16 dicembre 2012

Le braccia tese



Il mio piccolino (2) aveva un ciuffetto argentato sulla testa, tenuto su con una molletta, una maglietta bianca sporca di sugo un po' corta dalla quale spuntava la sua panzetta da camionista ed un paio di alucce bianche e argento sulle spalle che dio solo sa come abbiano fatto a mettergliele e a non fargliele strappare dopo mezzo secondo.
Conciati come lui, tutti gli altri bimbi del nido, con la faccia attonita da recita, stupiti dal giorno di festa, stupiti da tutta quella gente e forse anche un po' stupiti di essere stati conciati così. Mio figlio - soprattutto - sarebbe stato più adatto vestito da boscaiolo, oppure da uomo delle caverne, oppure da spazzacamino. Da angioletto, francamente, non ha le fisique du ròle. Ma il colpo d'occhio è bello, i bimbi felici, le maestre bravissime.

Da questa parte mille genitori urlanti, salutanti, sghignazzanti, preoccupanti, raccomandanti, commentanti, sopportanti. Amore sono qui, tesoro sono arrivato, stellina eccomi, papà arriva fra poco, la mamma non viene, guarda là che c'è il nonno, non guardare qui, ascolta la maestra, non ti fare riconoscere obbedisci, togli le dita dal naso, ma non sarà leggera solo con la maglietta, stai più in là che c'è corrente, vai al centro che faccio il filmino, sorridi un po', ci stai fermo un attimo.
Genitori allegri, genitori scazzati, genitori un po' e un po', genitori ironici per giustificare il troppo scazzo e la poca allegria, genitori trafelati arrivati di corsa come per timbrare il cartellino in tempo, genitori al telefono con l'altro genitore: ma dove sei!? ti avevo detto le 16 non le 17!.

In mezzo a questo circo, io. Non posso pensare altro che a lui, 38 anni, lo conoscevo poco, conoscevo meglio la moglie ed i suoi 4 bimbi. Li avevo visti giocare nel giardino sotto casa. Avevo visto i loro occhi vivaci, felici, li avevo visti correre dietro ad un pallone, li avevo visti giocare col loro papà. avevo visto abbastanza per capire l'intesa, l'amore, la confidenza, la capacità di giocare insieme. Era un bel papà, un bravo papà. E quella mattina ha portato i suoi figli a scuola e poi, puff è finito su una nuvoletta, a fare l'angioletto anche lui, senza avvisare, senza salutare.
In mezzo a questa festa, piena di gioia, di sorrisi, ma anche di fatica, di rincorse, di noia, di routine, penso solo a lui. Mi domando quanto oro darebbero quei quattro bimbi e quella moglie per vedere entrare alla recita quel bravo papà. Magari anche in ritardo, magari anche con lo scazzo, magari solo dopo una telefonata della mamma a ricordargli l'orario.
Mi domando se la vita, quando ti porta via su una nuvoletta, ti lascia lo strazio di tendere le mani invano verso i tuoi figli oppure se - come dicono - ti regala una serenità ed una forza che ti fa sorridere ai poveri dolori di chi resta a fare i conti con il dolore e l'assenza. Mi domando se sopra la stanza della recita di quei quattro cucciolini, una stanza come quella del nostro asilo, c'erano le braccia tese di un papà angioletto che, disperato, cercava l'ultimo abbraccio d'amore, oppure se c'era il suo caldo abbraccio di presenza, di conforto. Mi domando se le braccia tese dei suoi quattro angioletti riescono a toccare qualcosa, qualcuno, almeno oggi che è il giorno che c'eri ma non ci sei più.

Resto attonito in mezzo alla festa. vorrei fermare tutti e dir loro di non essere scazzati, annoiati, che è una fortuna, una gioia, un regalo che altri pagherebbero milioni, vorrei che tutti tendessero le mani, per sentire e farsi sentire.
Piango e mi sento sciocco, che piangere ad una recita fa sembrare sciocchi, ma vedere mio figlio che si volta a cercarmi e mi sorride mi fa pensare ai quattro bimbi che vorrebbero potersi voltare e non lo potranno più fare. Allora piango. Sono lacrime da papà, non da amico, lo so. Ma oggi, che sei andato di corsa su una nuvoletta - caro Nicola - oggi che non riesco a capire se Dio mi sembra vicinissimo o lontanissimo, oggi hai insegnato a tutti i papà che ti conoscono e ti hanno conosciuto, a tendere le braccia verso i propri figli e a ripondere con uno slancio alle loro braccia tese.

 

2 commenti:

Nonsense ha detto...

tenerissimo.
e da mamma mancata ti posso dire che sì, le recite i piagnistei le macchie di sugo e i pannolini fetenti sono regali che altri pagherebbero... macchè milioni. io darei via un organo. e da orfana vorrei ugualmente tendere le mani verso qualcuno, se più verso una mamma o un figlio non lo so.
buon natale, professionista-papà!

Maria Beatrice Nava ha detto...

Per ora la reazione è il pianto. Poi ti saprò dire... :'(