cuore caldo

Simone, passato al vaglio della mia strettissima maglia che setaccia le persone da accettare nella mia sfera affettiva, ha passato anche il vaglio – diverso e più severo – delle persone che mi interessano.
Posso voler bene a molte persone, ma possono interessarmene molte meno, o addirittura altre.

Accolto nel mio mondo, un giorno, l’ho voluto intervistare. Argomento dell’intervista: il suo ricordo del papà perso a quattro anni.
Stavo scrivendo la tesi sull’assenza paterna …. se non è assenza paterna quella!, mi sono detto.
Assenza incolpevole, certo, ma poi chi l’ha detto che l’assenza paterna sia una colpa? E poi, chi l’ha detto che l’assenza paterna configuri “sempre” una colpa?
Infatti l’assenza paterna è spesso l’effetto di una carenza culturale diffusa, quindi spesso è inesatto cercare la colpa nel singolo.
Altre volte, però, l’assenza paterna è semplicemente un caso. Il papà non c’è più.

Ora che Principessa (tre anni) ha perso il suo papà, la mia mente “esperta” di fresco pedagogista, il mio cuore distrutto di amico ed il mio istinto di papà, mi hanno portato a rovistare nei ricordi di quell’ora passata a parlare con Simone, quasi a cercare conforto per il futuro di quell’esserino che oggi, saltellando quasi distratta, è uscita dalla chiesa dove – intelligentemente – è stata portata a porgere l’ultimo delicato e riservato saluto (a fine messa, sola coi parenti) al suo papà che diventava un angioletto.

Che ne sai a tre anni di cosa voglia dire “mai più”? Il tuo orizzonte temporale, a quell’età, è brevissimo. Vuoi qualcosa subito, ti lamenti se non ce l’hai, poi ti distrai, rinunci gradualmente, smetti di chiedere. L’assenza del papà si farà sentire alla lunga, oppure stasera prima di andare a nanna, ma quello passerà subito.
Alla lunga conterà l’atmosfera, il calore e tutto quel reticolato di impressioni, ricordi, reminescenze, richiami, che la famiglia riuscirà a ricreare intorno alla piccola. Del papà bisognerà parlarne, sempre, bisognerà incoraggiarla a parlarne, sempre, bisognerà spiegarle l’uomo che era, l’amore che le regalava, la passione che aveva per lei.
Simone racconta di una sorta di “doppia idealizzazione” del padre che si è realizzata nella sua vita e quindi nella sua mente, nel suo cuore. Quella, cioè, dovuta al fatto che le persone che gli parlavano e gli hanno sempre parlato del padre, hanno – logicamente - sempre voluto rafforzare un’immagine positiva di lui. Lui ha sempre sentito parlare benissimo di suo padre, ha potuto costruire – malgrado la sua assenza – un immagine forte e valida di suo padre e questo ha rappresentato un puntello affettivo forte, una certezza, una sicurezza. Simone, quindi, conosce le sue origini, la qualità della persona che suo padre era, può intuire la direzione che da quel modello discendeva, e quindi seguirla nel suo diventare uomo.
Il secondo livello di idealizzazione rafforzativa è dovuto al fatto che le persone che gli hanno sempre parlato del padre, erano persone che avevano amato quel uomo, quindi all’immagine positiva che arrivava nei racconti, si sommava l’immancabile vena d’amore sottesa in ogni riferimento a lui.

Finita l’”intervista”, ricordo di aver pensato che forse un papà che non c’è più, non sia da considerare un padre “assente”; di certo non lo è come un papà che non sa fare il padre o – peggio - che non vuole fare il padre.

Allora stanotte, dopo tanto soffrire, vado a dormire con la speranza che Principessa avrà il suo papà. Anzi avrà un super papà.
Principessa sarà felice, saltellerà e vivrà felice, perché avrà il cuore caldo. Come il suo papà.


Grazie Simo (c'h.u.s.?).

5 commenti:

Anonimo ha detto...

co-protagonista e commosso... che posso volere di più da una domenica mattina un pò pigra? come sempre il tuo modo diretto e sincero di passare su "carta" i sentimenti mi colpisce e mi fa essere felice di aver passato il tuo "setaccio". se Principessa sarà circondata dall'affetto di persone come te, vedrai che l'assenza le sarà più lieve. grazie, Rosco.

Pino dei Palazzi

Lenny ha detto...

credo che Principessa, alla fine, starà bene. A 3 anni, come dici tu, non sai cosa significa "mai più".

Io penso alla sua mamma. State vicino a lei, siatele di conforto e anche Principessa starà bene nel vedere la madre riacquistare il sorriso e la serenità di sempre.

Ancora un forte abbraccio,

Lenny

movida69 ha detto...

leggo. rifletto. confronto le tue parole con la mia esperienza. sì. a volte le parole diventano carne e coprono le voragini del cuore. accarezzandole. trasformandosi in qualcosa di più palpabile. vibrazioni d'amore. immagini. ricordi. che fanno compagnia.

io che vivo impotente il costante quotidiano tentativo di annientare con le parole un'immagine di padre presente, affettuoso, brillante in ragazzini di 8 e 10 anni e ne vivo la loro confusione, il loro straniamento rifletto. penso. sospiro.

anche se poi da mamma accarezzo col pensiero quella principessa e la sua mamma. e con pudore sussurro che se è circondata d'amore il suo papà non può morire.

confusa. scusa. grazie.

tartablu ha detto...

in punta di piedi. perche' e' cosi' che si trattano queste cose. grazie x queste riflessioni. sempre preziose. :D

Anonimo ha detto...

Leggo solo ora i tuoi ultimi post. Ho ancora le lacrime che scivolano via. Mi spiace un sacco, eppure non sono nessuno. Se vuoi, dai un abbraccio da parte mia alla Cucciola.

Nina