21 novembre 2007

fanculo l'azionista

oggi no ce l'ho fatta.
quando avevo fissato un appuntamento da un collega che ha gli uffici vicino alla mia (ex)università, ex da due mesi, avevo avuto le prime avvisaglie. visitina preventiva al sito della facoltà, pagina degli orari, un piccolo post-it con l'orario delle lezioni del prof. Mario Gennari, lì, incollato con disattenzione nell'interno del portafoglio. Pedagogia generale 1 - ore 11,15.

poi l'appuntamento, importante, alle 9, tutti concentrati su una decina di contratti da rinnovare, (faccio l'assicuratore). buon ritmo di lavoro fino a che finalmente portiamo a termine i lavori. guardo l'ora, 11,07. che faccio vado? do buca all'ufficio e mi imbosco fino all'una? non è una cosa da niente perchè una lezione di Pedagogia Generale con Gennari non passa come l'acqua. Non esci come sei entrato, potresti uscirne un po' meno solido rispetto alle intenzioni (e alle promesse alla moglie) di non iscriverti al biennio di specialistica in Pedagogia generale. Potresti uscire con strane idee in testa, che so meno voglia di lavorare e più voglia di studiare, oppure potresti uscire in lacrime (mi è successo) oppure così assorto nei problemi della formazione e l'educazione dell'uomo da non riuscire a essere più sufficientemente sulla terra per affrontare di nuovo l'ufficio.
oppure potresti uscire con una voglia matta di non smettere mai più di provare questa fanatastica e appagante sensazione di energia che lo studio dà. quella inebriante fregola che prende quando senti il cervello che finalmente funziona, e con lui si muove anche il cuore, le viscere. e ti dici: bello questo posto dove vale se il cervello gira e con lui cuore e viscere. e poi ti dici anche: io non voglio andare in quell'altro posto dove le persone a cui vendo polizze non vogliono comprarle (malgrado ne abbiano un fottuto bisogno) e dove le persone per le quali le vendo (i capi della mia compagnia) non gliene frega niente se le vendo con un po' di coscienza oppure se le condizioni economiche che mi impongono per venderle sono sempre meno premianti per me. a loro gliene fotte solo del loro budget e dell'azionista.
io l'azionista lo odio.
stento a credere che sia un uomo. è un entità alla quale frega un caz** dell'uomo che io sono.

alla pedagogia invece frega soltanto dell'Uomo, e nel luogo dove si studia la Pedagogia frega molto dell'uomo che sono o cerco di essere.

a quel fantasma dell'azionista vorrei dire che ogni mattina mi alzo e vado in ufficio per me stesso, per guadagnare i soldi per la mia famiglia, per il piacere di incontrare e vivere con le persone con le quali lavoro (che oltretutto vedo più ore di quante ne possa dedicare alla persona che amo e ai miei figli) e per qualche sparuto cliente col quale c'è stima e rispetto reciproci. all'azionista vorrei dire che di lui non me ne frega niente. e odio questi sfigati di manager che parlano, per suo conto, con termini inglesi che non hanno capito fino in fondo e che hanno anestetizzato ogni loro pensiero e ogni loro scampolo di umanità. che ogni giorno commettono un sopruso, consumano una minaccia, organizzano una campagna di vendita truffaldina o furbesca. li disprezzo e vedo in loro quella cieca ed idiota mancanza di obiettività e di personale coscienza del mondo che, in maniera enormemente maggiore, avevano i capi nazisti: mi hanno detto di farlo, questi sono gli ordini, mi pagano per farlo e non per discutere.
sono persone orrende.
passare anche un solo incontro con uno di loro impoverisce la mia umanità e temo sempre che la comprometta per sempre.
stare anche una sola ora vicino a loro mi fa sentire contagiato. ogni parola che escogito per trovare un dialogo con loro è un passo di allontanamento dall'uomo che vorrei essere, dalla mia consistenza.

allora ogni tanto devo fuggire a sentire il professor Gennari che parla dell'uomo che si forma e si educa, l'uomo che si pensa e si trasforma, l'uomo che trova il suo centro al cospetto dell'altro, all'uomo che lascia che il mondo entri dentro di se per poi guardarsi e trovarsi diverso, nell'eterna instabilità e provvisorietà del movimento che lo porta dall'uomo che era verso l'uomo che vorrebbe fortemente essere. perchè l'uomo non è altro che la tensione verso l'uomo che ognuno di noi vuole, sogna e aspira ad essere.

l'azionista invece è uno stronzo in poltrona che legge i dati della borsa.
fanculo.

11 commenti:

la simo ha detto...

arrivo qui solo per buttare un occhio...seguendo le nominations della chiara...poi leggo questo bellissimo post che mi riporta ai bei tempi in cui anche io covavo questa febbre dello studio e la voglia di una seconda, impossibile, laurea...
l'occhiata si è trasformata in lettura attenta, in condivisione...
bè...insomma...benvenuto tra i miei preferiti !!

simona

milton ha detto...

C'e' una frase che Tom Hanks dice agli uomini della sua squadra in "Saving Private Ryan", quello che hai scritto me l'ha ricordata:
"Ogni uomo che uccido mi fa sentire piu' lontano da casa"
Non si uccide solo con un fucile.
Ho 37 anni e ancora nutro i sogni di cio' che faro' da grande. Prima o poi mi ci tuffero'.

Milton

Esperimento ha detto...

Già! Peccato che si debba lavorare per poter andare avanti e che questo richieda la maggior parte del tempo a nostra disposizione :(

Anonimo ha detto...

beh questa volta non sono molto d'accordo.
Il post mi sembra francamente un eccesso di presunzione.
Tutti pensiamo le stesse cose degli altri, e probabilmente anche il manager (che in cuor suo si sente "diverso" e "sensibile", ma preferisce mostrarlo in famiglia e con gli amici) vede in Te solo l'assicuratore, solo l'ennesimo che vende aria fritta x il suo tornaconto.

Xò lo sfogo ci sta!
Bravo lo stesso Rosco.

Ciao

Andrea

movida69 ha detto...

catartico.

a leggerlo questo post è catartico.

butta fuori anche le mie tossine.

spolvera quella sensazione sì quella straordinaria sensazione che hai quando senti il cervello che gira e con lui funziona anche tutto il resto :D

e mi fa venire una gran voglia di andare a curiosare e vedere quanto costa re-iscriversi all'università che io, nella mia vita precedente, l'ho mollata a un esame dalla laurea. che non ce n'era più. non aveva più senso, per me, allora.

:D


@andrea (ma senza polemica): ma tu li frequenti i manager, hai occasione di doverci lavorare assieme, dicuterci, perdere un poco del tuo prezioso tempo, con i manager?

lemoni ha detto...

Rosco, mi fai sempre riflettere e commuovere in ogni tuo post...così te lo volevo semplicemente dire...ciao
Lemoni o Gra (come preferisci)

MadreSnaturata ha detto...

Ma che magnifica scoperta il tuo blog!
...faccio l'assicuratore anch'io...e non sai come ho apprezzato questo tuo post!

Anonimo ha detto...

solo chi conosce il professor Gennari può capire.... che è davvero così come dici!

Anonimo ha detto...

Solo chi ha assistito ad una lezione....chiamarla lezione è riduttivo con il prof. Gennari puo' capire cosa davvero ci circonda e guardarlo con ovvhi diversi e con prospettive diverse. L'angolo di parallasse....Grande Professore!

Stella78 ha detto...

Assolutamennte d'accordo! Grande prof. Gennari

Unknown ha detto...

Caro collega pedagogista: condivido ogni tua singola descrizione delle lezioni alle quali penso spesso del nostro caro prof. Gennari lezioni che oltre a commuovermi mi lasciavano una sensazione strana.... mai provata prima nella scuola.... pensavo e restavo in quella dimensione per diverse ore...
Sto pensando di tornare in facoltà a sentire le sue lezioni la mia formazione ne ha bisogno! Grazie del tuo bellissimo post