18 aprile 2009

non togliermi il sorriso

ho avuto un professore di pedagogia generale che mi ha affascinato e influenzato in maniera indelebile.
la metafora più limpida che utilizzava per discutere sulla educazione e sulla formazione dell'uomo era quella del "centro" secondo la quale l'uomo stava appunto al centro di un cerchio che diventava via via più ampio tanto più aumentava la sua capacità di rapportarsi in maniera fattiva con il prossimo (e quindi "educarsi") e tanto più era capace di elaborare e far sedimentare dentro di se tutto il materiale frutto di questa interazione, del proprio studio, del proprio pensiero (e quindi di "formarsi").
la metafora poi si arricchiva quando si parlava della fertile tensione che si sviluppa nell' uomo in formazione il quale - malgrado sia istintivamente proteso a rafforzarsi verso il proprio centro - subisce forze che lo allontanano da questo tutte le volte in cui entra in contatto con altri mondi, con altre persone, con altre possibilità formative.
l'uomo in formazione vive quindi una dimensione di continua instabilità che, se da una parte gli fa percepire l'angoscia della perdita frequente del proprio centro, dall'altra gli permette di percorrere una traiettoria formativa ricca, appagante, di infinita crescita - per tornare alla metafora - di ampliamento del proprio cerchio.

ecco, quello che sta accadendo a me, penso possa riferirsi a questo processo formativo che faticosamente cerco e affannosamente provo a realizzare.

parlare sul mio blog - quindi pubblicamente - della sberla data a mio figlio piccolo e cercarne le motivazioni è un tentativo - forse inconscio - di ampliare il mio mondo di padre, di mettere in discussione ciò che dentro me sento stonare, di mettermi in discussione come uomo e come padre.

la rabbia che mi hanno suscitato gli interventi da parte degli amici di nontogliermiilsorriso.org è senz'altro il grido di dolore che si sente quando qualcosa, qualcuno ti porta fuori dal tuo centro.
"ma come?!" - mi sono detto e ho detto a mia moglie - "ma come possono delle persone che nemmeno mi conoscono e nemmeno hanno letto il mio blog, dire che io picchio mio figlio?"

mi sono offeso, per i modi, per il tono, per i paragoni usati, per l'allusione a fatti che non ho commesso ne commetto, per l'invasione smodata, per l'assenza di domande chiarificatrici, per essere stato classificato violento, per mille altre cose.
ho perfino fatto un copia\incolla di tutte le frasi alle quali avrei voluto rispondere a tono.

poi mi sono fermato.
eh si, perchè io funziono così. mi conosco. so che quando una cosa mi fa arrabbiare moltissimo vuol dire che è giunto il momento di passarci attraverso e non di girarle le spalle.
allora ho riletto ogni singola parola che mi è stata scritta. senza pregiudizio, senza rabbia, senza giudizio.
ho semplicemente ascoltato.
finalmente, senza rabbia, ho sentito.

forse questa invasione è stata un dono. forse posso fare un giro dentro me stesso e rivedere qualcosa.
io non picchio i miei figli. lo so io e lo sanno loro. ma quel poco o tanto che può essere una (rarissima) sganassa porta comunque con se, dietro di se, dentro di se, un mondo che ho bisogno di visitare, perchè - ammetto e mi costa farlo con me stesso - non lo conosco.

sono un nuovo iscritto di nontogliermiilsorriso.org

sono momentaneamente fuori dal mio centro, ma il mio cerchio si allargherà.

22 commenti:

Anonimo ha detto...

un caldissimo benvenuto, rosco.
Ero anch'io convinto anch'io che non picchiavo miei figli.

ma la definizione di picchiare è: colpire, percuotere, battere qualcosa, prendere a botte, bastonare, menar colpi, battere, andare a sbattere, urtare. in senso figurativo: insistere

i sinonimi di picchiare sono: dare botte, prendere a schiaffi, prendere a pugni, sculacciare, malmenare, menare, bastonare, legnare, randellare, pestare

non so perchè è così difficile mandare giù l'idea che uno schiaffetto, o il sculacciare direzionato a un bambino (pur occasionalissimo, pur in mezzo di un mare di amore e comprensione) sia sempre "picchiare" ...è solo quando ho potuto paragonarlo al mondo adulto, o anche al mondo degli animali, che l'ho visto per quello che è.

benvenuto di nuovo, rosco, a non togliermi il sorriso--spero che il tuo cerchio si allarga, insieme con il n ostro. La strada è sempre lunga, ma sempre interessantissima!

un abbraccio,
melissa
mamma di 7

Anonimo ha detto...

(sono anche straniera, ecco perche se non rileggo 10 volte, mi scappa degli errori imperdonabili!)
melissa

Anonimo ha detto...

Un caloroso benvenuto anche da parte mia. Lo dico spesso, perché sento che è la verità: benvenuto a casa.

Chiara

Valentina ha detto...

Ciao Rosco, ti seguo da molto ma è la prima volta che "non riesco a tacere".
Che bella quest'immagine del cerchio che si allarga! Io sono tre anni (cioè dalla nascita di mia figlia) che "sono fuori dal mio cerchio" e finalmente trovo qui una metafora positiva per descivere il percorso di incertezze e tentativi dell'essere genitori. Grazie da parte della mia autostima :-)
Non conoscevo il sito di non togliermi il sorriso, ma i libri della Miller e di Gonzales si', perché anch'io sto cercando con fatica di evitare lo sculaccione che parte in automatico. Ed è difficile. Perché ne ho presi parecchi, perché a volte sono sfinita, perché in quell'occasione penso di averle già provate tutte...Nessuna di queste vuole essere una giustificazione, lungi da me, ma vorrei solo ricordare a chi parla tanto di empatia, che a volte anche i genitori ne hanno bisogno. Empatia da parte di altri adulti, intendo. E ne abbiamo bisogno soprattutto quando sbagliamo e, magari, già ci torturiamo da soli con i sensi di colpa!
Che non vuol dire non avere il diritto di dissentire o di farlo sapere, vuol dire semplicemente far presente le proprie idee (e la propria indignazione, perché no!) senza ricorrere a epiteti vari e toni moraleggianti - perché è proprio questo che si cerca di combattere: la violenza, anche verbale, anche verso gli adulti. O no?

Anonimo ha detto...

rosco io ti faccio i complimenti per questa decisione e questo post coraggioso.
non mi viene altro da aggiungere anche se ci sarebbe molto da dire.
pero' volevo complimentarmi con te, perche' hai scelto di metterti in discussione e questo ti rendera' persona ancora piu' ricca.
son certa la tua famiglia ne sara' contenta.
tienici aggiornati.
paola

CaterinaC ha detto...

Ciao Rosco,
ci tengo a farti i miei complimenti, perchè è raro vedere persone che si mettano in discussione in questo modo radicale e vedano oltre quella che poteva esser interpretata come una sterile provocazione. Conoscevo la metafora del cerchio, ti ringrazio per avermela ricordata, era molto che non ci ripensavo. Sono sicura che ci potrà essere uno scambio proficuo con te (se ti andrà, ovviamente).
Spero che i cerchi di tante persone possano incontrarsi, contaminarsi, rivedersi e accrescersi tutti!

Vorrei rispondere anche a Valentina: anche tu sarai la benvenuta sul nostro sito se ti andrà di interagire e confrontarti con altri adulti. Capisco bene cosa intendi, probabilmente sei tra quei genitori che si senton un po' soli e vorrebbero empatia quando son di fronte a situazioni che la stragrande maggioranza delle persone "sa" come risolvere, perchè invece hanno in mente altro, bel altro! e si finisce per sentirsi o inadeguati o fare danni. Siamo genitori in crescita con i nostri piccoli, come dico sempre io, ben lungi dalla perfezione! Però... dare "pacche sulle spalle" tra adulti, in questo caso è controproducente, perchè si perde di vista l'obiettivo, che NON è comprendere il genitore (nel senso di fare un grande abbraccio solidale e consolatorio perchè la fuori è dura e ci son mille motivi per esser stanchi e stressati e ...a volte perdere la bussola!), ma tutelare la felicità e la crescita serena del bambino. Ne convieni? Dobbiamo ragionare ponendo al centro la nostra fatica, la nostra finitezza, la nostra energia che a volte finisce, o pensare SEMPRE che un bimbo dipende da noi e si affida a noi al 100% e dobbiamo tutelarlo a volte anche dai nostri stessi limiti?
Rosco ha ben capito quale era il nostro intento: dire esattamente cosa pensiamo, anche con affermazioni forti certamente, mettendo al primo posto quello che per noi è importante.
Nei nostri interventi (però va detto che non erano tutti "nostri", si vede che c'è un sentire condiviso e non mi stupisce che sia su questo blog -a proposito Rosco, io ho letto alcuni tuoi interventi per capire che papà sei...-) abbiamo giudicato e criticato il comportamento che non condividiamo, non la persona. Questa è una delle cose che ho imparato di recente: un bimbo non è in grado di scindere le due cose, ma un adulto dovrebbe. :)
E' importante riuscire a volte a prendere distanza dal proprio agire quando non ci soddisfa completamente. Solo così lo possiamo "ritoccare".
Va anche detto che sapere di sbagliare diventa un motivo in piu' per non darsi giustificazioni nel riperete un errore, non credi?
Se ti va, quando sei in difficoltà, o cerchi un suggerimento per un caso specifico attingendo dall'esperienza di altri vieni a trovarci sul nostro forum. Parlare con altri genitori che condividono ideali di fondo spesso serve ad acuire la fantasia e a rafforzare le proprie convinzioni, così da avere una buona scorta quando vacillano.
CaterinaC
www.nontogliermiilsorriso.org

Valentina ha detto...

Non si tratta di pacche sulle spalle: come ho scritto il dissenso e l'indignazione vanno benissimo, ma ho trovato alcuni commenti violenti. Verbalmente violenti. E anche questa è una forma di violenza da bandire, secondo me. Empatia e critica possono andare a braccetto, non devono per forza essere atteggiamenti antagonisti.
Mi fermo qui, non vorrei rubare troppo spazio e ringrazio Rosco per l'ospitalità.

Gorgoglio ha detto...

Sono certa che il gruppo di Non toglierti il sorriso (di cui sono una lettrice muta) saprà aiutarti a ritrovare il tuo centro :)

Anonimo ha detto...

J.Hunt,in "genitori con il cuore", scrive molto semplicemente di rispettare la regola d'oro, ovvero trattare gli altri come vorremmo essere trattati noi. Non c'è poi da fare differenza tra un adulto e un bambino, anzi, a maggior ragione, con un bambino bisognerebbe essere ancora più rispettosi e cauti e calmi...andare alla loro velocità...pensare ogni volta a come ci sentiremmo al suo posto, in quel momento, a quell'età. Quando sono stanca o ho fame, oppure sete, vorrei accoglienza e spesso faccio qualche capriccio anch'io, infrango qualche regola, sbaglio, divento irritabile o insopportabile. Se chi amo e dice di amarmi invece di accogliere questo mio stato di disagio con comprensione reagisse diversamente, non la prenderei bene. Figuriamoci un bambino: sono di natura collaborativi, vogliono la nostra stima, pendono dalle nostre labbra: se "sbagliano" c'è sicuramente una motivazione valida a monte, è che spesso noi andiamo di fretta, e non la vediamo...
Leila

micol ha detto...

che bello ed intenso questo angolo di tuo mondo. Ti leggo silenziosamente ed approvo tutto questo tuo indagare sui gesti o sulle sberle... ho intrapreso un viaggio che dura da dieci anni (età di mia figlia grande) ed anch'io sono passata da questi momenti e le conclusioni sono le stesse tue. Le critiche che ti hanno fatto fare una introspezione sono state credo esagerate. I giudizi troppo facili sono superficiali, comunque. Vai dritto per la tua strada, sei una persona Non comune!!
Trovarne di persone che si aprono così anche affrontando certi spinosi problemi!!
Micol.

Silvia - Mamma Imperfetta ha detto...

Ciao.
Capito qui per la prima volta.
Ti aggiungo agli altri papà, poi ci torno con calma.
Silvia

Lanterna ha detto...

Come sempre, sei più saggio di me. E, forse, ami i tuoi figli più di quanto io ami i miei: io non sono disposta a mettere in discussione così tanto delle mie convinzioni. Soprattutto, non lo sarei dopo essere stata sottoposta a un attacco.
Detto questo, non posso seguirti su questa strada: io vedo la mia famiglia in modo meno "benevolo". Vedo soprattutto equilibri di potere non dissimili da quelli di altri gruppi, opposizioni che non possono essere superate solo con parole e ragionamenti, vedo un aspetto prettamente "animale" che non si alimenta solo di razionalità.
Sarà che la mia prima figlia, 3 anni e mezzo, ancora non capisce bene le sole parole, che ha un carattere fortemente reattivo, che tende a chiudersi senza ascoltare alla minima contrarietà, non lo so. So che in alcuni, rari casi la sganassa è servita. In altri casi, meno rari, è bastato un urlaccio, che offende allo stesso modo.
Non so se con l'altro mio figlio saranno necessari, spero di no anche perché ha un carattere molto diverso.
Un abbraccio
Chiara

PS: per chi ha fatto il parallelo con un marito che dà una sberla alla moglie: ci sono stati (e ci saranno, temo) momenti in cui, mentre litigavo con mio marito, ho pensato: se ora mi tirasse una sberla, avrebbe solo ragione. Io non sono stata picchiata da piccola (se non rare sganasse da mia madre), ho un rapporto equilibrato con i miei e non ho mai cercato uomini violenti. È che a volte certi istinti fanno parte dell'umano. È violenta la gatta che morde i gattini per far capir loro che le stanno facendo male?

Tita ha detto...

Per Chiara: che tristezza vedere la famiglia in termini di equilibri di potere! E anche il rapporto di coppia lo vedi allo stesso modo? Due persone che si amano, ma non possono fare a meno di scontrarsi per ottenere (e mantenere) il potere? Ma poi, in concreto, cos'è questo potere di cui parli? Il potere di sentirsi più forti? Di indurre altre persone a fare quello che tu vuoi?
Fai l'esempio di tua figlia che ancora non capisce bene le parole e "si chiude" a qualsiasi discorso: è giustificato rifilare una sberla a qualcuno perché non capisce? Meniamo anche i disabili mentali, allora? E poi chi altro? Gli autistici, i malati di alzhaimer...lo continui tu, l'elenco?
Dici che la sganassa è servita: nessuno mette in dubbio che la violenza serva a piegare la volontà di chi è più debole e a trarci d'impaccio, quello che si mette in discussione è la sua leggimità morale!
Ancora una domanda (lo so che ne ho fatte tante, ma il tuo commento mi ha sollevato molti dubbi): dici che non sei disposta a rimettere in discussione cosi' tanto delle tue convinzioni, ma che male c'è a porsi domande sul proprio agire e su come si imposta la propria vita e quella di chi dipende da noi? Cos'è che fa tanta paura? Mica si corre il rischio di perdere la testa, al massimo quello di dire "scusate, mi sono sbagliata".

Valentina ha detto...

Lanterna, scrivi: "io non sono disposta a mettere in discussione così tanto delle mie convinzioni. Soprattutto, non lo sarei dopo essere stata sottoposta a un attacco." E poi, più in là: "Sarà che la mia prima figlia[...]tende a chiudersi senza ascoltare alla minima contrarietà". Quindi tu e lei fate un po' la stessa cosa: vi chiudete al dialogo quando qualcuno manifesta un'opinione diversa in maniera energica...
Non per nulla si dice che i bambini imparano per mimetismo e riflettono il comportamento di chi li circonda...

Lanterna ha detto...

Tita: un conto è amare moltissimo la mia famiglia, tutto un altro valutarla oggettivamente, come tutte le famiglie del mondo. Siamo un branco con due adulti e due piccoli. Il potere decisionale è nelle mani degli adulti, che se lo spartiscono in maniera più o meno concordata. Però non ti è mai capitato che tu volessi fare il weekend al mare e tuo marito invece volesse andare in montagna? Questo per me è un conflitto di potere, perché chi la spunta farà ciò che vuole lui. Conflitto non significa che ci prendiamo a mazzate, ma solo che non c'è identità di vedute e che, di solito attraverso la contrattazione (tipo: stavolta al mare e la prossima in montagna) o il convincimento (tipo: andiamo al mare perché ai bambini fa meglio stare un po' al caldo), si arriverà a un accomodamento.
La stessa cosa succede tra adulti e bambini, ma è più raro che si arrivi a un accomodamento soddisfacente per entrambi, vuoi perché a volte le richieste dei bambini non sono "salutari" (no, non puoi mangiare tutto l'uovo di cioccolato oggi), vuoi perché altre volte sono incompatibili con la logistica (no, non posso tenerti in braccio se devo preparare la cena, al massimo chiedi a papà), vuoi perché è innegabile che alcune attività dei bambini siano per noi noiose (es. spingere l'altalena) o addirittura dolorose (es. tenere in braccio un bambino per n ore) anche se ci rendiamo conto della loro legittimità e le soddisfiamo.
Ovvio che ci sono attività che soddisfano entrambi, ma non sono una percentuale così ampia come nel rapporto tra adulti (almeno nel mio caso).
Questo intendo per dinamiche di potere e non mi sembra che sia nulla di speciale.
Per quanto riguarda mia figlia, non è che le dia una sberla ogni volta che non capisce. La sberla, ripeto rara e comunque mai data per far male fisicamente, arriva o alla fine di un lungo processo che parte dalla spiegazione e arriva fin lì attraverso vari gradi o come simbolo di un'enormità da lei commessa (tipo innaffiare suo fratello con la bronchite in pieno gennaio nonostante le fosse stato già spiegato che non era un gioco da fare o fare coscientemente cose che le erano state proibite).
Soprattutto, la sberla arriva quando mi sembra l'ultima spiaggia.
Peraltro, non mi sembra che la mia sberla sia più violenta di un urlaccio o del distacco emotivo. Perché non uso questi altri metodi? Il distacco emotivo mi sembra una vera crudeltà, un interrompere il rapporto come ricatto. L'urlaccio lo uso assai di più della sberla, anche se non lo ritengo un metodo usuale ma di emergenza, quindi da questo si può dedurre che mia figlia non venga "picchiata" o riceva urla né settimanamente né tantomento giornalmente. Di solito in casa nostra si parla, non si urla e non si alzano le mani, nemmeno per il famoso "schiaffetto sulla mano" che mi pare meno efficace di un "no". In casa nostra i divieti sono pochi e motivati, si parla apertamente di ciò che non va e non si usano sotterfugi per costringere i bambini a fare qualcosa.
Quanto al mettere in discussione le mie convinzioni, parlo solo di quella piccola parte di convinzioni che difendo qui sopra e poche altre, non certo di tutte.
Di certo non sono convinta di avere in mano la verità, ma di essere faticosamente arrivata a capire che cosa è meglio per me, senza volerne fare propaganda o cercare di convincere altri ad adottare i miei stessi metodi.
Grazie a Rosco per aver ospitato questa discussione.

Lanterna ha detto...

@tutti: posso rispondervi sul mio blog? Datemi qualche giorno di tempo. Giusto per non abusare dell'ospitalità di Rosco.

Trilly ha detto...

ciao
leggo adesso per la prima volta il tuo blog, ho letto quasi tutti i commenti ai due post precedenti, avrei voluto scrivere qualcosa anch'io ma poi mi sono fermata proprio per non 'invadere' qualcosa di così infinitamente complesso come la vita intera di una persona, sullo sfondo della quale si puo' alla fine 'dare consigli' ma mai giudicare.
Leggendo questo ultimo post invece capisco che hanno fatto bene quelli che hanno parlato, che hanno detto ciò che pensavano, perchè mi pare il rispetto non sia mancato da parte di nessuno.
Leggendo quest'ultimo post, sarà per la gravidanza, sarà pensando alle mie due cucciole, ho pianto tanto, tantissimo.
Mi hai colpita per la tua umanità e per il tuo coraggio, quello di fermarti, pensare e cambiare direziine se serve.
E' una cosa rarissima e meravigliosa.
Complimenti.
Per tutto.
Giulia

lemoni ha detto...

Rosco, quanto mi piace che hai combinato tutto stò casino...si capisce che pure se i figli continuamo a farli (pure a 42 anni come me!) non c'abbiamo ancora capito un'acca!
Però secondo me ti sei sottovalutato...per allargare il tuo cerchio non avevi di certo bisogno di iscriverti all'ennesimo forum, visto il contenuto scritto benissimo degli ultimi due post...penso all'isolamento che ho trovato quando cercavo genitori con cui confrontarmi sui dolori alle gambe dei piccolini nella crescita e non ho trovato tanta solerzia nell'appoggiarmi; tant'è che il mio blog alla fine è diventato il mio diario.
Vabbè forse sono di parte perchè io ti ammiro e ti voglio bene.
Ciao
Gra

melissa ha detto...

ciao...
io speravo tanto di poter sentire la tua voce la al forum nontogliermiilsorriso. Sarebbe bello avere un'altro voce maschile, e sopratutto quello di un pedagogo (si dice cosi?). Anche se non sei sicuro di condividere il nostro punto di vista, se non si puo discutere, non si puo veramente aprire ed espandere i cerchi come hai descritto in modo cosi bello. Senza confronto non ce apertura e nemmeno condivisione.

Capisco che gli interventi da diversi di noi che leggono e condividono esperienze al forum di ntis deve essere stata una valanga veramente non attesa. Anche per noi, devo dire, è stata una sorpresa...e mi domandavo perche siamo tanto "eccitati" per averti con noi.

Per me, perche ho letto prima tanti post precedenti, era perche sinceramente volevo condividere la possibilità di una relazione con i figli molto diversa da quello, riccho com'è nonostante questi "sberlotti", che adesso hai.

Anch'io ogni tanto, rarissimamente, davo uno "sculaccio"...e perche i nostri rapporti, il mio con i miei figli erano in altri momenti cosi belli, cosi vivi ed aperti, ero convinta che non avevano nessun importanza. Una mamma e papà cosi presente come noi, altri bambini non potevano nemmeno sognarlo...

ma mi sbagliavo. Adesso con i ultimi 2, che hanno quasi 6 anni e 3 anni e mezzo, e con i quali non ho mai usato punizioni di nessun genere, che ho messo molto impegno a crescere per gestire i miei momenti neri in modo consapevole vedo una netta differenza nella loro fiducia in me, in se stessi. E dire che gli altri certi hanno solo ricevuto la sculacciata unica attorno i 6 anni, ma usavo altri mezzi comunque violenti per convincerli di fare cio che volevo.

Quando ho messo me stessa in discussione, e ho capito che spesso sono io che sbaglio *molto di piu* di miei figli, ho scoperto un'altro mondo. Ma non un mondo separata da quello di prima,come dici tu, ma uno che si include quello di prima arricchendolo con quello nuovo. Non si puo mai negare il passato, ma solo costruire sopra, e imparare da esso.

Spero che stai solo "covando" e non sei veramente deciso di chiudere questa porta che si è aperta dinanzi a te. sinceramente cercando un dialogo, per te, per i tuoi figli, e anche per me --che desidero arrichirmi il cerchio anch'io.
vorrei correggere meglio, ma devo andare.

melissa
mamma di 7 (e blogger di apprendimento naturale--solo che non ho mai postato nulla --non ho tempo!)

Anonimo ha detto...

La ringrazio per Blog intiresny

Anonimo ha detto...

quello che stavo cercando, grazie

Anonimo ha detto...

Un grande professore che ho la fortuna di avere! Dalla personalità tutta sua.. Ma il bello delle persone è proprio questo.. Ed è quello che più affascina gli altri.


La paura di dare il suo esame però è tanta! ;D