04 aprile 2013

Il papà aquila


Il papà-aquila, la sera torna a casa, con l'energia e la voglia che solo chi sa di avere molto da fare può avere. Ha tre cuccioli che lo attendono, che stanno contando le ore e i minuti per sapere quand'è che torna papà, e nemmeno capiscono tanto bene cosa ci sia poi di così importante da farlo stare lontano da loro tutto questo tempo, tutte queste ore.
Il papà-aquila, la sera, torna a casa e sa che non può prevedere che cosa lo attenderà, perchè non sa e non può sapere, quale strategia si sarà inventato ognuno di quei tre piccoli cuccioli per vincere la gara per arraffare più coccole degli altri due, oppure per arraffare almeno le prime.
Il papà-aquila appoggia il dito sul campanello ma si ferma un attimo per far mente locale e per prepararsi.
Il piccolo (2) potrebbe correre ad aprire la porta urlado "Apro me, apro me" e guai a chi si permette di aprire la porta al posto suo. Potrebbe lanciarsi a tutta velocità in un abbraccio appassionato, noncurante del fatto di essere alto proprio come alcune parti del corpo del papà-aquila che purtroppo non sono di ferro. Ma il papà-aquila sa sorridere e sa fare le feste anche se non ha più fiato e per di più ha anche imparato alcune mosse preventive per evitare proprio il peggio.
Il medio (8) potrebbe invece rispolverare il suo grande classico della finta arrabbiatura, che consiste nel avvicinarsi alla porta e non appena lo sguardo del papà-aquila ha incrociato il suo far scattare un gesto di stizza, che so, il lancio di un oggetto, un calcio ad un divano, un tuffo a terra che assomiglia ad una straccionata, in modo che il papà-aquila, attento e vigile gli rivolga subito un'attenzione, una domanda di preoccupazione, una parola di conforto.
Il grande (11) invece potrebbe sfoderare l'esperta mossa del giusto, mettendosi in scia al piccino (ed approfittando del papà-aquila piegato in due), potrebbe allungargli un bel bacino e cominciare ad enunciare la lunga lista delle cose giudiziosamente fatte, come compiti, ordine in camera, apparecchiamento tavola, così da comprarsi l'attenzione ammirata.
Il papà-aquila sta di nuovo per suonare ma esita ancora perchè è abbastanza esperto per sapere che potrebbe invece essere tutto diverso e lui deve essere pronto.
Il piccolo potrebbe aver fatto dannare la tata sparando pappa dappertutto e strappando l'abum delle figu del medio, il medio potrebbe aver sclerato gettandosi nell'angolo del divano con dito lercio in bocca malgrado i suoi 8 anni, dimenticando ad arte di fare quei quattro compiti in croce che aveva promesso di fare, il grande potrebbe essere davanti alla play station con volume a palla, incurante del fatto che sta occupando la TV per i suoi comodacci e gioca litigando col medio senza badare alle lamentele della tata che con quel rumore non riesce a far mangiare il piccolo.
Ora che il papà aquila è pronto suona.
E' pronto a entrare e a veder la gioia ma è anche pronto a veder crollare in un attimo tutti i sogni fatti in quel breve viaggio di rientro dall'ufficio nel quale ha immaginato il meglio ma che potrebbe invece averlo condotto verso il peggio.
Perchè il papà-aquila quando i suoi cuccioli sono vicini deve essere pronto a volare alto per dare la direzione del cammino (che a volte la direzione va data stando lontano), ma deve essere anche pronto a scendere a terra (che a volte il suo volo forte e sicuro non basta per farsi sentire, per dare sicurezza, ma serve il calore delle sue piume, la protezione delle sue ali). E poi il papà-aquila sa che per ogni cucciolo occorrerà un linguaggio, perchè ogni cuccciolo ha occhi diversi, orecchie diverse, umore diverso, sensibilità diversa e quello che è efficace per uno può essere impreciso con l'altro e sbagliatissimo con l'altro ancora, e sa pure - il papà-aquila - che quello che a 11 anni si capisce, a 8 anni si ha bisogno di sentirlo dire e a 2 anni si ha bisogno di sentirlo sulla pelle.
E così ci sarà bisogno di sguardi, di parole e di mani, ci sarà bisogno di intesa, di spiegazioni e di coccole. Ci sarà bisogno di un papà-aquila che dall'alto cerchi di vedere tutto questo e che poi scenda per cercare di dare e prendere tutto ciò che sembra necessario.  
Ci sarà bisogno di energia, di attenzione, di occhi che vedono, di testa sgombra, di forza, di coraggio, di pazienza.
Insomma ci sarà bisogno di un miracolo. Un miracolo che non sempre avviene, perchè ci sono sere in cui il papà-aquila, quando suona alla porta, crede di essere pronto per tutto questo, ma non lo è.

Allora, quella sera, quando tutti dormono, il papà-aquila scende dal cielo ed appoggia il viso su ciascuno dei suoi cuccioli ed ascoltando il respiro del loro sonno tranquillo, chiude gli occhi e confessa.
Confessa di averli visti quegli sguardi di richiesta di attenzioni, di averli capiti quei gesti che desideravano solo attirare l'attenzione, di averla sentita quella calda necessità di coccole nascosta dietro il capriccio, ma di non aver avuto la capacità, l'energia e la forza per raccoglierli per restituire il gesto d'amore che sarebbe servito.

Ecco amori miei, adesso il papà-aquila è sceso, adesso è qui, speriamo che valga, speriamo che si senta, spreriamo che mi sentiate. Buonanotte.

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