste dianmiche sono i veri problemi della separazione con figli ed io credo che, se il divorzio è stato giustamente accettato socialmente come una conquista per l'affermazione della libertà personale, il prossimo obiettivo che la nostra cultura deve porsi per progredire e quello di insegnare ai futuri genitori a essere consapevoli di come - eventualmente - ci si separa.

consiglio:
Galli Kluzer - Separati ma genitori - Ed. San Paolo
Oliverio Ferraris - Dai figli non si divorzia - Ed. Bur

stasera l'ho presa sul serio .....

23 settembre 2008

mi fai le coccole, tantissimissimissime?

quando vedo le due testine dei miei cuccioli appoggiate sul cuscino e sento le loro vocine che mi dicono "papi mi fai le coccole?" capisco che forse il nostro messaggio d'amore è passato.
il piccolo Alino - quasi 4 anni - è senza ritegno: "papi mi fai le coccole, tantissimissimissime?" e non c'è sera che non me ne vada senza che lui mi dica "no, non andare via, ancora un po' di coccole". samu - 7 anni spaccati - invece è più silenzioso, lui è grande, ma se le cucca che è un piacere, con anche qualche richiesta un po' più raffinata:"nella schiena papi", oppure mi prende la mano e ci appoggia la sua guancia sopra e me a tiene stretta perchè non la tolga.

ok, mi dico, missione compiuta!.
non potete fare a meno dell'amore, del calore, del contatto, conoscete il linguaggio della tenerezza, sapete chiedere, avete fiducia di ricevere, vuol dire che le vostre sinapsi affettive sono aperte, libere, attive, ingorde.
saprete amare.

quando ero ancora un ragazzo, ricordo di aver pensato spesso che i casini più grossi li avevo trovati nelle persone che non erano state amate.
ricordo di aver stilato e ideato uno dei classici dogmi che si poducono verso i 18 - 20 anni, quando cioè si comincia a capire qualcosa ma non si è ancora capito niente (ma a volte si azzecca). dicevo: "un genitore può fare tutti gli errori del mondo e sono quasi tutti perdonabili ma ce n'è uno imperdonabile, quello di non dare amore ai propri figli".

ebbene mi prendo la responsabilità di dire che almeno la seconda parte dell'aforisma è esatto.

poi possiamo spendere cento milioni di parole per disquisire sul significato vero del "dare amore".
mi limiterei a dire che non è sufficiente "amare" ma occorre "dare amore", cioè conoscerne i linguaggi, diversi per ogni età e per ogni tipo di bambino, utilizzarli ed insegnarli.
amare e basta invece, è qualcosa di muto, di interiore per chi ama, poco fruibile per chi desidera essere amato.

insegnare il linguaggio dell'amore è ciò che crea nei bambini la meraviglia del "saper chiedere" e l'incanto dell'"avere fiducia di ricevere", la serenità cioè nel mostrare la parte fragile di se che ha bisogno di conforto, e la certezza interiore che ogni richiesta troverà una risposta.
insegnare il linguaggio dell'amore è l'unica missione che un genitore non deve fallire ed imparare a farlo non è poi così difficile. basta provarci, riprovarci e riprovarci ancora, tutti i giorni, tutti i momenti, tutti gli istanti, tutta la vita.
alla fine questo fiume d'amore che abbiamo dentro sicuramente una via per liberarsi e inondare il mondo la troverà.

19 giugno 2008

pronto amore!

dal marciapiede della stazione il quadretto era il seguente: mia suocera sorridente al centro del finestrino, già a dettar regole, che da quando è in pensione e non fa più la prof. un po' le manca e allora si esercita coi nipoti, Samu (6,5 anni) con la faccia di quello che "si vabbè ti saluto, ora vai però che le cose sdolcinate non mi piacciono", il piccolo Alino (3,5 anni) eccitatissimo di essere sul treno ma con un faccino un po' interrogativo tipo "si il treno è bello ma mi sa che fra un po' noi andiamo via e voi due restate qui".
io e mia moglie contenti a dire frasi di incoraggiamento, a far festa a questo bel viaggetto in treno verso la campagna con la nonna (e la bisnonna che è già là ..... mioddio!!!) per evitare momenti troppo strappa lacrime o scenate del cucciolo, che sugli addii è sempre un po' triste. inoltre - non neghiamocelo - ci diamo un tono anche per cercare di restare in equilibrio tra la necessità di non sembrare troppo euforici agli occhi della nonna alla quale abbiamo sbolognato i figli per sette giorni (che meraviglia) ed il timore di far trasparire agli occhi dei nostri figli la commozione di vederli andare via senza di noi.
parte il treno. Alino abbozza un faccino triste, i nostri saluti aumentano, il cuoricino si stringe .......... e vai cavolo, non potrebbero partire un po' più veloci sti treni, sembra lo facciano apposta.
abbiamo gli occhi lucidi e non ci guardiamo per reciproco rispetto della privacy, poi ci incamminiamo verso la nostra settimana di vacanza in città, con tanto lavoro e pochi orari (finalmente), niente corse all'asilo e niente rientri a casa volanti prima che la tata se ne vada, senza orari per la cena senza nonne da chiamare per il cinema senza culetti da pulire, marachelle da sgridare, dita nel naso da rimproverare, senza pigiamini da infilare e bimbi recalcitranti da domanre per far dormire, senza vocine nella notte che chiamano, senza corpicini messi storti nel lettone alla mattina a dare fastidio ........ e gioia.
sette giorni di libertà, di vacanza noi da loro e loro da noi.
tutta salute per tutti, mi dico con mia moglie tutti i giorni..........

pronto amore, sono papà.
(Alino)ciao, quando mi vieni a prendere?
Ci vediamo domenica.
quand'è domenica? oggi?
no piccolo, è fra qualche giorno. (groppo alla gola)
vabbè ti passo la nonna.
si ciao, fai il bravo.

pronto amore, ho pensato che forse potremmo dire a tua madre che nel week end andiamo su in campagna a prender i cuccioli.
si, le ho già telefonato. le ho detto che magari potrebbero tornare giù venerdì anzichè domenica.

ecco, appunto, che qui con sto silenzio e sta casa vuota non si sa più come andare avanti e di tutta questa libertà non si sa più che farsene.
sabato portiamo i nostri amori al mare.

09 giugno 2008

sotto l'ombrellone

quando ero un ragazzino, amavo già molto il mondo dei piccoli, ero attento, curioso, interessato.
la spiaggia di camogli era il mio luogo d'osservazione preferito. mi piazzavo sotto l'ombrellone e osservavo.
osservavo quella rimbambita della mia vicina che rincorreva il figlio con la pappa nel piattino emettendo i suoni più idioti e più affascinanti sperando che quel viziato del figlio mangiasse, e lui tiranno che apposta non mangiava.
osservavo quel buzzurro dell'ombrellone dietro che rispondeva al figlio che gli urlava dalla riva "papi guardami" senza avere la compiacenza di insegnargli a avvicinarsi e parlare piano.
ascoltavo quella di dietro che raccontava sconsolata che ogni sera si trovava il figlio piccolo nel letto, ma si capiva perfettamente che le faceva piacere.
inorridivo a sentire le sfuriate di quella sulla battigia - mai vista - che dava una ripassata al figlio urlando e strattondolo per un braccio per portarlo via dall'acqua dove si era cacciato senza permesso.
mi mettevo le mani nei capelli a vedere quell'oca dell'amica di mia sorella che baciava figlio e figlia sulla bocca, mischiando amore materno con gestualità adulte.
quasi mi imbarazzavo ad ascoltare le idiozie che uscivano dalla bocca di un papà - sicuramente boy scout - che con voce scanzonata dichiarava di essere il lupo mangia frutta e voleva a tutti i costi mangiarsi la mela, e dietro a correre, con la sua bella panza, dietro a un nanetto sovraeccitato.

avevo le mie belle idee chiare, rigide, dogmatiche.

poi sono nati samuele e alessandro e, piano piano, ho capito tutto il mondo che c'è dietro l'educazione di un bimbo. un mondo fatto di regole di riferimento che però devono essere mediate, smussate, alleggerite, soppesate, somministrate goccia a goccia, a seconda del momento, dell'età, dell'andamento della vita dei figli e delle vita della famiglia, addirittura a seconda dell'andamento della giornata. è un equilibrismo fatto di piccole sfumature e piccoli movimenti, è una ricetta da farmacista da realizzare con la più precisa delle bilance. e tutti giorni una ricetta diversa, tutti giorni ingredienti diversi, in quantità diversa, tutti i giorni un tono diverso, una parola diversa, un'idea diversa.

e allora può essere che un giorno sia giusto rincorrere il proprio cucciolo con la forchetta, un altro lasciare che urli senza essere sgridato, oppure portarlo ogni tanto nel lettone, o fargli provare l'ebbrezza di averti trascinato nel loro gioco preferito dove tu rincorri la mela che scappa urlacchiando opuure fargli sentire un po' il guinzaglio corto con una bella sganassa sulla guancia se fa troppo il monello.

e poi ci sono le labbrine umide, protese verso di te la sera prima di andare a nanna, che se per caso gli fai sentire l'umido ti senti dire "papi, che schifo" ma che ti danno l'emozione di avere accesso al mondo degli angeli, con gesto semplice e tenero.

quante cose che non sapevo, a Camogli sotto l'ombrellone .......

29 maggio 2008

:-)

la cosa più bella del mondo è tenere il proprio figlio in braccio.

22 maggio 2008

appuntamento al buio

papiiiiiiiiiiii.
guardo l'ora..... 3.18.........
è il piccolo, a metà notte, mugugna un po', io fingo di non sentirlo.
a volte smette......... mugugna ancora un po' ... si ciuccia il ditino, si grufa la sua nanna ... e si riaddormenta.
se invece chiama, bisogna andare.
ieri sera mettendolo a letto gliel'ho detto. "amore, stanotte la nanna si fa nel tuo lettino". vado lo stesso, lui è già in ginocchio, con le braccia tese e la nanna in mano pronto a farsi portare nel lettone.
"no amore, te l'ho detto, la nan......"
non faccio tempo a finire che si getta nel lettino e urla come un'aquila. "voglio venire nel lettone, .... c'è posto ... lo so"
amore mio.
provo a coccolarlo. è nero. mi dà un paio di gomitate e si rimette a ciucciare piangendo.
sono massiccio, resisto e torno a letto. si rassegna quasi subito.
bip bip bip bip bip
guardo l'ora 7,16. mi alzo, preparo la cola, sveglio il grande, che rugna ma è caldissimo e tenero. lo porto in camaletta giù in cucina, accendo i cartoni, mi faccio la barba, faccio cola con lui, poi denti tutti e due e si esce. lo porto a scuola in moto.
il piccolo ancora dorme. mia moglie lo porta all'asilo alle 9.
lascio samu davanti al cancello, lo guardo camminare con quel casco enorme e quella cartella enorme e mi fa tenerezza vederlo andare da solo.
saluta un grande, sorride ad un amichetto, mi saluta con la mano.
stop. fine della mia dose di figli mattutina.

driiiiiiiiin. "amore, torna in tempo che io tardo".
guardo l'ora: 18,57. ho promesso a mia moglie che la sera torno a casa alle 19 così sto un po' con i cuccioli.
due scemate, ancora una telefonata, poi sulla moto di corsa. arrivo sempre alle 19,30.
dlin dlon dlin dlon. di solito sento il piccolo urlare che vuole aprirmi lui.
niente. silenzio.
apre Samu. "Ale piccolo dorme già io sto giocando con Ale grande (l'amichetto)"
mi cambio, ascolto le novità della suola di Samu, torna mia moglie, facciamo i compiti con lui e poi lo portiamo a nanna.
nel lettino vedo il piccolo, dorme da 2 ore, spaparazzato, caldo, con la boccuccia a cuore. lo bacio, lo annuso, lo ticusso un po' fino a che non si ribella.
poi bacio Samu che è un ometto e dorme subito.
stop. fine della mia dose di figli giornaliera.

chissà che giornata ha passato Alino? chissà cosa ha imparato, se ha pianto o chissà cosa l'avrà fatto ridere, chissà se all'asilo si è divertito, se ha mangiato abbastanza, se ha fatto la cacca e se ha lavato i dentini. chissà che monellate si è inventato, se ha fatto i compitini o piuttosto ha detto alla maestra "Falli tu che io mi stanco", chissà se ha detto "Culo" per farsi notare da Ale grande e da Samu, chissà se ha fatto il rumore dell'orco che assomiglia ad un rutto e tutti trasaliscono quando lo fa, chissà se si è dipinto braccia e gambe col pennarello che va via, insieme alla cuginetta sul pianerottolo, chissà se ha sbagliato pennarello e si è dipinto con quello indelebile, chissà se si è vestito da calcio appena la tata lo ha perso di vista, chissà se ha chiesto mille volte uno "zicchirino" o se ha fatto scene per vedere la cassetta di paperino, chissà se ha scalciato suo fratello per non averlo vicino nel divano o se ha lasciato aperto il freezer 3 minuti per cercare i ghiaccetti rotondi, chissà quanti lividi nuovi ha sulle gambe e quanti graffi sul musetto, chissà se gli puzzicchiavano i piedini e se aveva le unghiette nere, chissà?

non vederlo nè al mattino nè alla sera mi intristisce. mi sento in astinenza, ho bisogno del mio gregge tutto presente e tutto a portata di mano, di occhio, di orecchio, olfatto e soprattutto di coccola.

ora me ne vado a nanna. alle 3.18 ho un appuntamento.

12 maggio 2008

per sempre

rieccomi.dannata alice che non ha funzionato per un secolo.

l'altra sera ho incontrato ad una cena una coppia che aspetta un bambino. erano stupendi, attoniti, inconsapevoli.
le persone che non hanno figli sembrano piccole. piccole nel senso che si usava quando eravamo piccoli. sembrano teneri, inesperti, ancora acerbi, con quell'aria spaurita di chi non sa se è sull'orlo del baratro o dell'infinito.
ho detto loro che li aspetta il periodo più bello della loro vita e li ho trovati sorpresi.
mi hanno detto: finalmente uno che ci dice qualcosa di carino, qualcosa di positivo, qualcosa di speranzoso. dicono tutti "vedrete", "la festa è finita", "ora saranno cavoli vostri".
che idiozia.
ricordo il giorno che è nato mio figlio samuele, ero felice. non me ne importava più niente del mondo. avevo lui in braccio nella saletta dove si fa il bagno e mi sentivo in contatto con l'infinito. ricordo di avergli sussurrato nell'orecchio "ciao amore mio, finalmente sei arrivato" ed in quel momento mi è squillato il cellulare; era mio padre che in vita sua non mi ha mai chiamato al mattino alle 8.15, ma quel giorno l'ha fatto.
"dove sei?".
"sono qui e ho samuele in braccio".
ricordo perfettamente di aver pensato che da quel giorno non sarei più stato lo stesso. ricordo perfettamente di essermi sentito in contatto con l'aldilà, ricordo perfettamente di avergli detto "tu vedi ancora gli angeli, vero?", ricordo perfettamente che qualcuno mi chiese com'era avere un figlio ed io gli dissi: "e' come il primo amore, però sai che sarà per sempre". ricordo che sapevo che avrei imparato subito a toccarlo conoscerlo, a capirlo. ricordo perfettamente che lo annusavo e sapevo che sarei stato un posto sicuro per lui.

stasera, dopo una giornata durissima di lavoro, dove la mia grinta e la mia forza sono state bersagliate da invidie, aggressività, incomprensioni e miserie, sono tornato a casa, ho preso i miei figli in braccio e li ho portati in camera.
poi mettendoli a letto, li ho annusati, abbracciati, morsicati, accarezzati e ho pensato che ora sono loro .... ad essere un posto sicuro per me.

11 marzo 2008

lavori in corso

un giorno, durante una lezione di filosofia dell'educazione il prof. ha chiesto quale fosse per noi la differenza tra la pedagogia e la psicologia.... così .... tanto per fare una domandina facile.
la risposta non arrivò subito.
lui allora cominciò a filosofeggiare che tutti noi rimanemmo a bocca aperta, fino a giugere al potente concetto che una domanda non deve chiamare necessariamente una risposta, una domanda va "abitata". bisogna cioè starci dentro fino a che tutte le possibili risposte non emergono facendo così prendere corpo alla nostra idea di risposta.
figo, mi sono detto !!!!
ammetto di avere anche pensato che a volte la filosofia assomiglia tanto al comico, infatti non sono riuscito a non farmi ritornare alla mente la famosa frase che ho sentito una volta da mio cugino che mi diceva: quando ti senti finito in un tunnel, arredalo.
stupenda anche questa !!!

vabbè, abitando sta domanda da cento kg, le risposte sono cominciate ad arrivare. la più convincente che ho trovato è che la pedagogia sia costruttiva, mentre la psicologia è ricostruttiva.
intendo dire che quando si fa un intervento su base psicologica, molto spesso si interviene per cercare di rimediare ad una distorsione del percorso formativo ed educativo di una persona, mentre quando si parla di un progetto pedagogico si sta cercando di costruire o ipotizzare un percorso formativo ed educativo possibilmente ideale per le persone a cui è dedicato.

in soldoni, tutte le volte che facciamo i genitori e decidiamo su due piedi che cosa dire o non dire, che cosa vietare e che cosa permettere, che cosa consigliare e cosa scoraggiare noi stiamo dando corpo al progetto formativo che abbiamo immaginato per i nostri figli. in quel momento siamo dei pedagogisti.
tutte le volte che cerchiamo di capire che cosa cavolo possa mai essere successo a quel bambino che si fa ancora la pipì a letto malgrado sia grandicello, o a quell'altro che picchia tutti e non riesce a stare attento a scuola, oppure a quello che non riconosce l'autorità o che invece non guarda mai negli occhi il suo interlocutore, in quel momento dobbiamo attingere a conoscenze di psicologia scoprendo poi che le piccole o grandi degenarazioni dei comportamenti dei bimbi (o degli adulti) trovano origine in un percorso pedagogico, fallito, insufficiente oppure semplicemente disattento.

mi sono fatto l'idea che sia molto più utile, per i papà e le mamme normali (e cioè senza velleità o necessità professionali ma solo genitoriali) approfondire temi pedagogici piuttosto che quelli psicologici.
dentro i libri di pedagogia c'è un mondo pieno di speranze e progettualità che travolge ed investe tutti noi quando abbiamo la fortuna di avere dei bimbi, ma verso il quale siamo tanto appassionati quanto impreparati.
lo so che nelle riviste viene sempre voglia di leggere gli articoli dello psicologo nella speranza di capire a cosa sia dovuta qualche nostra deriva mentale, ma vi assicuro che un libro di pedagogia vi farà scoprire dentro di voi un terreno fertilissimo che nemmeno immaginavate.

la figata ora sarebbe avere qualcosa da vendervi ...... hi hi hi ..... qualcuno ci cascherebbe .....

buona ricerca pedagogica.

10 febbraio 2008

quanta strada ...

c'è una lunghezza di capelli che detesto. quella intermedia tra il lungo ed il corto.
col casco non stanno a posto in nessun modo.
poi vieni il week end, non uso il casco, lavo i capelli, faccio il phon, mi guardo nello specchio dell'ascensore e mi sembro napo orso capo.
allora mi dico: lunedì vado da maurizio (il mio parrucchiere). poi il lunedì è chiuso, il casco schiaccia tutto, do la colpa a lui del mio stato pietoso e tiro avanti.
memore di questo sabato lo chiamo.
"avete mica un.... uno spazio per me".
maurizio è gentilissimo e omosessualissimo ed io faccio sempre attenzione ai termini che uso quando gli parlo. temo i lapsus freudiani. non perchè abbia pregiudizi, anzi, ma perchè gli omosessuali espliciti mi mettono un po' a disagio. esattamente come i machos espliciti, tutti tatuaggi e muscoli, oppure le femmine esplicite, tutte ammiccamenti e sguardi allusivi.
che ne so .... mi imbarazzo.

vabbè, maurizio non aveva posto, quindi vado da b***, consigliato da un amico. entro, do un'occhiata rapida, mi si fa incontro un omone serio e abbastanza asciutto nel comportamento.
che ne so .... mi sarò rilassato, .... avrò abbassato la guardia ... il suo comportamento mi avrà sviato, dopotutto per fare il parrucchiere non bisogna mica essere obbligatoriamente omosessuali - mi sono detto - ........... fattostà che dalla mia bocca è uscita la seguente frase:

"ciao, ..... avete mica un buchetto per me?"

i tre sguardi che di scatto si sono distolti dal lavoro per indirizzarsi verso di me, con un misto di interesse, ironia e compassione, mi hanno fatto provare un brivido lungo il filo della schiena, terribile.

inutile correggere, inutile tentare di indagare:
mi hanno preso per omosessuale e mi guardano come si guarda uno che ha sbagliato locale? oppure sono tre lupi mannari che non vedono l'ora di allungare i denti sul povero fringuello (....) inesperto?

b*** non fa una piega e indicandomi un collega mi dice: accomodati, ti fa subito lui (... oddio). giro gli occhi e compare luca, che con uno scatto del capo indietro si aggiusta il ciuffo, ... ha gli occhiali rossi e una magliettina nera attillata.

mi sento un povero fringuello.

luca lava i capelli benissimo e li taglia ancora meglio, ha una conversazione piacevole ed alla fine mi dice pure: "sei entrato che eri grigio, ora ti vedo più azzurro".

esco e penso: grazie luca, e scusa l'imbarazzo.

dovrò allenarmi, che ho due figli maschi e non si può proprio esludere a priori che non ci si imbatta in una situazione del genere, anche in famiglia.
ormai lo sanno tutti che non è mica una malattia o una patologia quella.
però quanta strada dobbiamo ancora fare noi papà per essere pronti a sentirci eventualmente dire: "papi, ti vorrei più azzurro" e non trattenere nemmeno una goccia d'amore verso il nostro figlio maschio che ce lo dice!?.

03 febbraio 2008

cuore caldo

Simone, passato al vaglio della mia strettissima maglia che setaccia le persone da accettare nella mia sfera affettiva, ha passato anche il vaglio – diverso e più severo – delle persone che mi interessano.
Posso voler bene a molte persone, ma possono interessarmene molte meno, o addirittura altre.

Accolto nel mio mondo, un giorno, l’ho voluto intervistare. Argomento dell’intervista: il suo ricordo del papà perso a quattro anni.
Stavo scrivendo la tesi sull’assenza paterna …. se non è assenza paterna quella!, mi sono detto.
Assenza incolpevole, certo, ma poi chi l’ha detto che l’assenza paterna sia una colpa? E poi, chi l’ha detto che l’assenza paterna configuri “sempre” una colpa?
Infatti l’assenza paterna è spesso l’effetto di una carenza culturale diffusa, quindi spesso è inesatto cercare la colpa nel singolo.
Altre volte, però, l’assenza paterna è semplicemente un caso. Il papà non c’è più.

Ora che Principessa (tre anni) ha perso il suo papà, la mia mente “esperta” di fresco pedagogista, il mio cuore distrutto di amico ed il mio istinto di papà, mi hanno portato a rovistare nei ricordi di quell’ora passata a parlare con Simone, quasi a cercare conforto per il futuro di quell’esserino che oggi, saltellando quasi distratta, è uscita dalla chiesa dove – intelligentemente – è stata portata a porgere l’ultimo delicato e riservato saluto (a fine messa, sola coi parenti) al suo papà che diventava un angioletto.

Che ne sai a tre anni di cosa voglia dire “mai più”? Il tuo orizzonte temporale, a quell’età, è brevissimo. Vuoi qualcosa subito, ti lamenti se non ce l’hai, poi ti distrai, rinunci gradualmente, smetti di chiedere. L’assenza del papà si farà sentire alla lunga, oppure stasera prima di andare a nanna, ma quello passerà subito.
Alla lunga conterà l’atmosfera, il calore e tutto quel reticolato di impressioni, ricordi, reminescenze, richiami, che la famiglia riuscirà a ricreare intorno alla piccola. Del papà bisognerà parlarne, sempre, bisognerà incoraggiarla a parlarne, sempre, bisognerà spiegarle l’uomo che era, l’amore che le regalava, la passione che aveva per lei.
Simone racconta di una sorta di “doppia idealizzazione” del padre che si è realizzata nella sua vita e quindi nella sua mente, nel suo cuore. Quella, cioè, dovuta al fatto che le persone che gli parlavano e gli hanno sempre parlato del padre, hanno – logicamente - sempre voluto rafforzare un’immagine positiva di lui. Lui ha sempre sentito parlare benissimo di suo padre, ha potuto costruire – malgrado la sua assenza – un immagine forte e valida di suo padre e questo ha rappresentato un puntello affettivo forte, una certezza, una sicurezza. Simone, quindi, conosce le sue origini, la qualità della persona che suo padre era, può intuire la direzione che da quel modello discendeva, e quindi seguirla nel suo diventare uomo.
Il secondo livello di idealizzazione rafforzativa è dovuto al fatto che le persone che gli hanno sempre parlato del padre, erano persone che avevano amato quel uomo, quindi all’immagine positiva che arrivava nei racconti, si sommava l’immancabile vena d’amore sottesa in ogni riferimento a lui.

Finita l’”intervista”, ricordo di aver pensato che forse un papà che non c’è più, non sia da considerare un padre “assente”; di certo non lo è come un papà che non sa fare il padre o – peggio - che non vuole fare il padre.

Allora stanotte, dopo tanto soffrire, vado a dormire con la speranza che Principessa avrà il suo papà. Anzi avrà un super papà.
Principessa sarà felice, saltellerà e vivrà felice, perché avrà il cuore caldo. Come il suo papà.


Grazie Simo (c'h.u.s.?).

Etichette:

30 gennaio 2008

ciao fabri

"ciao bimbi, papà è tornatooooo"

alino, il piccolo, arriva facendo il rumore della moto, mi corre incontro e mi sferra un colpo nelle palle che mi toglie il respiro. ultimamente fa così. per lui è un modo di giocare.
con un filo di voce dico. "fai piano amore".
samu, il grande, transita urlando inseguito dall'amichetto alessandro detto ale grande, visto che c'è alino (ale piccolo).
un pallone di pezza azzurro mi transita davanti e sfiora il portafoto sacro del matrimonio ed un pennarello nero, sicuramente non lavabile, volteggia rischiando di stamparsi sulla parete bianca.
sussurro "ben tornato...." e non riesco a capire se sono ironico o no.
la tata mi guarda, ride, e con un ghigno tra il furbetto e il disperato mi dice qualcosa tipo "glieli affido".

do una carezza a samu (il grande). "amore mi cambio e poi controlliamo i compiti". tempo a dirlo, il piccolo corre a prendersi un foglio bianco ci scarabocchia un po' sopra e urla "papiiiiiiiiii, sto sbagliandoooooo".
da quando samu ha i compiti, e lo seguiamo mentre li fa, il piccolo è un po' geloso di tutte quelle attenzioni e allora si inventa questo stratagemma del "sto sbagliando" per attirare l'attenzione. è uno spasso.
elaboro: bisogna che mi inventi qualcosina da fare "esclusivamente" col piccolo,

accorro a correggere lo scarabocchio del piccolo, sto un po lì, ancora con la cravatta, ed arriva il grande, col tono delle grandi novità: "papi lo sai che ho l'apparecchio?!" (in realtà un robo di gomma che serve per non ciucciare il dito). "amore, lo so, lo avevi già ieri".
elaboro: samu mi vede così poco che nemmeno si ricorda di cosa abbiamo parlato ieri. e pensare che stasera ho fatto tardi per fare ancora un salto in ufficio, dopo essere stato a milano. ne è valsa la pena?. risposta: no!. vabbè ..

alino si alza, comincia a correre, vuole che lo insegua, urlacchia, alza le braccia, si butta per terra, e ride appena mi vede che lo raggiungo. io corro, faccio rumore coi piedi, gli dico "se ti prendo ...." e lui invece di scappare crolla, ride e cade. "dai mordimi il culetto".
mi guardo "da fuori". mi vedo felice, mi vedo fortunato, lo vedo felice, lo vedo fortunato.
mi sento gli occhi lucidi ma non voglio. mi sento il magone ma non voglio. "davanti ai bimbi no" te l'ho promesso oggi, fabri, quando ho dovuto cominciare a pensarti lassù.
nascondo la faccia nel cuscino del divano mentre faccio la lotta e cerco di non pensarci. te l'avevo promesso.

ma come si fa?
ma come si fa a consolarsi?
ma come si fa a capire una cosa così?
come si può accettare l'idea che la tua bimba non abbia più un papà che la rincorre e tua moglie un marito da salutare la sera al rientro?
come possiamo continuare a farlo noi senza pensarti?

io voglio immaginarti in un mondo pieno di luce nel quale non ci sia lo struggimento che c'è ora quaggiù.
voglio pensarti sorridente e sereno, non triste con le braccia tese verso di noi che ci arrabbattiamo in questo dolore che non capiamo.
voglio immaginarti in un mondo dove il nostro dolore ti sembri un attimo al confronto dell'eternità, dove le nostre lacrime siano un leggero granello di sabbia e dove l'assenza e la lontananza non esistano.
Voglio immaginarti in un mondo di luce dove aspetterai chi ami e resterai per sempre.

noi, per il momento, continueremo a rincorrerci e ad amarci perchè quaggiù, lo sai, si vive di questo.

ciao caro amico.

20 gennaio 2008

top 10 anzi top 11

ricambio gli awards ricevuti.

i miei preferiti ultimamente sono questi.
preferiti soprattutto perchè mi preferiscono. mi scrivono. mi leggono. gradiscono quello che scrivo. quindi mi viene voglia di conoscere il loro blog. e la rete si forma.


A fux e laura grazie e bacio.

poi segnalo questi:
la mia madrina mamma per sbaglio

ed il resto dei miei preferiti:
movida69
lemoni
tartablu
chiara
esperimento
nina
the cat is on the table
mommi


tanto è il piacere di ricambiare le gentilezze, tanto la fatica di fare sto robo che compare il nome e cliccandoci sopra entri nel blog.
poi sono pure 11 anzichè 10 .... vabbe.
per la foto dell'award non se ne parla.

10 gennaio 2008

Ci vediamo domani

Caro papà,
stasera ho deciso di rispondere ad una domanda che non mi hai mai fatto.
Lo faccio sul blog, (un tempo ti avrei scritto, ricordi?) perché ogni volta che scrivo su questo blog sento i tuoi occhi che mi leggono con pudore, delicatezza, prudenza, quindi in questo blog ci sei anche tu.
Tutto sommato è anche un nostro luogo d’incontro.
Scrivendoti qui mi sembra di rendere omaggio a questo ennesimo canale di comunicazione che ci siamo inventati, di accogliere la tua infinita curiosità che amo, e anche di regalare a tutti coloro che mi leggono, un altro pezzetto di un rapporto padre - figlio.
Stasera il figlio sono io.

Che padre sei stato? (è questa la domanda che non mi hai mai fatto)
Ci sono un milione, un miliardo di risposte, perché sono milioni, miliardi, le volte che ti ho guardato e ti ho valutato, giudicato, misurato ed ogni volta avevo occhi diversi, metri di valutazione diverse, aspettative diverse, necessità diverse. Quindi posso innanzitutto dire che sei stato un padre fortunato perché una lettera così ti va di culo che la scrivo ora che ho 41 anni, due figli e la serenità che mi deriva dall’aver capito, perdonato e forse anche dimenticato quasi tutto, perché se l’avessi scritta in altri periodi burrascosi chissà cosa ne sarebbe uscito. :-)

Sei stato un padre che mi ha amato ma soprattutto sei stato un padre che ha sempre saputo farmi capire che mi amava. Conosci il linguaggio dell’amore. Chi vive con te è fortunato.
Sei stato un padre che ha molto amato, ma soprattutto che non si è mai vergognato di amare, così ho imparato che la felicità è amare, prima di tutto.
Sei stato un padre gioioso, che ha sempre trovato nell’ironia e nello spirito la chiave d’accesso delle persone, abbiamo riso, scherzato, inventato giochi, nomi, riti, favole, battute, modi di sdrammatizzare, di esorcizzare, di risolvere.
Sei stato un padre curioso, capace di stupirsi delle novità, di accogliere le più intricate diversità, di tollerare le più contorte incoerenze. Ho imparato l’ascolto, la cautela, la prudenza, la delicatezza.
Sei stato un esempio. Sempre.
Sei stato un padre coraggioso, che si è avventurato nelle sabbie mobili della parità dei sessi pur provenendo dalle montagne rocciose dell’educazione della nonna Ada. Ho imparato quanta strada andava ancora fatta per poter avere la speranza di arrivare.
Sei stato un padre tollerante che ha saputo far trasparire molto meno di quello che in realtà gli ribolliva nelle vene alla vista delle vie - e a volte delle derive – che percorrevo e affrontavo con beata spavalderia e necessaria incoscienza. Spesso ho detestato quel poco che traspariva, perché un figlio per andare avanti deve odiare, sbattere, vincere, superare, offendersi, vendicarsi, intestardirsi, verificare, non credere, non ascoltare (ma ricordare).
Sei stato un padre mite, e vivere senza aver mai sentito la tua voce alzarsi è stato un piacere, un regalo che hai fatto a tutti noi e che ora sono in grado di fare ai miei figli e a mia moglie, ma sapessi la fatica, la difficoltà, a volte la rabbia, che si prova a non poterti cacciare un urlo o mandarti a quel paese senza che caschi il mondo. Sei permaloso quindi con te si litiga sottovoce. Chissà se ti sono arrivati lo stesso certi silenti vaffan…..!
Sei stato un padre presente perché sapevi come si faceva a farsi sentire nel cuore, sapevi baciare, consolare, accarezzare, accogliere, perdonare, aiutare e sapevi farti trovare sei mi mancavi.
Sei stato un padre assente quelle volte che non hai saputo accorciarmi il guinzaglio, impormi un linea, sbarrarmi la strada e affrontare i miei urli, la mia ribellione, il mio acerbo disordine. L’avrei voluto anche da te. E poi l’ho desiderato quando chi lo aveva fatto fino ad allora se n’è andato via.
Sei stato una roccia a non accorciarmi il guinzaglio, a non impormi una linea, a non sbarrarmi la strada in questi stupendi vent’anni di lavoro insieme. Non l’avrei sopportato.
Sei stato una colonna in questi anni in cui mi hai permesso di vivere l’arrivo dei miei figli e le mie passioni per lo studio regalandomi tempo e serenità. Ora voglio regalarti altrettanto. Stai sereno, ho le spalle larghe.

In fondo, caro papà, a ripensarci, le risposte alla domanda che non mi hai mai fatto non sono milioni o miliardi.
La risposta è una:
sei stato il mio papà, ed è stato bellissimo.
Ci vediamo domani in ufficio.

13 dicembre 2007

una lustratina

Sono a tavola, finalmente a casa dopo una giornata fuori. Fuori da casa, fuori dalla famiglia, a volte anche fuori da me. Vabbè, lasciamo stare.
finalmente a casa, di nuovo “dentro”. Dentro a tutto, soprattutto dentro me…… Ho detto che lasciavo stare. Vabbè.
Siamo a tavola, Samu è un uragano di parole, risate, ruvidità nuove, imparate chissà da chi, chissà dove. Usa toni non suoi, non nostri, parole esagerate, smorfie un po’ maleducate, gesti bruschi, un po’ aggressivi. E’ come se fosse sporco. Se il suo corpo ha bisogno tutti i giorni di una doccia perché si è rotolato in mezzo a banchi, pavimenti, giardini, la sua testolina ogni giorno ha bisogno di una “lustratina” correttiva.
Mi si rivolge con fare strafottente, risponde male a una mia richiesta, fa un mugugno di insofferenza quando gli dico di andare lui a prendere l’acqua.
Campanello d’allarme.
Alt. Fermi tutti.
Lo guardo, fisso, lui prova a ridacchiare.
Lo continuo a guardare finchè non capisce. Si ammutolisce, abbassa un po’ gli occhi, mi sussurra “che c’è?”.
C’è che questo modo di fare non va bene, Samu, se è così che vi parlate a scuola con i tuoi amici a me non interessa. Così non si parla a un grande. Io non sono un tuo amico, ti è chiaro questo concetto?.
Attimo di silenzio, occhi suoi ancora più bassi.
Io lo fisso intensamente, serio e risoluto, e mentre lo faccio ripenso a quello che ho detto. “io non sono un tuo amico”.
Mi si chiude lo stomaco, rimango ancora zitto e ancora gli tengo lo sguardo piantato addosso.
Stiamo elaborando tutti e due questo nuovo concetto che ha fatto irruzione nel nostro rapporto.
Io taccio ancora. Non c’è nulla di più efficace di un bel silenzio dopo una frase incisiva. E poi non avrei fiato per dire altro, sono troppo impegnato a trattenere il panico e la vertigine di sapere di avere fatto la cosa giusta ma di avere dentro, malgrado tutto, una parte di me che si strugge al pensiero di aver dovuto ferire così seccamente quel fiorellino tenero che Samu ha al posto del cuore. Ma si che sono tuo amico, amore mio, ti amo, ti adoro, sei la mia vita …. vorrei dirgli.

Gli occhi fermi su di lui, la mia mente corre affannosamente a scartabellare in tutti i libri di psicologia dello sviluppo, le lezioni di pedagogia generale, le riflessioni e le certezze che mi sono costruito in anni di esperienza e di studio per arrivare all’istintiva certezza che in quel momento era giusto fare così.
Gli occhi fermi e sicuri su di lui e dentro di me una voce implorante che chiede a chissà chi “ho fatto giusto vero???”.

Educare è avere il coraggio di arrecare la “ferita” nell’amor proprio dei propri figli, ed è attorno alla fatica necessaria a cicatrizzare questa ferita che si costruirà una personalità forte e sicura di se. Caz** l’ho scritto sulla tesi!!!.

Io non mi sento “amico” dei miei figli. Mi sento molto di più. Io devo indicar loro la strada, devo dar loro spiegazioni sui significati della vita, devo insegnar loro il mondo, devo essere per loro “il mondo”, devo essere la loro base sicura da cui partire, la loro isola su cui poter approdare e contare, devo essere il guardiano instancabile che non smette mai di vigilare e correggere.

Ho ancora gli occhi su di lui, raccolgo le forze e riesco a trovare ancora un po’ di tono per dire severamente: “che bambino vuoi diventare?”.

Passano due minuti di silenzio. Mangiamo, distrattamente. Fa un sorrisino, versa l’acqua al suo fratellino. E’ di nuovo lui. La mia mano corre a toccarlo, accarezzarlo, a far pace. Lui struscia la sua capoccetta bionda sulla mia mano.
Ci vogliamo ancora bene, e siamo cresciuti un po' tutti e due.

21 novembre 2007

fanculo l'azionista

oggi no ce l'ho fatta.
quando avevo fissato un appuntamento da un collega che ha gli uffici vicino alla mia (ex)università, ex da due mesi, avevo avuto le prime avvisaglie. visitina preventiva al sito della facoltà, pagina degli orari, un piccolo post-it con l'orario delle lezioni del prof. Mario Gennari, lì, incollato con disattenzione nell'interno del portafoglio. Pedagogia generale 1 - ore 11,15.

poi l'appuntamento, importante, alle 9, tutti concentrati su una decina di contratti da rinnovare, (faccio l'assicuratore). buon ritmo di lavoro fino a che finalmente portiamo a termine i lavori. guardo l'ora, 11,07. che faccio vado? do buca all'ufficio e mi imbosco fino all'una? non è una cosa da niente perchè una lezione di Pedagogia Generale con Gennari non passa come l'acqua. Non esci come sei entrato, potresti uscirne un po' meno solido rispetto alle intenzioni (e alle promesse alla moglie) di non iscriverti al biennio di specialistica in Pedagogia generale. Potresti uscire con strane idee in testa, che so meno voglia di lavorare e più voglia di studiare, oppure potresti uscire in lacrime (mi è successo) oppure così assorto nei problemi della formazione e l'educazione dell'uomo da non riuscire a essere più sufficientemente sulla terra per affrontare di nuovo l'ufficio.
oppure potresti uscire con una voglia matta di non smettere mai più di provare questa fanatastica e appagante sensazione di energia che lo studio dà. quella inebriante fregola che prende quando senti il cervello che finalmente funziona, e con lui si muove anche il cuore, le viscere. e ti dici: bello questo posto dove vale se il cervello gira e con lui cuore e viscere. e poi ti dici anche: io non voglio andare in quell'altro posto dove le persone a cui vendo polizze non vogliono comprarle (malgrado ne abbiano un fottuto bisogno) e dove le persone per le quali le vendo (i capi della mia compagnia) non gliene frega niente se le vendo con un po' di coscienza oppure se le condizioni economiche che mi impongono per venderle sono sempre meno premianti per me. a loro gliene fotte solo del loro budget e dell'azionista.
io l'azionista lo odio.
stento a credere che sia un uomo. è un entità alla quale frega un caz** dell'uomo che io sono.

alla pedagogia invece frega soltanto dell'Uomo, e nel luogo dove si studia la Pedagogia frega molto dell'uomo che sono o cerco di essere.

a quel fantasma dell'azionista vorrei dire che ogni mattina mi alzo e vado in ufficio per me stesso, per guadagnare i soldi per la mia famiglia, per il piacere di incontrare e vivere con le persone con le quali lavoro (che oltretutto vedo più ore di quante ne possa dedicare alla persona che amo e ai miei figli) e per qualche sparuto cliente col quale c'è stima e rispetto reciproci. all'azionista vorrei dire che di lui non me ne frega niente. e odio questi sfigati di manager che parlano, per suo conto, con termini inglesi che non hanno capito fino in fondo e che hanno anestetizzato ogni loro pensiero e ogni loro scampolo di umanità. che ogni giorno commettono un sopruso, consumano una minaccia, organizzano una campagna di vendita truffaldina o furbesca. li disprezzo e vedo in loro quella cieca ed idiota mancanza di obiettività e di personale coscienza del mondo che, in maniera enormemente maggiore, avevano i capi nazisti: mi hanno detto di farlo, questi sono gli ordini, mi pagano per farlo e non per discutere.
sono persone orrende.
passare anche un solo incontro con uno di loro impoverisce la mia umanità e temo sempre che la comprometta per sempre.
stare anche una sola ora vicino a loro mi fa sentire contagiato. ogni parola che escogito per trovare un dialogo con loro è un passo di allontanamento dall'uomo che vorrei essere, dalla mia consistenza.

allora ogni tanto devo fuggire a sentire il professor Gennari che parla dell'uomo che si forma e si educa, l'uomo che si pensa e si trasforma, l'uomo che trova il suo centro al cospetto dell'altro, all'uomo che lascia che il mondo entri dentro di se per poi guardarsi e trovarsi diverso, nell'eterna instabilità e provvisorietà del movimento che lo porta dall'uomo che era verso l'uomo che vorrebbe fortemente essere. perchè l'uomo non è altro che la tensione verso l'uomo che ognuno di noi vuole, sogna e aspira ad essere.

l'azionista invece è uno stronzo in poltrona che legge i dati della borsa.
fanculo.

20 novembre 2007

due paradisi

Gli occhi di Samuele (oggi 6 anni) quando lo lasciavo all’asilo erano eccitati. Non facevo tempo a mettergli il grembiulino che scattava verso l’aula piena di amici, verso tutti quei giochi, tutte quelle novità, tutte quelle emozioni. Amore mio dagli occhi felici! Lui, primogenito, cresciuto nel silenzio, nell’esclusiva, nel tutto e tutti per lui, nel mezzo di una mega famiglia allargata formata dall’unione di due famiglie allargate, con 6 nonni, 4 bisnonni, amici, zietti, abituato da sempre ad amoreggiare con ciascuno dei suoi mille parenti, per conquistarsi le attenzioni, i regali, gli inviti a dormire, i vizi. Ma innamorato dei suoi giochi, capace di giocare da solo, felice e sereno nel suo silenzio.

Gli occhi di Alessandro (3 anni) quando lo lascio all’asilo, sono gli occhi di chi ha appena imparato a non piangere più quando mi allontano. “io non piangio più pecchè sono gande”. Però sul saluto ha sempre un sussulto, un attimo di intima disperazione. Amore mio, tenero e affettuoso!. Mi rincorre, con una smorfietta per incuriosirmi e convincermi a restare ancora un attimo, avvicina la mano alla bocca e mi sussurra all’orecchio. “Dimmi un segreto”. Ed io invento la cosa più banale che c’è ma che contenga parole chiave per lui: “la tua moto blu, i tuoi giochi, li nascondo nel mio cappotto e non li faccio vedere a nessuno, e quando torno a casa te li do, ma non dirlo a nessuno, è un segreto. Ti voglio bene”. E lui sussurrando a voce alta: “Si, va bene” e protende le sue labbrine umide verso le mie. E’ fatta. Posso andare. Lui, secondogenito, nato nel rumore, nel gruppo, abituato a stare in case affollate, uno di quattro, abituato a dividere le attenzioni di mamma e papà col fratellino, ma proprio per questo felice solo quando ci siamo tutti, quando c’è scambio, confusione, lite, rissa, presenza di … qualcuno, rumore. L'asilo è qualcosa della quale lui farebbe volentieri a meno. Lui vuole noi.

Gli occhi di Samuele quando arriva una persona nuova sono schivi. Lui ha il suo universo e da li guarda il mondo con attenzione, con tempi lunghi, con iniziale sospetto e apparente disinteresse. E’ timido. Ti scruta, ti studia e dopo un po’ quando ha letto i tuoi modi, il tuo linguaggio, i tuoi movimenti, piano piano si avvicina. Sembra dire. “chi è che disturba la mia privacy?”In questi anni ho visto gente fare breccia nel suo interesse e gente fallire miseramente. Generalmente i fallimenti sono stati quelli delle persone invadenti. Samuele è uno che ti sceglie e non vuole essere scelto.

Gli occhi di Alessandro quando compare una persona nuova in casa sono gli occhi del satanasso. Per lui la casa più diventa un bazar meglio è. E giù corse, urli, risate, pattoni amichevoli. Generalmente quando c’è gente in casa è sovraeccitato, ha le ganasce rosse, se lo metti a letto scoppia il finimondo. E’ di quei cuccioli che ti conquista disarmandoti. Ti corre incontro, ti abbraccia, ti bacia, e i nonni ingrassano, le ziette si innamorano, e lui arraffa coccole da tutti, si fa regalare caramelle (“camelli”) e si fa perdonare ogni cosa con una faccia da schiaffi impareggiabile. Poi è anche un po’ maldestro, corre a perdifiato, scontrando cose, inciampando, una specie di orsetto Knut. Ale è uno che non ha bisogno di scegliere, perché sono gli altri a sceglierlo. … e se lo trascuri ti sgrida: “fammi le coccole a me, …. Non in testa che mi fai-stidio, le bole nel collo”.

I miei occhi quando guardo gli occhi dei miei bimbi sono gli occhi di chi ogni giorno sprofonda in due paradisi.

14 novembre 2007

separazione e trauma

spesso sento dire o mi sento dire frasi del tipo: "come è stato passare attraverso il trauma della separazione dei tuoi".
ogni volta la domanda mi sembra mal posta.

intendo dire, capisco bene cosa mi si sta chiedendo o a cosa si riferisce chi si interessa al problema e non mi metto certo a rompere le palle facendo distinguo o precisazioni, però il punto in questione è un altro.

proviamo a fare ordine.

quando due genitori si separano, essi, insieme ai figli, sono coinvolti sicuramente in un faticoso percorso di riorganizzazione delle relazioni che, se mal gestito, può causare traumi ai protagonisti. va tuttavia tenuto in considerazione che la maggior parte delle famiglie riesce a riorganizzarsi egregiamente, trovando nuovi equilibri che spesso dischiudono - fuori dalle disarmonie familiari - nuovi spazi per relazioni molto più intense ed arricchenti di quanto non fosse possibile durante la iniziale organizzazione familiare: madri che si rasserenano, padri che imparano a fare i padri, figli che scoprono che i loro genitori sono persone ricche di sentimenti, sogni e debolezze e non "miti" immobili e imperscrutabili.

quando due genitori hanno un pessimo rapporto , essi, insieme ai figli, spesso sono invischiati in realtà familiari caratterizzate da relazioni patologicamente bloccate, deludenti, conflittuali, dalle quali non sempre hanno le energie, il coraggio "sociale" e la forza d'animo di uscire optando per la separazione. spesso, anche quelli che riescono a compiere il passo della separazione, non riescono - allontanadosi gli uni dagli altri - a trovare un armonia ed un sistema di relazioni all'interno dei quali coltivare l'educazione dei figli e tutte le necessarie attività di cura utili alla loro formazione personale. un fallimento di questa portata, che fa sconfinare la crisi coniugale nella sfera genitoriale paralizzandone le atività, può creare gravi traumi ai protagonisti.

quando una coppia ha un buon equilibrio coniugale, bisogna stare molto attenti ad escluderla dagli ambiti all'interno dei quali si possono creare situazioni traumatiche. possono esistere, infatti, coppie che hanno basano il loro equilibrio su un rapporto pericolosamente asimmetrico, privo di alcuna condivisione delle responsabilità gentitoriali, con esiti gravi tipo assenze affettive, assenze paterne, incapacità materne etc.
credo che tutti abbiamo conosciuto, figli di papà drogarsi oppure venire divorati dall'anoressia, o sconquassati dalla bulimia o dall'acool. non erano mica tutti figli di separati. probabilmente erano figli di coppie la cui sfera coniugale era così inconsistente da non riuscire a sviluppare la minima capacità di prendersi cura dei figli.

quando una coppia ha un buon equilibrio, infine, bisogna fare attenzione che al suo interno uno dei genitori non abbia subito nell'infanzia traumi da maltrattamenti, da trascuratezza nelle cure ricevute o altri simili traumi, perchè questo tipo di genitore potrebbe far patire ai propri figli, involontariamente si intende, le stesse pene che egli ha patito da piccolo, per un diabolico fenomeno di perpetuazione dei comportamenti ben noto in psicopatologia.


quindi mi sembra di poter contestare l'equazione: figlio di separati = traumatizzato mentre vedo più probabile l'equazione: figlio di coppia "fallita" (separata o, peggio, non separata) = probabile problematicità, figlio di genitori disattenti o incapaci= probabile problematicità e infine figlio di genitori con infanzia problematica = probabile problematicità.

12 novembre 2007

trent'anni di danni

Diciamocelo chiaro, se ognuno di noi mettesse insieme tutto quello che ha visto succedere, che ha sentito raccontare o che ha personalmente pensato di mettere in atto (o addirittura attuato) in tema di separazione, verrebbe fuori la migliore telenovela del secolo. E questa sconfinata cultura spesso trasuda da ogni nostra parola, da tutti i gesti ed i commenti quotidiani che facciamo. A volte invece, questo enorme bagaglio rimane sopito sotto la coltre, sembra quasi di essere in presenza di un ingenuotto, di un puro, di uno che crede ancora nelle favole, ma poi basta che l'amicio, il fratello, il vicino di casa si separi che ecco spuntare il mostro che è in lui, il "cattivo consigliere".
Fagli questa ritorsione, parlagli solo tramite raccomandata, non fargli più vedere i bambini, dichiara di non guadagnare niente, fatti licenziare e riassumere in nero, denuncialo per pedofilia, falla pedinare, controlla il cellulare, fai capire ai tuoi figli che tipo di madre hanno, dì loro che loro padre se ne frega di loro....
Mi fermo ma potrei continuare per ore.

Nell'era del "sacro divorzio" post anni 70, ci siamo cimentati nella nobile arte del divorzio, arte nella quale al centro del palcoscenico ci stanno due ex coniugi che hanno una gran voglia di sconfiggersi. Eh si, perchè il sistema ha deciso che va premiato chi vince - e che quindi assume il titolo di "genitore idoneo" - mentre il perdente sarà accantonato con il titolo di "individuo non idoneo alla genitorialità ma idoneo al sostentamento economico". E' un dato conosciuto che il 93% dei divorzi hanno visto affidare i figli alle madri. (Oggi c'è una nuova legge, per fortuna, che ha introdotto maggiore equilibrio).

L'errore sociale che abbiamo commesso non sta nell'assegnazione dell'affido (quello è l'effetto), ma nel concetto errato di mettere al centro del palcoscenico delle vicende di divorzio i coniugi; è questa la causa!.
Mettendo al centro del divorzio i coniugi in contrapposizione frontale, si è insaturata la logica del vincitore/vinto. E' questa errata prospettiva che ha fatto nascere la figura del genitore idoneo (affidatario) e quella del genitore non idoneo (pagatore-visitatore sporadico).

Abbiamo fatto una trentina d'anni di danni (che è anche un bello scioglilingua) per poi accorgerci che ci eravamo dimenticati i figli. Come quelli che si dimenticano la moglie all'autgrill e poi quando a sera tornano a prenderla si sorprendono perchè è un po' incazzata.
Siamo dei fenomeni. Vabbè.

Ed eccoci qui adesso a dover cominciare da zero, o quasi, a farci una nuova cultura. Non più quella della lite, della distruzione dell'avversario, del suo annientamento, ma della distinzione fra genitorialità e rapporto di coppia. perchè due persone hanno tutto il diritto di non amarsi più e di mettere fine ad un rapporto di coppia, ma questo non toglie loro la responsabilità che loro hanno nei confronti dei figli, della loro formazione di persone con un universo affettivo e relazionale da salvaguardare integralmente.
Ma se allora si vuole cominciare a farsi una cultura di cosa voglia dire per la formazione di un bimbo, l'integrità del suo universo affettivo e relazionale, ci si accorge subito che questo universo è fatto di rapporti frequenti, liberi e significativi con ambedue i genitori ed i loro rispettivi nuclei.
Se ci si accorge di questo allora forse si comincia a evitare o condannare ogni gesto che possa allontanare o screditare il partner dal quale ci si sta separando agli occhi dei figli, perchè così facendo non si ferisce lui ma l'universo affettivo dei figli. Si comincia allora a dover attuare delle strategie di lite e conflitto (sacrosanto intendiamoci) che si limitino alle vicende di coppia e tengano immuni il più possibile i figli. Si comincia a mettere al centro del palcoscenico i figli anzichè la coppia che si divorzia.
Allora forse avremo genitori separandi che si preoccupano di non distruggere l'immagine dell'ex-partner, parenti e amici che smettono di consigliare e aizzare l'amico affinchè sbaragli "l'avversario" come se si fosse a tifare per il Milan, avvocati che si parleranno fra loro per impostare vertenze esclusivamente economiche lasciando ai Mediatori Famigliari il compito di riorganizzare le relazioni famigliari, avremo giudici che utilizzeranno con equilibrio la nuova ottima legge sull'affido condiviso.
E poi forse fra qualche generazione, avremo genitori che insegneranno ai loro bambini coma diavolo si fa a fare i mariti e le mogli in questo mondo che è cambiato tantissimo e non può più vivere con gli schemi ed i modelli che hanno funzionato per due secoli e mezzo ma ora vanno modificati.

dopodichè cari mariti, segate pure i tacchi alle scarpe della moglie, e care mogli, rigate pure tutte le fiancate dell'auto del marito, ma giù le mani (e le parole) dai vostri bimbi.

05 novembre 2007

la misura dell'amore

oggi mio figlio samuele di anni 6, giocando a biglie con me in salotto ha bestemmiato. serenamente.
da come l'ho guardato ha immediatamente capito di aver fatto una cosa bruttissima.
da come è trasalito ho capito che non sapeva assolutamente cosa aveva detto e fatto.
sono logicamente seguiti lunghi minuti di serissima spiegazione, i suoi occhi fissi su di me, il suo viso basso, la mia voce incalzante, ferma, severa, accorata.
molto difficile dover spiegare anzichè sgridare quando vorresti fare la cosa più definitiva e efficace del mondo.

poi una carezza, sul suo viso triste, e via, avanti così, pronti per la prossima contaminazione che arrichirà la sua vita, chissà con quale linguaggio, chissà in quale direzione. mio dio che paura.
mica potremo chiudergli le orecchie per impedirgli di sentire, neppure potremmo chiudergli la bocca per impedirgli di ripetere, oppure immobilizzarlo per non fargli nemmeno provare l'ebbrezza che si prova a fare qualcosa di nuovo, di brutto, di grave, di più grande di lui.
potremo solo sperare di essere abbastanza bravi da insegnargli un codice di comprensione, di selezione, di valutazione e riuscire a renderlo capace di comprendere, valutare e selezionare da solo.

educare un figlio non è più tenersi il bambino in casa, a giocare sotto il tavolo, o nell'aia di casa con il fattore, o nel sagrato con il parroco, dove tutto era sotto controllo, dove tutto era condiviso da tutti, dove il linguaggio era lo stesso per tutti e il bene era così facile da riconoscere ed il male così lontano...

educare un figlio oggi è insegnare dei codici di comprensione della realtà che entra nella nostra vita da qualsiasi parte. ogni giorno torni a casa e non sai da quale parte sta arrivando il prossimo attacco. siamo ormai senza alcun filtro ed un figlio a scuola, è un figlio che è già alla scoperta del mondo che ha bisogno di dare significato a tutto quello che vede.
educare un figlio oggi significa recitare come quegli attori coraggiosi che chiedono al pubblico di decidere loro l'argomento sul quale vogliono essere intrattenuti.
e allora dico che bisogna arrivare a questo momento armati di due armi assolutamente necessarie: una vivace consuetudine affettiva con i propri figli, ricca di gestualità e fisicità, ed una perseverante, caparbia, testarda, assidua attenzione alla loro vita, segnale inequivocabile di un profondo sentimento di cura.
perchè un figlio dovrebbe ascoltare noi anzichè un suo amico, un suo idolo, un suo modello esterno? la risposta è: perchè noi possiamo utilizzare il linguaggio ed il veicolo del sentimento d'amore che è una chiave di accesso con la quale possiamo conquistare e mantenre una posizione privilegiata nell'ascolto da parte dei nostri figli e poter quindi agire per il loro bene.
come si fa - allora - a far sentire amato i figli? la risposta è: prendendosi cura di loro e questo vuol dire, toccarli quando sono piccoli, lavarli, ninnarli, scaldarli, e poi parlargli ascoltari, capirli, quando cominciano ad essere più grandi. e poi sgridarli, indicando loro la strada, che un bimbo non ha bisogno di un amico che lo perdoni ma di un adulto esperto che gli insegni a vivere.
l'amore di genitore si dimostra prendendosi cura dei propri figli.
i figli l'amore lo misurano con la qualità della cure che hanno ricevuto.

23 ottobre 2007

otto cose sulla fux

raccolgo l'invito di fux a partecipare ad un gioco con queste regole: bisogna parlare di otto fatti a caso che riguardino se stessi in un post dedicato.
pare che si dica che sono stato taggato.... boh ...

siccome fux è mia sorella io cambio un po' le regole scrivo 8 cose su di lei.

1. ho sempre pensato che mia sorella fosse bellissima. soprattutto quando faceva le gare di ginnastica ritmica. andavo a vederla e ne ero così rapito che dovevo nascondermi perchè mi commuovevo, poi non potendomi innamorare di lei mi innamoravo delle sue compagne. Con maria laura andò così. avevo 14 anni.

2. da piccoli giocavamo tantissimo insieme. io ero dispettoso - per gioco - lei si incazzava per la gelosia tipica dei primo geniti e si vendicava mettendosi, per dispetto, il cappellino di lana beige tutto indietro nel modo che mi dava fastidio solo a guardarla, io che lo portavo calcato giù sulla fronte. l'avrei ammazzata. vendetta riuscita.

3. quando la sera la mamma ci sentiva ridere in camera invece di dormire accorreva furiosa tallonando a piedi nudi sul marmo. noi - temerari - le facevamo il verso fino all'istante in cui faceva irruzione in camera. Dicevamo: dan daradan, dan daradan, dan daradan. (era il rumore dei passi). e ridevamo come dei maledetti. avevo 3 anni.

4. una sera, durante una rivolta contro l'Elvira (la nostra tata di allora) le tirammo una mela, mancandola. Centrammo un vetro della finestra della cucina e dichiarammo, approfittando del fatto che sapevamo che ad Elvira non credevano tanto perchè un po' bugiarda, che il tutto era accaduto mentre stavamo giocando. avevo 3 anni e lei 5.

5. quando da ragazzi si andava in discoteca e sapevo che la fux sarebbe venuta anche lei, con i suoi amici, io mi sentivo responsabile per lei e la controllavo sempre, che non le succedesse niente. lei non sapeva nulla ma per me era un impegno, non stavo tranquillo, quasi preferivo che non venisse. poi comparvero i fidanzati e io potei passare lo scettro a loro. che fossero almeno utili visto che non erano dilettevoli.

6. un giorno a tavola mia madre disse che bisognava masticare ogni boccone 36 volte. chissà l'aveva letto sulla settimana enigmistica. Siccome la dinamica era che lei obbediva tantissimo - compiaciuta- ed io ero il discolo - compiaciuto - da quel giorno mastica sempre 36 volte ogni cosa che mangia ed io quando la vedo masticare ancora così penso "si va be però ora basta ... abbiamo 40 anni!!!"

7. la fux è nata per insegnare, perchè ha il dono di saper entrare nella testa delle persone e fare un ragionamento con il cervello degli altri. daltronde, come farebbe a sopportare quel personaggio di suo marito, bravo ragazzo intendiamoci, ma un po' ...... friulano..... come dire.

8. era il martedì grasso del 1982. fux entrò in camera mia e mi disse "la mamma se ne va". io risposi "e papà come farà?". poi diventammo grandi.

19 ottobre 2007

Idee per un corso per NEO PAPA'

1. Toccare il tuo bimbo
2. La nanna
3. I ritmi del neonato
4. Equipaggiamento per il piccolo
5. Equipaggiamento per la mamma
6. Accudire la mamma
7. La casa

1. Toccare il tuo bimbo
Vestirlo
Lavarlo
Cambiarlo
Massaggiarlo
Coccolarlo

2. La nanna
Ninnarlo
Il ruttino
Le coliche
Metterlo a nanna
La sicurezza

3. I ritmi del neonato
La nanna
La pappa allattamento (naturale, artificiale)
La cacca
L’igiene (unghie, denti, orecchie, cordone ombelicale, culetto, le femminucce)

4. Equipaggiamento per il piccolo
I pannolini
I vestitini
Il letto e la sicurezza
I biberon
I ciucci
Le creme e il borotalco
Il latte detergente
Sapone per il corpo
Olii per massaggio
GarzineScalda biberon
Sterilizzatore

5. Equipaggiamento per la mamma
Fascia elastica
Coppe per il seno
Reggiseno per l’allattamento
Crema per le ragadi
Sacchi per congelare il latte
Il tiralatte
Disinfettante per il bucato
Fare il bucato

6. Accudire la mamma
Durante i nove mesi
Le voglie
Le doglie
Durante il parto
In ospedale
Dopo il parto
L’allattamento
L’alimentazione
Fare l’amore durante la gravidanza
Fare l’amore dopo il parto

7. La casaLa luce
La sicurezza
Il rumore
Le visite
La cameretta

cosa mi sono dimenticato???? sono graditi suggerimenti

city

da buon provincialotto (sono di genova) ogni volta che vado a milano guardo tutto come se fossi al luna park. lascio la macchina a famagosta, che di imparare le vie di milano nemmeno ci voglio provare, e mi avvio verso il metrò che i veri fighi chiamano "la metro" (senza accento.
ogni volta mi stupisco come in quella camminata di 50 metri per raggiungerla mi sorpassino tutti. Eh si! perchè il milanese ha fretta per definizione, deve produrre, il tempo è denaro, l'orario è flessibile ma non troppo e comunque l'atteggiamento deve essere vincente. io invece arrivo bello padano, tranquillo, sempre vestito sbagliato (o troppo leggero che a genova si va ancora al mare, oppure troppo pesante, che se fa freddo a genova chissà a milano) e con un leggero senso di repulsione che mi fa fare le cose con calma.
e tutti mi superano. mi superano anche se in questa camminata veloce fanno delle piccole deviazioni repentine per prendersi una copia di un giornaletto che sta li a disposizione di tutti in piccoli raccoglitori gialli.
e lì ritorno provincialotto e dico "hanno fretta ma a quello non ci rinunciano .... solo perchè è gratis. .... e poi i tirchi siamo noi genovesi!!!!".
confesso di non averlo mai preso, ma di averlo sempre letto dietro alla schiena di qualcuno sul metrò.
scopro ora, dai commenti sul blog, che su city hanno pubblicato il mio post "sono felice".
mi sono sentito in colpa (oltrechè vanitosamente lusingato). sai come quando non fai il regalo alla zia antipatica a natale e lei arriva con il regalo più azzeccato del mondo.
poi mi sono detto. e che ci faccio io su city?
e ancora: e che ci fa quello di city sul mio blog?
risposta: boh!!!

no invece una risposta c'è, e non l'avevo colta. il blog e city hanno in comune il bisogno di essere sintetici ed immediati perchè i lettori di city e dei blog spesso sono persone che dedicano a queste letture non più di 5-6 minuti, quelli del tragitto in metrò o quello di una pausa caffè al lavoro, non di più, perchè il tempo è denaro, bisogna produrre, e l'orario è flessibile ma non troppo, ed io - provincialotto - non l'avevo capito.

evviva city.
e se qualcuno ha una copia del 16 ottobre mi fa un regalo se me lo tiene da parte.

08 ottobre 2007

E ORA?

le reazioni alla mia laurea sono state di tutti i generi. entusiasmo, commozione, rallegramento, stupore, soddisfazione, eccetera eccetera.
poi c'è stato qualcuno che mi ha detto, con una punta di ironia, un po' di pragmatismo, ma anche un po' di verità: cosa farai da grande?
l'assicuratore, come sempre. però .....
però cosa?
però qualcosa inerente a questa passione che ho sviluppato vorrei farla. intanto ho un debito con tartablù che mi ha gentilmente offerto di scrivere su una rivista prestigiosa e lo farò presto (prometto).

poi ho in mente di fare un corso per NEOPAPA'. che so, magari una serie di 4-5 sere, dopo cena, quando no ci sono partite, intendiamoci, durante i quali i futuri papà si fanno una bella idea della meraviglia che li sta attendendo, dei compiti, delle difficoltà, delle cose che bisogna imparare per fare il genitore.

è pieno di corsi pre maman che per i maschi sono una sonora rottura di palle. ora ditemi che cosa serve andare ad un corso di rilassamento per donne incinta, quando a rilassarsi sono loro e, per riuscirci, la prima cosa che ti chiedono è di toglierti dalle palle?!
allora tu stai li in un angolo a vedere questa maestra che respira profondo come se fosse incinta, ma non lo è, e tutte le mamme che stanno sedute per terra, scomode, perchè incinte loro lo sono davvero, e non riescono affatto a rilassarsi e a respirare profondo perchè hanno un piedino del nascituro piantato nel diaframma.
e tu, sempre nell'angolo che devi fare la faccia zen, per dimostrare che non sei un elemento di disturbo della labile fragilità della puerpera, ma anzi, sei un riferimento, un faro, un sostegno verso il quale si tende la mano di tua moglie per avere un conforto. "amore vieni con me al corso ... voglio condividere con te questo momento magico" .... e nel fumetto di lui si legge chiaramente "o santiddio che palle".
"amore dopo questo corso ho deciso di fare gli esercizi anche a casa, prima di rientrare portami alla fnac che compriamo un cd con il rumore del ruscello" .... "o santamaria".
non si contano le botte di vaffanculo che si sono presi i mariti in sala parto dalle mogli, e gli insulti che hanno ricevuto dalle ostetriche, dagli infermieri, dagli anestesisti. "lei stia li nell'angolo e veda di non svenire che non possiamo pensare anche a lei".

è pieno di questi corsi, dicevo, e vabbè. ma per i papà niente. chi glielo insegna ad un papà a cambiare un piccolo, a disinfettarlo, a toccarlo, a vestirlo senza stoccargli un dito, a ninnarlo senza shakerarlo, a fargli fare un ruttino senza rompergli due costole, oppure - per contro - a toccarlo senza aver paura di romperlo?
non è meglio che anche lui, come la mamma, impari? anche la neo mamma deve imparare e non è affatto detto che sia più brava e più portata di lui. certo se lui canta i cori da stadio anzichè una ninna nanna il piccolo preferirà la mamma ma per il resto, le manone grosse e calde di un papà sono una meraviglia per un cucciolo che vuole essere toccato, accarezzato, coccolato. poi ci sono le mille incombenze per imparare i ritmi del bimbo, la nanna, la pappa, il ruttino, i rigurgiti, le colichette, l'allattamento artificiale, quello naturale, tutto l'universo dell'igiene.
qui i casi sono due: o il padre è particolarmente intraprendente e "imparato" oppure la mamma, che non ha tempo di insegnare, soprattutto perchè sta imparando anche lei, si coalizza con sua madre o con la tata e il padre viene emarginato.
ed ecco che si cominciano a perdere preziose occasioni per fondare un profondo rapporto di confidenza epidermico affettiva tra padre e figlio.
la madre dovrebbe dedicare molta attenzione agli spazi per il papà, crearglieli, riservarglieli, lasciando il bagnetto da fare la sera quando il papà torna, spronando il papà a cambiare il bimbo, a lavarlo, a tenerlo in braccio facendo abituare il piccolo alla sua "mano". ma lo schema non deve essere "cambialo un po' tu che io mi sno già rotta la schiena e tu non fai una mazza per aiutarmi" ma, piuttosto, "torna a casa dieci minuti prima che ti godi un po' tuo figlio" ... (mia moglie è stata stupenda in questo).
per fare questo, però, l'uomo deve presentarsi preparato, capace, informato, consapevole, affidabile, sennò la moglie gli fa fare le cose ma gli sta appollaiata sulla spalla come un avvoltoio per controllare "lì, ti ho detto lì, puliscilo lì, tra le pieghette dcelle gambe, non lo vedi che è ancora sporco, .... ma sei proprio imbranato ... dai lascia fare, spostati che finisco io ... porfta giù la spazzatura va ... ".
può far sorridere, ma fare così è un errore grave. per tutti e tre.

potrei continuare per ore, ma ciò che conta è che credo siano necessari corsi per neo papà che si costruiscano le loro abilità e i loro modi di accudire i propri figli e possano costituire all'interno della coppia di genitori una valida ed equivalente alternativa alle cure della mamma - nei limiti si intende - e possano diventare dei compagni capaci sui quali fare affidamento per sopportare meglio le fatiche che crescere un figlio, inevitabilmente comporta.

.... e se al telefono l'infermiere chiede se la moglie ha perso il tappo mucotico lui forse non dirà "amore, soffiati un po' il naso che devo vedere una cosa".

07 ottobre 2007

appunti sull'assenza paterna

leggo dagli appunti scritti quando stavo ideando la mia tesi:

ASSENZE PATERNE
- padre morto
- padre che sparisce
- padre che non c'è mai per lavoro
- padre che c'è ma non è affettivo - solo autoritario
- padre che c'è ma non esercita l'autorità - solo affettivo
- padre che c'è ma non gli viene permesso di esserci - separazioni problematiche
- padre che c'è ma viene sempre screditato dalla moglie
- padre che c'è ma fraintende il ruolo e gioca soltanto

la cosa che mi è saltata agli occhi subito è la sostanziale differenza tra l'approccio di chi rintraccia l'assenza paterna solo nell'assenza fisica e chi invece ne fa una questione di comprensione del ruolo da svolgere e capacità a svolgerlo.
ridurre il problema ad una scarsa presenza fisica, porta a limitare il campo di indagine. ci vogliamo mica dimenticare che i peggiori danni causati da padri incapaci avvengono in famiglie ancora unite? non ci vorremo mica raccontare la bugia che le separazioni sono la causa dell'assenza paterna? è pieno di padri separati che sanno fare i padri egregiamente o che in quell'occasione lo imparano a fare meglio di prima e pieno di padri negati, che sfuggono agli occhi meno attenti perchè fanno i loro danni in famiglie non separate.
il problema sta tutto nella capacità di comprendere quale ruolo deve avere il padre all'interno della famiglia e nei confronti dei figli. tutta la società deve chiarirselo e tutti devono concorrere affinchè uqesto ruolo si chiaro, rispettato, valorizzato.
avremo allora mogli che lo rispettano, avvocati che non lo saccheggiano, giudici che non lo discirminano.
il padre, dal canto suo, dovrà imparare a svolgere il suo compito, accettando di essere in una situazione nuova rispetto agli ultimi secoli, ed accettando di dover trovare all'interno del proprio modo di essere, una via credibile per non far mancare il suo apporto alla formazione personale dei propri figli, senza scimiottare il modo di fare delle madri, senza cercare la scorciatoia della sola affettività, dell'autoritarismo, dell'amicizia coi figli.
Un padre non è solo un tenero coccolatore, né solo un burbero mazzuolatore, né solo un accondiscendente compagno di giochi.
Un padre è origini, presenza, guida, affetto, norma, marito della madre, parte della coppia genitoriale.

Lo so, è un casino di cose, ma che ci possiamo fare?

02 ottobre 2007

parodia della mia tesi

Prendi un uomo, povera stella, di quelli che hanno sempre comandato, legiferato, spadroneggiato in casa e fuori. Di quelli che "pago quindi volgio il servizio" e di quelli che "ho lavorato tutto il giorno quindi ora per favore non rompetemi i coglioni e ditemi quando si mangia" e se i figli non obbediscono giù sganasse e qualche cinghiatina sul sedere, tanto per gradire.
Beh prendetelo e cominciate a dirgli. "Senti un po' stellin, da domani questo tono te lo dimentichi perchè ci ricordi tanto quel panzone di Mussolini, e poi sai che c'è, visto che metà dei tuoi simili sono crepati in guerra ed è pieno di orfani di padre, adesso se non ti dispiace i figli li cresciamo secondo le regole delle donne che sono di più e ci sanno fare meglio".
Questo derelitto poi, spogliato di tutte le sue uniformi, lo dai in pasto ai sessantottini, che l'autorità la fanno a fettine: Sei un politico? Calci nei coglioni; sei un professore? calci nei coglioni, sei un padre? calci nei coglioni.

Orbene, ora prendete i resti di questo essere martoriato e lasciatelo solo insieme a un gruppo di femministe. "come hai detto scusa? vuoi andare allo stadio?" SBERLONA, "come dici tesoro? quand'è che si mangia che leggi il giornale?" SBERLONA, "non scusa ripeti che questa è bella! tu i pannolini non li cambi e la spesa non la fai perchè sono cose da donne?" DOPPIA SBERLONA, "ah aspetta dimmelo ancora che mi fai morire dal ridere, vuoi che mi metta i tacchi e la minigonna per piacerti?" SBERLONA E CALCIO NEI MARONI, "e quando siamo a letto vedi di non pensare solo a te stesso sennò te ne mollo un altro".

Se è rimasto qualcosa di questo rottame, andate a casa sua e guardatelo alle prese con i figli. "come dici papà, non devo fare questo? ma Raz Degan ha detto che è di moda!" "come scusa, perchè mi devo allacciare le scarpe e tirare su le braghe, tutti i miei compagni della compa mostrano le mutande" "e poi sai che è pieno di ragazzi normalissimi che si fanno il peircing sul capezzolo e sul sopracciglio, dai, lasciamelo fare sennò mi sentoi sfigato".
E la moglie invece, "ehi testina, guarda che ho lavorato tutto il giorno anch'io, quindi non rompere, apparecchia, stendi, e controlla il risotto che si attacca", "senti caro, non è che domani prendi ferie che dobbiamo portare i bimbi dalla pediatra e io ho un appuntamento con un cliente importante", "già che ci sei, insegna un po' alla donna come vuoi stirate le camicie che non se lo può inventare".

Se ne conoscete uno che poi si sta separando aspettatevi che vi racconti che il giudice, l'avvocato, la ex moglie gli hanno detto che di tenere i figli non se ne parla, perchè non è idoneo, al massimo la domenica al luna park o in spiaggia, però per pagare invece, massimo dell'idoneità. E non rompa le palle.

Finito questo trattamento, ridimensionamento, lifting, disorientamento, prendete il soggetto in questione e ditegli. "Dai su, non fare così. Sii uomo".
E lui: "uomo come, scusa?, puoi mica chiarirmi il concetto? che non vorrei che mi sbaglio di nuovo e mi prendo un'altra riga di calci nelle palle?"
............................ "un aiutino?" ......................
"come dici scusa? sono un padre assente e un marito deludente? parli di me? o parli di tutti i maschi che malgrado il gran numero di calci nelle palle non sono ancora riusciti a capire come si fa a fare il padre di questi nuovi figli e il marito di queste nuove mogli?"
"avete buttato ed abbiamo lasciato buttare tutto l'uomo-maschio-padre a mare ma ora è il caso che noi e voi, insieme, si ricostruisca la nostra figura, la nostra posizione, il nostro ruolo, per il bene della nostra società, della coppia, dei nostri figli".
"E smettetela con sti calci nei coglioni"

Questa è la storia della mia tesi.

28 settembre 2007

sono felice

l'altro ieri mi sono laureato. a 41 anni. e sono felice.

mi ricordo ancora quando tre anni fa, d'estate, con quella fregola che mi prende quando mi annoio, stavo cercando nella mia testa qualche stimolo, qualche progetto, dove incanalare le mie energie.
avevo appena preso la patente nautica, studiando la sera e mi era molto piaciuto studiare anzichè guardare la televisione. andavo a letto più appagato e più rilassato.

così in una libreria ho preso la guida alle Università e mi sono messo a cercare.
Ho scelto Pedagogia. Mia moglie mi guardava interrogativa. Mille volte io mi lancio ma non sempre poi parto davvero. Ma questa volta si.
Tornato dalle vacanze, iscrizione, libri, comunicazione a mio padre - che è il mio socio di lavoro (che mi ha guardato come dire "Sto pensando che è una delle tue sparate ma non te lo faccio capire che lo penso sennò ci rimani male") e patto con mia moglie la quale con la sua proverbiale grinta mi ha detto "Ok, però la si fa veloce" ed io a pensare "Si va beh ... adesso non esageriamo".

Morale, dopo tre anni di studio serale e notturno, e a volte mattutino, 27 esami e con una sessione di anticipo, mi godo il mio bel 110 e lode con una soddisfazione che mi sta salendo dalle profondità delle viscere ogni giorno di più, man mano che mi rendo conto di quello che ho fatto.

Stasera brindisi a casa mia con i parenti per festeggiare. Ci sarà anche la FUX, mia sorella, con marito e bimbi (3) che viene giù da Udine, e tutto il resto della famiglia a festeggiare questa impresa titanica che nemmeno io credevo di poter riuscire a fare. Ci sarà mia moglie, con il suo bel sorriso, consapevole di essere stata lei a darmi le energie ogni giorno, ogni sera e i miei bimbi che non hanno ancora ben capito perchè un papà oltre a lavorare va anche a scuola.
Fra le stupende bomboniere rosse che mia moglie mi ha preparato ce n'è una sola col fiocco bianco. E' per mio padre. Dentro c'è un biglietto con scritto: "Scusa il ritardo", perchè lo so che lui lo desiderava tanto e quando avevo abbandonato Economia e Commercio ci aveva sofferto.
Non l'ho fatto per lui ma il pensiero di regalargli una gioia è stato una delle motivazioni che non mi ha fatto mollare mai.

la dedica della tesi era: "a rosco e ai suoi sogni".

e ora mi dico bravo.

28 giugno 2007

che fatica

Finalmente ho finito gli esami.
27 cazzutissimi esami per la Laurea in Scienza Pedagogiche e dell'Educazione.
E' stato un percorso stupendo, faticoso e appagante.
Adesso ho finalmente il tempo di dedicarmi alle materie che più mi sono piaciute e che approfondirò per piacere personale e non per obbligo didattico.
Comincerò che la mia tesi che avrà un titolo tipo "Le declinazioni dell'assenza paterna" e che avrei intenzione di scrivere sul blog.

L'idea è quella di utilizzare il blog per gli appunti che scrverò man mano che affronterò un argomento, un testo, una problematica.

Vedremo cosa ne uscirà.

24 maggio 2007

il fantabosco dei papà assenti

E’ notte nel fantabosco. La libellula Hope, come tutte le notti, instancabile, perlustra ogni angolo del suo territorio per far visita ai bambini che alla fine della giornata lasciano il prato soleggiato per passare la notte nel bosco.

Ciao, come ti chiami?
Mi chiamo Andrea.
Perchè hai quella faccia triste?
Perché ogni volta che la mia mamma, al tramonto, mi accompagna ai bordi del prato per lasciarmi al mio papà che mi deve condurre nel bosco, lui non c’è mai, allora è la mia mamma a portarmi nel bosco, ma con lei ho paura perché lei sa dare solo baci e carezze, ma contro i lupi ci vuole la voce grossa, i muscoli, ed una spada tagliente. A forza di andare con lei nel bosco finirà che non imparerò mai a combattere i lupi e forse morirò.
Hope baciò la sua lacrima e volò via.

Ciao, come ti chiami?
Mi chiamo Stefano.
Perché hai quella faccia triste?
Perché ogni volta che la mia mamma, al tramonto, mi accompagna ai bordi del prato per lasciarmi al mio papà che mi deve condurre nel bosco, lui comincia a urlare, a sgridarmi, ad obbligarmi a combattere i lupi come vuole lui. Io credo che a lui non interessi che io ho paura, che avrei bisogno di vedere la luce della luna per orientarmi, per rassicurarmi, e che vorrei sentire di più la stretta della sua mano e meno le urla della sua rabbia. Ogni giorno che passa mi viene voglia di fare l’opposto di ciò che mi dice, così alla paura del bosco si aggiunge la paura delle sue grida.
Hope baciò la sua lacrima e volò via.

Ciao, come ti chiami?
Mi chiamo Emanuele.
Perché hai quella faccia triste?
Perché ogni volta che la mia mamma, al tramonto, mi accompagna ai bordi del prato per lasciarmi al mio papà che mi deve condurre nel bosco, lui mi dà l’impressione di non sapere cosa fare, dove andare, come combattere i lupi. Scherza, ride, vuole essere mio amico, ma io ho paura che a forza di fare così, il giorno che ci capitasse un lupo da combattere io non saprei come combatterlo perché non mi insegna mai niente, non so le regole del combattimento. Allora io comincio a scappare così lui è costretto a cercarmi, a stare attento a me. Spesso appena si distrae corro via e vado dove ci sono i lupi, magari vedendomi in pericolo gli verrà voglia di insegnarmi a combatterli.
Hope baciò la sua lacrima e volò via.

Ciao, come ti chiami?
Mi chiamo Daniele.
Perché hai quella faccia triste?
Perché ogni volta che la mia mamma, al tramonto, mi accompagna ai bordi del prato per lasciarmi al mio papà che mi deve condurre nel bosco, io so che da quel momento in poi avrò freddo. Mio padre è molto bravo a combattere i lupi ed è molto bravo ad insegnarmelo. Sa tutte le regole del combattimento, sa usare le armi, conosce bene il bosco e con lui mi sento al sicuro. Però io ho sempre freddo e lui non mi permette di stargli vicino, di scaldarmi col suo corpo, perché – dice – un uomo deve scaldarsi da solo, non deve aver bisogno di queste cose da signorina.
Hope baciò la sua lacrima e volò via.

Ciao, come ti chiami?
Mi chiamo Jacopo.
Perché hai quella faccia triste?
Perché ogni volta che la mia mamma, al tramonto, mi accompagna ai bordi del prato per lasciarmi al mio papà che mi deve condurre nel bosco, lei trova sempre una scusa per non portarmici. Dice che il bosco è un posto brutto, pericoloso, pieno di insidie, non adatto ad un bambino. E poi c’è buio. A me piacerebbe molto ogni tanto vedere come è la notte, il buio, il silenzio, il freddo, come sono fatti i lupi e come si combattono. Mi piacerebbe tanto imparare ma ormai mi sono convinto che questa non sia una buona idea e quindi quando vedo la mia mamma che si inventa una scusa per non portarmi oppure sento che con le sue amiche o con i nonni parla male del bosco credo che in fondo lei abbia ragione. Infatti le poche volte che non riesce a trovare una scusa valida ed è costretta a portarmi, io muoio di paura, voglio tornare subito a casa e non vedo l’ora che la notte finisca. Sarò un bambino che vive solo nel prato col sole.
Hope baciò la sua lacrima e volò via.

Ciao, come ti chiami?
Mi chiamo Mario.
Perché hai quella faccia triste?
Perché ogni volta che la mia mamma, al tramonto, mi accompagna ai bordi del prato per lasciarmi al mio papà che mi deve condurre nel bosco, io ho sempre meno voglia di andarci. Ogni giorno, quando siamo nel prato, non fa che parlar male del bosco, dice che è sporco, che è buio, che è pieno di inutili pericoli, che ci sono i lupi e imparare a combatterli è stupido e insensato, che mio padre intanto non è né capace a combatterli né capace ad insegnarmi, che per di più non conosce il bosco e non ci si sa orientare. Se proprio qualche volta vorrò andarci mi ha detto che verrà anche lei così eviteremo di metterci nei pasticci.
Hope baciò la sua lacrima e volò via.

Ciao, come ti chiami?
Mi chiamo Simone.
Perché hai quella faccia triste?
Perché ogni volta che la mia mamma, al tramonto, mi prende per mano e mi porta a fare una passeggiata ai bordi del prato vedo tanti bambini che incontrano il loro papà che li porterà nel bosco. Io non ci sono mai stato nel bosco perché non ho mai avuto il papà, ma la mia mamma tutte le sere mi racconta per ore e ore di come è fatto il bosco, di chi lo abita, della luce della luna, dei pericoli, dei lupi e a me sembra di conoscerlo perfettamente. E poi so tutto anche del mio papà, di come combatteva i lupi, di come mi avrebbe insegnato se ci fosse stato, di come conosceva ogni angolo del bosco e di come sarebbe stato felice di portarmici ogni notte di ogni giorno. Poi la mia mamma mi mette a dormire in un rifugio buio agli angoli del prato ed io aspetto il mattino per tornare al sole.
Hope baciò il suo viso fresco e volò via.

02 maggio 2007

vita bassa

l'insofferenza alle mode l'ho sempre reputata un sintomo di vecchiaia.
si possono prendere le distanze dalla moda in generale, nel senso che ritengo salutare lasciarsi influenzare solo marginalmente dalle tendenze, mi sembra che sia giusto aggiornarsi per non sembrare jurassici ma niente di più. chi si veste sempre all'ultimissima moda, sposando ogni ultima tendenza, fino nei dettagli, per me è privo di fantasia e personalità. però rifiutare la moda dicendo "quelli lì mi sembrano tutti scemi" è proprio da vecchi.
orbene .... la moda della braga a vita bassa proprio non ce l'ho fatta nemmeno a sfiorarla. una volta ho comprato un paio di jeans di quel tipo, li ho provati da in piedi (e come sennò) e tutto mi è parso sopportabile. trionfante, me ne sono andato a casa, li ho subito messi e, sentendomi supergiovane, mi sono seduto a tavola con mia moglie e i miei bambini. alla seconda forchettata mi sono interrotto perchè un refolo d'aria aveva rinfrescato le parti che amo avere calde e coperte. mi sono aggiustato con un piccolo sobbalzo tirando in su la braga. niente!. terza, quarta quinta forchettata, ormai l'arietta arrivava fino alle soglie della fessura dei miei amati glutei e orrore degli orrori, aggiustando, tirando, sobbalzando per coprirmi, ero riuscito solo a tirare su i boxer, che quindi spuntavano mostrando una tragica righetta rosa/celeste che faceva a pugni con la stoffa della camicia.
prima del secondo avevo già cambiato braghe.
in seguito ho fatto altre tre prove, perchè - mi sono detto - magari quella sera ero nervoso e si sa, quando il nervo è teso, si soffre tutto. niente, sempre fumate nere.
alla fine ho regalato 100 euro di braghe al mio amico danilo che forse ha i nervi più saldi, o le mutande più in tinta, di me.

che male c'è mi sono detto, questa moda non fa per me. fine. pace.

orbene (di nuovo) ... da quel giorno, incuriosito dal mio insuccesso ho buttato l'occhio sui giovani (quelli veri) ed è cominciato il supplizio. eh si perchè vedere il perizomino che spunta dalla braga bassa di una bella fanciulla ha il suo sporco fascino per noi (ormai) contemplativi, ma il problema è che poi l'abitudine ti porta a guardare sempre e allora ti becchi la cameriera balena con la braga bassa e una buzza orrenda che gli esce, oppure la segretaria culona del mio collega che s'è comprata la mutandina con la farfallina dietro ma date le proporzioni quella farfallina è grossa come un'aquila. poi ci sono le stressate con braga bassa e magliettina corta che passano il tempo a tirar giù una e su l'altra.... che vita. poi quelle con un po' di pelo sul coccige ...... ragazze ... oltre i baffetti dovete "passare" anche di lì, abbiate pazienza!! alcune poi esagerano e quando sono sedute gli vedi proprio la fessura delle chiappe ... beh, si potrebbe usare come porta penne, o porta ombrelli oppure posteggiarci la bici. vi assicuro che quello non è per niente sexy.
infine i ragazzini con le mutande firmate (false) che per farle vedere fanno scendere la braga fino alle cosce e per non perderle devono camminare come john wayne, .... beh ... "mi sembran tutti scemi" .... vedi .... sto invecchiando.

16 aprile 2007

i segreti dell'amore

per una sana, equilibrata e soddisfacente vita di coppia consiglio a tutti i maschietti di non trascurare assolutamente la cura dell'unghia del dito alluce.

la vita di coppia si snoda infatti tra mille impegni, spese, fatiche, appuntamenti, orari di lavoro, orari di famiglia, biberon notturni, cacche, culetti, pannoloni radioattivi, favole da raccontare, liti da sedare e mediare, malumori da assecondare, suocere da gestire, nonni da catechizzare e implorare, cambi armadi da fare, clienti incazzati da strozzare ma quando si entra in casa da dimenticare, e poi il ciclo che destabilizza, la varicella che immobilizza, l'afta in bocca che nevrotizza, la tata nuova che problematizza, il vicino che polemizza, la bilancia che terrorizza .............. e alla fine di tutto questo .... la sera a letto .... vorresti essere anche un amante decente.
E lì tutto si gioca sui dettagli, su attimi, su sfumature. Da come entri nel letto, da quanto ci metti a lavarti i denti, da che argomento hai in piedi mentre entri in camera, dal calzino lasciato per terra proprio in camera, proprio lì accidenti proprio stasera che stavo andando così bene, proprio nella camera dove vorresti trasformarti in un amante fresco e pimpante, da come guardi la candela lasciata accesa ad arte "che c'è, amore, non ti piace?" "no no no è stupenda..." dal pigiama che hai scelto.....

ma metti per caso che fin lì sei andato alla grande.
metti che prima di salire in camera hai intavolato un piacevole discorso sulle ferie di quest'estate che forse "vorrei fare una settimana di più per stare con voi", metti che azzecchi l'entrata in busta senza sembrare un ippopotamo, diventa basilare il primo contatto. E' questione di chimica, di non mandare in fumo quel briciolo di energia che è rimasto a tutti e due.
Entri, allunghi il piedino, che è sempre meglio cominciare soft con qualche grattino e poi passare all'azione ma d'un tratto: ZAC ..... "ahia amore! ma cos'hai nel piede, una scimitarra?", "no scusa, deve essere l'unghia dell'alluce ho dimenticato di tagliarla" "ci mancava anche questa, oggi correndo dietro al piccolo mi sono inciampata sullo skate e ho la caviglia che mi fa un male ...." vabbè .... non ti offendere amore ..... aspetta va, che quasi quasi scendo a prendere un po' di lasonil .... aspettami eh, non ti addormentare che torno subito ....
si amore ti aspettoooooooooo zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz.

06 aprile 2007

sono in trasferta

oggi mi hanno invitato a scrivere qui

02 aprile 2007

il mondo è orizzontale

ieri con mia moglie abbiamo parlato del terzo figlio, che forse faremo, ma probabilmente no, che ci piacerebbe fare, ma forse è meglio di no, di cui ci piace parlare, senza il freno che un argomento così porta spesso con se. Ne parliamo per il gusto, per sentire che effetto fa, per sognare un po', che sognare non costa niente ed è bellissimo. Si chiamerebbe Silvia oppure Leonardo, ma non le ho detto, perchè non mi era venuto in mente che mi piacerebbe Iacopo. vabbè.
vorresti maschio o femmina?
per me è uguale, come lo era prima, per lei - adesso - anche. dico adesso perchè ora che abbiamo due maschietti si è resa conto che due figli sono due mondi, sono due universi da esplorare e scoprire, da osservare. poco importa di che sesso sono. si va be, le bamboline, i codini, i fidanzatini, tutte balle. la differenza tra i tuoi figli non si misura in codini o scarpe da calcio, in maschere dei power rangers o barbie e dolceforno (mazza come sono vecchio!!).
queste sono le classiche divisioni verticali, i classici strereotipi che valgono poco. il mondo bisogna imparare a guardarlo trasversalmente, per capirlo. la stragrande maggioranza degli stereotipi sono idiozie. non ci sono donne che guidano bene e uomini che guidano male, ci sono persone negate a farlo e altre brave. io stiro meglio di mia mogie e quando qualche oca a qualche cena strabuzza gli occhi io la guardo e penso "ecco questa pensa ancora che il mondo sia verticale". Macchè maschi/femmine, macchè papà autoritario/ mamma affettiva, macchè questo lo fa la donna / questo l'uomo.
Il mondo è orizzontale, facciamolo a fettine per largo e lo capiremo meglio. ..... e fra esattamente 3 minuti anche io sarò orizzontale .... che ciò un sonno bieco.
zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz.

30 marzo 2007

io corro

Io corro.
ogni settimana tre volte, ogni volta 14 km. so che per chi non lo fa sembra una roba assurda, ma invece so che per chi corre è una robetta da niente. c'è chi corre tutti i giorni, più chilometri, più veloce di me. ma guardare i chilometri o quanti minuti ci si mette a farne uno, è qualcosa che assomiglia alla passione tutta maschile per misurarsi il pisello alla quale io cerco di sfuggire, con risultati alterni ahime (così l'orologio da runner che misura tutto ce l'ho sempre dietro).

comunque corro e al di là che lo faccio per stare meglio con me stesso e con i miei vestiti (e forse con mia moglie che anche se mi ama, credo preferisca avere accanto un tonnetto di 82 kg - strafigo - piuttosto che un cinghiale di 90 kg - cummenda attempato), col tempo ho imparato ad apprezzare il lato zen della corsa.

faticare, di una fatica ripetitiva e "antica", è una pratica che rischiara gli orizzonti. la fatica, quella vera, e correre lo è, spazza via dalla mente tutti i fronzoli. quando fatichi tantissimo e hai ormai la forza nelle gambe per non fermarti e quindi quello che ti viene richiesto è di resistere mentalmente, di colpo ti accorgi che per farlo hai bisogno di togliere dalla mente qualcosa per far spazio a questa impresa. e allora da dove cominci ? dalle cazzate, dai fronzoli, dalle cose inutili, dalle sovrastrutture, dalle cose contorte e a forza di fare questa operazione, alla fine nella mente rimangono poche idee e belle chiare.

ormai lo so. se un'idea resiste a 70 minuti di mazzo, allora è degna di essere presa in considerazione. se sfugge, sbiadisce, si indebolisce, la cestino. ma questa è ancora l'attività più semplice. a far pulizia non si fatica poi così tanto.

la vera impresa è l'elaborazione: ho un problema in testa, non riesco a risolverlo, che faccio? rimando, .... "ci penso oggi mentre corro". e lì è un'impresa. titanica. metti che vuoi rispondere ad una lettera di un cliente stron** che ti ha offeso, o vuoi trovare il modo per non prenderlo in quel posto sul lavoro, oppure hai una discussione con la moglie su una questione di principio. pensarci metre sei stanco, stravolto, bisognoso d'affetto, quindi biecamente buono, inoffensivo, altruista, disponibile, è una tortura.
escono sempre soluzioni accomodanti, mediazioni, perdoni, ...... belin .... e io che volevo mangiarmelo quel maledetto là, o che volevo vendicarmi, o metterglielo in quel posto .....

è che la fatica avvicina al proprio limite, aver paura di non farcela mette a nudo l'istinto di sopravvivenza e da quella situazione si esce più umili, più saggi, più equilibrati. allora penso che forse correre oltre che a farmi entrare nei vestiti e piacere di più a mia moglie mi fa stare bene anche con gli altri, mi fa essere migliore.
grande scuola la fatica. la conosciamo così poco.
domani altri 14 km, dai, così forse chiudo la settimana senza fare danni.

24 marzo 2007

papà assenti

"E' un papà assente!".
Quando sento fare questa affermazione, riferita a qualche "assente", durante qualche conversazione, mi viene un nervoso che vorrei fermare tutti e dire. Adesso ti spieghi meglio e ne parliamo.
Eh si perchè le cose vanno chiamate con il loro nome e la semplificazione e l'ingordigia di utilizzare scorciatoie e luoghi comuni va combattuta fino in fondo.
Vorrei sapere se:
E' un papà che non c'è mai perchè non può?
E' un papà che non c'è mai perchè non vuole?
E' un papà che c'è ma è come se non ci fosse dal punto di vista educativo?
E' un papà che c'è ma è come se non ci fosse dal punto di vista affettivo?
E' un papà che non riesce a fare il papà perchè non ha un suo spazio nella coppia genitoriale quindi è screditato come padre?
E' un papà separato che non vuole più fare il padre?
E' un papà separato che non riesce più a trovare il modo di fare il padre?
E' un papà separato cui non è permesso fisicamente di fare il padre?
E' un papà separato cui è smantellato sistematicamente ogni tentativo di fare il padre?

Beh ognuna di queste più precise categorie di papà assenti porta con se significati, spiegazioni, effetti, risvolti, completamente differenti tra loro.
Chiarito questo possiamo continuare a parlare. E che cazzo!

21 marzo 2007

cannoli e ormoni

l'amore si vede dagli occhi. un papà che guarda dormire suo figlio, un bimbo che guarda la sua mamma, una nonna che guarda correre i suoi nipoti, un pittore che guarda una sua tela, un innamorato che scambia uno sguardo d'intesa con la sua compagna, un ristoratore che parla di vini, basta osservarli che si percepisce l'amore.
ed è bello osservarli, perchè emanano benessere, calore, piacere di stare al mondo.
l'altra sera, mia moglie ed io abbiamo organizzato una festa per i nostri compleanni, un dopo cena, "frutta e dolci" e da bere naturalmente.
a rendere la cosa speciale è stato il fatto che i dolci li ha fatti un nostro amico di milano - Luca - pasticcere per passione, che nessuno (o quasi) dei nostri amici conosceva.
Passata l'ovazione iniziale degli invitati, dovuta al godimento nell'assaggiare cannoli, croccanti, paste con la frutta, bigné e altre golosità, passato pure il difficile momento del brindisi a lui dedicato, durante il quale ho visto transitare nel suo sguardo lampi di soddisfazione alternati ad un velo di timidezza, mi sono divertito a osservarlo mentre con garbo e pazienza si è messo a disposizione dei nostri amici che volevano imparare a farcire un cannolo (ne aveva lasciati un vassoio appositamente vuoti) con quell'apposito attrezzo da pasticcere che sembra una calza con la punta di metallo.
Luca lì era a suo agio, i suoi occhi erano sereni e sorridenti, i suoi gesti lenti e ritmati, la sua disponibilità verso tutti gli imbranati di turno era quella di un maestro che insegna con pazienza ai bambini. Era felice, ed era bello guardarlo. Lui ama quel lavoro, e ogni persona che lo viene a sapere si fa raccontare tutto, perchè le favole con questioni d'amore di mezzo fanno sempre piacere.
Mentre ero lì che lo ammiravo, ho pensato: "ad avercela sarebbe da dargliela!
E chissà che qualche amica di mia moglie presa per la gola non ci faccia un pensierino".
Tempo a pensarlo che già alcune fanciulle prese per la gola (o dall'ormone, boh) si accalcavano vicino a lui per chiedergli come si tiene quell'affare, come si schiaccia, accidenti come sei bravo, ma hai fatto davvero tutto tu, fammi assaggiare la crema, ma com'è che si sbatte la panna, vieni qui che ti metto la cioccolata direttamente in bocca con quest'attrezzo, ancora un po', un po' anche a me. Un delirio.

Così, finita la festa, mentre riordinavo la casa alle tre di notte, ho pensato: hai capito "il Luca" (come dicono a Milano) di giorno lavora in banca, poi - la sera - spignatta un po', prepara qualche prelibatezza, poi si presenta alle feste con i suoi occhi da cucciolone timido e piano piano aspetta che il peccato di gola chiami il peccato di ormone, e la sua tela da "pasticcere acchiappa femmine" è fatta.
Han voglia i suoi due volenterosi amici (che lo hanno accompagnato) a inventarsi argomenti per intrattenere le donzelle presenti. Quelli sono modi di rimorchiare da dilettanti, è roba da lumaconi, qui siamo nell'alta scuola del rimorchio, quella che fa cadere nella trappola le fanciulle senza che se ne siano nemmeno accorte.

E io che facevo il poeta sugli occhi dell'amore, ma che amore, qui si parla di cannoli e ormoni. altroché!

14 marzo 2007

il mostro Barbataus

non lo farò più di non scrivere per così tanto tempo.
ora sono intasato di pensieri, emozioni, cose che mi ero ripromesso di scrivere e non ricordo più con l'intensità necessaria.
purtroppo io vivo di slanci e frenate, passioni e silenzi, .... chi mi conosce lo sa. non tutti apprezzano ma è così.
gestire me stesso è un lavoraccio. faccio una fatica bestia a presentarmi decentemente ordinato e coerente al mondo, quando dentro ho questo putiferio, però - sarà l'età - mi piace moltissimo essere così. raggiungo estensioni meravigliose che mi fanno amare tantissimo la vita. poi so che ogni tanto devo pagare il conto. allora mi rintano. mi chiudo in qualche "luogo" dove posso solo ascoltare la "mia musica" e aspetto che passi la bufera.
la mia musica, la mia favolosa raccolta di vecchie squadre di subbuteo, le braccia di mia moglie che dorme, il mondo dei miei figli. soprattutto loro.
i bambini vedono gli angeli, hanno occhi sognanti e magici, sono capaci a immaginare e volare dove noi, vecchi rottami di uomo, non siamo più capaci nemmeno a pensare.
lavoro, soldi, budget, pretese, torti, odi, ripicche, affari, promesse, delusioni, speranze, ... la mia mente a fine giornata è carica di mille tensioni e preoccupazioni, tutte terrene, tutte inutili, tutte "volgari", entro in casa e trovo i due seguenti soggetti urlanti: Alino, due anni, felice e onnipotente perchè proprietario legittimo di n.2 palloncini gonfiati tenuti saldamente in mano, e Samu, cinque anni, contrariato perchè il Gormito Arbataus che credeva essere buono invece gli è stato detto all'asilo che è cattivo.
mi fermo perchè un residuo di stronzaggine imprenditoriale mi fa balenare in mente un raffronto sull'importanza dei problemi appena lasciati in ufficio e la banalità della reputazione di Arbataus. poi mi dico, hanno ragione loro, è molto più bello e importante essere proprietari di due palloncini gonfiati e tenerli saldi in pugno piuttosto che pensare di essere tenuti per le palle da qualche pallone gonfiato sul lavoro, ed è molto più bello e nobile difendere la reputazione di Arbataus piuttosto che sapere di avere a che fare spesso con gente con reputazione indifendibile.
Alino mi guarda e mi comanda "tole giacca!" , ha ragione, per giocare bisogna togliersi la giacca, io obbedisco e mi metto subito di fronte a lui pronto a giocare a palla. lui corruga la fronte e con tono sempre severo mi dice "tole coda!" ... intende la cravatta. ha ragione lui, siamo dei mostri con la coda davanti che lavorano in un mondo di mostri.
per fortuna che poi abbiamo la fortuna ed il regalo di poter tornare a casa ed incontrare, vivere, sfiorare, il mondo degli angeli. avere un figlio vuol dire questo.

20 febbraio 2007

fortunati un corno!

Mi chiedo: Com'è che la felicità fa due palle così?
Pare che la felicità sia stucchevole, pastosa, scontata ..... insomma fa cadere le palle. ma non il viverla, intendiamoci..... il sentirsela raccontare.
forse è per questo che quando nasce un figlio - e non si parla d'altro - tutti gli amici ti cominciano a guardare con quello sguardo che si riserva al vecchio zio che si è rincoglionito.
mi rendo conto che sorrisini, dentini, prodezze, la prima scoreggina, la volta che me l'ha fatta in mano, la pappa sulla cravatta, e quando ha gattonato, e quando ha detto mamma, nonno, papi, cacca, sono argomenti che ad una cena stufano anche i più tenaci.
vuoi mettere, che so, il racconto di una serata a sorpresa con un uomo sbagliatissimo che un'amica di mia moglie si è organizzata, per dar da mangiare alla sua ansia da donna irrisolta, oppure la cronaca della sbronza, involontaria ci mancherebbe, del mio amico scapolo che è andato alla festa di beneficienza ma poi là tutte facevano le zoccole, anche se i mariti erano a un passo (forse abbarbicati ad altre più zoccole della moglie) e lui si è lanciato e alla fine poco ci è mancato che si facesse una dentro un bagno.
dai ..... molto meglio. più frizzo. più sale.
allora visto che ospitiamo sempre noi, perchè gli amici sono tutti ancora con vite, e case, indefinite, il rituale è sempre lo stesso:
i primi discorsi, per cortesia, sono riservati a noi: gli stucchevoli e sdolcinati genitori di due figli stupendi.
"quanto hanno adesso i bimbi?" "madonna come passa il tempo" "e il piccolo va già all'asilo?" "nooooooo samuele sa già scrivere?" "guarda il cucciolo come assomiglia al papà" ............ dopo poco si sente già il ribollire delle palle sotto il tavolo.
Mia moglie poi è un'entusiasta e allora rincara la dose, racconta, elogia, e giù aneddoti, trovate geniali, prodezze, sorprese.
Si sentono i primi tonfi delle palle cadute a terra dei meno pazienti.

E che dire di me? volete che si dimentichi di elogiarmi (amore mio, non smettere ti prego, ti prendo solo un po' in giro sennò non leggono più il mio blog) e allora via ad elencare di quando ho fatto quello, quell'altro, e quel giorno che, non ci si crede, ma proprio io ho risolto tutto facendo da solo questo atto eroico da super padre. Tutto troppo bello, tutto troppo facile tanto da risultar noioso.
Ed ecco l'immancabile commento:
"Come come come scusa? tuo marito ha tenuto i figli un week end da solo mentre tu andavi ad un congresso! Non ci credo, è un extraterrestre, non esiste, non può essere, pensa che lui (indicando il marito a fianco che no la caga) non ha mai cambiato un pannolino. Guarda credetemi voi due siete proprio fortunati".
A me sta cosa mi fa incavolare.
Quest'idea che una coppia funzioni solo se si è fortunati mi sembra il più grande fraintendimento dei matrimoni d'oggi. Sarà colpa delle telenovelas, del '68, che ne so, fattostà che se si smettesse di credere di poter stare insieme senza farsi un c*** così, molte meno coppie naufragherebbero.
Allora quando sento qualcuno che dice di noi, "troppo facile parlare per voi che siete così fortunati" sorrido ma dentro di me penso al lavoro che c'è sotto e a quanto lontano sia il mio mondo da chi vive di serate, aperitivi, avventure.

E' già un miracolo che si riesca a passare insieme una bella serata.

07 febbraio 2007

l'aratro

Il ferro del mio aratro
adesso
solca profondo,

divelle zolle
dissoda e strappa,
scioglie le foglie
radici strappa.

Il mio aratro di ferro
dismesso
di nuovo solca.

(anonimo)

05 febbraio 2007

capriole

Io a mia moglie gliel’ho detto dopo qualche tempo che ci siamo conosciuti. Guarda che tu non mi conosci. Eh si perché a quei tempi una persona che non mi avesse mai visto con un fianco scorticato, con una borsa del ghiaccio sul ginocchio, con lo sguardo assente perché concentrato sulla partita di campionato del sabato, o con l’umore sverso per una sconfitta, con la tensione del sabato mattina prima di entrare in campo, con la grinta e la furia da combattente durante il match con la soddisfatta stanchezza dopo una vittoria magari con un goal mio, beh … chi non mi aveva mai visto così, non poteva dire di sapere quale fosse la mia anima.
Col calcio fu amore vero, 26 anni di passione, a cominciare dalla scuola calcio col burbero signor Barich, un vero educatore, un vero formatore di piccoli uomini - che i genitori sfigati criticavano e temevano, per paura che gli sformasse i loro figli già senza spina dorsale a 6 anni – per finire con tutto il mega gruppo di amici con i quali ho condiviso battaglie, sogni, alleanze, lotte per l’onore, amicizie al di là dell’età, del ceto sociale, dell’educazione, ma basate sulla lealtà, lo spirito di squadra, la passione. Sentimenti d’altri tempi.
Era uno sport senza soldi, senza spettatori, senza stampa, senza mezzi, con la gioia delle maglie nuove pagate da qualche pazzo sognatore e, gli ultimi anni, autofinanziate. Ricordo migliaia di partite con gli spalti vuoti, al massimo con qualche fidanzata che aveva qualcosa da farsi perdonare, con signori sfigati a fare da guardialinee perché l’arbitro veniva da solo.
Ricordo il disagio quando la mia squadra, per potersi permettere due o tre anni di sport ancora per tutti, mi vendette ad una squadra più forte. Ero lusingato ma triste. Mi pagarono 4 milioni e mezzo. Era l’anno che Vialli passò alla Juve per 45 miliardi. ….. più o meno …..
La squadra nuova pagava 10.000 lire a punto, ogni vittoria 20.000. Ed io, quando incassavo, andavo all’uscita dell’allenamento dei miei ex compagni e pagavo a tutti da bere. Non concepivo di prendere soldi per giocare.

Samuele 5 anni,è portatissimo per il calcio ed ha voluto provare la scuola calcio, la mia stessa, l’ALBARO CALCIO.
L’ho portato ad un allenamento e mentre lo vedevo sgambettare senza capo ne coda, felicissimo, mi sono chiesto: gli insegneranno la lealtà? Gli insegneranno ad applaudire all’uscita la squadra avversaria se ha vinto? Gli insegneranno ad alzarsi in piedi subito se il colpo preso non è stato forte? A rispettare l’arbitro a prescindere? A rispettare l’allenatore a prescindere? A dare la mano all’avversario dopo uno screzio? A rispettare chi è più forte e chi è più scarso? Ad allenarsi anche se si è panchinari? A non saltare gli allenamenti per rispetto ai compagni? A prendersi la responsabilità dei compagni di squadra più giovani? Ma soprattutto gli insegneranno che il calcio è un gioco?
Il signor Barich insegnava tutto questo.
Il calcio “vero” fa schifo. Personaggi da grande fratello in campo, trasmissioni volgarissime, soldi e ancora soldi da fare venire nausea. Chissà che questa cultura non sia già risalita alle scuole calcio? Il dubbio ce l’ho.
Parlotto con un papà che mi chiede: Tu giochi?
Io: Giocavo! e mentre lo dico penso che chi mi incontra adesso, che non gioco più, non tifo più, e vado allo stadio solo per stare un paio d’ore con mio padre – ora si - conosce la mia vera anima. Ho l’anima del rugbista non del calciatore. La frase di Beppe Grillo "Il calcio è uno sport che bisogna cominciare a odiare" è stata un pugno nello stomaco ma ora la condivido.
A fianco a me una madre grida come una matta al figlio "Tira, imbranato!". Penso "mi spiace signora ma suo figlio è negato, niente notorietà, niente nuora velina, niente tv, soldi, e se continua così sarà pure complessato".

Alzo gli occhi, cerco Samu nel mucchio di bimbi che si affollano intorno alla palla. Non lo trovo. Mi volto, guardo in porta, non c’è. Mi allarmo un po’ ma alla fine lo vedo, laggiù, si è appartato vicino al calcio d’angolo, con un altro bambino.
Mentre l’azione impazza lui gli sta insegnando le capriole che ha imparato a Karate.
Per ora sono salvo. Si torna a casa.

01 febbraio 2007

Taci Gina

fra un'ora arriverò a casa e troverò il seguente "presepe": i miei cuccioli urlanti che mi aspettano per la cena, mia moglie (che utlimamente amo più del solito) che sarà sorridente data la circostanza, mia suocera con la sua pettinatura a nido di aquila, sua madre con la sua camminata ondeggiante che mi dirà "ciao bell'uomo" (intenditrice!!), Caropallo cioè Paolo (lo zietto di famiglia) che mi dirà "ciao Pisel" (il nomignolo che mi ha dato quando avevo tre anni), lo zio Paolo che è un'altra entità, anche se si chiama uguale, che è il rustego (finto scorbutico) di casa con i suoi occhiali appesi al collo con un cordino marcio e le mani fini da artista (fa lo scultore) e le "Gine" (dicesi Gine l'indissolubile binomio miamadre+mianonna che hanno preso il nome di "Gine" perchè mia nonna si chiama Gina e mia madre, che la accudisce come fosse una principessa, è sempre con lei. Quindi "Gine") le quali saranno probabilmente a braccetto ad assistere, beate, al quadretto familiare.

Tutto 'sto casino perchè si festeggiano i 95 anni della nonna Gina. Mica poco.

La nonna Gina ha un soprannome che è "Gina"....... non è che siamo tutti rincoglioniti è che chiamandola "Gina" anzichè nonna o mamma rievochiamo il modo che aveva di chiamarla il mitico nonno Aldo il quale, affetto da un sano e robusto maschilismo, alla seconda frase che la nonna proferiva in qualsiasi contesto, esclamava la mitica frase "Taci Gina".
Che uomo!
Che virilità!
Ma soprattutto ..... che invidia ....!
Non esistono più gli uomini di una volta!

Così la Gina ha taciuto fino al 4/9/1986, giorno in cui il nonno è morto (dopo essersi fumato più sigari di Fidel Castro).
Il problema è che dal 5/9/1986 la "Gina" ha cominciato a parlare e ..... ti lascio dire ... come direbbe lei. Da dietro quegli occhi turchesi e quei modi gentili da regina è uscita una personalità che nessuno di noi aveva mai sospettato.
Ancora oggi, che non è più al massimo delle sue energie, con quella linguetta biforcuta riesce a tagliare e cucire che è un piacere.
I suoi temi preferiti sono quelli inerenti la carriera familiare di mia madre, stroncata ancora oggi per essersi voluta separare (peccato che è successo nel 1982!), oppure l'eterna polemica con lo Zio Paolo, il rustego, che vive con Lei, sul fatto che mangia troppo e deve dimagrire. Poi lei mangia più di lui e mia madre si incazza.
Uno spasso.
Per certi versi è anche moderna.
Una volta dopo avergli raccontato il perchè del mio sfidanzamento con la fidanzata storica che ho avuto prima di mia moglie, ci ha pensato un po' e poi mi ha detto, alla tenera età di 87 anni: "ma dimmi un po' ....... a letto come andava?".
Un mito.

Vabbè andrò a casa. Ci sarà un casino pazzesco. Lei ne sarà felice. Quando saremo tutti a tavola telefoneremo a mia sorella che vive a Udine e ci sguazzerebbe in un pandemonio del genere, farò qualche foto, tollererò mia madre che urla (perchè la "Gina" e un po' sorda) mi godrò la meraviglia di vedere la "Gina" tenere sulle gambe mio figlio Alessandro, (che sono gli unici due in tutta la stirpe ad avere gli occhi turchesi e hanno 93 anni di differenza)e aspetterò che, alla fine, la "Gina" mi dica per la milionesima volta la frase che più me la fà amare: "Titto, è stata una giornata meravigliosa".

30 gennaio 2007

soave

tutta questa bella ampiezza di vedute che vado sventolando come un piazzista manco avessi qualcosa da vendere, stasera mi ha fruttato un esperienza che è tutta un programma: torno a casa presto per stare un po' coi cuccioli, che non ci riesco sempre, gioco con loro mentre la tata spignatta poi mi metto a dar da mangiare ai due satanassi, mia moglie è al lavoro. l'idea è quella di farle trovare, quando torna, una situazione ottimale: bimbi mangiati, pronto in tavola per noi, tv spenta. la tata se ne va lasciando qualcosa di pronto, sparecchio il casino dei bambini apparecchio per noi due, riscaldo quel che c'è, esagero con due candele sul tavolo e tutto fiero la aspetto.
Entra distrutta e sorride a stento, i bimbi le corrono in contro. Vede l'opera d'arte sulla tavola e si siede subito. Ahi, non traspare l'atteso sguardo di immensa riconoscenza (penso: "vabbè lo so quando hai fame sei una jena") faccio finta di niente e allungo un piatto dicendo "è tutto pronto" (penso "quand'è che mi fai un monumento?") lei con sguardo basso e famelico attacca la frittatina, la mette in bocca, fa una piccola smorfia (niente di chè, intendiamoci) e dice " ... ma è fredda ... quante volte te l'ho detto che la roba fredda non mi piace!?".
attimo di silenzio .... mi alzo ..... e penso in un pico secondo "è giusto così, noi uomini dovevamo aspettarcela che prima o poi che si sarebbero vendicate", penso a mio nonno che si faceva scegliere i vestiti, a mio padre che è stato educato così e ha dovuto diventare cosà, a tutte le volte che dicevo a mia madre "perchè non fai la casalinga? (così mi disfi tu la borsa del calcio)", penso alla mamma di mia suocera che si imbarazza se sparecchio, penso anche che forse potrei fare un gesto plateale, che so una scenata tipo casalinga frustrata, oltretutto mi rendo pure conto di avere indosso il grembiule, .......... no .... i bigodini non li ho ....., penso ai miei amici che sono tutti più stronzi di me e alle amiche di mia moglie che hanno tutti mariti più stronzi di me, ma poi .... con un bel sospirone ....le metto il piatto nel microonde, abbozzo un sorriso e, evitando qualsiasi tipo di ironia che potrebbe essere usata contro di me, ritorno a tavola facendo finta di niente. .... soave .... sereno .... imperturbabile.

GRANDE penso dentro di me SEI STATO GRANDE ma poi l'orgoglio maschile si fa vivo e penso, ma per fortuna non dico: si però stasera me la dai.

23 gennaio 2007

La favola trasversale

C'era una volta Cenerentola che non ne aveva proprio voglia di andare al ballo del Principe. Voleva invece andarsi a fare un bel giro in moto. Pensò a dove potesse trovare una moto ma si rese conto che nella sua favola non c'erano moto.

Chi è che aveva una moto, Samu?
Edgard!


Gli venne allora in mente che Edgard aveva una bella moto, allora uscì dalla favola di Cenerentola ed entro in quella degli Aristogatti, andò sotto casa di Edgard che dormiva, entro nel suo box, gli fregò la moto e se ne andò a fare un giro.

Il Principe però aveva voglia di vedere Cenerentola, perchè se ne era innamorato, allora pensò di andarla a cercare. Gli ci voleva una macchina che andasse veloce ma nella sua favola non c'era nessuno che gliene potesse prestare una.

Samu, chi è che aveva una macchina velocissima?
Crudelia Demon!


Benissimo, allora il Principe uscì dalla favola di Cenerentola, entrò in quella della Carica dei 101, andò sotto casa di Crudelia - che stava facendo la cacca - e gli fregò la macchina. Cominciò allora a cercare Cenerentola in tutte le strade del mondo, in ogni città, in ogni posteggio.

Anche quelli della Coop?

Certo in tutti tuttissimi ma non la trovava mai. Allora si spazientì e la chiamò sul telefonino.

"Cenerentola ma dove cavolo sei, è settantamilacento ore che ti cerco e non ti trovo!?"
"Sono a fare un giro in moto nella favola degli Aristogatti".
"Ecco perchè non ti trovavo, io ti stavo cercando nella favola della Carica dei 101, che scemo!"
"Vabbè Principe, facciamo così, vediamoci tra mezz'ora davanti al tuo Castello che ho deciso di venire alla festa"

Cenerentola e il Principe, rientrarono tutti e due nella favola di Cenerentola, si incontrarono davanti al Castello ed entrarono per mano alla festa.
Cenerentola era la più bella di tutte con il suo casco rosso e la sua giacca da moto di pelle.
Ballarono tutta la sera e poi si sposarono. E vissero felici e contenti.

Papi, e la scarpetta?
La scarpetta niente, Samu, Cenerentola aveva gli stivaletti da moto
.

21 gennaio 2007

il papà magico

Le donne l'hanno capito una trentina d'anni fa che il modo più efficace per affermarsi doveva essere la valorizzazione della loro "differenza" dall'uomo invece che il miraggio dell'uguaglianza.
La prima le avrebbe valorizzate come esseri unici, la seconda le avrebbe fatte diventare delle UOME. Stronze come un uomo diceva Vecchioni.
Adesso tocca a noi maschietti. Se vogliamo affermare il nostro modo di fare i papà abbiamo le stesse due strade: scimiottare le donne e quindi diventare dei "Mammi" o dei "Mariti scimmietta" (per citarmi un po' addosso) oppure inventarci un nostro modo di essere papà.
E allora largo alla fantasia, soprattutto a quella, visto che nel migliore dei casi abbiamo avuto papà affettuosi e presenti che quindi ci hanno lasciato qualche modello da imitare; ma nessuno non ci hanno "insegnato" a fare i padri del 2000.
Spazio alla fantasia, dicevo, per sfruttare il tempo, poco, che passiamo insieme a nostri figli, per inventarci un modo di poter essere dolci ma non mielosi, essere educatori senza plagiare, confidenti ma non amici, autorevoli e non autoritari, spiritosi ma non stupidi......

Cerchiamo di insegnare loro che la virilità non è machismo, che la dolcezza non è solo femminile, che gli uomini baciano, accarezzano, che gli uomini vogliono le coccole oppure piangono, o non piangono ma soffrono lo stesso. Diciamo loro, con i fatti, che anche se siamo a casa meno della mamma, ci occupano di loro lo stesso, chiedendo, informandoci, sgridandoli ( chè sgridare è un prendersi cura) spiegando loro sempre il perché.
Sfruttiamo le occasioni che ci capitano: lo sport? Bene, spieghiamo loro che esiste sempre qualcuno più forte ed uno più debole di noi, che esistono le regole e chi non le rispetta, che esiste un arbitro e chi non lo rispetta. Il Lavoro? Bene, insegniamo loro che essere uomini significa lavorare tutti i giorni anche se non sempre è bello, sopportare un capo tutti i giorni perché è il capo, di sopportare clienti tutti i giorni perché pagano ….. I viaggi in auto? Ottimo, insegniamo a guardare fuori dei finestrini a incuriosirsi come facciamo noi nei milioni di chilometri che facciamo per lavoro, giochiamo a poker con i numeri delle targhe che ci sorpassano, insegniamo a ridere di chi s’arrabbia e suona e a capire i pericoli e le insidie.
Diamo loro delle chiavi di lettura al maschile, che li aiutino a capire che esiste un mondo complesso e non è un dramma e che "papà lo risolve così". I bambini hanno bisogno di chiavi di lettura, di significati per capire il mondo, diamo loro la nostra e loro si arricchiranno.

Consiglio a tutti i papà di leggere Grammatica della Fantasia di Rodari. E' un libretto minuscolo, di ottima lettura in bagno :-), che dà un sacco di idee. E’ un piccolo "attrezzo" per imparare a diventare papà magici.

17 gennaio 2007

... e diccelo ...

chi glielo dice a due delle mie quattro impiegate che non si dice "il sig. Rossi dice che non le interessa questa cosa"?
chi glielo dice a mezzo mondo che non si scrive "copia da ritornare firmata"
chi glielo dice all'impiegata di un mio amico che non si dice "c'è delle pratiche che non c'è"?
chi glielo dice alla stessa impiegata che non si dice "c'è della gente che hanno dei coraggi!"?
chi glielo dice al mio vecchio allenatore di calcio che non si dice "lascilo che stii"?
chi glielo dice alla tata del mio amico che non si dice "facci lei che fa più bene"?
chi glielo dice di nuovo al mio allenatore che non si dice "ora gioca i piccini, poi i grandi"?
chi glielo dice al L*** che non si dice "ti lascio l'abi e il cabi del mio conto"?
chi glielo dice al Rag.F***tti che non si dice "Dottore .... detto inter-nobis ..."?
chi glielo dice alla signora A*** che non si dice "c'è stato un qui pro quod"?
chi glielo dice alla stessa signora A*** che non si dice "modern" ma modem?
chi glielo dice a ***** che non si dice "oppuramente"?
chi glielo dice al mio compagno di squadra che non si dice "giochila, passila, ragionila, girila, ritornigliela"?

però che nessuno si sogni di svelare al mio amore di 5 anni, Samu, che non si dice "papà ora mi ascolto un po' il mio LAIPOD". Lo amo troppo quando lo dice.

15 gennaio 2007

la purezza

chissà che fine ha fatto Attilio, il vecchietto che faceva le pulizie nel nostro ufficio quando ho cominciato a lavorare.

Era una persona semplice, mansueta, gentile. Amava intrattenersi con le signorine dell'ufficio a fare discorsi filosofici.
Un giorno, presentandosi a mia madre che era venuta a trovarmi, si era tolto il cappello, aveva fatto un mezzo inchino (uomo d'altri tempi) e dandole la mano le aveva detto: "piacere, Pittavini Attilio, sono quello che, praticamente, pulisco."

Stupendo.

Un altro giorno poi disse una frase che non ho più dimenticato:

"Al mondo ci sono solo tre cose pure, i bambini, la musica e i fiori".

Sublime.

13 gennaio 2007

ci vuole rispetto

ho scritto ROSCO sul mio cellulare col T9 ed esce fuori PORCO.

sarà un segno?

12 gennaio 2007

5 cose che non sapete di me

ricevo l'invito dalla mia madrina di blog a cimentarmi in questo esercizio di lavatura panni .... non in famiglia .... che accolgo con irresponsabile entusiasmo:

1. è da quando lavoro che, se ho la cravatta, i clienti mi chiamano dottore (che non lo sono). quando l'ho capito (era il 1988) ho smesso di dire che non lo ero, loro non ci credevano e a me faceva tanto comodo.
2. sull'ascensore mi schiaccio i punti neri.
3. dopo vari tentativi falliti sono finalmente riuscito a fare un Genova - Milano in auto, senza mai togliermi le dita dal naso (2005).
4. al bar frego sempre gli scontrini lasciati dagli altri sul bancone perchè me li detraggo.
5. vorrei una porsche e me ne vergogno.

ed ora fate di me quello che volete.

11 gennaio 2007

il mondo alla rovescia

i primi di gennaio è arrivata la tata di scorta. eh si perchè la "titolare" ci ha fatto questo scherzetto qui.
si chiama Nancy.
ma perchè le equadoriane hanno sti nomi americani? Nancy, Norma, Elvis (il figlio), io mi aspettavo che si chiamassero Dolores, Sancho Panza ..... vabbè, saranno le telenovelas.

Comunque dicevo, oggi mia moglie mi ha pregato di insegnarle a stirare le camicie. "visto che poi te le metti tu".
Eh si, perchè il titolare della cattedra di "stiro" in casa sono io. Sono un fuoriclasse e, quel che più stupisce, mi piace farlo.

Allora Nancy, prima i polsini dal rovescio e senza schiacciarli a modi focaccia ma lasciandoli tondi senza piega, poi il colletto dal rovescio col vapore schiacciando molto, poi le maniche, ma attenta alle pieghine vicino al polsino, poi il dietro, poi le spalle e attenta alle pieghine del davanti dove si incontra con le spalle, ed infine il davanti, con l'apretto.
Le spiego e le faccio vedere, è già abbastanza brava, bastano le rifiniture.
Ah ... quando la mette sulla gruccia, chiuda solo il bottone in alto e pieghi bene il colletto che quando la camicia si raffredda tiene la piega che ha sulla gruccia.

Mi domando in silenzio: Nancy, cos'è quello sguardo? Cos'è quel sorrisino. Non ti sembro credibile come teacher? ti fa strano che un uomo ti insegni una cosa da donna?

Oh guarda che io sono un uomo/padre/marito del 2000, che pensa che bisogna finirla con ste cavolate dei lavori che li sanno fare solo le donne. Capisco il parto, l'allattamento, ma la spesa, la lavatrice, da mangiare, stirare ..... dai non raccontiamoci balle le possono fare tutti. ....... e anche le coccole, le pappe, i pannolini, la nanna, le favole .......

al tuo paese no, vero?. te lo leggo negli occhi. in quel sorrisino imbarazzato col quale mi ascolti educatamente.
tu stai pensando, "guarda questo qui che è uscito dall'ufficio per venire a insegnarmi a stirare" tu ti stai dicendo dietro i tuoi occhioni neri "ma in che mondo sono finita".
hai ragione Nancy, è un mondo alla rovescia.
le nostre mogli lavorano come noi, guadagnano più di noi, quindi se noi maschietti non ci diamo una svegliata ci ritroviamo le valigie sul ballatoio.
ed eccomi qui, con la cravatta, a insegnarti a sitrare e poco importa se non rientro nei tuoi canoni, nei tuoi stereotipi.

io, cara Nancy, gioco la mia partita, io faccio la mia parte, mi sono strutturato per avere il diritto di appartenenre a questa famiglia fatta di due uomini: uno che si chiama mamma (e c'ha le tette ..... per intenderci) e uno che si chiama papà (e c'ha il pisello)

tutti e due, poi, c'hanno le palle.

07 gennaio 2007

baby ski

Frequentare i campi da sci per bambini è un’esperienza formativa.
Coppie di genitori di ogni genere si ritrovano in un piccolo spazio, accomunati dalla stessa missione improba. Portare i figli a sciare. E così per una settimana vedi le stesse facce stanche e tese, senti le stesse voci urlanti e tese, incroci gli stessi sguardi disperati e tesi.
E’ inutile negarlo, almeno una volta ognuno ha un crollo di nervi, si tratta solo di aspettare quando sarà il tuo turno.
• Mentre gli metti gli scarponi e appoggiano la calza nel fango?
• Mentre gli metti la giacca e loro giocano col fratello?
• Mentre gli metti la crema e gridano?
• Mentre gli metti gli sci e stanno molli e ti si spezza la schiena?
• Mentre gli passi i bastoncini e non li vogliono poi l’amico ce li ha e li rivogliono … ma sono in macchina?
• Mentre rosicchiano lo skipass e lo smagnetizzano?
• Mentre il maestro sta partendo e loro gridano che lo odiano?
• Mentre transitano sulla seggiovia e non ti salutano?
• Mentre per parlare con l’amichetto sul seggiolino dietro della seggiovia si voltano e perdono le racchette?
• Mentre entrano stremati e affamati nel ristorante piangendo e urlando “non ho fame” proprio di fronte a quella coppia che conosci un po’ e magari ti sta sulle balle e vorresti non farci quella figura di m…. ?
• Mentre si tolgono la giacca al ristorante e la fanno scivolare sull’acquetta del pavimento?
• Mentre acconsentono a mangiare la carne solo in cambio di coca cola, patatine fritte e ketch up e tu acconsenti proprio mentre tutti ti stanno osservando per vedere se hai le palle o cedi al ricatto?
• Mentre si alzano prima di aver finito chiedendoti raggianti “sciamo ancora?”
• Mentre ti accorgi che si sono messi a giocare con la neve mentre tu andavi a comprare altre 5 corse e si sono bagnati tutti quindi “in queste condizioni a sciare non ce li porti”?
• Mentre qualche snowboardista con le treccine e il cerchietto te li stira perché “scusa ma sto imparando”.

Dai su confessate …. Quante crocette avete messo?

Frase intercettata nella mischia: “meno male che domani vado in ufficio”. Ed era una voce di donna. ….. tempi moderni!

04 gennaio 2007

il bufalo delle nevi

di essere razzista lo sapevo già da tempo.
ricordo come se fosse ora, nel tunnel che separava gli spogliatoi dal campo da calcio, dove l'arbitro ci faceva mettere in colonna prima di entrare in campo, l'attenzione con cui scrutavo gli avversari.
e non facevo le considerazioni che si possono immaginare, tipo: il terzino è alto, il mediano è grosso, quell'altro è piccolo quindi veloce. no. controllavo se c'era qualcuno col codino o peggio, col cerchietto.
nella mia concezione rude e maschia del calcio - un po' all'inglese, un po' di stile rugbystico - non tolleravo atteggiamenti da fighetto in campo.
così controllavo, identificavo la fichetta di turno, prendevo buona nota del suo numero di maglia, che gettavo uno sguardo di intesa al mio amico Enzo ed entravo in campo bello carico.
la prima roncolata nelle caviglie sarebbe stata per lui. io davo il la, il resto poi lo faceva Enzo che faceva il difensore ed era un killer.

oggi che sono un maturo padre di famiglia - e non gioco più a calcio - qualche altro sintomo di razzismo o meglio antipatia fisica diretta ce l'ho.
odio lo snow board e tutti quelli che ci vanno sopra.
intanto sono tutti vestiti da straccioni ma dopo aver speso migliaia di euro, poi sono tutti imbranati perchè stanno imparando, poi fanno un rumore quando si fermano che ti fanno sempre pensare che tistia arrivando addosso una valanga, inoltre quando ci riescono disegnano traiettorie incompatibili con quelle degli sciatori normali, passando in diagonale da una parte all'altra della pista, falciando tutto quello che trovano.
li odio.
odio il loro bivaccare sulle piste, seduti, sbulinati, pieni di neve e di maglioni di lana troppo lunghi, odio il loro continuo ridere per le culate prese, ......

con queste rosee premesse l'altro giorno uno di questi punk bestia scivolatore mi ha falciato il mio bimbo di 5 anni che sciava incerto e timoroso su una pista di collegamento tra la baby e lap artenza dello skilift.
sto essere immondo, ha curvato improvvisamente - senza guardare - per fermarsi e il mio cucciolo per evitarlo ha girato a sinistra anche lui, col suo bel culetto tutto indietro per la difficoltà, e il suo caschetto rosso scintillante, ed è volato giù nel fosso.... sotto i miei occhi.
mio dio, e che ci sarà dietro al precipizio? pietre? un albero? un buco? il vuoto?
nei dieci metri che ho fatto a scaletta alla velocità della luce per raggiungerlo mi sono visto l'inferno passare davanti.
il cucciolo ha continuato a sciare anche giù dal burroncino, ha sorpassato sciando un masso enorme ed è caduto dopo nella neve fresca.
grazie signore!
piangeva, mostrandomi una mano. oddio si è rotto un braccio, il polso, le dita, la spalla. no gli dava fastidio la neve nel guanto. grazie ancora.

dall'alto sento una voce che mi chiede notizie.
è il bastardone. non ho la forza di essere incazzato. sta merda è così imbranato che non sa neanche togliersi la tavola dai piedi per scendere ad aiutare per fare qualcosa di normale.
eh si cara merdaccia, sei uno strano, hai le treccine, il maglione fino al culo sporco di neve, sei uno contro, contro le convenzioni, contro la stucchevole normalità, ma si dà il caso che sei andato contro al figlio di un normale, convenzionale, scontato, allineato, padre di famiglia con capello corto quindi ora ti dimentichi di essere tutto quello che sei e ti inventi una frase convenzionale educata, che dia un segno riconoscibile di dispiacimento. boffonchia qualcosa che non sento.

tiro sul il bimbo, imposto una voce pacata, lo rassicuro sulla neve nel guanto, mi complimento per aver evitato il bufalo delle piste.
non riesco a pensare ed ad ascoltare sto coglione che continua a boffonchiare e che, scopro, è uno che balbetta.
penso: mavaffanculo sfigato, levati quel costume di carnavale e vai dal logopedista.

riparto, samu non piange più, andiamo in coda allo skilift, mi ricordo dello sguardo di enzo, ai codini, ai cerchietti, magari sotto quella beretta di lana marcia ha il cerchietto sto stronzo. penso che potrei vendicarmi alla pista successiva, ma non lo trovo, non lo vedo più. meglio così.

papi ora facciamo una gara.
si amore, il tuo tenero e rassicurante papà, è un intollerante razzista di merda, ma ora ti fa fare una bella gara di sci.

22 dicembre 2006

rebus di natale

C

(2,2,6,3,2,4)


28/12/2006

soluzione

se mi cerchi non ci sono.

buon anno a tutti.
rosco

20 dicembre 2006

coraggiosamente lontano

ho maturato abbastanza esperienza per non invidiare il lavoro di nessuno.
si vabbè gli architetti disegnano e sono sempre nei cantieri, gli sportivi giocano, i dirigenti hanno l'auto aziendale, i dipendenti devono obbedire senza tante responsabilità, e così via ..... però ogni lavoro ha le sue luci e le sue ombre.
categorie a parte sono i fortunati che fanno quello che hanno sempre sognato, fin da piccoli, quelli sono dei privilegiati.
io faccio l'assicuratore .... che se un bambino da piccolo dice di volerlo fare, lo portano da uno psichiatra credendo che sia autistico e se prorpio devo dirla tutta io sognavo di guidare lo spazzaneve..... guidare, fare rumore e soprattutto vedere il frutto del mio lavoro subito sotto gli occhi.... una strada sgombra. che libidine.

ieri però sono andato alla riunione dei docenti della futura prima elementare di Samuele.
ci hanno raccontato cosa fanno, che programmi hanno deciso di seguire, come hanno impostato l'iter scolastico dei cinque anni, come accolgono i bambini, come li trattano, come questi rispondono agli stimoli, alle iniziative, all'insegnamento e ho provato invidia.
lo so che i prof guadagnano poco e sono sempre nei casini - proprio loro che hanno in mano il futuro degli uomini che saremo, che follia - però ho invidiato quella meravigliosa sensazione che devono provare e che mi hanno fatto capire di provare nel vedere i cuccioli di uomo che fanno i primi passi nella loro storia di uomini. deve essere una sensazione impagabile vedere un bimbo che si incuriosisce, si appassiona, prende la sua traiettoria formativa.

ma io è li che vorrei essere, è li che vorrei spendere le mie ore diurne, è quello che mi sentirei di desiderare per realizzarmi, per sentire di aver vissuto tutto quello che mi emoziona.
e fanculo al pragmatismo. .... fa bene ogni tanto innamorarsi di un utopia. ho pensato che se vincessi alla lotteria (alla quale non gioco mai) invece di fare tutte quelle mille cazzate che si pensano, vorrei spendere tanto tempo, più tempo a guardare i miei figli crescere.

ma il mio posto non è quello, il mio ruolo non è di spiare, guardare, controllare, ma è quello di stare coraggiosamente lontano da loro mentre assorbono mille e mille nozioni, aspettarli a casa per "lavorare" tutto il materiale che avranno recepito ed aiutarli a sgrossarlo, a dargli un significato, cercando di aiutarli a formarsi e non cercando di formarli.

quello è il mio ruolo ed è, anche quello, un'esperienza meravigliosa.

ho guardato la maestra Carla e la maestra Donata e ho pensato "voi sarete le mie alleate a distanza".

buon lavoro

16 dicembre 2006

Deg

Ok Deg, se è questo che il destino vuole, cercherò di dimenticare il male che mi hai fatto e tornerò ad essere tuo amico. O almeno ci proverò.
Passi che dopo la tua separazione ti sei risposato con la sosia di mia moglie, che quando me l’hanno fatta vedere in foto mi è venuto un colpo, passi ancora che il tuo primo figlio (Alberto) è nato proprio il giorno del compleanno del mio grande (Samuele) e che quindi per sempre ad ogni compleanno i nostri comuni amici non sapranno a che festa andare, ma ieri – accidenti - è nata la tua piccola (Arianna) e ieri era il compleanno del mio piccolo (Alessandro)!.
Che dire. Questo è il destino che chiama, che si ribella al fatto che la nostra amicizia si sia interrotta …. Perché non è finita, caro Deg, l’ho solo interrotta, perché non potevo più sentire così male.

Cercherò di non ripensare che dopo 30 anni di amicizia, non so quale percorso mentale, ti ha portato a credere – e forse purtroppo lo pensi ancora – che il tuo primo matrimonio sia finito non perché tua moglie ti ha tradito e lasciato per un altro perché non gli piaceva vivere con te, ma perché io, un famoso giorno di 20 anni fa, ti ho dato un consiglio sbagliato. Apposta! ... per farti fallire e sentirmi migliore, e cioè mi accusi di averti consigliato di continuare a stare con la tua, di allora, fidanzata (poi divenuta tua moglie) anziché lasciarla e fidanzarti con una ragazza della tua Università, della quale ti sentivi innamorato.
Cosa ti è successo nella testa per architettare una cazzata del genere io non lo saprò mai, perché hai fatto pagare me anziché farti un esame di coscienza non lo capirò mai. Si va be, lo so che dare la colpa agli altri è molto più facile e in un certo senso rassicurante, ma io ero, e sono, quello che per 30 anni hai sentito e visto tutti i giorni, quello del subbuteo, delle partite del Genoa, dei giri in bici a scoprire le stradine, delle vacanze, dello sci, della scuola, delle prime fidanzate, delle feste, degli amici (i fratelli), della macchina comprata insieme e pitturata con le fiamme, delle discussioni sul matrimonio; sono anche quello che quando quella stronza della tua ex moglie ti ha praticamente proibito di vedere noi “fratelli” per tutto il tuo matrimonio, non ha mai smesso di telefonarti, di invitarti, di cercare di convincerti a non lasciare il gruppo, e sono quello che quando ti sei separato ha passato la sua vacanza in austria attaccato al cellulare con te mezz’ora al giorno per sentirti piangere, quello che una sera ha preso 500.000 lire di multa per correre da te in crisi per la separazione. Sono quello che ti ha fatto conoscere cosa volesse dire affetto familiare, facendoti diventare un membro della mia famiglia, dove raccoglievi più coccole di quante ne raccogliessi nella tua, ed io lo sapevo e ne ero contento e tu lo sapevi e venivi sempre in casa, e tutti ti chiamavano affettuosamente Deg, mentre tua madre ti chiamava Daniele e tuo padre ti parlava solo per criticarti, dove mia sorella ti baciava quando arrivavi mentre a casa tua non hai mai avuto una carezza.

Beh, proprio io, che un anno fa ti ho sentito dire “non ti preoccupare ti perdono” a conferma del fatto che quel coglione del tuo analista ti ha lasciato elaborare un sentimento distruttivo nei miei confronti anziché aiutarti a elaborare un doloroso ma necessario percorso di autocritica, beh proprio io che per non farmi più ferire da te ti ho stoppato dicendoti di non cercarmi più perché da me non meritavi più niente, proprio io, ….. il coglione che non smette mai di credere nelle persone, il coglione che non riesce a capire che ci sono persone che sono così fragili e deboli che possono fare del male a stargli vicino, proverò a riaccoglierti nel giardino dei miei sentimenti.

Cominceremo raccontandoci dei nostri 4 figli, che ci hanno fatto lo scherzo di nascere nello stesso giorno, poi semmai ti confesserò che non ho mai avuto il coraggio di buttare via il biglietto di un regalo che mi avevi fatto per far pace (squadra di subbuteo Genoa logicamente, testo “A fede l’altra parte della mia squadra del cuore”) ma che non avevo accettato come scusa, perché non avevi gli occhi da amico.
E poi vedremo.
A presto amico mio.

14 dicembre 2006

Gesù era Pinocchio

Papà mi racconti la storia di Gesù?

Oh belin – penso – …….. allora che cosa vuoi sapere?

Di quando è nato.

Per un attimo mi rincuoro al pensiero che, essendo nato dallo spirito santo, mi scampo il discorsino del semino, del pancione, che poi se andiamo a vedere è ancora più complesso quello …. Vabbè.

…… allora Gesù bambino nacque in una capanna ….. o era una stalla, ah no una caverna …

papà, che dici, è nato in un presepe ….

Ah già … rispondo millantando competenza, e già il mio pensiero va ai genitori, …. Allora …. La mamma era Maria …. Il papà Giuseppe … che faceva il falegname …..

come Pinocchio?

ah no aspetta ...... è vero .....quello era Pinocchio …. – andiamo avanti – comunque erano poveri e …… siccome erano tanto poveri e non avevano da scaldarsi c'erano un bue ed un asinello che alitavano e siccome non avevano da mangiare tutti gli portavano dei regali …. - Belin sono già ai remagi che manco so se si scrive Re Magi o Remagi? - i più bei regali glieli fecero tre signori su un cammello che si chiamavano Remagi.

erano dei re?
,
.......ssssi ..... più o meno ... .....e gli portarono oro, incenso e mirra.

Cosa?

Samu! l’oro lo sai cos’è, …… l’incenso è una roba che profuma l’aria, e la mirra invece …. è una cosa strana che non so spiegarti.

Forse si mangia perché l’oro non si mangia e l’incenso neppure.

Già ……

Finito?

Aiuuuuuttttooooooooooo.
Ci vorrebbe qualcunoi ferrato in queste cose di chiesa, uno che i suoi bambini hanno già fatto catechismo.

Eh si perché non contiamoci delle balle, o ti ci educano o col cavolo che poi lo scegli.
Mia madre faceva la progressista sessantottina contro tutti i formalismi, (che a vederla adesso ci sarebbe da farsi 4 ghignate vabbè) e quindi niente catechismo, niente religione a scuola, niente comunione e niente cresima. Che oltretutto a stare fuori dalla classe durante religione o a non andare a catechismo dopo il calcio con i miei amici mi imbarazzava perché non sapevo spiegare il perché.

Mia madre dice che sceglierò a 18 anni cosa vorrò fare – dicevo a tutti – e tutti dicevano …. Boh!.

Poi arrivato a 18 anni pensavo solo alla gnocca e quindi addio chiesa. Mi ci vedi a dire a qualche fidanzatina in piena tempesta ormonale: scusa ma devo andare in chiesa. Ma dai su.
Tuttalpiù poteva succedere di andare in chiesa per tacchinarsi una, spinti dall’ormone, ma poi basta.

Così ora non so la storia di Gesù. So meglio Gli incredibili, Pinocchio, Cenerentola, Cappuccetto Rosso. Che vergogna.

Però i miei figli voglio che crescano sapendo, affrontando il problema, magari anche frequentando, ma mentre lo scrivo sento già che farò la stessa fine di mia madre a dare una spiegazione al fatto che non li porto a messa.
Non so perché ma mi sembra mi manchi qualcosa.

10 dicembre 2006

bio-misteri

c'è una corrente del pensiero bioetico che sostiene che non possiamo più permetterci comportamenti che non tengano in considerazione il fatto che ogni nostro atto ha, ed avrà, delle ripercussioni sulla vita degli altri abitanti del pianeta.
è verissimo.
metti per esempio che ad un equadoriano di 75 anni siano sempre piaciute in modo esagerato le patatine fritte. la sera a cena patatine fritte, a pranzo con gli amici, patatine fritte, cosa vuoi amore per il tuo compleanno?, patatine fritte.
così per una vita. metti anche che verso i 50 anni le sue analisi siano andate un po' a ramengo e che lui, ignaro del credo bioetico, non abbia dato ascolto al cognato medico o all'amico col colesterolo alto, alla cugina dietologa, ed abbia continuato imperterrito ad imbottirsi di patatine fritte.
vuoi che una condotta così non danneggi a lungo andare qualche altro tuo concittadino planetario?. potrebbe succedere, che so, che ad una giovane mamma dall'altra parte del pianeta il tuo eccesso di trigliceridi crei, per bio-trasmissione, un piccolo malanno ..... un malditesta, un erpes, una piccola afta in bocca.
e già perchè il nostro amico equadoriano, letto il responso delle analisi disastrose, finalmente rifatte a 75 anni, corre a telefonare alla figlia che lavora all'estero, in Italia, a Genova, dicendole "guarda che sto male, potrei morire" ed in quel momento, il mistero si compie: quella telefonata veicola un piccolissimo virus che si appiccica sulla gengiva inferiore di una giovane donna italiana, madre di famiglia.
la povera figlia dell'equadoriano, logicamente, si intristisce, parla del suo dramma alla famiglia presso la quale lavora (e della quale costituisce l'asse portante dell'organizzazione familiare) e trova, giustamente, disponibilità a poter usufruire di 15 giorni di ferie più l'anticipo della liquidazione dei 4 anni lavorati. il virus comincia a lavorare creando una piccola ulcerazione nella bocca della giovane mamma italiana.
capita inoltre che il biglietto aereo disponibile preveda il ritorno non 15 giorni dopo ma 45 giorni dopo, e la sventurata, dimenticando di essere la colonna portante di una famiglia di 4 anime, lo acquista senza nemmeno preavvisare. ed ecco che il virus esplode: afta galattica fra labbro inferiore e gengiva della giovane mamma italiana.

ecco spiegato come una non corretta alimentazione può avere ripercussioni su altre persone anche dall'altra parte del pianeta.

scusate mia moglie mi sta interrompendo:

Ammmoooorrreeee smettila di scrivere cazzate sul blog e vienimi a dare il blu di Metilene sull'afta.

ecco ora s'è capito....

06 dicembre 2006

vivo di musica

samuele bersani
ivano fossati
nicolò fabi
max gazzè
avion travel
vinicio capossela
radiodervish
mario venuti

elio e le storie tese

robert schumann

joe jackson

04 dicembre 2006

la cura del viso

tutte le sere, mentre lavo i denti, li vedo lì che mi guardano, mezzi pieni, con l'aria di chi si sente poco valorizzato.
sono tre tubetti, tutti simili, tutti della stessa marca, appoggiati in fila nel porta "cose" con amorevole cura da mia moglie vicino al mio lavandino.
so, perchè ho cercato di applicarmi, che uno è un tonique visage, uno un moisturizing, e l'altra una cream antiage (salcaz....).
so, perchè ascoltavo bene la spiegazione di mia moglie - che me li ha regalati - che vanno usati in sequenza.
uno pulisce, uno toglie le impurita, l'altro arricchisce la pelle durante la notte.
i problemi del mio rapporto con il trittico maledetto della cura del viso sono due. primo: la sera prima di andare a dormire non mi va di impastarmi la faccia con tutta sta roba che poi mi si bagnano anche i capelli e magari gocciolo sul collo del pigiama o, peggio, sui polsini.
secondo: non mi ricordo mai la sequenza giusta: come sarà? prima quello trasparente, poi quello cremoso e infine quello denso? vabbè proviamo .... oh belin non ho sciacquato fra il cremoso e quello denso e ora ho la faccia piena di ricotta.
no è sicuramente prima quello denso, e sciaquo, poi quello trasparente che toglie tutto, e poi quello cremoso. belin ... non si assorbe mai, se vado a letto così mi incollo al cuscino.
vedrai che allora è così ... prima quello trasparente, col cotone, poi il cremoso e sciaquo, poi infine quello denso e sciaquo. ma a che cazzo serve?

amooooooooooreeeeeeeee ?! com'era più la sequenza?

prima il sapone
quale sarà?
poi il tonico per le impurita dell'acqua
ma che cazzo dice
poi alla fine quello cremoso
sembro liza minelli dopo il lifting tutto lucido.

amore non posso mettere solo il cremoso?
e bravo così impasti tutto lo sporco
ed eliminare il tonique?
no che abbiamo l'acqua dura e ti rimangono le impurità
ed evitare il cremoso allora?
si così fra 5 anni hai la pelle di un vecchio

stasera intanto li numero col pennarello ... poi vedremo.

01 dicembre 2006

mi ami ancora?

non posso dire di averla odiata, quello mai. nemmeno di averla detestata, come potrei se la amo. direi solo che mi sono incazzato come una jena.

arriva Pippo, il mio migliore amico da Siena, non lo vedo da tanto. dopo averlo accompagnato a torino a ritirare mobili e a ritirare il diploma di laurea me lo riporto a genova per uscire a cena.
figli dai nonni, moglie a un corso di aggiornamento serale. perfetto.
coinvolgo anche Alessandro, altro caro amico e collega di mia moglie.
serata ideale, non troppa gente nel locale prescelto, però movimento.
aperitivo più cena.
argomenti toccati, gnocca, gnocca, gnocca, gnocca, barche, vacanze, gnocca del passato (romanzata), gnocca del presente (idealizzata), vacanze, gnocca presente nel locale (giovanissime e sfacciate), niente calcio (evviva), lavoro, ancora un po' di gnocca.

quando finisco il Corso passo a salutarvi dove sarete?
(oh belin..) al tal locale.
ma sempre lì?! allora non so se vengo.
commenti di noi tre. verrà verrà, figurati se non viene.... a dare una controllatina.

la conosciamo tutti bene, mia moglie, è un tesoro ma presidia il territorio con cognizione di causa. non a caso la chiamano Cannavaro (il miglior difensore del mondiale)

e infatti arriva, sorridente, simpatica, frizzante, come sempre, ...............
e gli argomenti cambiano, siamo mica scemi ..... non fosse altro per galanteria ..... però dopo mezz'oretta ..... (beh ora vai ...... lasciaci finire la serata ...... c'era quel racconto di quando Alessandro (uomo libero) si è fatto la sua paziente in studio, che era rimasto a metà, oppure il fanta racconto della fanta gnocca delle estati in sardegna, moltiplicata e romanzata nella nostra fanta memoria, che andava ancora sviscerato).

niente.
incollata lì come una suocera a parlare del più e del meno.
il mio volto diventa scuro ma non serve a niente. non la capisce.
anzi mi arriva anche un rimbrotto.
mavaf....

e così tutti a casa, col muso, io in macchina con Pippo a sfogare l'incazzatura e lui a dirmi .... guarda che lo fa perchè ti ama e ha piacere a stare con te ....
e io .... mavaf..... ci sono mille altre occasioni per stare con me ....
lo so lo so che è perchè mi mama lo so che è così, ma sono incazzato e mi sfogo .... forse urlo anche un po' e sparo anche due madonne, così arrivo a casa bello scarico, (gli amici servono anche a questo), riesco ad andare a dormire senza affrontare il discorso e litigare .... che non litighiamo mai e ci mancherebbe di farlo per una cazzata del genere.

sms stamattina
lei: mi ami ancora?
io: tendenzialmente....
lei: volevi dire pazzamente?
io: vedremo.

la amo ancora ma glielo dico fra un po'.

27 novembre 2006

il mio mondo

dov'è il pulsante "salva con nome" del mio cervello? dov'è che si fanno le copie dei ricordi per essere sicuri di non perdere i dati?

prometto a me stesso che ricorderò per sempre l'inutile, grigio, insignificante pomeriggio di ieri, domenica 26/11.

sveglia tardi con bimbi un po' noiosi, nessun programma se non per il pranzo da mio cognato. voglia poca.
dopo pranzo tentativo di pennica sul lettino della nipote stroncato da mia moglie all'urlo "si va ai giardini" con bimbi in estasi.
vabbè, si va.
da lì in poi una susseguirsi di immagini che mi si sono stampati nella memoria come le immagini di un vecchio filmino superotto di mio padre.
il mare quasi bianco per colpa del cielo nuvoloso, mio figlio samuele vestito di rosso che pedala felice sfrecciando sulla sua bici con sellino da alzare e freni da regolare, il suo sorriso, il suo grugnito per imitare il rumore della moto, mio cognato che sorride al mio piccolo alessandro che lo intenerisce chiamandolo TIO e allungando le mani per farsi prendere in braccio, mia nipote che si nasconde tra le gambe di mia cognata per non provare ad andare in bici senza rotelle.
gli sguardi dei miei cognati che si incontrano poco, che sembrano non cercarsi più, e tutti noi a sperare che si ritrovino, che si riaccendano e che la loro bimba li riveda per mano.
mia moglie bellissima, un po' stanca, un po' annoiata, vestita bene, con cura, come piace a me, anche se è una domenica senza sprint. io rilassato, felice, un po' estraniato dai rumori e dalle parole dei due amici incontrati, ma presente con gli occhi e col cuore, a guardare tutto come un filmino muto, guardato a 60 anni nello sforzo di ricordare i miei figli piccoli e vivaci, nella meraviglia e lo stupore della loro crescita.
la magia di vivere un momento indimenticabile nella domenica più insignificante dell'anno. questo birillo vestito di rosso col ciuffetto biondo che sfreccia nel grigio e gli occhi azzurri del piccolo, accesi come i colori di una giostra incuriositi da tutto.

il mio mondo.

22 novembre 2006

ma che mammo e mammo (mariti scimmietta 2)

mia madre era femminista e macrobiotica. ed io sono sopravvissuto. incredibile!

intendo dire che la sera non picchio mia moglie ed ho anche un rapporto sereno con la coca cola e la nutella.

chi come me ha vissuto nel disordinato raggio d'azione di una femminista degli anni 70 - pure macrobiotica che è un'aggravante - sa che si poteva e si può essere femministe in due modi.
invocare il diritto all'uguaglianza o invocare il diritto alla differenza.

quelle dell'uguaglianza sono quelle della prima ora "vogliamo gli stessi diritti degli uomini" .... peccato che poi si siano accorte che per essere rispettate gli toccava diventare delle UOME cioè dei mostri.
le altre, un po' più evolute, erano e sono quelle che si sono battute per la valorizzazione della differenza. cioè il diritto, la gioia, il valore di essere in maniera differente e affiancare quindi, alla voce dell'uomo la "voce di donna", in politica, sul lavoro, nella società.

è questo il punto, è qui che noi "mariti scimmietta " dobbiamo fare attenzione, è da questo pensiero illuminato che dobbiamo imparare

fare il papà deve significare, dovrebbe significare, significa, fare il papà non limitarsi stancamente a reggere la coda alla mamma o fare come la mamma.

la genitorialità è un'opera a due voci e noi papà dobbiamo fare la nostra parte.
il che significa coltivare il nostro modo di essere genitori al maschile, con voce di uomo, con sensibilità di uomo, con sguardo di uomo, con stile da uomo.

certo è che fino a quando non faremo nemmeno la nostra parte nei doveri della vita in comune (gestione casa, accudimento figli, spese, cacche, nanne, notti etc) non potremo sottrarci al luogo comune del mammo e cioè del marito scimmietta che ogni tanto, dopo i gol, fa un po' le veci della mamma.

20 novembre 2006

mariti "scimmietta"

Il tuo la fa la spesa? Guarda il mio è già tanto se mette i calzini nella roba sporca. Il mio invece mi da una mano a sparecchiare e a fare la lavapiatti ….. ah e porta giù la spazzatura. Ma con i bimbi è meraviglioso, tutte le sere quando torna li fa giocare alla playstation per un’ora. Quando erano piccoli però niente. Aveva paura di romperli. …. Il mio invece li cambiava almeno una volta al giorno ma di notte nemmeno si svegliava quando urlavano. Se poi provava a dar loro la pappa, la trovavo sparsa per tutta la casa.
Ma cosa siamo scimmiette da circo? Valutati sulle nostre capacità a compiere peripezie domestiche?
Beh è l’ora di finirla con queste donne attanagliate dalla Sindrome del Parallelo Basso (tradotto: drammatizzazione del ruolo di madre) che hanno sentito in qualche discorso dal parrucchiere o letto su Mondo-mamma che è oggi possibile chiedere timidamente ad un uomo di dare il proprio piccolo apporto collaborativo al menage familiare (perché di quello spesso si tratta … un menaggio) e visti i primi deludenti risultati denigrano il loro compagno classificandolo tra i negati, belle contente di togliergli per sempre ogni ruolo casalingo riaffermando così la propria assoluta leadership di femmina di casa.

Ed è l’ora di finirla con questi padri scimmietta che hanno visto qualche film americano dove il figo di turno stirava le camicie ed hanno pure capito leggendo Donna Moderna che se non dai la netta impressione alla femmina di avere spiccate capacità domestiche la donna moderna, che si nasconde subdolamente tra le pieghe della personalità di tua moglie, potrebbe pensare di cacciarti di casa ….. che loro da sole ci sanno stare … e forse starebbero anche meglio.
Allora tutti a cacciare la spazzatura con lo scazzo, a sparecchiare male, ad alzarsi di notte smadonnando, a cambiare pannolini facendo “bleah”, a spargere pappa e cacca per tutta la casa come dei coglioni per poi essere ripagati alla cena successiva con uno squillante: “noooooooooo, ma davverooooooo, ho saputo che sai lavare il bucato colorato” starnazzato dalla più odiosa amica di tua moglie. E tutte le altre a farle il coro attonite “Amore hai sentito come è bravo ….. lui?! Non come te che non fai niente”.
E allora tutte a parlare tra loro dei difetti dei loro mariti e i mariti che si chiudono tra loro a parlare di calcio o di figa - ambedue gli argomenti trattati in via puramente teorica, soprattutto la figa, quella che non si è dimenticata il latte, e che è figa e basta, ad uso e consumo della loro rabbia contro le moglie rompicoglioni – emarginando rigorosamente me che sono una scimmietta brava che gli fa fare così brutta figura a loro scimmiette negate, e che ho l’aggravante di non avere neppure la moglie rompicoglioni.

farlo con dignità

Mettendo la supposta a Samuele (5 anni) fra un urlo e l'altro.

Samu questa è una cosa che ti succederà spesso nella vita, ed è bene che tu impari ad affrontarla con un po' più di dignità.

Cosa? Non ho capito?

Lo so. Lo so. Lo capirai da grande.

16 novembre 2006

roba da uomini

mio figlio piccolo (2 anni)sul fasciatoio ha la mania di toccarsi il pisello. appena apro il pannolino, non gli sembra vero di poter perlustrare un po'.
credo sia normale, ma quando dentro al pannolino c'è l'impossibile la perlustrazione può diventare .... tragica.
allora parte l'urlo. VIA LE MANI DA LI!.
ci vuole l'urlo, così le mani nemmeno le avvicina. una volta gliel'ho detto in maniera poco convinta e lui ha fatto in tempo a immergere la mano nell'impossibile per poi, tardivamente, ritrarla nascondendola - bella sporca di cacca - dietro la testa.
risultato: bagnetto completo.
quindi lo schema è: apertura pannolino con urlo minaccioso. lavaggio rapido, asciugatura, imborotalcamento, e permesso di perlustrare solo dopo la bonifica.

e poi ... l'immancabile battuta ... da uomo a uomo ...: amore questo è solo l'inizio di una luminosa carriera.

15 novembre 2006

il muro

L’altro giorno durante il corso di specializzazione in Mediazione Familiare osservavo da dietro il vetro una coppia separata. Molto litigiosa. Erano state inviate dal Giudice che chiedeva al nostro Centro una perizia.
La madre per spiegare alla Mediatrice la situazione dei suoi figli continuava a dire che la loro vita era caratterizzata da un grande muro, ogni tanto vivevano da una parte, con lei, ogni tanto dall’altra, con il padre.
Beh quel muro l’hanno edificato lei con suo marito – con i loro litigi - e lei pareva non rendersene conto anzi pareva attribuirne la responsabilità al marito che aveva voluto la separazione molti anni prima. E’ apparso subito evidente che la sua strategia fosse quella di alimentare questa situazione per accentuare le responsabilità del marito, così si è appreso che ai figli non è permesso parlare del padre quando sono con lei, non gli si può telefonare eccetera. Il padre per reazione, alimentando il circolo vizioso, si scopre che cade spesso nella tentazione di “interrogare” i piccoli su quanto è stato detto dalla madre su di lui e di criticare e sconfermare appena possibile quanto deciso dalla ex moglie.
Questi piccoli si sono così trovati di fronte a enormi dilemmi di lealtà nei confronti dei genitori. E soffrono.

Al di là della lettura “tecnica” dei rapporti fra gli ex coniugi, da smontare e ricostruire per il bene dei piccoli, mi è rimasta per giorni nella testa l’immagine di questi piccoli con il mondo diviso in due.

E’ così, il mondo dei bimbi è costituito dai genitori, o meglio la struttura portante è formato dai rapporti affettivi con loro. Se questo mondo è diviso in due parti conflittuali nasce una contraddizione interna che nega ad ogni piè sospinto ciò che è appena stato creato. Come la tela di Penelope, fatta e disfatta ogni giorno.
Che persone crescono da un disastro così?
Come si fa a non capirlo?
Che livello di odio ci deve essere tra due persone per non riuscire ad andare oltre il conflitto personale in nome dei propri figli?

Non è la separazione in se che crea danno. Quella semmai obbliga tutti ad un periodo faticoso di riscritttura dei rapporti e degli equilibri familiari. Quello che crea il danno è quando le due parti del “mondo” si fanno la guerra, disfando la tela della vita dei figli in comune.
E’ quello il reato cara signora e caro signore. Sono anni che ogni giorno appoggiate un mattone sul muro che spacca le certezze dei vostri figli. I mattoni sono le critiche, le disconferme reciproche, l’incomunicabilità creata ad arte, il parlare male ai bambini del loro papà e della loro mamma.
Tutto per il gusto di giocare alla Guerra dei roses voi due.

Avete da lavorare tanto, cari miei, e speriamo bene per i vostri figli.

Separarsi bene

Studio Pedagogia, mi laureerò la prossima estate con una tesi di Mediazione Familiare che molti, troppi, non sanno cos’è.
Si tratta del percorso seguito – con l’aiuto di un Mediatore - dalle coppie che hanno deciso di separarsi, o che l’hanno già fatto, al fine di riorganizzare la loro famiglia.
E' un intervento che assume particolare delicatezza ed importanza quando ci sono figli.
In soldoni si tratta di una decina di incontri a tre, ex coniugi e mediatore.

Separarsi bene, mantenendo in mano il timone della propria vita, non delegando le scelte che ci riguardano, ad un Giudice, mi sembra un salto di qualità culturale che la nostra Società dovrebbe fare massicciamente.
Questo mi convince ancora di più se queste scelte riguardano i figli.
Solo i genitori sanno di cosa i loro figli hanno bisogno, cosa sia bene per il loro futuro.
Cosa si può sperare che sia capace di fare un Giudice, per bravo e scrupoloso che sia?!
E allora che le coppie che si separano si prendano la responsabilità di continuare a fare i Genitori anche se non sono più una Coppia. Che mettano in preventivo, nel momento in cui cominciano a pensare di lasciarsi, di traghettare in prima persona i loro figli nella riorganizzazione della loro famiglia che non si distrugge obbligatoriamente in seguito ad una separazione, ma ha bisogno di nuovi equilibri.
I bambini di genitori separati hanno bisogno di capire, di trovare significati, di ricostruire due nuove relazioni – che talvolta si rivelano più ricche di prima – di abituarsi a nuovi equilibri.
E allora ecco che viene a galla il problema essenziale dell’essere genitori. Non serve essere i migliori genitori, non serve essere infallibili, non serve essere perfetti, serve essere come dice una studiosa autorevole “sufficientemente buoni” o – dico io – occorre “esserci”, non sottrarsi al proprio ruolo di genitore, sia che si sia ancora in coppia sia che non lo si sia più.
E’ pessimo il genitore che separandosi sparisce e abdica al suo ruolo educativo, ma è altrettanto pessimo il genitore che non partecipa all’educazione e alla vita affettiva dei figli pur essendo in famiglia.

La verità allora potrebbe essere, come spesso accade, trasversale. Non sono cattivi i genitori che si separano e buoni quelli che “resistono”, forse sono buoni genitori quelli che svolgono il loro ruolo fino all’ultimo (anche con i loro difetti) e può darsi che si chiarisca che sono cattivi genitori quelli che non danno nessun apporto alla crescita dei loro figli.

09 novembre 2006

il "4"

Quando a mia moglie ho regalato un ciondolo fatto a quattro avevamo un figlio, Samuele, oggi 5 anni . Il significato del regalo – che le spiegai mentre lo guardava con occhi interrogativi - era che desideravo diventare 4. Volevo un altro figlio, Alessandro, oggi 2 anni.

Oggi mi accorgo che i regali sono come le opere d’arte, il significato che gli dà l’artista è uno dei possibili significati i quali possono moltiplicarsi tante volte quante sono le persone che guardano l’opera e quante sono le volte che le stesse persone rivedono l’opera.

Oggi per esempio ho trovato un’altra interpretazione che rende il ciondolo appeso all’orecchio di mia moglie sempre attuale.
4 sono i ruoli che mia moglie svolge nella mia vita.

Moglie.
Compagna di vita nel senso tradizionale del termine. E’ con lei che voglio vivere, con lei che voglio fare e realizzare i miei progetti, con lei che do il meglio di me stesso, con lei che voglio dormire, mangiare, farmi compagnia, gioire, soffrire, crescere, maturare, invecchiare (che sono tre sinonimi).
Madre dei miei figli.
E’ con lei che voglio crescere i miei figli. Ho sempre di più la sensazione di appartenere ad un meccanismo che gira in maniera armonica, dove ogni elemento dà il suo apporto di sincronismo e complementarietà. Condivido profondamente ogni cosa che fa come educatrice.
Amante.
Per dirla come la direi ai miei pochissimi e selezionati confidenti, magari dopo una birretta in più, lei è la Top Performer. Prima nella classifica di sempre, …. a letto intendo …
Socia.
Eh si perché la nostra famiglia è un’azienda, come tutte le famiglie del resto, e noi ci fondiamo reciprocamente, partecipando attivamente alla vita lavorativa dell’altro al punto che forse senza l’altro non potremmo fare ciò che facciamo. Poi lei lavora quanto me, si stanca quanto me, si stressa quanto me, e questo, se da una parte ci crea qualche problema, dall’altra ci rende molto comprensivi uno verso l’altro.

Quindi il mio 4 è ancora vivo e vitale.
Con questo non voglio dire che ieri, per il nostro anniversario, non le ho fatto il regalo.
Ieri le ho regalato un 8 perché sono 2920 giorni che la amo.

Oggi aveva l’8 da una parte e il 4 dall’altra. Di questo passo sembrerà una tombola.

05 novembre 2006

infinite dolcezze

Mio figlio piccolo, Alessandro – 2 anni a dicembre – non sta più nel fasciatoio. Quando ce lo sdraio sopra per cambiargli i pannolini, tutta la gamba dal ginocchio in giù penzola giù dal tavolo.
La cosa mi fa un po’ malinconia. Il pensiero di non poterlo avere più lì sdraiato, giocoso, sorridente, felice di aver magnato – cagato – e di essere stato lavato – remissivo e voglioso di ricevere tutte le coccole del mondo, il massaggino con l’olio o il borotalco delle infinite dolcezze che ha un profumo inconfondibile, il suo profumo …. Beh il pensiero di non avere più questi momenti mi intristisce.
Credo che i momenti, gli attimi, passati ad accudire i miei figli sul fasciatoio siano stati i momenti di maggior intimità e tenerezza che io possa ricordare.
I loro urlettini o gorgoglii di quando erano piccolissimi, le risate per il solletico o i morsetti sotto i piedini, gli strilli per le suppostine o per il termometro, oppure quelli per il lavaggio naso con il Libenar rimarranno tra i più teneri ricordi della mia vita.
Ce ne saranno altri, ce ne sono già altri con Samuele che è grande (5 anni) e altri ne inventeremo, ma sul fasciatoio fra poco non ci sarà più nessuno e so che mi mancherà molto.

04 novembre 2006

i soldi

Dai soldi mi aspetto di poter non pensare a loro.
Né perché sono pochi né perché sono troppi.
Sarebbe un supplizio dover combattere ogni giorno perché sono pochi, ed sarebbe un supplizio dover nascondersi, dannarsi l’anima, o perdere la propria essenza di uomo perché sono troppi.
Credo che la vera ricchezza sia il tempo. Una volta raggiunto un livello di guadagno sufficiente conviene investire ogni ulteriore denaro per far lavorare qualcuno per te.
Nel mio piccolo ho deciso di dedicarmi a vedere crescere i miei figli, a stare in vacanza con le persone che amo, a coltivare i miei interessi, a tornare presto a casa, a non lavorare il sabato e la domenica, ad andare a trovare la nonna, andare a correre, a portare mio figlio a nuoto, ad andare a farmi un giro in moto a conoscere qualcuno ed attardarmi a parlare con lui per strada, a correre a casa a far l’amore con mia moglie o a bighellonare con un amico a parlare di donne, a seguire una lezione di bioetica o di filosofia dell’educazione, a seguire i lavori nel mio rudere in campagna, ad ascoltare le “Scene Infantili” di Schumann o l’ultimo di Niccolò Fabi, o di Samuele Bersani, oppure un notturno di Chopin o l’ultimo di Tiziano Ferro, le Quattro Stagioni o la sinfonia n.7 di Beethoven.

I soldi hanno il difetto di realizzare immediatamente i sogni, ma il bello dei sogni non è realizzarli ma farli ed eventualmente, una o due volte nella vita cercare di realizzarli. Ma anche lì sarà molto più di soddisfazione la strada della meta.

12 ottobre 2006

l'orco scoreggione

la nostra pediatra è un'ottima pediatra.
da quando l'abbiamo scelta non l'abbiamo più cambiata. essenziale, veloce, gentile, modo di pensare spartano. va bene per noi.
samuele 5 anni la adora. ogni volta che lo abbiamo portato, è andato tutto bene. da piccolo le mentine, poi man mano che cresceva i complimenti di come era cresciuto, di come era bravo a spogliarsi da solo, di come si lasciasse guardare in gola, lo hanno fatto innamorare di questa donna che oltretutto non è proprio una meraviglia: è un pò grossa, è un sbrigativa e ha un vocione niente ammaliante per un bimbo.
io quando sono con i bimbi vedo e guardo il mondo con i loro occhi, quindi Samuele ormai me l'ha fatta vedere come una fatina gentile.
quando è nato alessandro (2 anni) abbiamo portato anche lui. ricordo che quel giorno (anzi da quel giorno) è toccato a me andare con i due nanetti dalla dottoressa. nella sala d'aspetto giochi, caroselli, risate, buon umore, quand'ecco che la dottoressa apre la porta a vetri della sua stanza, fa uscire i bimbi del turno precedente, Samu si volta verso di lei con un sorriso e lei prorompe in un'espressione di giubilo "avanti i miei due ometti".
a quelle parole pronunciate con quel vocione alessandro prende un bel respiro e comincia a urlare come un'aquila manco avesse visto il demonio. lacrimoni, urli, braccia al collo. sorrisino mio a minimizzare, sorrisino di lei comprensivo, alessandro rallenta per un secondo gli urli, alla sillaba successiva pronunciata dalla dott. altro urlo di terrore.
insomma capisco che ad Alessandro fa paura la voce della dott. e comincio a ridere perchè dopo un po' il fatto è diventato chiarissimo (almeno a me): parola della dott. - urlo, silenzio della dott. - fine degli urli.

durante tutte le visite che si sono succedute in questi due anni, è sempre la stessa cosa. quando la dott. parla Ale urla, quando lei tace lui smette. Peccato che lei per minimizzare gli parla, quindi lui ri-urla. Non ha capito un cazzo.
Siccome guardo il mondo con i loro occhi, quando la dott è con Samu mi sembra un angelo gentile, quando è alle prese con Ale mi sembra un Orco.

E veniamo all'altro giorno. solita scena, si apre la porta, urli e strepiti. comincia Samu. tutto liscio, Ale in braccio con i lucciconi, a urlare a tempo di Orco. poi sotto Ale, gli urli si fanno grida di terrore, la dott. che non ci arriva, lo rabbonisce terrorizzandolo con frasette da Orco. compare l'abbassa lingua di legno, Ale lo morde, lo prende in mano e lo sbatte per terra urlando senza respirare, la dott. si china su di lui per tenerlo più fermo, vuole guardargli l'orecchio con quel coso che si illumina, Ale scalcia, tira pugni, e piange. La dott. si china di più, ha un culone enorme che ondeggia nel tentativo di bloccare il satanasso e infilare l'occhio dietro la lente per guardargli l'orecchio, quand'ecco che PUFFFFF, un terribile odore di cacca invade la piccola stanzetta. Samu ride, "Ale ha fatto una puzza" . La dott. molla la presa, (Ale respira) si tira su e commenta esausta con voce da Orco gentile "sei un monello e sei pure un puzzolone" .

eh no cara.
eh no caro Orco.
io sono un papà del 2000, che vive da 5 anni nei pannoloni. saprei riconoscere l'odore di cacca dei miei figli in mezzo a una discarica di Napoli.
questa, caro il mio Orco, è una puzza uscita dal tuo culone mentre seviziavi il mio povero Ale per guardargli nell'orecchio.
quella mossa di Wresting che ti sei inventata per immobilizzarlo ti ha fatto fare uno sforzo di troppo e ti è partita una bombetta che ha saturato la tua piccola caverna di Orco scoreggione.

Vabbè. Faccio finta di niente. rivesto il piccolo Ale quasi in fin di vita (per la puzza) sorrido all'Orco per rinnovarle la mia fiducia malgrado il "regalino" finale, fingo di non vedere Samuele che saccheggia la sua scatola con le mentine ed esco.

Amore cosa ha detto la dott.?
Che Ale ha il naso che cola ma forse perchè piangeva, e la gola rossa ma forse perchè urlava. dell'orecchio non ha detto niente. Ah Samu ha il ciuffo un po' più biondo, la dott. gli ha fatto una meche.

a dicembre si replica, speriamo che l'Orco non mangi pesante.

02 ottobre 2006

ho spento la TV

Dieci anni fa ho spento la tv.
E’ inutile criticare una cosa e poi rimanerci dentro. Si perché la TV è un mostro nel quale si entra. Non gli si sta davanti.
Ho cominciato perché la sera andavo a letto ed ero nervoso, insoddisfatto, frustrato. Quando poi ho conosciuto mia moglie, lei si è lasciata portare in questo bel viaggio fatto di serate con la radio accesa, di discorsi fatti insieme, di silenzi di musica ed è diventato il nostro stile, la nostra vita.

Le prime avvisaglie le avevo già avute molto tempo prima. Ricordo che avevo stabilito che non avrei mai visto Dallas, dopo aver visto la prima storica puntata. L’ho fatto.
A scuola ero considerato un deviante, un mostro, uno sfigato, un reietto, uno out. Non sapevo i nomi dei protagonisti. Ero fuori dai commenti. Ricordo anche che avevo deciso che non avrei mai visto una telenovela in generale, così niente Sentieri (credo fosse l’85) e tutte le altre a seguire.
Continuavo a guardarla con mio padre, col quale ai tempi vivevo, che la amava di più. Allora con lui diventava un modo per stare insieme, guardavamo Arbore. Quello mi piaceva, lo registravo, come mi registravo le mitiche puntate di Colpo Grosso (quanta gnocca! mamma mia) ma quelli erano i tempi del …. Fai da te …. ☺

Adesso non la guardo proprio più ed è una liberazione. Si va be, qualche partita (sempre meno) qualche volta Zelig (quasi mai) o qualche volta i goals (quasi più). Ma quel che conta è che a casa non c’è assolutamente l’automatismo che, finita la cena, fa accendere la TV; i miei figli la guardano solo per le cassette e quando sono finite, il grande mi dice “papà possiamo spegnere?”. Ma certo amore mio, spegniamo così cresci bene e libero da tutte quelle cazzate. ..… finchè dura.

Ricorderò sempre la risata ironica e goduta che si faceva la nonna Ada, sorda come una campana, quando le dicevo urlando. “Nonna non ti preoccupare di non sentirci, intanto diciamo un sacco di cazzate”.
Con la TV è uguale.

20 settembre 2006

palio di siena

siamo d'accordo, al mondo esistono persone intelligenti e persone stupide, interessanti e non, belle e brutte e questa potremmo definirla una classificazione oggettiva che un ipotetica giuria esterna, imparziale, astratta potrebbe stilare.

però nella vita di tutti i giorni la classificazione corretta da fare è un'altra: quella che ho di fronte è una persona alla quale frega qualcosa di me o no? che cosa me ne importa se ho di fronte un "cervellone" o una figa o un artista se poi a questa persona non gliene fotte minimamente niente di chi sono, cosa faccio, cosa penso.

è vero che se ci si imbatte in qualcosa di obbiettivamente notevole, per un attimo l'attenzione viene attrata, ma di fronte al disinteresse tutto crolla.

dopo ogni cena o incontro con amici faccio sempre il bilancio di quante persone mi hanno chiesto qualcosa di me, che lavoro faccio, che hobby ho, cosa mi piace. sempre pochissime.
quando poi mi capita di finire di fronte o a fianco di qualche oca di moglie di qualche mio amico o a qualche coglione con delirio da manager (ci sono degli esemplari terrificanti) il supplizio è doppio perchè oltre all'evidenza del disinteresse nei miei confronti (che mi fa venire tanta nostalgia del mio divano di casa) c'è lo strazio delle argomentazioni idiote scelte da queste persone le quali non riconoscendo in te una persona con la quale rapportarsi, recitano il loro copione, sempre lo stesso, incuranti delle tue reazioni.

così ormai ora lo so. quella là parla solo di domestiche che rubano, quell'altra di maestre che non sono di livello, quell'altro racconta solo barzellette, un altro parla di ristoranti, di borsa, di auto, di soldi etc etc.

così quando si arriva al ristorante mi comporto come i fantini del palio di siena, finchè non vedo dove si posizionano gli elementi peggiori non mi avvicino al tavolo.
mia moglie, il mossiere, lo sa e ride.

ma ce n'è una che davvero ammazzerei: una che parla solo degli altri. lo sai che quello ha fatto, che quella ha detto,.... capisco il dramma di una persona che si rende conto di non aver niente da dire di se e quindi preferisce raccontare la vita degli altri, ma almeno scegliesse la vita di qualcuno interessante da raccontare e non andasse a pescare proprio gli argomenti più trash. un vero supplizio anche perchè questa ci invita sempre a cena in quattro. impossibile sottrarsi.

19 settembre 2006

il meglio di loro

al mattino samuele 5 anni si sveglia sempre un po' rugo. è il suo carattere. io lo adoro anche per questo, ma gestirlo è difficile. ogni piccolo contrattempo lo fa incazzare. non ci sono le calze della sampdoria, i panataloni preferiti sono a lavare? broncio.
samu mangia che dobbiamo andare all'asilo.
samu esci dalla dispensa e smettila di fare i capricci.

un disastro.

dopo mille peripezie e contrattazioni, invenzioni per motivarlo e distrarlo, arriviamo faticosamente all'asilo e lui sorridente vola dai suoi amici e comincia a giocare prima ancora che io me ne sia andato.

alessandro (quasi 2 anni), tenero patatone, al mattino si sveglia per tracannare il suo biberon verso le 6 o le 7 e poi tira dritto fino alle 10. io non lo vedo neanche. per fortuna che mentre beve il biberon lo bacio mille volte, sull'angolo della bocca che ciuccia. lui è impegnato a bere e si lascia massacrare di baci.

la sera torno alle 19 e li trovo stanchi morti.
samuele generalmente è sovraeccitato dalla giornata intensa ed è di buon umore ma appena mi vede mette in atto la più antica delle tecniche raccatta coccole che esiste. la lagna.
finto pianto (tra l'altro finge male) finto male da qualche parte del corpo (senza alcun segno logicamente). la tata che dice "è stato bravo fino ad ora". le credo.

alessandro è sfinito. mi corre incontro ridendo, brandendo l'ultimo giocattolo raccattato per terra. vuole essere preso in braccio e subito mi vuole portare a vedere tutte le cose che ha scoperto nella giornata.
lo seguo ma samu frigna. allora dopo un po' lo lascio e consolo samu. ale allora piange e si butta per terra con la fronte sul pavimento in segno di disperazione. mi volto per tirarlo su e samu rincara la dose dichiarando mali di ogni genere.

che delirio.

mirella dia da mangiare ad alessandro. tutti urlano. io mi vorrei togliere la giacca e la cravatta. sudo.

dopo un po' tutto si normalizza.

ale mangiato è come un leone domato. ha bisogno di mezz'oretta per digerire poi crolla e va a nanna. lo lasciamo circolare per la casa. samu da mangiare invece è come al mattino, rugo e disobbediente, basterebbe che mangiasse per ritrovare il buon umore, ma non mangia perchè è rugo. (tutto sua madre).
tratto, mi invento, lo distraggo, e lui stancamente comincia a mangiare.
mia moglie, affetta dalla stessa sindrome (incazzatura da fame) si alimenta silenziosamente.
finalmente mangiati e sorridenti, ci apprestiamo alle operazioni per andare a nanna. stasera tu il piccolo io il grande.
ok.
urli e strepiti del piccolo. poi una mezzoretta di mugolii nel baby controllo e nanna.
samu invece vuole la favola, gli leggo una favola dei fratelli Grimm. una volta gli ho detto: questa era proprio una cavolata. e da quel giorno lui dice: mi mette a letto papà e mi legge una cavolata.

tutto stupendo ma mi resta il ricordo meraviglioso del mese di vacanza passato con loro nel quale oltre a questo delirio mi sono goduto il meglio di loro, i loro sorrisi, i loro gichi, le loro invenzioni, le loro scoperte, le loro pause, il loro buon umore, le loro energie.
tutto questo se lo godono i loro compagni di asilo, le loro maestre, e la loro tata.

francamente mi fa un po' impressione.

18 settembre 2006

ermete

E' morto Ermete, un uomo che aveva sbagliato abbastanza per non essere arrogante e che aveva sofferto abbastanza per sapere essere affettuoso.
Mi piaceva come mi guardava e la sua risata.

Ciao Hermes, abbi cura di me.

10 giugno 2006

4 cuori

mia moglie è andata tre giorni a un congresso. io sono restato solo con il piccolo, il grande è a dormire dai nonni.

in vista di queste sere di libertà ho fatto una conta delle cose che avrei potuto fare godendo della massima libertà. che so ascoltare qualche disco strano, vedere qualche film che mia moglie non ama, riordinare le foto di quando non la conoscevo, oppure ..... boh.... ho anche detto "stasera mi riguardo the wall".
ma niente, nessuno di questi programmi è decollato. allora ho riordinato la cucina e mi sono convinto che fosse meglio studiare, ma niente. andare in studio senza mia moglie non mi piaceva, allora ho acceso la tv e c'erano solo boiate.
gira che ti rigira ecco un incontro di pugilato (pugilato io????). un'ora lì come un coglione. poi in studio stancamente, ma che brutto tutto quel silenzio, nessuno che mi interrompeva, che mi incoraggiava, che mi disturbava.
finalmente il piccolo ha rugnato,.... un po' di normalità!!. biberon, coccole, nanna di nuovo. torno giù e la chiamo, sarà arrivata? ... non prende. uffa. poi è partita con il faccino triste per qualche piccola scaramuccia che abbiamo avuto così sono triste anch'io.
oltretutto non c'è neppure samuele che mi sarei così volentieri infilato nel lettone!!

ed io che mi sentivo un figo pieno di interessi lì nel cassetto pronti da giocarmi non appena fossi stato libero. ma de che! senza mia moglie e i miei figli ormai sono un carretto senza una ruota, mi manca un ingranaggio.
sarà grave? mi chiedo.
non lo so, ma so che io se non ho vicino - e sento vicino - le persone che amo perdo il ritmo, i riferimenti, il senso della vita. oramai trovo la forma di me stesso ed il mio equilibrio, soltanto nell'impasto con loro;
dai diciamocelo - non so stare da solo - ma da questa mia debolezza è nata una mia forza che mi ha istintivamente portato ad abbandonare tutti i riferimenti che avevo relativi ai miei gusti, alle cose che amavo, alle mie abitudini da coccolare i quali sono sostituiti da tutto ciò che mi piace perchè mi dà gioia anche in quanto coerente con la gioia che provano le persone che amo. e questo, chi mi vive vicino, lo sente e lo apprezza.
se una cosa non piace a mia moglie è difficile che possa appassionare me.
se una cosa spaventa uno dei miei cuccioli - che so il rumore della barca per esempio - vi rinuncio senza nemmeno provare quel senso di privazione che altri invece sentono.
insomma ho 4 cuori. e per sopravvivere ho bisogno che battano tutti più forte che possono.
quando vedo miei amici - singles e non - che per inseguire i loro sogni calpestano tutto ciò che di meraviglioso hanno o potrebbero avere, mi sembrano dei pazzi e penso "questi qui hanno un cuore solo".

benvenga, qualche sera, il senso di delicatezza e instabilità nel sentirsi così dipendente dalle persone che amo.
il resto è una gioia infinita.

09 giugno 2006

benvenuta LUPO

da oggi ho una nuova lettrice sul mio blog.
Mia moglie, detta Lupo per i suoi begli occhi a mandorla (da lupo appunto).

Fino a ieri sera non sapeva del mio blog e l'ha scoperto mentre tramavo al cellulare con mia cugina (lavale) per farmi mettere un contatore d'accessi.
Chissà perchè non gliel'ho mai detto .... boh ....
Non ci possiamo dire tutto amore!

ti amo.

01 giugno 2006

buonanotte amore 3

i fratelli Grimm sono molto famosi per aver scritto favole celeberrime come cenerentola, la bella addormentata nel bosco ed altre.
mio nonno aldo, mi ha lasciato in eredità il loro libro che è una raccolta di 200 favole.
una più brutta dell'altra.
dopo aver studiato Letteratura per l'infanzia mi sono detto: invece di leggere a samuele (4 anni e mezzo) quei cavolo di librini semplificati, ora gli leggo i Grimm.
già dopo le prime due sere avevo espresso i miei dubbi a mia moglie.

alla quarta sera di questo supplizio chiudo il libro e dico a Samuele:

amore adesso si fa la nanna
ok
ti voglio bene amore, fai tanta nanna

papà?
dimmi tesoro
questa favola era proprio una cazzata
ma Samu ma chi te la insegnata questa frase?
l'hai detta tu ieri alla mamma.

si però non si dice, ne a scuola ne mai ...... solo con me per scherzo.

da un po' di sere gli leggo Fiabe Italiane di italo calvino, raccolta di 200 fiabe regionali.
molto bello.
aspettiamo i commenti di Samu.

29 maggio 2006

la festa delle Cirilli

mia moglie fa tanto quella che vuole dei figli ma sotto sotto si rompe le palle a fare tutte le cose tipiche da mamma. o meglio non è che si rompe le palle - le fa - ma non ha la pazienza infinita tipica delle mamme, ha quella "finita" tipica dei papà.
alla festa delle Cirilli, come a quella dei Bosisio e alla gita al museo di Pinocchio ci sono andato io. Volentieri.
Mi viene ad aprire il cancello di questo bel giardino una signora/ragazza vestita da fatina. Oddio e chi è sta qui!. Uantollà corri finalmente c'è un papà. Oddio parla in rima! Arriva Uantollà, una ragazzotta vestita da Robin Hood che mi mette un braccialetto rosa (!!) e cerca di metterlo anche a Samuele che si difende ringhiando come il peggior animale feroce che conosceva.
Scopro che la festa è a tema "Alice nel paese delle meraviglie" e che a tema ci sono solo la madre, una deficiente, le due figlie gemelle, e Uantollà ed un'altra femmina/maschio già tutta sporca di terra (sono due scout e purtroppo - senza ragionevoli motivi - le odio a priori).
L'occhio di uomo comincia a passare al setaccio la fauna delle mamme.
Ci sono le "mamme e basta" generalmente con pantalone di marca + hogan o scarpa antistupro equivalente,mutanda sega chiappa, giro di perle con orecchino della nonna, taglio dei capelli tristezza, argomentazioni preferite "i livello delle maestre dell'asilo", "l'affidabilità della domestica", "lo sport migliore per i miei figli". Non prevedono di rivolgermi la parola - in quanto uomo - per tutta la festa e mantengono la promessa .... per fortuna.
Ci sono quelle "mamme ma ancora donne" vestite con pantalone di marca a vita bassa, scarpa con un po' di punta, perizoma a rispetto della rotondità della chiappa, taglio dei capelli un po' elaborato, lucidalabbra, una quindicina di braccialetti rumorosi, qualcosa di tribale da qualche parte. Sono disinvolte, trattano i figli con accettabile sufficienza, parlano di "spinning", di vacanze, dei progetti fatti col marito, di cinema di teatro. Concepiscono di rivolgere la parola ad un uomo a patto di non intravedere nei suoi occhi tracce di occhio "scopino". Riesco ad avere rapporti umani con loro ma sempre con una venatura di senso di colpa per aver invaso il loro mondo femminile.
E poi, grande cinema, ci sono le "mamme ma soprattutto e disperatamente donne" vestite con panataloni costosissimi a vita bassa con comparsa dell'elastico del perizoma, di marca pure quello, scarpa a puntissima leggermente all'insù, forse a indicare "per di quà" a chi invece di guardare la mutanda ha guardato la scarpa, occhiale enorme tipo sandra mondaini con logo in oro visibilissimo, orologio d'oro zecchino rolex oppure rolex da uomo, e maglietta sicuramente griffata scelta ad arte per mostrare uno a scelta dei seguenti items: tatuaggio tribale sulla spalla (mia domanda "cosa vuol dire "tribale"" risposta "boh non lo so" .... stupendo), tricipite pluriscolpito da mesi di palestra preventiva, tetta rifatta.
trattano i figli con fastidio anche perchè seguirli con quelle scarpe .... non li baciano sennò il trucco .... non li prendono in braccio sennò la tetta ...... . Parlano di spinning ma va bene solo quello della palestra chic, parlano di macchine, navigatori, vacanze in villaggi, negozi, inaugurazioni, saldi, di corna, del marito che gioca a golf al quale le fanno. Non hanno intenzione di parlarmi ma si agitano molto nei miei paraggi fino a che non capiscono che ho notato le tre "T" tetta tatuaggio tricipite, mostrate le quali hanno soddisfatto il loro edonismo. A quel punto fuggono. Se le voglio devo sbatttermi io...... questa è bella.

La festa scivola via liscia, i bambini già vistosamente divisi dall'abbigliamento imposto loro dalle mamme mostro, se ne fottono e distruggono migliaia di euro di tessuti delicati sul prato e sulla ghiaia, maglioncini-gioiello fanno da palo per la partita di calcio permanente, pizzi e merletti fanno da bavaglino. io trovo un paio di persone che nello sconcerto generale si comportano da persone normali..... praticamente delle sovversive. Sorridono, scherzano, parlano di vita normale, fanno due complimenti all'unico papà che fa il papà invece di fare lo stronzo in qualche Consiglio di Amministrazione, utilizzano il raro strumento dell'ironia per far passare il tempo e godersi la mia compagnia. Ho anche l'ebbrezza di incontrare tracce di autoironia e quasi mi commuovo di notare che hanno le sinapsi ancora aperte, che lasciano scorrere energia cerebrale. Le mamme e basta guardano inorridite sgranando il rosario, le mamme zoccole o 3T, mi evitano con sdegno, non capisco il loro raffinato gioco, quelle di mezzo fan finta di niente.

Finisce la festa e cerco di ricordare a quale gruppo appartenessero le due o tre che mi hanno tenuto compagnia.
Le due nonne delle sorelline Cirilli.

24 maggio 2006

il tempo o il denaro

io lavoro con mio padre dal 1988. è un'attività di famiglia che ho continuato volentieri. mia sorella ha portato via le scatole quindi non restavo che io. vabbè, tanto meglio. guadagno bene ma non potrò mai fare sfracelli, però sia per il genere di lavoro sia per il fatto che siamo in due a farlo (agenzia di assicurazioni) ho molto tempo libero. posso - quando voglio - prendermi tempo per fare ciò che voglio. voglio studiare? voglio godermi i miei figli? voglio andare a correre? non ho problemi a prendermi una giornata libera per farlo. Domani pomeriggio porterò i miei due cuccioli alla festa delle gemelle Cirilli, fanculo all'ufficio.
Alcuni miei amici hanno fatto carriera e guadagnano molto. Per il lavoro ne hanno fatte di tutti i colori: si sono trasferiti, hanno cambiato città più volte, fanno orari impossibili, vedono la famiglia solo dal venerdì sera, oppure sono semplicemente diventati degli stronzi. C'è proprio la categoria dell'Homo Aziendalis che è proprio stronzo, caratterizzato dalla capacità di diventare cattivissimo - ad arte - nel momento in cui compare il dio "interesse". Contenti loro.
Io considero il tempo una ricchezza e so di non essere l'unico. C'è una canzone nell'ultimo disco di Nicolò Fabi che è un capolavoro, ve la consiglio. Anzi vi consiglio i due ultimi Cd di Nicolò Fabi.
Segnalo anche che c'è qualche filosofo che sostiene che noi non siamo altro che il nostro tempo,quindi si può dire la nostra essenza o meglio la nostra cifra umana si manifesta con l'insieme delle scelte che facciamo per impegnare il nostro tempo.
Ebbene io sono un papà che domani porterà i suoi due bimbi alla festa delle Cirilli.

23 maggio 2006

fuori dal tunnel

sono uscito dal tunnel.
ho dato due esami grossi che mi hanno assorbito più che le energie, il tempo.
studiare a 40 anni con due bimbi di 1,5 anni e 4,5 anni è un bel casino. l'unico spazio che ho è da quando vanno a dormire alle 21-21.30 in poi. da qeul momento tutto quello che faccio di diverso da studiare mi fa sentire in colpa quindi faccio una sorta di classifica delle priorità e al massimo mi concedo strappi alla regola per: cena con amici o meglio con moglie, partita memorabile ( se fa schifo guardo il primo tempo e poi mi rimetto a studiare ) a letto presto con moglie .... con speranza di ... non dormire. :-)
tutto il resto è tagliato: scrivere su blog, andare su ebay a comprare squadre del subbuteo, passare su ipod i miei nuovi cd, riordinare le squadre del subbuteo (che se lo faccio di giorno arrivano quei due hooligans dei miei figli e me li rompono tutti), telefonare almeno per un'ora con mia sorella (unica lettrice del mio blog - ciao fux) etc etc.
ora che ho finito (ma da stasera ricomincio perchè a giugno e luglio ho altri due esami) scrivo un po'.
mi direte, (ma chi che non c'è nessuno che mi legge ... vabbè) mi dirò ma allora perchè scrivi di mattino dall'ufficio. in ufficio non hai mica da studiare?! vabbè adesso non stiamo a sottilizzare. e' una questione di libertà mentale.
ora vado a leggermi mia cugina lavale, che avrà prodotto tanti bei post.

02 maggio 2006

asciutte/asciugate

a tavola

sami te le sei lavate le mani?
si e me le sono anche asciutte
asciugate amore, si dice asciugate

dopo un'ora in salotto

sami non toccare le foto che hai le mani bagnate
no sono asciugate
asciutte amore, si dice asciutte

uffa papà ti decidi! si dice asciugate o asciutte?

bella domanda ....

11 aprile 2006

la spintarella

I patti con mia moglie sono chiari: di notte ci si alza un po' per uno.
come in tutte le cose del menage familiare cioè casa-figli, nessuno si sottrae e non c'è bisogno di discutere. ci regoliamo con pochi cenni d'intesa.
per la notte esiste un sistema raffinatissimo che decide chi deve svegliarsi. se il giorno dopo ho una giornata pesante si alza lei, se ha avuto una giornata pessima mi alzo io, se sono in forma vado io, se abbiamo litigato va lei così ha ancora più ragione ... fetente ... se è tanto che non li vedo vado io per recuperare un po' di contatto di pelle, se si sente una mamma degenere perchè li ha trascurati per troppo lavoro va lei, rosa dai sensi di colpa.
potrei continuare per ore.
ma il bello è capire chi decide, chi elabora questa miriade di informazioni e le razionalizza in un ordine: vai tu.
nessuno.
ebbene si, facciamo tutto a istinto.
il piccolo piange, generalmente tutti e due lo sentiamo, e senza discussione il titolare del turno prende e va. non c'è discussione.
solo nei casi più dubbi è accettato un piccolo contraddittorio che si presenta sotto forma di spintarella. se il titolare del turno non si rende conto di essere in turnista, l'altro glielo ricorda con una spintarella, con l'anca, col piede, col gomito. una cosa quasi impercettibile. il "convocato" non ha diritto di replica.
nei casi dubbi il primo che sgomita la vince. punto e basta.
sia chiaro, salvi i diritti e i vantaggi da spendersi già il mattino seguente quando il piccolo produce la peggior cacca della giornata generalmente nel bel mezzo della colazione. chi ha sgomitato si fa l'aerosol di cacca.

tutto questo funziona a meraviglia. non ricordo in quattro anni una discussione.

ogni tanto però, con una certa ricorrenza e regolarità, tutto l'impianto crolla. la ferrea legge che impedisce di opporsi alla spintarella non viene rispettata.
la sovversiva è lei, mia moglie, che non solo fa la contro-spintarella, peccato mortale notturno, ma qualche volta la rafforza con argomentazioni verbali che costringono la mia corteccia cerebrale ad un'attività non prevista e non desiderata. (riesco a dare il biberon al piccolo rimanendo nella fase R.E.M. del sonno).
quando succede io incasso, mi alzo lo stesso senza discutere, ma metto un flag mentale da attivare al momento del risveglio.
urge la prova piedino alla quale seguirà il blister check. siamo in fase di allarme giallo.
ore otto, ci si sveglia, allungo un piede e come al solito lo metto nell'incavo del suo a mo' di rintanamento. è il nostro saluto. se non risponde con una carezza sempre di piede o peggio si allontana alludendo alla eccessiva lunghezza dell'unghia del mio alluce, siamo all'allarme arancione.
non resta che il blister check.
mi alzo fingo di riordinare i cuscini e aspetto il momento propizio per controllare il blister della pillola yasmin.
quante ne mancano? nessuna! è allarme rosso, mestruazioni in arrivo.
per i prossimi 5 giorni mia moglie - donna eccezionale - sarà una donna normale, non varrà più nessuna regola (chi l'ha detto che devo alzarmi io? alzati un po' tu per una volta! stanotte ti dico già che non mi alzo! se ogni tanto mi aiutassi! )
si comincia l'operazione marito presente ma invisibile, marito che sente ma non registra e non ricorda, marito che dà anche se non riceve, e guai a lui se gli scappa qualche sorrisino allusivo. troppo facile dare sempre la colpa alle mestruazioni.

06 aprile 2006

un buco nel cuore

Nel 1998 mi sono separato. Oggi sono felicemente risposato con due figli.
La mia prima moglie aveva una gemella Celeste, sposata con Roberto. Con loro abbiamo vissuto tutti i week end - ad Albenga dove loro vivono - dei quattro anni di matrimonio. L'amicizia che ne è nata è stata profondissima, rafforzata dalla condivisione dell'esperienza della nascita dei loro due figli Camilla e Gilberto, nati praticamente con quattro genitori. Un'esperienza stupenda. Dopo la separazione ho lasciato che la mia ex potesse continuare a frequentarli senza mie intromissioni. Il risultato è stato che ho perso il contatto con loro. Le occasioni di incontro sono state pochissime. Poi con Marcella, mia moglie attuale, non mi sembrava il caso di cercare di instaurare un'amicizia a quattro improbabile.
Poco tempo fa, come un lampo nel cielo, Celeste mi invia via mail una foto di Camilletta e Ghiblorino ormai di 10 e 8 anni con scritto: Li riconosceresti?.

La mia risposta:

Ciao Celeste ciao Roberto, che nostalgia e che ricordi, i Vostri figli sono stupendi.
Sapete che in questi 4 anni (Samuele ha appena compiuto 4 anni) ho fatto il papà esattamente come avevamo imparato a farlo insieme?. Le prime paure, i primi imbranati tentativi fatti con Camilletta,i primi pannolini, le prime pappe. E tutti i consigli medici di Robo per le coliche, per la febbre .... sono stati il mio patrimonio per fare il "mammo"(come mi chiamano i miei amici).
In un certo modo mi siete stati vicini.
La vostra famiglia, Albenga, e alcuni pochi amici di Garlenda sono il mio buco nel cuore. Non sono riuscito a trovare il modo per rimanervi vicino.All'inizio volevo lasciare spazio e tranquillità a Nicoletta, immagino che siate stati il suo sostegno, poi non sono più stato capace di ritornare.
Ogni commento che mi viene mi sembra inadeguato, non ci sono scuse da trovare o scuse da chiedere quando ci sono di mezzo affetti profondi. Io il vostro l'ho sempre sentito sincero e profondo e il mio per voi lo conoscevate, altrettanto sincero e profondo.
Poi c'è stato il finimondo e abbiamo pagato tutti.Mi verrebbe da dire mi dispiace, ma francamente anche questa suona come una cazzata.
Dico invece che ho un ricordo bellissimo che mi tengo stretto nel cuore e spero che forse un giorno succederà che passiamo una bella giornata insieme,con i Vostri bei bimbi, che ho accolto come fossero stati miei, e con i miei due bimbi Samuele ed Alessandro che sono la mia gioia infinita e la mia vita.

Ieri di ritorno da un viaggio di lavoro a Sanremo ho chiamato Robo sul cellulare.
Ciao Robo che fate?
Ciao Fedorf, ti stiamo aspettando.
Arrivo.
Ho passato due tenerissime ore con loro. Ci tornerò. Sono felice.

28 marzo 2006

il fil rouge

tutte le mattine faccio il fil rouge.
mi sembra di vedere Giochi Senza Frontiere di 20 anni fà.
alle 6.30 il piccolo mugugna. vuole un bibe di latte. mi rigiro nel letto sperando che si riaddormenti. quando il mugugno comincia a somigliare ad un urletto mi alzo. rigorosamente a occhi chiusi scendo in cucina, apro il frigo, prendo pentolino, accendo fuoco, apro biberon, aspetto 3 minuti, travaso latte nel bibe, avvito e risalgo. dal baby controllo che sta in cucina, capisco se l'urlo cresce. cresce! mi affretto. scale veloci corridoio, entro in camera, non accendo la luce mi chino e trovo due manine tese che mi aspettano. sono felice.
lo tiro fuori lo "intubo" poi sulla spalla ruttino veloce e di nuovo a nanna.
torno in busta sono le 6.50 ho le chiappe fredde, mia moglie si attacca a scaldarmi, grata.
ore 7.30 il grande mugugna. mi rialzo, lo porto nel lettone. pesa 20 kg. lo infilo fra me e mia moglie e riprovo a dormire. alle 8.00 arriva puntuale la richiesta. papà mi racconti una storia.
mugugno in coma, lui insiste. mi apre gli occhi col dito, mi fa gli scherzetti. lo adoro.
gli tiro qualche morsetto, faccio un pò la lotta. mia cominciano gli urletti. mia moglie si alza, il piccolo si sveglia.
attacca banda.
le operazioni da svolgere sono: colazione, vestizione, accompagnamento asilo, andare in banca, andare in ufficio.
con un sincronismo ormai perfetto mi alterno con mia moglie nelle operazioni per gestire il piccolo e per preparare il grande. tu i denti al piccolo, tu la cacca al grande, ricordati il grembiule, i fermenti lattici al piccolo, cacchio oggi c'è ginnastica l'hai vestito sbagliato, guarda che il piccolo l'ha rifatta e pure molla, fai tu che sto mangiando, dai Samu che è tardi, gioco ancora un attimo, ma amore sono le 9.15 fra poco l'asilo chiude, vabbè mi scelgo un giochino da portare a Michele, attenta che il piccolo sale per le scale, dov'è la mia giacca, a posto, o belin sempre tutto a posto e non trovo niente, Samu chiama l'ascensore che arrivo, ciao amore ci sentiamo al telefono, chiedi alla maestra della gita, tu telefona alla nonna per domani sera, ...... fuori, finalmente fuori.
moto, casco per tutti e due, asilo. Ciao bambini è arrivato Samuele, due battute a tutti, due parole con la maestra, moto, banca, ufficio. Salgo sull'ascensore dell'ufficio, mi guardo allo specchio. Cazzo non ho fatto la barba, e non mi sono pettinato e soprattutto sono le 10. Mio nonno arrivava qui alle 8 e si faceva un mazzo così.
io invece qui ci vengo per riposarmi.... tempi moderni!

23 marzo 2006

la vale anni 70

chiariamolo subito. la vale da piccola era una rompiballe.
la sua frase ricorrente, per me che la incontravo solo a sciare, era: Anche io sono grande.
La situazione era la seguente: due case porta a porta, quattro cugini: io e mia sorella, la vale e suo fratello. loro con i genitori noi con i nonni.
un po' per cultura familiare, un po' perchè marcati dalla grintosissima mamma della vale (che da adesso chiamerò GRINTA, sorella del mansueto ZIO GIORGIO), loro erano meno liberi di noi.
noi potevamo uscire da soli, uscire la sera nella sala giochi del palazzo, ma soprattutto impazzavamo per le piste da sci come dei furetti.
GRINTA si fidava a lasciare venire il fratello della vale, ma era titubante a lasciare libera la piccola rompicoglioni. "no tu non vai perchè sei piccola". e giù piagnistei. che poi quando veniva non rompeva tanto, era solo un po' lenta e paurosa, e poi ormai aveva il complesso che noi facessimo cose "da grandi" difficili per lei.
GRINTA in quello non era stata una fine psicologa. (E infatti guarda come l'ha ridotta.... fotografata e contenta a pagina 58 dell'ultimo Grazia. Io Grazia credevo si leggesse solo dal parrucchiere invece l'ho trovato in Edicola. Pazzesco).

Mettici poi che io e il fratello (lui è tutt'ora il mio migliore amico oltre che mio cugino) era meglio lasciarci liberi piuttosto che sopportarci in casa, insomma la dolce Vale era sempre un po' in disparte, la più piccola della combriccola.
Poi un giorno le sono cresciute le tette. Vabbè allora tutto è cambiato. Cugina con tette conosce donne con altrettante tette (qualche volta anche un pò zoccole - Bnz Tr....!!!), magari rimorchia pure un fidanzato che se la sopporta .... etc etc.

Non so se sono state le tette (che poi saranno una terza non di più) o la proverbiale vena umoristica che ha ereditato da Grinta e da Tiger (suo padre) - (la coppia viene chiamata Vecchia Brianza) - la Vale è diventata un fiorellino desiderato da tutti e anche da noi.
Ciao CUGI.

22 marzo 2006

sei un poeta!?

la nonna Gina, anni 93, ha letto le mie poesie per i miei figli.

ma Federico, ... ma tu sei un poeta!

No Nonna, scrivo andando spesso a capo.
E' diverso.

buonanotte amore 2

buonanotte amore fai tanta nanna
buonanotte
samu?
eh?
ti voglio bene.
si lo so.

cappuccetto rosso

Mettendo a letto Samuele 4 anni e mezzo a metà della favola di cappuccetto rosso:

papà ti dico un segreto
dimmi tesoro
sussurrando con le labbrine umide appoggiate sul mio orecchio: il lupo era uno stronzo
io riesco a sorridere senza esplodere e gli chiedo fingendo un profondo interesse: ma chi te l'ha detto?
il nonno Carlo .... ma è un segreto.

21 marzo 2006

figata

Samuele 4 anni e mezzo.

S:papà guarda questo adesivo dei Power Rangers
io: è fosforescente! che figata!
S: papà figata è una parolaccia?
io: no però non si può dire all'asilo
s: e con i nonni?
io: con i nonni si

S: mamma guarda questo adesivo fosforescente
mia moglie: che bello amore !
s: è una figata, figa delle fighe!

io: amore quelle invece sono parolacce, e non si dicono nemmeno ai nonni.

17 marzo 2006

il campanaro

eppure già lo avevo imparato col primo figlio.
mai farsi la barba nudi.
eh sì perchè quando ti fai la barba, sei in um momento di grande vulnerabilità. Non hai difese.
Intanto hai le mani occupate. in una hai il pennello e nell'altra hai o la scatoletta del sapone oppure non hai niente ma stai tirandoti la pelle del viso per cercare di non sgozzarti con la lametta, quindi sei tutto sporco dia sapone.
Per di più io ho l'abitudine di mettere un piede su un gradino sotto il lavandino e di sporgermi verso lo specchio così da essere ben vicino e poter vederci bene.
Quindi non ho neppure tanto equilibrio.

stamattina, nel momento del massimo sforzo e concentrazione, quando con un polso sulla fronte cercavo di tirare in su la pelle della guancia per spianare la ruga a fianco della bocca, mio figlio Alessandro, anni 1 e qualche mese si è riscoperto campanaro e scorto fra le mie gambe qualcosa che gli sarà sembrato fatto per essere tirato, ci si è appeso con due mani e ha tirato forte.

vorrai mica gridare al piccolo, che poi si spaventa, mi sono detto in un picosecondo. allora con una finta risata mi sono ritratto. ma lui povero cucciolo ha ancora un equilibrio instabile e per non cadere è rimasto saldamente attaccato.

era un po' di giorni che non gli tagliavamo le unghie.

descrivi la mamma

Claudio Gentile era un bastardo. Ma si dai Claudio Gentile, terzino della Nazionale Campione del Mondo 1982 (che se penso che ho due figli maschi che non hanno mai "vinto" un mondiale mi sembra che non possano crescere bene).
Vabbè questo Claudio Gentile usava le seguenti tecniche per annullare i suoi avversari.
O la stecca al primo intervento, un calcione nel ginocchio al primo minuto di gioco, oppure - ancora più subdolamente - si lasciava scartare una o due volte tenendosi a distanza, si lasciava superare, e quando l'avversario credeva di averlo saltato, da dietro, come un killer gli si gettava a piedi uniti sui polpacci cercando di fargli più male possibile.
Il risultato era certo. L'avversario era stroncato. Quelli che riuscivano a non farsi male rimanevano comunque distrutti psicologicamente.
Mio nipote Giovanni con sua madre - mia sorella - ha adottato inconsapevolmente la seconda.
Proprio alla fine di una lunga dieta grazie alla quale Francesca ha finalmente riacquistato la sua perduta silouette (tre gravidanze sul groppone) ha composto il seguente temino dal titolo:
Descrivo la mia mamma.
Svolgimento:
La mia mamma è bassa e cicciottella.
Ha i capelli lunghi e lisci, gli occhi marroni.
Indossa un maglione blu, pantaloni normali, e ciabatte bordò.


Osservazione cauta della mamma:
"Ma Giova, non è proprio servita a niente la dieta che ha fatto la mamma per tornare magra?"
E lui:
"Ah, è vero!"

Osservazione del fratello maggiore:
" Ma belin, Giova, ma la mamma nel tuo tema sembra una disperata! Ma la dovevi proprio descrivere in ciabatte!"
La sera Giovanni mostra il suo temino (riveduto e corretto) al papà:
Tema:
Descrivo la mia mamma.
Svolgimento:
La mia mamma è bassa e un po' magra.
Ha i capelli lunghi e lisci, gli occhi marroni con le ciglia lunghe.
Indossa un maglione blu, pantaloni normali e scarpe marroni.

Commento della mamma:
DOV'E' UNO SPIGOLOOOOOOOOOOOOOOOOOO!

Gran terzino! ... dico io.

14 marzo 2006

poesia ad Alessandro

14-12-2004

Tu
che ancora arrivi
ma già sei

Sarai seme nelle mie viscere
a radicarti e pungere

Sarai frutta sulle mie labbra
a colorarmi il viso


Ancora non ho il mondo
e tanto meno il modo
che già lo vorrai tuo

E spiegazioni limpide
vorrai

E cercherai di suggere

Ed equilibri stabili
vedrai
o ti parrà di scorgere

Mi vrederai mondo
e mi crederai terra

Ma sarò solo viscere
radicate e punte

E labbra colorate
e un viso

Il mio viso
che poi è tuo

e sarà il tuo.

poesia a Samuele

4-9-2001

A te
i miei passi
di comparsa

Le promesse
e le presenze

Le mani
cui non prescindere
e il fiato

A te la trama
da intrecciare
e tessere

i miei occhi
di poco uomo
gli sguardi antichi
e i guizzi

E le parole di suono
e le parole
di latta
e le discese
di mano tese
e i brividi

E sguardi avanti
attese tarde
e incontri

E la tua vita
e la mia
da inventare
e giocare

E tutto il mondo
e il cielo
da correre
e volare

Ed il tuo odore
figlio mio

A me, il tuo odore.

professione papà

nessuno da piccolo ha mai sognato di fare l'assicuratore.
io per esempio avrei voluto guidare uno spazzaneve.
quando mi ci hanno fatto salire a capodanno del 2003 ho coronato un sogno.
eppure faccio l'assicuratore.

che fascino quelli che fanno quello che hanno sempre sognato.
chissà cosa pensano? chissa come se la godono? non posso crederci.

oggi pensavo: lasciamo perdere che fai l'assicuratore perchè il bisnonno, il prozio, il papà l'hanno fatto e quella furba di mia sorella ha chiarito subito che lei se ne andava e col picchio che avrebbe fatto quel lavoro, lasciamo perdere tutto e cerchiamo di capire davvero per che cosa io sono naturalmente portato.
si vabbè l'architettura, e forse anche le lettere, ma là c'era un sacco di matematica e dall'altra troppo da studiare quindi ciccia.
quello per cui sono portato davvero, che ogni giorno mi accorgo di fare sapendo quello che faccio, avendo un progetto in testa, sviluppando in continuazione idee nuove è il papà.

perciò sono tornato a casa e ho cambiato il titolo del mio blog.
quello prima era da filosofo "un uomo in movimento". ma de chè.
ma l'avete mai letto Heidegger? io purtroppo lo sto facendo e vi assicuro che è come andare a sentire il cabaret in una lingua che non è la tua: ti fai un culo così per capire una parola e poi ti accorgi che era quella meno importante.

io invece sono un papà d.o.c. e su questo ho da dire la mia.

e poi anche se dico cazzate, nessuno mi legge, quindi ...... me la suono e me la canto.

notte.

buonanotte amore

mettendo a letto Samuele - 4 anni

buonanotte amore, fai tanta nanna
si, buonanotte
samu?
si
ti voglio bene
anch'io
io te ne voglio tanto tantissimo
io tanto come il cielo e tutte le finestre

sono felice, ciao amore
ciao

10 marzo 2006

hai "vebuto" !

mia sorella mi ha sempre beccato.
fin da giovani bastava che mi guardasse negli occhi che capiva tutto.
ero innamorato? lo capiva, ero incazzato? se ne accorgeva, stavo facendo qualcosa di nascosto? se la dava.
era così palese che ormai ne facevamo un gioco tra noi per rimarcare l'ottima intesa che avevamo. era un modo per rinsaldare in ogni momento il nostro affetto e per scherzare, che è sempre stato un dolce vizio di famiglia.

aveva coniato anche un modo di dire per comunicarmi che mi aveva scoperto:
eravamo ad una festa, chissà dove e chissà quando, ed io avevo bevucchiato, ma mi scazzava che si capisse. avevo già sulla coscienza una mega sbornia presa a 14 anni che aveva segnato un'epoca nella mia famiglia. mia madre si era incavolata nera ed ero stato super-punito. mia sorella mi ha visto, si è messa a ridere, e puntandomi il dito sul naso mi ha detto "ah ah ah hai bevuto ah ah ah". come al solito mi aveva beccato.
poi con gli anni e chissà secondo quale evoluzione semantica del termine, la frase è diventata "ah ah ah hai vebuto ah ah ah". probabilmente la frase era stata contaminata da qualche altra reminescenza delle nostre scemate infantili.

da quel giorno ogni volta che ho cercato di dissimulare qualunque genere di cosa e lei se n'è accorta mi sono sentito dire "ah ah ah hai vebuto ah ah ah".

ieri dopo appena 4 giorni di blog mi è arrivato un sms con scritto "ti ho beccato! sei rosco-66".
lo so che ha pensato "ah ah ah hai vebuto ah ah ah".

09 marzo 2006

il rudere o la porsche

con l'avvicinarsi dei 40 ho desiderato avere una porsche.
ma con dei distinguo, intendiamoci.
usata, che dà l'impressione di non essere un pappone, di quel modello preciso, che è sempre stato considerato il più particolare, e senza alettoni o optional da tarro tipo il cabrio o altre amenità.
in realtà non avrei avuto il grano per comprarne una nuova, ed il porsche vecchio è da vero pappone e tutte le altre erano baggianate per darsi un tono e truccare la banalità in originalità.
e poi, come dice il mio amico, "la porsche chiama gnocca" e non è più periodo per certe cose, quando si ha moglie e figli ed una bella vita da costruire. (sto diventando ragionevole).
per la gnocca comunque mi considero sempre (con una buona dose di consapevolezza ed umiltà) come uno che sta cercando di smettere, non uno che ha chiuso. E si, perchè la gnocca è come la droga, non puoi mai dire di esserne fuori e il giorno che lo dici la sottovaluti e ci ricaschi (e comunque è meglio ricascare in una gnocca che nella droga).

vabbè dopo aver saccheggiato il sito di Autoscout sognando porsche usate di ogni tipo e prezzo, con chilometraggi mirabilmente abbassati ad arte, e foto che le facevano sembrare nuove fiammanti, in un giorno che ero davvero in contatto con la mia coscienza anzichè che con la mia pochezza ho riesumato (grazie a mio padre che arriva di sempre di soppiatto ma arriva sempre) il vecchio sogno.
il rudere in campagna.
e così dalla reclam del whisky sono placidamente passato a quella del mulino bianco.
ma sarò mai un pò originale!

sono 10 anni che faccio la corte ad un contadino perchè mi venda il rudere dei miei sogni.
l'ho chiamato, e con i soldi di una porsche usata, ho comprato il rudere dove con mia moglie ed i miei figli costruirò la casetta dei miei (solo miei) sogni e dove quelle due lenze dei miei figli andranno a disperdere il seme con le loro prede quando avranno 18 anni, rigorosamente fuori stagione, e dove non vorranno mai venire d'estate perchè la campagna è pallosa.
e così facendo mi sono comprato l'immortalità, la casa che ha comprato papà, che figo! che soddisfazione!.
pensa come mi sarei sentito coglione sulla porsche a fare il cretino e tutti a dire guarda quel pirla sulla porsche vecchia.
e pensa ai miei figli a fraintendere il concetto di uomo vero, pensando che un Uomo sia un pirla su una porsche anzichè uno che pianifica una vita familiare serena.



cazzo che bella frase.


mi stimo.

chiudiamola lì ... va.

08 marzo 2006

la virata

Compiere quarant'anni è come fare una virata di bolina.
stai sempre andando verso la tua meta ma di fatto hai invertito direzione. prima andavi a destra ora vai a sinistra.
prima vivevi sognando una vita futura ora vivi cominciando a dare un'occhiata alla vita passata. Nel solco tracciato da Marina ripa di Meana, un'icona con la quale un italiano dovrebbe sempre confrontarsi per non perdere la retta via, vive quel piccolo tarletto che comincia a porti domande del tipo: ma tu fino ad ora cosa hai combinato?
Li ho sempre odiati i tarli.
Prima vivevo sognando come sarebbe stata la mia vita con due figli, ora comincio a immaginarmi che cosa vedranno i miei figli quando guarderanno la mia vita. Cazzo bisogna correre a fare ordine, come mezz'ora prima che arrivino gli invitati, che se per caso gli vien voglia di vedere "com'è la vostra camera da letto" non è carino che trovino il letto sfatto.
E poi c'è ancora la sensazione che se ti dai una rassettata adesso magari puoi ancora fargliela bere che sei sempre stato così.
Prima la tua vita la guardavano solo mamma e papà che perdonano tutto e accettano il peggio (anche perchè in fondo è sempre colpa loro) adesso sai che la tua vita la guarderanno due adolescenti moralisti e irriverenti pronti a criticare e tranciare giudizi (perchè in fondo è sempre colpa tua) e la cosa ti mette una certa apprensione.

Per la cronaca i due stronzetti adolescenti hanno oggi solo 1 e 4 anni.

Il fatto che io abbia cominciato a mettere in ordine con tutto questo anticipo la dice lunga ...... non c'è solo il letto sfatto....

ho compiuto 40 anni

Ho appena compiuto 40 anni.
niente di strano ci mancherebbe ........ voglio dire non è poi questo momento epocale che possa meritare l'attenzione di tutto il mondo però, come vuole il più scontato dei luoghi comuni, io l'ho "sentito".
I sintomi del presagio-disagio sono stati i più classici. Voglia di comprarmi una Porsche, voglia di fare la maratona di New York, voglia di fare qualcosa di indimenticabile, voglia di dimagrire, voglia di fare un bilancio, voglia di laurearmi, voglia di cambiare lavoro, nessuna voglia di cambiare moglie, voglia di godermi i miei due bambini fino a che son piccoli.
Cazzo .... nemmeno una cosa originale.
Ha un bel sognare mia sorella che crede che io sia una persona speciale, oppure mia madre che mi dice sempre "che figlio che ho fatto" oppure mio padre che dopo aver miticamente accettato che sono tutto diverso da lui ha cullato la speranza che comunque in qualche cosa io sia particolare.
Niente di tutto ciò. Ho vissuto i quarant'anni abbracciando trionfalmente il mazzo dei luoghi comuni e danzando felice nelle mie pochezze. Che orrore.
La cosa trash è che due giorni dopo averli compiuti mi è anche venuta voglia di farmi un blog: sto diventando pure esibizionista, con tutto il carico di ingiustificato egocentrismo che tale pratica si porta dietro.
In fondo è inutile non rilevare che l'ultimo giorno dei miei primi quarant'anni (ma si, citiamo anche Marina Ripa di Meana così sprofondiamo nell'abisso dell'idiozia) è stato il martedì grasso del 2006, quasi come se in un giorno la vita avesse voluto condensare, riassumere e commentare la prima parte della mia esistenza: una enorme pagliacciata.

07 marzo 2006

intro (o meglio rintro)

Sono di fronte ad un bivio, tanto per cambiare: decidere a chi darò l'indirizzo del mio blog.
E certo! perchè se lascio che mi leggano gli n bloggers che capiteranno - non so ancora come, ma soprattutto non comprendo bene il perchè - nel mio blog tutto sarà coperto dall'anonimato, se invece vorrò cedere alla vanità di "invitare" qualcuno a leggermi (svelando il mio indirizzo) beh allora sarà tutto in piazza. In virtù della decisione che prenderò, sceglierò poi il "registro" da usare: il "vuoto il sacco" oppure l' "abbotonato".
Che se andiamo a vedere è un po' una contraddizione avere questo dubbio, perchè non si capisce come mai uno decida di scrivere, quindi comunicare, ma poi tiri indietro lo zampino per non farsi leggere proprio da tutti.
Allora ci sono dei segreti! e magari anche inconfessabili! O forse, visto che si vorrebbe un pubblico restando però anonimi, i segreti sono confessabili a patto che non si conosca a chi si riferiscono, oppure ancora i segreti sono svelabili agli sconosciuti ma non ai conoscenti.
Boh vedremo, la risposta è dentro me stesso ma, come diceva "Quelo", mi sa che è sbagliata.