14 novembre 2007

separazione e trauma

spesso sento dire o mi sento dire frasi del tipo: "come è stato passare attraverso il trauma della separazione dei tuoi".
ogni volta la domanda mi sembra mal posta.

intendo dire, capisco bene cosa mi si sta chiedendo o a cosa si riferisce chi si interessa al problema e non mi metto certo a rompere le palle facendo distinguo o precisazioni, però il punto in questione è un altro.

proviamo a fare ordine.

quando due genitori si separano, essi, insieme ai figli, sono coinvolti sicuramente in un faticoso percorso di riorganizzazione delle relazioni che, se mal gestito, può causare traumi ai protagonisti. va tuttavia tenuto in considerazione che la maggior parte delle famiglie riesce a riorganizzarsi egregiamente, trovando nuovi equilibri che spesso dischiudono - fuori dalle disarmonie familiari - nuovi spazi per relazioni molto più intense ed arricchenti di quanto non fosse possibile durante la iniziale organizzazione familiare: madri che si rasserenano, padri che imparano a fare i padri, figli che scoprono che i loro genitori sono persone ricche di sentimenti, sogni e debolezze e non "miti" immobili e imperscrutabili.

quando due genitori hanno un pessimo rapporto , essi, insieme ai figli, spesso sono invischiati in realtà familiari caratterizzate da relazioni patologicamente bloccate, deludenti, conflittuali, dalle quali non sempre hanno le energie, il coraggio "sociale" e la forza d'animo di uscire optando per la separazione. spesso, anche quelli che riescono a compiere il passo della separazione, non riescono - allontanadosi gli uni dagli altri - a trovare un armonia ed un sistema di relazioni all'interno dei quali coltivare l'educazione dei figli e tutte le necessarie attività di cura utili alla loro formazione personale. un fallimento di questa portata, che fa sconfinare la crisi coniugale nella sfera genitoriale paralizzandone le atività, può creare gravi traumi ai protagonisti.

quando una coppia ha un buon equilibrio coniugale, bisogna stare molto attenti ad escluderla dagli ambiti all'interno dei quali si possono creare situazioni traumatiche. possono esistere, infatti, coppie che hanno basano il loro equilibrio su un rapporto pericolosamente asimmetrico, privo di alcuna condivisione delle responsabilità gentitoriali, con esiti gravi tipo assenze affettive, assenze paterne, incapacità materne etc.
credo che tutti abbiamo conosciuto, figli di papà drogarsi oppure venire divorati dall'anoressia, o sconquassati dalla bulimia o dall'acool. non erano mica tutti figli di separati. probabilmente erano figli di coppie la cui sfera coniugale era così inconsistente da non riuscire a sviluppare la minima capacità di prendersi cura dei figli.

quando una coppia ha un buon equilibrio, infine, bisogna fare attenzione che al suo interno uno dei genitori non abbia subito nell'infanzia traumi da maltrattamenti, da trascuratezza nelle cure ricevute o altri simili traumi, perchè questo tipo di genitore potrebbe far patire ai propri figli, involontariamente si intende, le stesse pene che egli ha patito da piccolo, per un diabolico fenomeno di perpetuazione dei comportamenti ben noto in psicopatologia.


quindi mi sembra di poter contestare l'equazione: figlio di separati = traumatizzato mentre vedo più probabile l'equazione: figlio di coppia "fallita" (separata o, peggio, non separata) = probabile problematicità, figlio di genitori disattenti o incapaci= probabile problematicità e infine figlio di genitori con infanzia problematica = probabile problematicità.

7 commenti:

Laura ha detto...

AIIIUUUTOOOOO.....mi identifico...vuoi sapere con chi?
Dura anche da scrivere...COPPIA FALLITA.
Ma ho la speranza, la presunzione, la forza-debolezza di riuscire a gestire il tutto (con dei limiti, con errori, con problemi ma con amore) e lasciare ai miei figli e al padre (legatissimi tra loro) l'immenso e irrinunciabile piacere della convivenza, dello scontrarsi in corridoio per andare in bagno, del parlare fra loro nell'istante in cui lo desiderano.
E questo vale anche la mia "rinuncia" alla vita di coppia, ma non mi sento una martire della causa, non lo vivo come un sacrificio. E' andata così, prendiamo il buono delle nostre persone e volgiamolo al meglio per loro.

Zu ha detto...

Un trattato mirabile per sintesi e saggezza.

Sono d'accordo e aggiungo che la frase "restiamo insieme per i figli" è una delle più deleterie, perché l'educazione è innanzitutto esempio e se il modello che si offre è quello di una coppia scoppiata, il fallimento formativo è dietro l'angolo, con rischi seri per la futura sfera sentimentale e umana di chi sta imparando a crescere (in realtà, questo vale anche per i genitori).

Meglio affrontare il mare aperto, facendo sentire ai piccoli che il papà e la mamma per loro ci saranno sempre, comunque si evolva la situazione.

Laura ha detto...

Perchè hai tolto Snappy????

ROSCO ha detto...

ho tolto snappy perchè facendolo andare poi comparivano in basso altri video cliccabili, con titolo simile, tra i quali uno con delle bestemmie.
diavolerie di youtube.

rosco

movida69 ha detto...

i miei non si sono separati.
dinamiche, meccanismi, disequilibri. pago le loro tensioni ancora oggi.

e fatico, ogni giorno, a costruirmi una identità indipendente che non elemosini amore e attenzione.

ho una famiglia allargata.

osservo dall'esterno le dinamiche di due adulti (più una che l'altro in verità) incapaci di scindere il loro naufragio di coppia con l'educazione l'esempio e il rispetto da passare ai figli.

poi c'è la più piccola, due anni e mezzo. il competamento di questa strampalata famiglia allargata.
cerchiamo di non perderci di vista. e di non alimentare dinamiche che abbiamo riconosciuto. tutti i giorni.

e. ha detto...

Infatti. Quando sono assalita dai miei sensi di colpa per aver voluto la separazione e quindi per aver privato mio figlio di una almeno apparentemente famiglia "normale" è perché me ne dimentico. Ho vissuto un matrimonio di sei anni di cui due con il bimbo e quando sono tranquilla capisco sia con il cuore che con il cervello che non c'era altra strada da poter percorrere oltre a quella che ho scelto due anni fa. Ma separarmi mi ha reso più fragile, ogni volta che vedo un velo di tristezza o paura in quegli occhioni scuri penso sempre per prima cosa che mio figlio ha i genitori separati, dimenticandomi che è un bambino che cresce come tutti gli altri.
Grazie per questo bel post.

anselmo.leonarda@email.it ha detto...

Ho appena terminato di leggere un ottimo libro (Tenpo di qualità - Di Renzo editore) di Melvin Goldzband, uno psichiatra americano, che per moltissimi anni ha seguito il trauma dei bambini a seguito di un divorzio. La novità di questo libro è che l'autore si mette sempre nei panni dei bambini per evidenziare i problemi che li hanno sommersi.