30 gennaio 2007

soave

tutta questa bella ampiezza di vedute che vado sventolando come un piazzista manco avessi qualcosa da vendere, stasera mi ha fruttato un esperienza che è tutta un programma: torno a casa presto per stare un po' coi cuccioli, che non ci riesco sempre, gioco con loro mentre la tata spignatta poi mi metto a dar da mangiare ai due satanassi, mia moglie è al lavoro. l'idea è quella di farle trovare, quando torna, una situazione ottimale: bimbi mangiati, pronto in tavola per noi, tv spenta. la tata se ne va lasciando qualcosa di pronto, sparecchio il casino dei bambini apparecchio per noi due, riscaldo quel che c'è, esagero con due candele sul tavolo e tutto fiero la aspetto.
Entra distrutta e sorride a stento, i bimbi le corrono in contro. Vede l'opera d'arte sulla tavola e si siede subito. Ahi, non traspare l'atteso sguardo di immensa riconoscenza (penso: "vabbè lo so quando hai fame sei una jena") faccio finta di niente e allungo un piatto dicendo "è tutto pronto" (penso "quand'è che mi fai un monumento?") lei con sguardo basso e famelico attacca la frittatina, la mette in bocca, fa una piccola smorfia (niente di chè, intendiamoci) e dice " ... ma è fredda ... quante volte te l'ho detto che la roba fredda non mi piace!?".
attimo di silenzio .... mi alzo ..... e penso in un pico secondo "è giusto così, noi uomini dovevamo aspettarcela che prima o poi che si sarebbero vendicate", penso a mio nonno che si faceva scegliere i vestiti, a mio padre che è stato educato così e ha dovuto diventare cosà, a tutte le volte che dicevo a mia madre "perchè non fai la casalinga? (così mi disfi tu la borsa del calcio)", penso alla mamma di mia suocera che si imbarazza se sparecchio, penso anche che forse potrei fare un gesto plateale, che so una scenata tipo casalinga frustrata, oltretutto mi rendo pure conto di avere indosso il grembiule, .......... no .... i bigodini non li ho ....., penso ai miei amici che sono tutti più stronzi di me e alle amiche di mia moglie che hanno tutti mariti più stronzi di me, ma poi .... con un bel sospirone ....le metto il piatto nel microonde, abbozzo un sorriso e, evitando qualsiasi tipo di ironia che potrebbe essere usata contro di me, ritorno a tavola facendo finta di niente. .... soave .... sereno .... imperturbabile.

GRANDE penso dentro di me SEI STATO GRANDE ma poi l'orgoglio maschile si fa vivo e penso, ma per fortuna non dico: si però stasera me la dai.

23 gennaio 2007

La favola trasversale

C'era una volta Cenerentola che non ne aveva proprio voglia di andare al ballo del Principe. Voleva invece andarsi a fare un bel giro in moto. Pensò a dove potesse trovare una moto ma si rese conto che nella sua favola non c'erano moto.

Chi è che aveva una moto, Samu?
Edgard!


Gli venne allora in mente che Edgard aveva una bella moto, allora uscì dalla favola di Cenerentola ed entro in quella degli Aristogatti, andò sotto casa di Edgard che dormiva, entro nel suo box, gli fregò la moto e se ne andò a fare un giro.

Il Principe però aveva voglia di vedere Cenerentola, perchè se ne era innamorato, allora pensò di andarla a cercare. Gli ci voleva una macchina che andasse veloce ma nella sua favola non c'era nessuno che gliene potesse prestare una.

Samu, chi è che aveva una macchina velocissima?
Crudelia Demon!


Benissimo, allora il Principe uscì dalla favola di Cenerentola, entrò in quella della Carica dei 101, andò sotto casa di Crudelia - che stava facendo la cacca - e gli fregò la macchina. Cominciò allora a cercare Cenerentola in tutte le strade del mondo, in ogni città, in ogni posteggio.

Anche quelli della Coop?

Certo in tutti tuttissimi ma non la trovava mai. Allora si spazientì e la chiamò sul telefonino.

"Cenerentola ma dove cavolo sei, è settantamilacento ore che ti cerco e non ti trovo!?"
"Sono a fare un giro in moto nella favola degli Aristogatti".
"Ecco perchè non ti trovavo, io ti stavo cercando nella favola della Carica dei 101, che scemo!"
"Vabbè Principe, facciamo così, vediamoci tra mezz'ora davanti al tuo Castello che ho deciso di venire alla festa"

Cenerentola e il Principe, rientrarono tutti e due nella favola di Cenerentola, si incontrarono davanti al Castello ed entrarono per mano alla festa.
Cenerentola era la più bella di tutte con il suo casco rosso e la sua giacca da moto di pelle.
Ballarono tutta la sera e poi si sposarono. E vissero felici e contenti.

Papi, e la scarpetta?
La scarpetta niente, Samu, Cenerentola aveva gli stivaletti da moto
.

21 gennaio 2007

il papà magico

Le donne l'hanno capito una trentina d'anni fa che il modo più efficace per affermarsi doveva essere la valorizzazione della loro "differenza" dall'uomo invece che il miraggio dell'uguaglianza.
La prima le avrebbe valorizzate come esseri unici, la seconda le avrebbe fatte diventare delle UOME. Stronze come un uomo diceva Vecchioni.
Adesso tocca a noi maschietti. Se vogliamo affermare il nostro modo di fare i papà abbiamo le stesse due strade: scimiottare le donne e quindi diventare dei "Mammi" o dei "Mariti scimmietta" (per citarmi un po' addosso) oppure inventarci un nostro modo di essere papà.
E allora largo alla fantasia, soprattutto a quella, visto che nel migliore dei casi abbiamo avuto papà affettuosi e presenti che quindi ci hanno lasciato qualche modello da imitare; ma nessuno non ci hanno "insegnato" a fare i padri del 2000.
Spazio alla fantasia, dicevo, per sfruttare il tempo, poco, che passiamo insieme a nostri figli, per inventarci un modo di poter essere dolci ma non mielosi, essere educatori senza plagiare, confidenti ma non amici, autorevoli e non autoritari, spiritosi ma non stupidi......

Cerchiamo di insegnare loro che la virilità non è machismo, che la dolcezza non è solo femminile, che gli uomini baciano, accarezzano, che gli uomini vogliono le coccole oppure piangono, o non piangono ma soffrono lo stesso. Diciamo loro, con i fatti, che anche se siamo a casa meno della mamma, ci occupano di loro lo stesso, chiedendo, informandoci, sgridandoli ( chè sgridare è un prendersi cura) spiegando loro sempre il perché.
Sfruttiamo le occasioni che ci capitano: lo sport? Bene, spieghiamo loro che esiste sempre qualcuno più forte ed uno più debole di noi, che esistono le regole e chi non le rispetta, che esiste un arbitro e chi non lo rispetta. Il Lavoro? Bene, insegniamo loro che essere uomini significa lavorare tutti i giorni anche se non sempre è bello, sopportare un capo tutti i giorni perché è il capo, di sopportare clienti tutti i giorni perché pagano ….. I viaggi in auto? Ottimo, insegniamo a guardare fuori dei finestrini a incuriosirsi come facciamo noi nei milioni di chilometri che facciamo per lavoro, giochiamo a poker con i numeri delle targhe che ci sorpassano, insegniamo a ridere di chi s’arrabbia e suona e a capire i pericoli e le insidie.
Diamo loro delle chiavi di lettura al maschile, che li aiutino a capire che esiste un mondo complesso e non è un dramma e che "papà lo risolve così". I bambini hanno bisogno di chiavi di lettura, di significati per capire il mondo, diamo loro la nostra e loro si arricchiranno.

Consiglio a tutti i papà di leggere Grammatica della Fantasia di Rodari. E' un libretto minuscolo, di ottima lettura in bagno :-), che dà un sacco di idee. E’ un piccolo "attrezzo" per imparare a diventare papà magici.

17 gennaio 2007

... e diccelo ...

chi glielo dice a due delle mie quattro impiegate che non si dice "il sig. Rossi dice che non le interessa questa cosa"?
chi glielo dice a mezzo mondo che non si scrive "copia da ritornare firmata"
chi glielo dice all'impiegata di un mio amico che non si dice "c'è delle pratiche che non c'è"?
chi glielo dice alla stessa impiegata che non si dice "c'è della gente che hanno dei coraggi!"?
chi glielo dice al mio vecchio allenatore di calcio che non si dice "lascilo che stii"?
chi glielo dice alla tata del mio amico che non si dice "facci lei che fa più bene"?
chi glielo dice di nuovo al mio allenatore che non si dice "ora gioca i piccini, poi i grandi"?
chi glielo dice al L*** che non si dice "ti lascio l'abi e il cabi del mio conto"?
chi glielo dice al Rag.F***tti che non si dice "Dottore .... detto inter-nobis ..."?
chi glielo dice alla signora A*** che non si dice "c'è stato un qui pro quod"?
chi glielo dice alla stessa signora A*** che non si dice "modern" ma modem?
chi glielo dice a ***** che non si dice "oppuramente"?
chi glielo dice al mio compagno di squadra che non si dice "giochila, passila, ragionila, girila, ritornigliela"?

però che nessuno si sogni di svelare al mio amore di 5 anni, Samu, che non si dice "papà ora mi ascolto un po' il mio LAIPOD". Lo amo troppo quando lo dice.

15 gennaio 2007

la purezza

chissà che fine ha fatto Attilio, il vecchietto che faceva le pulizie nel nostro ufficio quando ho cominciato a lavorare.

Era una persona semplice, mansueta, gentile. Amava intrattenersi con le signorine dell'ufficio a fare discorsi filosofici.
Un giorno, presentandosi a mia madre che era venuta a trovarmi, si era tolto il cappello, aveva fatto un mezzo inchino (uomo d'altri tempi) e dandole la mano le aveva detto: "piacere, Pittavini Attilio, sono quello che, praticamente, pulisco."

Stupendo.

Un altro giorno poi disse una frase che non ho più dimenticato:

"Al mondo ci sono solo tre cose pure, i bambini, la musica e i fiori".

Sublime.

13 gennaio 2007

ci vuole rispetto

ho scritto ROSCO sul mio cellulare col T9 ed esce fuori PORCO.

sarà un segno?

12 gennaio 2007

5 cose che non sapete di me

ricevo l'invito dalla mia madrina di blog a cimentarmi in questo esercizio di lavatura panni .... non in famiglia .... che accolgo con irresponsabile entusiasmo:

1. è da quando lavoro che, se ho la cravatta, i clienti mi chiamano dottore (che non lo sono). quando l'ho capito (era il 1988) ho smesso di dire che non lo ero, loro non ci credevano e a me faceva tanto comodo.
2. sull'ascensore mi schiaccio i punti neri.
3. dopo vari tentativi falliti sono finalmente riuscito a fare un Genova - Milano in auto, senza mai togliermi le dita dal naso (2005).
4. al bar frego sempre gli scontrini lasciati dagli altri sul bancone perchè me li detraggo.
5. vorrei una porsche e me ne vergogno.

ed ora fate di me quello che volete.

11 gennaio 2007

il mondo alla rovescia

i primi di gennaio è arrivata la tata di scorta. eh si perchè la "titolare" ci ha fatto questo scherzetto qui.
si chiama Nancy.
ma perchè le equadoriane hanno sti nomi americani? Nancy, Norma, Elvis (il figlio), io mi aspettavo che si chiamassero Dolores, Sancho Panza ..... vabbè, saranno le telenovelas.

Comunque dicevo, oggi mia moglie mi ha pregato di insegnarle a stirare le camicie. "visto che poi te le metti tu".
Eh si, perchè il titolare della cattedra di "stiro" in casa sono io. Sono un fuoriclasse e, quel che più stupisce, mi piace farlo.

Allora Nancy, prima i polsini dal rovescio e senza schiacciarli a modi focaccia ma lasciandoli tondi senza piega, poi il colletto dal rovescio col vapore schiacciando molto, poi le maniche, ma attenta alle pieghine vicino al polsino, poi il dietro, poi le spalle e attenta alle pieghine del davanti dove si incontra con le spalle, ed infine il davanti, con l'apretto.
Le spiego e le faccio vedere, è già abbastanza brava, bastano le rifiniture.
Ah ... quando la mette sulla gruccia, chiuda solo il bottone in alto e pieghi bene il colletto che quando la camicia si raffredda tiene la piega che ha sulla gruccia.

Mi domando in silenzio: Nancy, cos'è quello sguardo? Cos'è quel sorrisino. Non ti sembro credibile come teacher? ti fa strano che un uomo ti insegni una cosa da donna?

Oh guarda che io sono un uomo/padre/marito del 2000, che pensa che bisogna finirla con ste cavolate dei lavori che li sanno fare solo le donne. Capisco il parto, l'allattamento, ma la spesa, la lavatrice, da mangiare, stirare ..... dai non raccontiamoci balle le possono fare tutti. ....... e anche le coccole, le pappe, i pannolini, la nanna, le favole .......

al tuo paese no, vero?. te lo leggo negli occhi. in quel sorrisino imbarazzato col quale mi ascolti educatamente.
tu stai pensando, "guarda questo qui che è uscito dall'ufficio per venire a insegnarmi a stirare" tu ti stai dicendo dietro i tuoi occhioni neri "ma in che mondo sono finita".
hai ragione Nancy, è un mondo alla rovescia.
le nostre mogli lavorano come noi, guadagnano più di noi, quindi se noi maschietti non ci diamo una svegliata ci ritroviamo le valigie sul ballatoio.
ed eccomi qui, con la cravatta, a insegnarti a sitrare e poco importa se non rientro nei tuoi canoni, nei tuoi stereotipi.

io, cara Nancy, gioco la mia partita, io faccio la mia parte, mi sono strutturato per avere il diritto di appartenenre a questa famiglia fatta di due uomini: uno che si chiama mamma (e c'ha le tette ..... per intenderci) e uno che si chiama papà (e c'ha il pisello)

tutti e due, poi, c'hanno le palle.

07 gennaio 2007

baby ski

Frequentare i campi da sci per bambini è un’esperienza formativa.
Coppie di genitori di ogni genere si ritrovano in un piccolo spazio, accomunati dalla stessa missione improba. Portare i figli a sciare. E così per una settimana vedi le stesse facce stanche e tese, senti le stesse voci urlanti e tese, incroci gli stessi sguardi disperati e tesi.
E’ inutile negarlo, almeno una volta ognuno ha un crollo di nervi, si tratta solo di aspettare quando sarà il tuo turno.
• Mentre gli metti gli scarponi e appoggiano la calza nel fango?
• Mentre gli metti la giacca e loro giocano col fratello?
• Mentre gli metti la crema e gridano?
• Mentre gli metti gli sci e stanno molli e ti si spezza la schiena?
• Mentre gli passi i bastoncini e non li vogliono poi l’amico ce li ha e li rivogliono … ma sono in macchina?
• Mentre rosicchiano lo skipass e lo smagnetizzano?
• Mentre il maestro sta partendo e loro gridano che lo odiano?
• Mentre transitano sulla seggiovia e non ti salutano?
• Mentre per parlare con l’amichetto sul seggiolino dietro della seggiovia si voltano e perdono le racchette?
• Mentre entrano stremati e affamati nel ristorante piangendo e urlando “non ho fame” proprio di fronte a quella coppia che conosci un po’ e magari ti sta sulle balle e vorresti non farci quella figura di m…. ?
• Mentre si tolgono la giacca al ristorante e la fanno scivolare sull’acquetta del pavimento?
• Mentre acconsentono a mangiare la carne solo in cambio di coca cola, patatine fritte e ketch up e tu acconsenti proprio mentre tutti ti stanno osservando per vedere se hai le palle o cedi al ricatto?
• Mentre si alzano prima di aver finito chiedendoti raggianti “sciamo ancora?”
• Mentre ti accorgi che si sono messi a giocare con la neve mentre tu andavi a comprare altre 5 corse e si sono bagnati tutti quindi “in queste condizioni a sciare non ce li porti”?
• Mentre qualche snowboardista con le treccine e il cerchietto te li stira perché “scusa ma sto imparando”.

Dai su confessate …. Quante crocette avete messo?

Frase intercettata nella mischia: “meno male che domani vado in ufficio”. Ed era una voce di donna. ….. tempi moderni!

04 gennaio 2007

il bufalo delle nevi

di essere razzista lo sapevo già da tempo.
ricordo come se fosse ora, nel tunnel che separava gli spogliatoi dal campo da calcio, dove l'arbitro ci faceva mettere in colonna prima di entrare in campo, l'attenzione con cui scrutavo gli avversari.
e non facevo le considerazioni che si possono immaginare, tipo: il terzino è alto, il mediano è grosso, quell'altro è piccolo quindi veloce. no. controllavo se c'era qualcuno col codino o peggio, col cerchietto.
nella mia concezione rude e maschia del calcio - un po' all'inglese, un po' di stile rugbystico - non tolleravo atteggiamenti da fighetto in campo.
così controllavo, identificavo la fichetta di turno, prendevo buona nota del suo numero di maglia, che gettavo uno sguardo di intesa al mio amico Enzo ed entravo in campo bello carico.
la prima roncolata nelle caviglie sarebbe stata per lui. io davo il la, il resto poi lo faceva Enzo che faceva il difensore ed era un killer.

oggi che sono un maturo padre di famiglia - e non gioco più a calcio - qualche altro sintomo di razzismo o meglio antipatia fisica diretta ce l'ho.
odio lo snow board e tutti quelli che ci vanno sopra.
intanto sono tutti vestiti da straccioni ma dopo aver speso migliaia di euro, poi sono tutti imbranati perchè stanno imparando, poi fanno un rumore quando si fermano che ti fanno sempre pensare che tistia arrivando addosso una valanga, inoltre quando ci riescono disegnano traiettorie incompatibili con quelle degli sciatori normali, passando in diagonale da una parte all'altra della pista, falciando tutto quello che trovano.
li odio.
odio il loro bivaccare sulle piste, seduti, sbulinati, pieni di neve e di maglioni di lana troppo lunghi, odio il loro continuo ridere per le culate prese, ......

con queste rosee premesse l'altro giorno uno di questi punk bestia scivolatore mi ha falciato il mio bimbo di 5 anni che sciava incerto e timoroso su una pista di collegamento tra la baby e lap artenza dello skilift.
sto essere immondo, ha curvato improvvisamente - senza guardare - per fermarsi e il mio cucciolo per evitarlo ha girato a sinistra anche lui, col suo bel culetto tutto indietro per la difficoltà, e il suo caschetto rosso scintillante, ed è volato giù nel fosso.... sotto i miei occhi.
mio dio, e che ci sarà dietro al precipizio? pietre? un albero? un buco? il vuoto?
nei dieci metri che ho fatto a scaletta alla velocità della luce per raggiungerlo mi sono visto l'inferno passare davanti.
il cucciolo ha continuato a sciare anche giù dal burroncino, ha sorpassato sciando un masso enorme ed è caduto dopo nella neve fresca.
grazie signore!
piangeva, mostrandomi una mano. oddio si è rotto un braccio, il polso, le dita, la spalla. no gli dava fastidio la neve nel guanto. grazie ancora.

dall'alto sento una voce che mi chiede notizie.
è il bastardone. non ho la forza di essere incazzato. sta merda è così imbranato che non sa neanche togliersi la tavola dai piedi per scendere ad aiutare per fare qualcosa di normale.
eh si cara merdaccia, sei uno strano, hai le treccine, il maglione fino al culo sporco di neve, sei uno contro, contro le convenzioni, contro la stucchevole normalità, ma si dà il caso che sei andato contro al figlio di un normale, convenzionale, scontato, allineato, padre di famiglia con capello corto quindi ora ti dimentichi di essere tutto quello che sei e ti inventi una frase convenzionale educata, che dia un segno riconoscibile di dispiacimento. boffonchia qualcosa che non sento.

tiro sul il bimbo, imposto una voce pacata, lo rassicuro sulla neve nel guanto, mi complimento per aver evitato il bufalo delle piste.
non riesco a pensare ed ad ascoltare sto coglione che continua a boffonchiare e che, scopro, è uno che balbetta.
penso: mavaffanculo sfigato, levati quel costume di carnavale e vai dal logopedista.

riparto, samu non piange più, andiamo in coda allo skilift, mi ricordo dello sguardo di enzo, ai codini, ai cerchietti, magari sotto quella beretta di lana marcia ha il cerchietto sto stronzo. penso che potrei vendicarmi alla pista successiva, ma non lo trovo, non lo vedo più. meglio così.

papi ora facciamo una gara.
si amore, il tuo tenero e rassicurante papà, è un intollerante razzista di merda, ma ora ti fa fare una bella gara di sci.