24 maggio 2007

il fantabosco dei papà assenti

E’ notte nel fantabosco. La libellula Hope, come tutte le notti, instancabile, perlustra ogni angolo del suo territorio per far visita ai bambini che alla fine della giornata lasciano il prato soleggiato per passare la notte nel bosco.

Ciao, come ti chiami?
Mi chiamo Andrea.
Perchè hai quella faccia triste?
Perché ogni volta che la mia mamma, al tramonto, mi accompagna ai bordi del prato per lasciarmi al mio papà che mi deve condurre nel bosco, lui non c’è mai, allora è la mia mamma a portarmi nel bosco, ma con lei ho paura perché lei sa dare solo baci e carezze, ma contro i lupi ci vuole la voce grossa, i muscoli, ed una spada tagliente. A forza di andare con lei nel bosco finirà che non imparerò mai a combattere i lupi e forse morirò.
Hope baciò la sua lacrima e volò via.

Ciao, come ti chiami?
Mi chiamo Stefano.
Perché hai quella faccia triste?
Perché ogni volta che la mia mamma, al tramonto, mi accompagna ai bordi del prato per lasciarmi al mio papà che mi deve condurre nel bosco, lui comincia a urlare, a sgridarmi, ad obbligarmi a combattere i lupi come vuole lui. Io credo che a lui non interessi che io ho paura, che avrei bisogno di vedere la luce della luna per orientarmi, per rassicurarmi, e che vorrei sentire di più la stretta della sua mano e meno le urla della sua rabbia. Ogni giorno che passa mi viene voglia di fare l’opposto di ciò che mi dice, così alla paura del bosco si aggiunge la paura delle sue grida.
Hope baciò la sua lacrima e volò via.

Ciao, come ti chiami?
Mi chiamo Emanuele.
Perché hai quella faccia triste?
Perché ogni volta che la mia mamma, al tramonto, mi accompagna ai bordi del prato per lasciarmi al mio papà che mi deve condurre nel bosco, lui mi dà l’impressione di non sapere cosa fare, dove andare, come combattere i lupi. Scherza, ride, vuole essere mio amico, ma io ho paura che a forza di fare così, il giorno che ci capitasse un lupo da combattere io non saprei come combatterlo perché non mi insegna mai niente, non so le regole del combattimento. Allora io comincio a scappare così lui è costretto a cercarmi, a stare attento a me. Spesso appena si distrae corro via e vado dove ci sono i lupi, magari vedendomi in pericolo gli verrà voglia di insegnarmi a combatterli.
Hope baciò la sua lacrima e volò via.

Ciao, come ti chiami?
Mi chiamo Daniele.
Perché hai quella faccia triste?
Perché ogni volta che la mia mamma, al tramonto, mi accompagna ai bordi del prato per lasciarmi al mio papà che mi deve condurre nel bosco, io so che da quel momento in poi avrò freddo. Mio padre è molto bravo a combattere i lupi ed è molto bravo ad insegnarmelo. Sa tutte le regole del combattimento, sa usare le armi, conosce bene il bosco e con lui mi sento al sicuro. Però io ho sempre freddo e lui non mi permette di stargli vicino, di scaldarmi col suo corpo, perché – dice – un uomo deve scaldarsi da solo, non deve aver bisogno di queste cose da signorina.
Hope baciò la sua lacrima e volò via.

Ciao, come ti chiami?
Mi chiamo Jacopo.
Perché hai quella faccia triste?
Perché ogni volta che la mia mamma, al tramonto, mi accompagna ai bordi del prato per lasciarmi al mio papà che mi deve condurre nel bosco, lei trova sempre una scusa per non portarmici. Dice che il bosco è un posto brutto, pericoloso, pieno di insidie, non adatto ad un bambino. E poi c’è buio. A me piacerebbe molto ogni tanto vedere come è la notte, il buio, il silenzio, il freddo, come sono fatti i lupi e come si combattono. Mi piacerebbe tanto imparare ma ormai mi sono convinto che questa non sia una buona idea e quindi quando vedo la mia mamma che si inventa una scusa per non portarmi oppure sento che con le sue amiche o con i nonni parla male del bosco credo che in fondo lei abbia ragione. Infatti le poche volte che non riesce a trovare una scusa valida ed è costretta a portarmi, io muoio di paura, voglio tornare subito a casa e non vedo l’ora che la notte finisca. Sarò un bambino che vive solo nel prato col sole.
Hope baciò la sua lacrima e volò via.

Ciao, come ti chiami?
Mi chiamo Mario.
Perché hai quella faccia triste?
Perché ogni volta che la mia mamma, al tramonto, mi accompagna ai bordi del prato per lasciarmi al mio papà che mi deve condurre nel bosco, io ho sempre meno voglia di andarci. Ogni giorno, quando siamo nel prato, non fa che parlar male del bosco, dice che è sporco, che è buio, che è pieno di inutili pericoli, che ci sono i lupi e imparare a combatterli è stupido e insensato, che mio padre intanto non è né capace a combatterli né capace ad insegnarmi, che per di più non conosce il bosco e non ci si sa orientare. Se proprio qualche volta vorrò andarci mi ha detto che verrà anche lei così eviteremo di metterci nei pasticci.
Hope baciò la sua lacrima e volò via.

Ciao, come ti chiami?
Mi chiamo Simone.
Perché hai quella faccia triste?
Perché ogni volta che la mia mamma, al tramonto, mi prende per mano e mi porta a fare una passeggiata ai bordi del prato vedo tanti bambini che incontrano il loro papà che li porterà nel bosco. Io non ci sono mai stato nel bosco perché non ho mai avuto il papà, ma la mia mamma tutte le sere mi racconta per ore e ore di come è fatto il bosco, di chi lo abita, della luce della luna, dei pericoli, dei lupi e a me sembra di conoscerlo perfettamente. E poi so tutto anche del mio papà, di come combatteva i lupi, di come mi avrebbe insegnato se ci fosse stato, di come conosceva ogni angolo del bosco e di come sarebbe stato felice di portarmici ogni notte di ogni giorno. Poi la mia mamma mi mette a dormire in un rifugio buio agli angoli del prato ed io aspetto il mattino per tornare al sole.
Hope baciò il suo viso fresco e volò via.

14 commenti:

Maddalena ha detto...

poi ci sono i papà "riabilitati", quelli che quando eri piccola e loro erano giovani, ma tanto tanto giovani, lottavano con la mamma, con i nonni, con la vita, con i soldi che non c'erano mai, con questa bambina capitata tra capo e collo quando proprio non è possibile occuparsi di lei; questi papà che poi si sono separati e sono spariti dalla tua vita e hanno avuto altre figlie per le quali erano sempree presenti; questi papà che per tanti anni hai criticato, deriso, hai pianto, ti ci sei arrabbiata; questi papà che con il senno di poi e 20 di più capisci che non sono eroi, non sono immortali nè invincibili, sono solo uomini che hanno fatto del loro meglio, il massimo possibile per le loro capacità, con la massima sensibilità consentita e la massima energia a disposizione. Questi papà insomma gli unici e i migliori che avevamo e abbiamo ancora.

Laura ha detto...

Sai che m'ha detto ieri Carlotta, dopo avermi recitato l'ennesima poesia sulla mamma ? (di cui, anche, nel mio ultimo post)
"Poveri papà, non è giusto che per loro ci sono pochissime poesie!Sono sempre per la mamma?"

Chiara ha detto...

È una favola bellissima. Ma mi permetto di aggiungere che nel bosco è bello e giusto che ci vadano anche le bambine, a imparare a combattere i lupi e non avere paura del buio. Invece tanti papà pensano che tirare su la femmina sia compito solo della mamma, e questa è un'altra scusa per assentarsi.
Un abbraccio ai tuoi piccoli
Chiara

Anonimo ha detto...

Semplicemente bella.
Tartablu

fux ha detto...

letta tutta d'un fiato.
bellissima.
Franci

Laura ha detto...

Non riesco a trattenermi..è vero che è una bellissima favola ma il suo ritmo ripetitivo mi ha ricordato (ha ricordato al diavoletto che è in me!) quella deliziosa storiella di Proietti che trovi qui http://www.ariete.net/movies/movie.asp?id=144

Mi perdoni????

lemoni ha detto...

Rosco, se la tua assenza dà come frutto questa bellissima riflessione vestita da fiaba...arivattene in vacanza!
(sifappeddire vacanza...)
Bentornato e luv ya
Grace

iuma ha detto...

ciao. ho alcune domande per te. mi dai una mano?

Anonimo ha detto...

grazie a tutti per le belle parole.

laura, hai proprio ragione .... er cavaliere nero ...

Lemoni, si .... meno quantità e più qualità ..

iuma, sono disponibile, dimmi ...

rosco

Laura ha detto...

E sai che sforzo co' ste due righe qui sopra!!!! Quando torni veramente sul blog????

LaFustella ha detto...

Il papà.. ho mille pensieri in testa dopo questo post ma pochè 'capacità' di scriverli..

Mi sono permessa di riportare la favola sul mio blog (http://cocktails.iobloggo.com), citando il tuo. Volevo in qualche modo fermare lo scritto.

:)

Laura ha detto...

"Ciao, come ti chiami?
Mi chiamo Angelo.
Perché hai quella faccia triste?
Perché oggi, a scuola, abbiamo avuto la recita e c'erano tutti i genitori. Solo il mio papà non è venuto e quando abbiamo cantato la canzone proprio per i papà io pensavo che lui non c'era. E che, forse, era inutile che io cantassi "Sai papà ti voglio bene" tanto lui non mi sentiva. Ma i miei genitori sono separati e lui è andato a riposarsi a Capri e proprio non poteva venire.
Hope baciò il suo viso fresco e volò via."

Io spero che Hope sia volato a cantargliene quattro a questo papà che, pur sapendo che il suo bambino ha MOLTI PROBLEMI legati a questa separazione, non ha potuto rimandare il suo viaggio a Capri!
Laura

Anonimo ha detto...

E' molto bella questa storia-fiaba-lezione. L'ho letta d'un fiato (su sollecitazione di qualcuno).
Ma, cvd, come si fa si sbaglia...e se non si fa vuol dire che si è assenti.
C'è un'uscita?? sembra di no.
Non ci si azzecca mai.
Ripeto, l'ho apprezzata.

Anonimo ha detto...

si può sapere come è andato l'esame? O debbo pregare in ginocchio? :-)
Tartablu