05 novembre 2007

la misura dell'amore

oggi mio figlio samuele di anni 6, giocando a biglie con me in salotto ha bestemmiato. serenamente.
da come l'ho guardato ha immediatamente capito di aver fatto una cosa bruttissima.
da come è trasalito ho capito che non sapeva assolutamente cosa aveva detto e fatto.
sono logicamente seguiti lunghi minuti di serissima spiegazione, i suoi occhi fissi su di me, il suo viso basso, la mia voce incalzante, ferma, severa, accorata.
molto difficile dover spiegare anzichè sgridare quando vorresti fare la cosa più definitiva e efficace del mondo.

poi una carezza, sul suo viso triste, e via, avanti così, pronti per la prossima contaminazione che arrichirà la sua vita, chissà con quale linguaggio, chissà in quale direzione. mio dio che paura.
mica potremo chiudergli le orecchie per impedirgli di sentire, neppure potremmo chiudergli la bocca per impedirgli di ripetere, oppure immobilizzarlo per non fargli nemmeno provare l'ebbrezza che si prova a fare qualcosa di nuovo, di brutto, di grave, di più grande di lui.
potremo solo sperare di essere abbastanza bravi da insegnargli un codice di comprensione, di selezione, di valutazione e riuscire a renderlo capace di comprendere, valutare e selezionare da solo.

educare un figlio non è più tenersi il bambino in casa, a giocare sotto il tavolo, o nell'aia di casa con il fattore, o nel sagrato con il parroco, dove tutto era sotto controllo, dove tutto era condiviso da tutti, dove il linguaggio era lo stesso per tutti e il bene era così facile da riconoscere ed il male così lontano...

educare un figlio oggi è insegnare dei codici di comprensione della realtà che entra nella nostra vita da qualsiasi parte. ogni giorno torni a casa e non sai da quale parte sta arrivando il prossimo attacco. siamo ormai senza alcun filtro ed un figlio a scuola, è un figlio che è già alla scoperta del mondo che ha bisogno di dare significato a tutto quello che vede.
educare un figlio oggi significa recitare come quegli attori coraggiosi che chiedono al pubblico di decidere loro l'argomento sul quale vogliono essere intrattenuti.
e allora dico che bisogna arrivare a questo momento armati di due armi assolutamente necessarie: una vivace consuetudine affettiva con i propri figli, ricca di gestualità e fisicità, ed una perseverante, caparbia, testarda, assidua attenzione alla loro vita, segnale inequivocabile di un profondo sentimento di cura.
perchè un figlio dovrebbe ascoltare noi anzichè un suo amico, un suo idolo, un suo modello esterno? la risposta è: perchè noi possiamo utilizzare il linguaggio ed il veicolo del sentimento d'amore che è una chiave di accesso con la quale possiamo conquistare e mantenre una posizione privilegiata nell'ascolto da parte dei nostri figli e poter quindi agire per il loro bene.
come si fa - allora - a far sentire amato i figli? la risposta è: prendendosi cura di loro e questo vuol dire, toccarli quando sono piccoli, lavarli, ninnarli, scaldarli, e poi parlargli ascoltari, capirli, quando cominciano ad essere più grandi. e poi sgridarli, indicando loro la strada, che un bimbo non ha bisogno di un amico che lo perdoni ma di un adulto esperto che gli insegni a vivere.
l'amore di genitore si dimostra prendendosi cura dei propri figli.
i figli l'amore lo misurano con la qualità della cure che hanno ricevuto.

11 commenti:

Laura ha detto...

La metafora che uso sempre è quella delle meteoriti. Io mi sento così rispetto agli stimoli esterni che arrivano ai miei figli e non posso assolutamente controllare, come se fossimo sotto un bombardamento che non sai da dove arriva e devi imparare ad evitare, a schivare, ad acchiappare con un guantone da baseball.....e vedrai che sarà quando navigheranno in Internet!!!
Altr che software di controllo....

Esperimento ha detto...

Ricordo anch'io simili scene: io che ripetevo le parolacce imparate dai compagni di scuola o di sport e mia madre che mi spiegava serenamente il loro significato (a volte anche sbagliato, quello vero l'ho imparato dopo da sola) ammonendomi di non dirle.
Credo che sia l'educazione migliore. Anche se poi il risultato non è garantito al 100%. Magari prova anche a sentire come parlano i suoi coetanei con cui gioca o che tipi sono i loro genitori...

Per quanto riguarda il mio blog non ti preoccupare (non mordo ;D), le tue visite (e se vorrai i tuoi contributi) sono gradite.

Chiara ha detto...

Penso che questo post sia il perfetto completamento di quest'altro:
http://momatwork.splinder.com/post/14552718
Nel senso che trasporta più in là nel tempo (e nell'età dei bimbi) le stesse considerazioni sulla contrapposizione obbedienza / condivisione.

Anonimo ha detto...

...Sono ancora solo figlia, e sentire un Padre parlare così mi fa venire nostalgia di parole, gesti e affetto che non ho mai percepiti in questa misura, il metro usato era sempre quello dell'improvvisazione, del gesto veloce per la rapida soluzione.
Non è condannare mio Padre, semplicemente un sentire e paragonare quel vuoto che ho riempito con altro, e un troppo che ho svuotato da inutili sensi di colpa.
Nonostante tutto voglio bene a mio Padre, anche se... quei se hanno alimentato la nostra distanza.
Grazie per ciò che hai scritto mi ha fatto riflettere e sorridere.. in quella tenerezza che mi ha fatto risentire per un attimo Figlia.
Eli

Veronica ha detto...

Noi genitori siamo illoro esempio principale. Se riusciamo a essere un buon esempio per loro gli attacchi esterni non dovrebbero far danni. hai perfettamente ragione! Io cerco di fare quotidianamente le cose che consigli, ma ogni tanto...
Esempio:
anche a tavola cerco di insegnare una buona educazione allemie figlie (e penso che non ci siano limiti di età, non si è mai troppo piccoli!)e, prima regola, il "non si parla con la bocca piena" è stato accettato senza fatica.
L'altro giorno, a tavola, la mia piccola Gigia stava cercando di infilare la sua ciccia nel bicchiere e, appena me ne sono accorta, col boccone ancora a metà in bocca, le ho urlato un "Non ti azzardare!" lei mi ha risposto:
"Non si palla con la bocca piena mamma!". Un boomerang?!?!

Veronica ha detto...

A proposito, anche se non rientra nell'argomento, Abbiamo optato per Camogli, che è stupenda!
Dici che oltre Genova non ci siano altri posti di altrettanta bellezza?

movida69 ha detto...

... è che a volte tu fai venire il groppone in gola da tanto sono belle vere e affettuose le tue parole.... :D

mi sa che la veronica qua sopra la conosco, mi sa ;)

Anonimo ha detto...

questo post stamattina l'ho girato pure alla mia dolce Emi, volevo lo leggesse pure lei.
Venerdì ci sarà la "morfologica" e così finalmente rivedremo il pupetto, nella sua pancia che diventa ogni giorno più bella e sapremo pure il sesso e finalmente potremo concentrarci su un'unica tipologia di nomi.

A questo punto due sole cose:
- aspetto il corso pre-papà;
- ho ripescato il post che mi ha tratto in inganno sulla tua fede calcistica.... parlavi dei calzettoni della Zampdoria di Samuele .... ti prego: nn dirmi che il guru di ogni insegnamento paterno ha lasciato che il proprio figlio venisse pervaso da una simile fede!

Andrea

ROSCO ha detto...

Samuele sta virando verso una sana fede genoana.

io però lo terrò il più possibile lontano dal calcio.....se ci riuscirò...

rosco

Anonimo ha detto...

good start

Anonimo ha detto...

necessita di verificare:)