30 gennaio 2008

ciao fabri

"ciao bimbi, papà è tornatooooo"

alino, il piccolo, arriva facendo il rumore della moto, mi corre incontro e mi sferra un colpo nelle palle che mi toglie il respiro. ultimamente fa così. per lui è un modo di giocare.
con un filo di voce dico. "fai piano amore".
samu, il grande, transita urlando inseguito dall'amichetto alessandro detto ale grande, visto che c'è alino (ale piccolo).
un pallone di pezza azzurro mi transita davanti e sfiora il portafoto sacro del matrimonio ed un pennarello nero, sicuramente non lavabile, volteggia rischiando di stamparsi sulla parete bianca.
sussurro "ben tornato...." e non riesco a capire se sono ironico o no.
la tata mi guarda, ride, e con un ghigno tra il furbetto e il disperato mi dice qualcosa tipo "glieli affido".

do una carezza a samu (il grande). "amore mi cambio e poi controlliamo i compiti". tempo a dirlo, il piccolo corre a prendersi un foglio bianco ci scarabocchia un po' sopra e urla "papiiiiiiiiii, sto sbagliandoooooo".
da quando samu ha i compiti, e lo seguiamo mentre li fa, il piccolo è un po' geloso di tutte quelle attenzioni e allora si inventa questo stratagemma del "sto sbagliando" per attirare l'attenzione. è uno spasso.
elaboro: bisogna che mi inventi qualcosina da fare "esclusivamente" col piccolo,

accorro a correggere lo scarabocchio del piccolo, sto un po lì, ancora con la cravatta, ed arriva il grande, col tono delle grandi novità: "papi lo sai che ho l'apparecchio?!" (in realtà un robo di gomma che serve per non ciucciare il dito). "amore, lo so, lo avevi già ieri".
elaboro: samu mi vede così poco che nemmeno si ricorda di cosa abbiamo parlato ieri. e pensare che stasera ho fatto tardi per fare ancora un salto in ufficio, dopo essere stato a milano. ne è valsa la pena?. risposta: no!. vabbè ..

alino si alza, comincia a correre, vuole che lo insegua, urlacchia, alza le braccia, si butta per terra, e ride appena mi vede che lo raggiungo. io corro, faccio rumore coi piedi, gli dico "se ti prendo ...." e lui invece di scappare crolla, ride e cade. "dai mordimi il culetto".
mi guardo "da fuori". mi vedo felice, mi vedo fortunato, lo vedo felice, lo vedo fortunato.
mi sento gli occhi lucidi ma non voglio. mi sento il magone ma non voglio. "davanti ai bimbi no" te l'ho promesso oggi, fabri, quando ho dovuto cominciare a pensarti lassù.
nascondo la faccia nel cuscino del divano mentre faccio la lotta e cerco di non pensarci. te l'avevo promesso.

ma come si fa?
ma come si fa a consolarsi?
ma come si fa a capire una cosa così?
come si può accettare l'idea che la tua bimba non abbia più un papà che la rincorre e tua moglie un marito da salutare la sera al rientro?
come possiamo continuare a farlo noi senza pensarti?

io voglio immaginarti in un mondo pieno di luce nel quale non ci sia lo struggimento che c'è ora quaggiù.
voglio pensarti sorridente e sereno, non triste con le braccia tese verso di noi che ci arrabbattiamo in questo dolore che non capiamo.
voglio immaginarti in un mondo dove il nostro dolore ti sembri un attimo al confronto dell'eternità, dove le nostre lacrime siano un leggero granello di sabbia e dove l'assenza e la lontananza non esistano.
Voglio immaginarti in un mondo di luce dove aspetterai chi ami e resterai per sempre.

noi, per il momento, continueremo a rincorrerci e ad amarci perchè quaggiù, lo sai, si vive di questo.

ciao caro amico.

20 gennaio 2008

top 10 anzi top 11

ricambio gli awards ricevuti.

i miei preferiti ultimamente sono questi.
preferiti soprattutto perchè mi preferiscono. mi scrivono. mi leggono. gradiscono quello che scrivo. quindi mi viene voglia di conoscere il loro blog. e la rete si forma.


A fux e laura grazie e bacio.

poi segnalo questi:
la mia madrina mamma per sbaglio

ed il resto dei miei preferiti:
movida69
lemoni
tartablu
chiara
esperimento
nina
the cat is on the table
mommi


tanto è il piacere di ricambiare le gentilezze, tanto la fatica di fare sto robo che compare il nome e cliccandoci sopra entri nel blog.
poi sono pure 11 anzichè 10 .... vabbe.
per la foto dell'award non se ne parla.

10 gennaio 2008

Ci vediamo domani

Caro papà,
stasera ho deciso di rispondere ad una domanda che non mi hai mai fatto.
Lo faccio sul blog, (un tempo ti avrei scritto, ricordi?) perché ogni volta che scrivo su questo blog sento i tuoi occhi che mi leggono con pudore, delicatezza, prudenza, quindi in questo blog ci sei anche tu.
Tutto sommato è anche un nostro luogo d’incontro.
Scrivendoti qui mi sembra di rendere omaggio a questo ennesimo canale di comunicazione che ci siamo inventati, di accogliere la tua infinita curiosità che amo, e anche di regalare a tutti coloro che mi leggono, un altro pezzetto di un rapporto padre - figlio.
Stasera il figlio sono io.

Che padre sei stato? (è questa la domanda che non mi hai mai fatto)
Ci sono un milione, un miliardo di risposte, perché sono milioni, miliardi, le volte che ti ho guardato e ti ho valutato, giudicato, misurato ed ogni volta avevo occhi diversi, metri di valutazione diverse, aspettative diverse, necessità diverse. Quindi posso innanzitutto dire che sei stato un padre fortunato perché una lettera così ti va di culo che la scrivo ora che ho 41 anni, due figli e la serenità che mi deriva dall’aver capito, perdonato e forse anche dimenticato quasi tutto, perché se l’avessi scritta in altri periodi burrascosi chissà cosa ne sarebbe uscito. :-)

Sei stato un padre che mi ha amato ma soprattutto sei stato un padre che ha sempre saputo farmi capire che mi amava. Conosci il linguaggio dell’amore. Chi vive con te è fortunato.
Sei stato un padre che ha molto amato, ma soprattutto che non si è mai vergognato di amare, così ho imparato che la felicità è amare, prima di tutto.
Sei stato un padre gioioso, che ha sempre trovato nell’ironia e nello spirito la chiave d’accesso delle persone, abbiamo riso, scherzato, inventato giochi, nomi, riti, favole, battute, modi di sdrammatizzare, di esorcizzare, di risolvere.
Sei stato un padre curioso, capace di stupirsi delle novità, di accogliere le più intricate diversità, di tollerare le più contorte incoerenze. Ho imparato l’ascolto, la cautela, la prudenza, la delicatezza.
Sei stato un esempio. Sempre.
Sei stato un padre coraggioso, che si è avventurato nelle sabbie mobili della parità dei sessi pur provenendo dalle montagne rocciose dell’educazione della nonna Ada. Ho imparato quanta strada andava ancora fatta per poter avere la speranza di arrivare.
Sei stato un padre tollerante che ha saputo far trasparire molto meno di quello che in realtà gli ribolliva nelle vene alla vista delle vie - e a volte delle derive – che percorrevo e affrontavo con beata spavalderia e necessaria incoscienza. Spesso ho detestato quel poco che traspariva, perché un figlio per andare avanti deve odiare, sbattere, vincere, superare, offendersi, vendicarsi, intestardirsi, verificare, non credere, non ascoltare (ma ricordare).
Sei stato un padre mite, e vivere senza aver mai sentito la tua voce alzarsi è stato un piacere, un regalo che hai fatto a tutti noi e che ora sono in grado di fare ai miei figli e a mia moglie, ma sapessi la fatica, la difficoltà, a volte la rabbia, che si prova a non poterti cacciare un urlo o mandarti a quel paese senza che caschi il mondo. Sei permaloso quindi con te si litiga sottovoce. Chissà se ti sono arrivati lo stesso certi silenti vaffan…..!
Sei stato un padre presente perché sapevi come si faceva a farsi sentire nel cuore, sapevi baciare, consolare, accarezzare, accogliere, perdonare, aiutare e sapevi farti trovare sei mi mancavi.
Sei stato un padre assente quelle volte che non hai saputo accorciarmi il guinzaglio, impormi un linea, sbarrarmi la strada e affrontare i miei urli, la mia ribellione, il mio acerbo disordine. L’avrei voluto anche da te. E poi l’ho desiderato quando chi lo aveva fatto fino ad allora se n’è andato via.
Sei stato una roccia a non accorciarmi il guinzaglio, a non impormi una linea, a non sbarrarmi la strada in questi stupendi vent’anni di lavoro insieme. Non l’avrei sopportato.
Sei stato una colonna in questi anni in cui mi hai permesso di vivere l’arrivo dei miei figli e le mie passioni per lo studio regalandomi tempo e serenità. Ora voglio regalarti altrettanto. Stai sereno, ho le spalle larghe.

In fondo, caro papà, a ripensarci, le risposte alla domanda che non mi hai mai fatto non sono milioni o miliardi.
La risposta è una:
sei stato il mio papà, ed è stato bellissimo.
Ci vediamo domani in ufficio.